Intervistato da Variety, il produttore di Rogue Trooper Stuart Fennegan ha parlato della realizzazione della pellicola animata, adattamento dell’omonimo fumetto Sci-Fi creato da Gerry Finley-Day, Gordon Rennie e Dave Gibbons e pubblicato all’interno della rivista 2000 Ad.
In particolare, Fennegan ha evidenziato il fatto che la lavorazione sia avvenuta durante lo sciopero degli attori, elemento però che non ha intaccato il lavoro sul film.
Siamo stati davvero fortunati, per usare un eufemismo, perché le riprese sono avvenute durante lo sciopero del SAG (Screen Actors Guild), e ovviamente uno dei principali punti di contesa in quel periodo riguardava le preoccupazioni degli attori sull’intelligenza artificiale. Essendo un film britannico, abbiamo potuto girare sotto il regime di Equity (principale sindacato nel Regno Unito per il mondo dello spettacolo), e contrattualmente non c’era alcuna performance dell’IA nel nostro film.
Siamo stati davvero fortunati perché molti attori che sarebbero stati impegnati in altre produzioni non stavano lavorando, quindi ci siamo detti: ‘Ehi, date un’occhiata a questo film di animazione. Vi piacerebbe venire a recitare in questo modo folle e diverso di realizzare un film d’animazione con Duncan Jones?’ E praticamente tutti hanno risposto: ‘Certo che sì!’
Fennegan e il regista Duncan Jones hanno rivelato di avere imparato molto dalla precedente esperienza avuta con il film Warcraft, cosa che li ha spinti a volere lavorare su un progetto di animazione in CGI con un budget da produzione indipendente britannica.
Duncan Jones ha scritto la sceneggiatura e registrato ogni singola battuta di dialogo per ogni personaggio, per poi collaborare con il team alla creazione di un animatic (bozza animata e temporizzata di un video ndr) per l’intero progetto. In questo modo siamo riusciti a procedere per iterazioni e a capire come realizzarlo strada facendo, e credo che sia stato proprio questo a permetterci di arrivare a una struttura più su misura e indipendente, riducendo il budget di un film da studio da oltre 60 milioni di dollari a un budget decisamente più indie – ha affermato Fenegan. – Siamo stati fortunati con i nostri contatti e i nostri partner di Rebellion; ci siamo supportati a vicenda e abbiamo pensato che saremmo riusciti a trovare una soluzione strada facendo, e così è stato.
Il regista Duncan Jones ha poi raccontato l’esperienza con gli attori, che ha visto mischiare animazione computerizzata, tecnologia e animazione vecchio stile.
Non abbiamo registrato la motion capture dei loro corpi, registravamo solo i loro volti e le loro voci. Avevamo un’area delimitata, quindi sapevamo più o meno come doveva essere l’ambiente dove si sarebbe svolta una scena, ma la usavamo solo come riferimento per le telecamere di sorveglianza, e l’animazione vera e propria la realizzavamo in seguito, dopo aver già montato il film.
In realtà, una buona parte del film è animata a mano, quindi è un vero e proprio metodo di lavoro ibrido in cui non dovevamo preoccuparci di impostare la motion capture per gli attori.




