
La notizia che qualcuno ha tradito arriva all’accampamento spartano, e sono gli ultimi dialoghi che leggiamo. C’é da prendere una decisione e Leonida non sembra per nulla intimorito dagli eventi: è certo, il re spartano, di andare incontro ad una morte sicura, ma vuole fare in modo che questa serva a qualcosa. Non può mostrare segni di cedimento davanti ai suoi uomini che l’hanno seguito in cento battaglie, che hanno visto morire i propri fratelli ed i propri padri al loro fianco. La legge di Sparta impedisce ai soldati di ritirarsi: basterebbe questo a far decidere Leonida, ma le cose vanno diversamente. In due pagine fitte di pathos Leonida manda indietro il messaggero dell’Arcadia, dicendogli di far ritirare tutti gli altri eserciti: questo permetterà loro di organizzare meglio la difesa delle città una volta che Serse avrà passato le Termopili. Sparta, grazie ai suoi 300 valorosi soldati
accenderà un fuoco che brucerà nei cuori degli uomini liberi nei secoli a venire.
Sparta sarà il baluardo che rallenterà gli Immortali, non perché la sua Legge impone ai 300 di non ritirarsi, ma poiché così decide Leonida. Nella realtà storica, come nell’albo di Miller, il sacrificio degli Spartani coprì la ritirata degli altri greci e permise la preparazione della battaglia navale di Salamina.
Prima che la battaglia finale abbia inizio c’é tempo per altre due piccole divagazioni. Leonida sente il bisogno di chiamare in disparte Dilios, che durante la storia più volte aveva deliziato i suoi compagni durante le notti negli accampamenti con i suoi racconti epici. Nell’ultimo aveva narrato la vittoria delle città greche contro l’esercito persiano di Dario, padre di Serse; laddove perfino gli “smidollati” Ateniesi (episodio di Maratona) erano riusciti a vincere i Persiani, come avrebbero potuto perdere gli Spartani? Dilios viene incaricato da Leonida di riportare una scitala, un messaggio cifrato, a Sparta. Leonida gli salva la vita perché vuole che la storia dei 300 sia raccontata dalla sua voce al mondo intero: era questa una promessa che aveva fatto a Serse, quella di non morire invano. Questo espediente ci permette di conoscere la storia attraverso la voce narrante di Dilios, ed è lo stesso espediente utilizzato da Manfredi per far tornare a Sparta i suoi personaggi nel romanzo citato nelle precedenti puntate. Nei racconti di Plutarco, Leonida, sapendo che non avrebbero accettato comunque un trattamento di favore, diede una scitala a ciascuno dei più giovani e li mando’ dagli Efori, volendoli salvare. Avrebbe voluto risparmiare la vita anche a tre anziani: questi capirono le sue intenzioni e non vollero prendere le scitale: il primo disse che era lì per combattere, non per portare messaggi, il secondo osservo’ che sarebbe stato più utile rimanendo lì, ed il terzo disse che voleva essere il primo a entrare in battaglia, e non l’ultimo.

Siamo all’epilogo. Viene concessa a Leonida ed agli Spartani una resa che a Serse sembrerebbe onorevole (300 contro migliaia), ma che è inconcepibile per gli Spartani. Leonida non ha paura: in una doppia vignetta ricorda il suo scontro con il lupo da bambino e capisce di essere pronto a morire. Esce dal gruppo compatto dei 300 e si inchina davanti a Idarne. Nel momento in cui questo accade una lancia trafigge Idarne. Leonida non si inginocchierà mai davanti a nessuno, ma morirà combattendo. Il grido che esce dalla bocca del re nella pagina successiva, mentre centinaia di frecce gli vanno incontro è Serse, muori!
Il suo bersaglio è il Re dei Re. Plutarco ci ha raccontato che Agesilao (un re spartano) affermava che solo gli uomini intelligenti hanno coraggio e possono essere di aiuto per la vittoria, perciò nella battaglia di Mantinea chiese di attaccare solo Epaminonda. Stesso atteggiamento ritroviamo nel Leonida di Miller: la testa di Serse vale la vittoria per Leonida. La sua lancia pero’ si staglia sullo sfondo di un cielo chiaro con nuvole dorate, lascia il suo braccio che spunta fra il sangue dei suoi uomini martoriati dalle frecce nemiche, e raggiunge solo sfiorando il volto di Serse. È la fine. Sommerso dai corpi dei suoi uomini morenti in un’aria riempita dalle frecce che cadono trapassando occhi e carne, Leonida dedica i suoi ultimi pensieri alla moglie Gorgo.
Mia regina. Moglie mia. Amore mio. Sii forte. Addio.
Finisce qui, con una panoramica dall’alto di 300 eroi morti, la loro storia. Ma qui inizia anche la leggenda. Per bocca di Dilios, che compare nelle ultime pagine, scopriamo cosa accadde dopo il sacrificio epico degli Spartani e le sorti della battaglia che è seguita.










