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Ricordi nostri di una 24 ore

21 Dicembre 2025
Raccogliamo qui, in un solo articolo, le parole di tre protagonisti lato-Lo Spazio Bianco. Per ricordare quello che abbiamo provato in quei giorni, e nei giorni seguenti.
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Raccogliamo qui, in un solo articolo, le parole di tre protagonisti lato-Lo Spazio Bianco. Per ricordare quello che abbiamo provato in quei giorni, e nei giorni seguenti.

Guglielmo Nigro

Riflessioni sotto la doccia sul 24HIC day
(04/10/2005 – 12.30)

La prima cosa di cui avevo bisogno, tornato a casa, era una doccia.
Poi dormire, ma prima la doccia.
Nel silenzio della doccia, fatto di rumore d’acqua e di pensieri che scorrono, sento la mia percezione sensoriale muoversi imbarazzata tra diverse prospettive. Insicuro, non sapendo bene su quale appoggiarmi – se quella precisa di Riboldi, quella estrema di Ponticelli, quella claustrofobica di Akab, quella comico-gotica di Giacon, quella essenziale e cartoonesca di Bertelè… – chiudo un poco gli occhi a ricordare i volti e le voci.
Count ‘em Scott, They’re 24!” dice l’Omino Bufo – ho fiducia che l’Omino Bufo torni un giorno a perdersi nei suoi flussi di coscienza lucidi e ironici, all’interno di una pubblicazione che lo sappia valorizzare…

Perchè c’è così poco spazio? Perchè molti spazi non ci sono più?
Le gabbie delle vignette, ormai lo sappiamo, possono essere luoghi angusti, faticosi, ma possono dissolversi ogni tanto. Andrea Plazzi ammette di essere riuscito a scappare una volta dalle trappole di Ortolani, senza che neppure il Rat-man potesse capire come.

Per 24 ore, un solo giorno di un’intera vita, qualche strano figuro ha accettato di farsi rinchiudere in altre gabbie, quelle con le pareti imbottite del manicomio del fumetto (leggi Scuola del Fumetto), dove idee, disegni e fatica potevano rimbalzare liberamente, senza perdersi.
Boing – fottuti animalisti…boing – uomo molteplice, ci sto dentro…boing – Davide Golia incontra Barbapapà…boing – un appuntamento…boing – commedia (commedia?!) in tre atti…boing boing!

Vi abbiamo “costretto” a muovervi liberi in questo zoo, per un giorno intero, e ne avete approfittato. Ognuno di voi…
Che il Signore e Tex ci perdonino tutti quanti!

Ilaria Mauric

Qualche parola a mente lucida
(05/10/2005 – 11.00)

Prima dell’evento ricordo di essermi chiesta molto spesso “Chissà come andrà a finire?” Eravamo su un treno in corsa, toccava restare aggrappati fino in fondo. Non conoscevo i locali della Scuola, non sapevo gli spazi che avremmo avuto, non conoscevo quasi nessuna delle facce che ho poi visto.
Poi mi sono chiesta “Chissà perché lo sto facendo?
Il motivo, in fin dei conti, è perché volevo vederle, queste facce. E perché, ogni volta che leggo un bel fumetto, farei carte false per vedere com’è nato, da dov’è sbocciata l’idea e come si è sviluppata.

Ma durante le 24 ore non sono riuscita a capirci nulla. Quand’ho potuto, ho visto queste persone disegnare, ognuno a modo suo. Di GiandomenicoRaffaeleToffolo e Gerasi in un angolo, qualcuno col walkman, zitto a lavorare da solo. Qualcuno sembrava che non stesse facendo niente, solo un gran casino: penso a Rosenzweig che, sveglio come un grillo alle 7 della mattina, dopo aver riso tutta la notte con chiunque, veniva da noi a dirci le sue impressioni su qualche lavoro; oppure a Panella, che alle 4 del mattino sghignazzava con Cajelli, sigaretta in bocca, birra finita, occhi in lacrime. Leggevano insieme una vignetta de “L’Uomo Molteplice“, si guardavano farfugliando monosillabi e giù a ridere. Penso a Castelli che, mentre disegnava le vignette più esilaranti dell’Omino Bufo, restava serio come se stesse scrivendo la lista della spesa. Io stavo lì dietro e ghignavo sentendomi in colpa: lo disturbo? Forse non ho capito? Forse non ha capito lui quanto fa ridere? Stessa sensazione sbirciando il lavoro di Cajelli o di Giacon, solo per citarne alcuni.

