
Francesca Ghermandi è una delle autrici italiane di fumetti la cui fama ha travalicato i confini nazionali fin dagli anni ’90 del XX secolo, periodo storico in cui non era così scontato e frequente che un tale avvenimento accadesse. Ma il talento della fumettista e illustratrice bolognese (classe 1964) è stato sin da subito evidente e cristallino e il suo stile così originale e inconfondibile che il successo è stato immediato fin dai suoi esordi e continua tutt’oggi, come dimostrano anche i riconoscimenti avuti con la sua più recente opera inedita, I misteri dell’oceano intergalattico (Eris Edizioni, 2023)
Sebbene Ghermandi ne abbia parlato spesso e a più riprese in varie interviste, forse non è cosa così nota il fatto che provenga da una famiglia di artisti: la madre, Romana Spinelli, era una pittrice e il padre, Quinto Ghermandi è stato uno scultore tra i massimi esponenti dell’arte informale, che tra gli anni ’60 e ’70 raggiunse una fama internazionale, con mostre ed esposizioni in giro per l’Europa.
Dalla morte della madre, avvenuta nel 2013, la fumettista ha iniziato un lavoro di archiviazione e censimento delle opere e dei documenti di entrambi i genitori, che hanno anche portato alla pubblicazione di cataloghi dedicati alla loro arte.
Quando Canicola le ha chiesto se fosse interessata a realizzare un libro dedicato alla figura del padre, Ghermandi – come da lei raccontato anche recentemente durante il festival di:segni di Alghero a dicembre 2025 – in un primo momento non era del tutto convinta, salvo poi ritrovarsi immersa in una specie di flusso di coscienza grafica che l’ha portata alla realizzazione, in appena due mesi, di Babbo dove sei?, un memoir atipico dedicato alla figura di Quinto.
Se conoscete le opere di Ghermandi e il suo stile, la prima cosa che viene in mente è l’universo grafico di personaggi surreali e cartooneschi caratterizzati da colori accesi stesi con sfumatura di matite e pastelli e con contorni precisi e definiti, spessi nel segno, immerse in vignette nelle quali il dettaglio di ambienti e oggetti è definito minuziosamente.
Ecco, in Babbo dove sei? non troverete niente di tutto ciò. O meglio, troverete il segno riconoscibilissimo di Ghermandi declinato in un modo diverso, più immediato, più istintivo e meno definito. Un segno rigorosamente in bianco e nero che sembra racchiudere l’urgenza e la necessità da parte dell’autrice, una volta deciso di intraprendere il viaggio nei suoi ricordi del padre, di fermare il più velocemente possibile su carta immagini e parole, di getto, come si fosse aperto un armadio della memoria ricolmo di momenti e vicende che da esso traboccano e ne impediscono la chiusura delle ante.

Il libro non è strutturato come una tipica biografia, quanto piuttosto come un viaggio ondivago da parte di Francesca Ghermandi nei ricordi che scaturiscono da vecchie foto ritrovate e riguardate. Non c’è un filo cronologico a guidare la narrazione, quanto piuttosto un cordone che annoda gli uni agli altri un sentimento o un episodio scaturiti dal passato, da cui emerge la la figura di Quinto Ghermandi nel suo carattere e psicologia.
Chiaramente, da figlia, il Quinto che viene rappresentato è il padre più che l’artista, l’uomo nella sua intimità personale e familiare piuttosto che il suo lato pubblico ed esterno, sebbene anche il Quinto professore ed insegnante venga descritto. Tanto che Ghermandi a chiusura del libro si sente in dovere di accennare in sintesi alla carriera e al suo lavoro attraverso una carrellata di tavole con le sculture in bronzo più famose e una breve cronistoria, questa sì in ordine cronologico, del percorso professionale e artistico del padre.
L’anima surrealista e fantasiosa che da sempre caratterizza i fumetti di Ghermandi qui non viene meno, a cominciare proprio dalla rappresentazione del genitore, spesso raffigurato come un elefante più o meno antropomorfo, perché era uno dei tanti modi in cui veniva chiamato in famiglia a causa della sua passione per le noccioline e “perché era possente, forte e vecchio come può esserlo un pachiderma”. E come tutte le figlie e i figli, la piccola Francesca vedeva il padre “vecchio” anche se non lo era, e questo aspetto riverbera nei suoi ricordi e da lì fluisce nelle pagine del libro.
La patina cartoonesca che ammanta il surrealismo e la fantasia dell’autrice fa sì che tutto venga stemperato, anche i ricordi e le vicende più dolorose e intime, come la prematura e tragica scomparsa della sorella maggiore che aveva un rapporto difficile con il padre, quasi che la rappresentazione grafica sia già il risultato di un lutto elaborato. Anche il Quinto malato terminale viene raffigurato dalla figlia in modo tutt’altro che tragico: una tenera figurina sgonfiata e sdentata, quasi che la potenza e la forza che la caratterizzavano fossero state soffiate via dal corpo. Un perfetto personaggio ghermandiano.

Babbo dove sei? è sicuramente un’opera a sé stante nel corpus dell’autrice. Pagine di fumetto si alternano a illustrazioni accompagnate da testi diaristici e l’universo creativo di Ghermandi si contamina di foto, riprodotte o ridisegnate, e di scansioni di disegni fatti da bambina e di biglietti vergati dal padre. Anche il lettering è immediato al pari del segno grafico e contribuisce in maniera evidente al flusso di coscienza che scaturisce dal pennino e dalla matita.
Questa di Ghermandi è un’opera di una sincerità straordinaria e spiazzante, senza filtri. Proprio per questo il coinvolgimento nella lettura è totale: si ride e ci si commuove sfogliando le pagine e, arrivati alla fine, si ha anche una conoscenza più approfondita non solo di un artista importante come è stato Quinto Ghermandi, ma anche dell’autrice stessa e di dove arrivino il suo talento cristallino e la sua formazione umana e culturale.
Abbiamo parlato:
Babbo dove sei?
Francesca Ghermandi
Canicola, 2025
204 pagine, cartonato, bianco e nero – 20,00 €
ISBN: 9788899524814

Imperdibile, capolavoro