Ciò che sorprende di un paese come l’Iran è che, nonostante sia vessato da un regime oscurantista e repressivo, continui a esprimere – in linea con la millenaria storia persiana – una scena artistica e intellettuale che per fermento e dinamismo ha pochi eguali nel panorama globale.
La cosa è particolarmente evidente nel cinema, come testimoniano i numerosi premi vinti dai registi iraniani nei festival internazionali, ma anche nella letteratura, nella pittura, nella scultura, nella fotografia e nell’arte visuale.
Molti di questi artisti sono stati costretti a lasciare il loro paese e vivono e lavorano all’estero, in quella che è una vera e propria diaspora, ma altri continuano, tra enormi difficoltà, a lavorare in patria (come i registi Jafar Panahi e Mohammad Rasoulof, che sono stati incarcerati a causa delle loro opere).
Nel fumetto è fin troppo facile citare Marjane Satrapi, che col suo Persepolis, bestseller mondiale poi diventato anche un film, ha imposto un nuovo standard per le graphic novel fatto di una parte narrativa che combina autobiografia ed eventi storici e di una parte grafica stilizzata e fortemente espressiva.
Sulla scia della Satrapi si sono mossi autori come Mana Neyestani (Una metamorfosi iraniana), Nassim Honaryar (Ninna nanna a Teheran) e Amir & Khalil (Zahra’s Paradise). Tra gli ultimi autori che si sono imposti all’attenzione della critica c’è Majid Bita, un artista di Teheran trasferitosi da alcuni anni a Bologna, la cui opera prima, Nato in Iran, pubblicata da Canicola, ha ottenuto ovunque degli ottimi riscontri.
Se in Nato in Iran Bita mescolava in maniera onirica e visionaria episodi autobiografici e minimalisti con la feroce repressione operata dal regime khomeinista, con la sua seconda graphic novel L’autobus incantato sceglie un taglio più immediatamente realistico e politico, in cui gli intenti di denuncia appaiono molto più espliciti.
L’autore decide di lasciare da parte le esperienze personali per narrare le vicende note come Chain murders of Iran, una catena di omicidi di intellettuali e dissidenti avvenuta negli anni ‘80 e ‘90 che scioccarono l’intera nazione, e si concentra in particolare sul fallito tentativo di uccidere un autobus pieno di scrittori nel 1996, evento già oggetto del film Manuscripts Don’t Burn di Mohammad Rasoulof, girato in clandestinità nel 2013.
La vicenda prende avvio in una Teheran spettrale e trasfigurata, dove viene introdotto il gruppo di scrittori, poeti e giornalisti che ricevono il falso invito a presenziare a un convegno letterario in Armenia, per poi proseguire con il viaggio in autobus tra le montagne che portano verso il confine, che si trasforma gradualmente in un incubo e durante il quale – in un clima sempre più teso e esasperato – avviene la tentata strage, sventata per una serie di casualità. In contemporanea vengono inseriti nella narrazione dei brevi inserti con le testimonianze dei sopravvissuti raccolte in anni recenti, alla maniera di un docufilm. Alla fine del testo ci sono infine le schede biografiche dei 21 dissidenti coinvolti nell’incidente, quasi tutti successivamente emigrati all’estero oppure eliminati dal regime.
Sotto l’aspetto grafico l’autore adotta uno stile fortemente espressivo e grottesco, ancora più che in Nato in Iran, che trasmette il senso di oppressione e paranoia a cui sono sottoposti i protagonisti della vicenda, ma anche l’Iran tutto, con dei neri carichi e profondi, un’inchiostratura nervosa e contrastata e delle figure volutamente sgraziate e sproporzionate.
Anche grazie a questo taglio visivo Bita riesce a ricostruire e raccontare con efficacia drammatica un evento che impattò fortemente sia sulle vite degli artisti coinvolti ma anche su tutta comunità intellettuale iraniana, e a farne allo stesso tempo una metafora del destino di un intero Paese sotto la dittatura degli ayattolah che, come l’autobus del romanzo, sembra percorrere una strada senza uscita.
Abbiamo parlato di:
L’autobus incantato
Majid Bita
Canicola, 2025
352 pagine, brossurato, bianco e nero – 26,00 €
ISBN: 9788899524777




