Una diva per nemica: Eternity #5

Una diva per nemica: Eternity #5

Nel quinto volume di "Eternity", Alessandro Bilotta e Sergio Ponchione fanno scontrare Alceste Santacroce con l'attrice più idolatrata d'Italia, che nasconde però un segreto.

Minerva Monet è l’attrice italiana più nota e amata dal pubblico, una figura di riferimento per il mondo dello spettacolo e riconosciuta come tale anche dai critici di settore.
Ma per Alceste Santacroce c’è qualcosa sotto questo status di perfezione senza macchia: decide perciò di portare avanti un’inchiesta per svelare i segreti della diva, mossa che però gli attira non pochi guai.

I temi

Eternity 5 CoverDopo installazioni artistiche moderne, pittura e televisione, Alessandro Bilotta approfondisce il dorato mondo del cinema, dove a farla da padrone è il tema della maschera.
A partire da Claudia, nuova compagna di Santalceste e sosia della stessa Minerva, passando proprio per l’attrice al centro del reportage del protagonista, che effettivamente dietro la sua aria innocente nasconde un carattere violento e temibile, la finzione è sicuramente una delle principali chiavi interpretative del quinto volume di Eternity.
Gli autori giocano con la figura dell’attrice fin dalla prima scena, nella quale la diva passa dal set su cui lavora a Piazza della Minerva, con il famoso elefante dell’Obelisco della Minerva in evidenza, in una specie di rimando simbolico.

Quasi nulla è come sembra e lo sceneggiatore gioca abilmente tra quello che appare e quella che è la realtà fattuale, che sia attraverso la confusione voluta tra l’attrice e la sua controfigura o il contrasto tra l’immagine idolatrata della Monet e il suo comportamento nella vita privata.
L’inganno è anche nelle reali intenzioni dietro la crociata di Alceste: come appreso nelle precedenti avventure, infatti, è spesso complicato interpretare i reali obiettivi del personaggio, costruito in maniera deliziosamente sfuggente. In L’odio come cura di bellezza, forse, Bilotta sparge più indizi del solito nel corso delle pagine per suggerire lo scopo recondito del protagonista, che viene esplicitato nelle ultimissime tavole in un finale che riesce comunque a mantenere una certa ambiguità.

Eternity 5 ANon manca l’elemento surreale in questo affresco, attitudine non certo nuova nella particolare Roma futuristica immaginata dall’autore.
In quest’occasione è portato avanti dalla stessa Minerva, sorta di Giano bifronte al femminile – riferimento mitologico già richiamato esplicitamente da Bilotta nel villain Ianus creato per la sua storia di Batman pubblicata nel volume Il mondo – dalla natura piuttosto incongruente e con veri e propri eccessi, ma soprattutto dalla piega slapstick di questa storia. Ancora una volta, con Eternity Bilotta abbraccia il fumetto nella sua espressione più ampia, in questo caso orchestrando alcune scene nelle quali Alceste viene malmenato e acciaccato in maniera crescente e in modi sempre più iperbolici e a tratti comici, che infatti non stonerebbero in un fumetto umoristico. In ciò è aiutato anche dai disegni di Sergio Ponchione, che in questi frangenti carica la recitazione e i movimenti per suggerire la pantomima in atto, e dai colori di Adele Matera, che per esempio nella vignetta della testata sul setto nasale si fanno particolarmente pop.

I disegni di Sergio Ponchione

Eternity 5 BAbbiamo parlato di Ponchione, e pertanto vale la pena approfittarne per approfondire il suo lavoro.
Al debutto sulla serie, il disegnatore aderisce in maniera piuttosto fedele al character design impostato da Sergio Gerasi per i personaggi principali, forse troppo: se da un lato questo garantisce una certa continuità rispetto ai precedenti volumi e alla copertina, dall’altro ci porta a chiederci se sia un bene seguire lo stile dell’ideatore grafico dei personaggi e della serie in maniera così pedissequa, privandosi a tratti delle peculiarità del proprio stile.
Riesce comunque a caratterizzare il volto di Alceste Santacroce con un velo di disincanto che si addice perfettamente al protagonista: i suoi occhi sembrano sempre guardare qualcosa di lontano e indefinito, caratterizzandolo così come una figura distaccata da quello che lo circonda e decisamente autoriferita.
Interessanti anche gli abiti che cuce addosso al gossipparo, simili nella loro eleganza affettata ma con cambi di taglio e di colore che lo rendono piuttosto cangiante e dinamico.
È poi rimarchevole il lavoro su Minerva e su Claudia, due personaggi esteticamente uguali e che distingue con alcuni sottili interventi, soprattutto per quanto riguarda le espressioni facciali, che spesso emergono solo in un secondo momento lasciando sempre in dubbio il lettore su chi si sta trovando davanti.
Il risvolto della medaglia è dato dal fatto che l’artista sembra concentrarsi in maniera quasi esclusiva sull’altezzosità e sulla crudeltà dei personaggi che, pur importanti e ben rese, risultano sbilanciate rispetto alle altre componenti, sacrificando il lato grottesco del suo stile.