Sono riuscita a dormivegliare 4/5 ore, tantissimo. Pensavo: non ce la fanno, non possono farcela, non riescono a concentrarsi, arriveranno all’ultimo esausti, ci odieranno perché abbiamo avuto questa idea e non sono riusciti a finire. Quando mi sono alzata, ho fatto un giro e ho scoperto che tutti, tutti, avevano finito o stavo concludendo gli ultimi ritocchi. E, porca miseria, mi hanno fregato! Ero andata lì per vedere la scintilla e loro l’hanno accesa mentre dormivo? Dopo le 4? Come hanno fatto? Che modi sono?
4 ore prima sembrava che non ci fosse quasi nulla, solo schizzi e pallidi disegni a matita. 4 ore dopo è tutto finito?
Sapete che vi dico? Che sono contenta di non averla vista, ‘sta benedetta scintilletta del cavolo, di non aver scrutato il momento in cui nascono quelle idee meravigliose, disegnate o scarabocchiate, incastrate tra loro a formare una storia. Sarebbe troppo facile se le persone avessero scritto in faccia il talento per cui sono nate.
Quindi le ringrazio di nuovo tutte, ancora una volta, perché mi hanno dato l’opportunità di non capire, di conservare il fascino e il mistero che circonda la nascita di un’idea e di sbirciarli appena, mentre prendono forza.

Davide Occhicone

Cosa resta?
(10/10/2005 – 15.00)

Ventiquattro ore filate a disegnare un fumetto. In Italia. Parte come un “purparlè” (per chi conosce il francese) e si trasforma in realtà; contro ogni previsione e gufata, con un risultato che ha soddisfatto in maniera incredibile (cosa quasi impossibile) sia gli organizzatori che i partecipanti.
Difficile mettere su carta le emozioni, i suoni, gli schiamazzi, i ricordi, i commenti, gli schizzi, i disegni, l’alta e bassa filosofia che hanno riempito i locali della Scuola del Fumetto e le nostre orecchie, i nostri occhi e i nostri cuori. Il tempo passa e confonde tutto nei ricordi.

Eppure dopo qualche giorno, è sempre così facile risentire l’adrenalina addosso, il gusto della sfida, l’impegno, la (finta e talvolta vera) disperazione per non riuscire a completare, il piacere di non sottrarsi (cosa rara) al confronto, fianco a fianco, con un collega (ma anche rivale).

Cosa resta? Poche cose ma eccezionali.
L’esperienza. Unica nelle nostre anime così come nelle parole di chi ci sta ringraziando per l’ottima riuscita.
La soddisfazione. Grande, immensa, di chi tutto questo lo ha prima accarezzato, poi pensato, infine programmato e realizzato.
Il gusto. Ancora più grande, ancora più immenso (che si possa dire o no poco importa) di potersene fregiare.
Il piacere; di aver toccato con mano umanità, schiettezza e simpatia di tutti gli autori coinvolti, completamente presi dalla loro missione finale, sommersi dalle nostre attenzioni e alla fine pronti a ringraziare con affetto lo staff (volemose bbene, Riccà? Ma ssì che ce volemo bbene!).

P.S. Una delle persone che più ha lavorato alla realizzazione del progetto, causa trasferimento temporaneo per lavoro, non era presente a Milano. Tutto è andato bene il 1° Ottobre, alla perfezione. E Michele non c’era. Solo che, se non c’era Michele prima del 1° Ottobre, difficilmente ce l’avremmo fatta da soli. Priviet!

Altro P.S. Se credete che il livello medio dei lavori realizzati sia scarso sarà il caso di andare a vedere un 24 hour comic book realizzato in America. Siete andati? Bene, vi confermo che non c’è paragone. Siamo, credetemi, almeno dieci gradini sopra, questi 20 Artisti hanno davvero fatto miracoli (con tanto di apparizioni mistiche, Rrobè?).
Ne vedrete delle belle, davvero.

Altro da
24 Hour Italy Comics - Milano 2005


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