Eternity 5 DNotevoli e di grande intensità infine alcuni scorci romani, notevole anche la cura nell’arredare gli interni – gli uffici della rivista per cui lavora Alceste, il salone della contessa in cui si tiene l’ennesima festa glamour, la camera d’albergo in cui vive il protagonista – e la gestione della gabbia, sempre su due strisce come da impostazione della serie e all’interno della quale Ponchione ricorre in un paio di occasioni allo stratagemma di far continuare l’azione tra un riquadro e l’altro.
All’interno di questo sistema, però, qualche vignetta appare quasi “sprecata”, in particolare nelle prime tavole, quando viene mostrato un semplice primo piano, abbastanza spoglio, senza che il personaggio abbia un’espressione così particolare o efficace da giustificare una riquadro grande dedicato solamente a un viso.
L’estetica caratteristica di Eternity rimane comunque intatta rispetto ai volumi precedenti, anche se, con un tratto dalla linea più marcata come quello di Ponchione, la colorazione è costretta a subire le forme precise dei personaggi e non a uscire praticamente mai fuori dai contorni come nei precedenti volumi, rinunciando così a una delle caratteristiche peculiari della serie e perdendo un po’ di fascino.

Un mondo di individualisti

Eternity 5 FL’odio come cura di bellezza tocca anche l’argomento dell’edonismo e dell’individualismo a cui immolare tutto per il proprio scopo, questo sia dal punto di vista di Minerva sia da quello di Santalceste, disposto ad affrontare la terra bruciata attorno a lui, un costante terrorismo psicologico e infine diversi incidenti e ferite per ottenere un risultato che fondamentalmente attiene alla mera sfera del riconoscimento sociale o perlomeno del proprio lavoro.
Sotto un certo punto di vista, l’escamotage di Alceste non è dissimile dal modus operandi di certi creators da social, che restano sulla cresta dell’onda grazie ad atteggiamenti e dinamiche che generano numeri e visualizzazioni a prescindere dal contenuto di quello che veicolano o vendono, ma solamente per il clamore che riescono a costruirgli attorno.

Un neo della sceneggiatura si può rintracciare invece in un’eccessiva frammentarietà d’insieme.
La storia, soprattutto all’inizio, sembra faticare a trovare un ritmo e la (solo apparente) linearità di racconto lascia spazio a una serie di episodi inanellati uno dietro l’altro che rendono la lettura meno scorrevole, unitamente alla mancanza di dialoghi particolarmente significativi.

Citazioni musicali

Segnaliamo come d’abitudine le citazioni musicali presenti nel volume:

Io non guardo il tramonto sentendo le voci
penso solo che Dio ha un bell’impianto luci
(Da Superenalotto degli Afterhours)

 

Poesia leggera questa sera
La respiro insieme a te
Come fosse aria
E l’anima torna ad essere un puledro
Non si può domare più
Non si recinge l’aria
(Da L’ultima poesia di Marcella Bella)

Il tema del divino

Una nota finale va riservata al tema del divino.
Tra la messa ballata, con la chiesa che diventa una discoteca, e Dio come essere molto terreno, rappresentato come dismesso ospite di una festa mondana, questo argomento potrebbe essere quello meno intelligibile del volume: al di là della trovata spiazzante di questo ometto dall’espressione spaesata e i capelli lunghi che si presenta come Dio, sereno dispensatore di massime che ammette candidamente di aver pestato una cacca per strada, con tale spunto Bilotta sembrerebbe voler dimostrare che quanto riteniamo divino spesso è molto più vicino a noi, se non banale, di quanto crediamo e tracciando quindi un parallelo con la “divina” Minerva Monet, la cui “banalità del male” guida un po’ tutta la storia.

Abbiamo parlato di:
Eternity #5 – L’odio come cura di bellezza
Alessandro Bilotta, Sergio Ponchione, Adele Matera
Sergio Bonelli Editore, 2024
74 pagine, cartonato, colori – 18,00 €
ISBN: 9788869619175

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