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Il ribelle Carlo Giuliani: una vita perduta, una vita da non dimenticare

Con "Carlo Giuliani: Il ribelle di Genova", edito da Becco Giallo, Barilli e De Carli si addentrano, con tatto, misura e passione, in un capitolo tra i peggiori della recente...
Articolo aggiornato il 23/09/2017

Il ribelle Carlo Giuliani: una vita perduta, una vita da non dimenticare

Rappresenta una delle pagine più oscure della storia repubblicana del nostro Paese; un evento simbolo che ha marchiato in modo indelebile la vita politica, sociale e civile dell’Italia; una nitida allegoria di tutte le anomalie, di tutto il malaffare, di tutto il marciume che hanno investito la nostra nazione in questo primissimo scorcio di nuovo secolo. Stiamo parlando del G8 di Genova, la riunione-sfilata dei cosiddetti “grandi della Terra” che – tra il 20 e il 22 luglio del 2001 – contribuì a trasformare le strade del capoluogo ligure in un campo di battaglia, con tanto di morti ammazzati, vittime innocenti e prigionieri torturati.

“La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda guerra mondiale”

Questo, secondo quanto affermato da Amnesty International. Un evento tragico e una morte tragica, quella di Carlo Giuliani, un giovane manifestante freddato da un colpo di pistola alla testa sparato da un carabiniere che si trovava a bordo di una jeep militare, un ragazzo di soli ventitrè anni che sarebbe stato, suo malgrado, innalzato a simbolo di una giusta ribellione contro i soprusi di un Potere tanto arrogante e criminale quanto inetto.
Esce adesso, per le Edizioni , “Carlo Giuliani: Il ribelle di Genova”, una graphic novel che – Il ribelle Carlo Giuliani: una vita perduta, una vita da non dimenticareattraverso una lucida operazione giornalistica, portata avanti tramite interviste e il reperimento di fonti di prima mano – intende far luce su quello che appare come un vero e proprio omicidio di Stato, perpetrato sullo sfondo storico di un’Italia pronta (inconsapevolmente) a precipitare nel baratro in cui ci troviamo oggi.

Scritto e sceneggiato da Francesco Barilli e illustrato, con soluzioni grafiche semplici ma efficaci, da , “Carlo Giuliani: Il ribelle di Genova” prende il titolo da una definizione che il subcomandante Marcos – in una lettera del 2003 inviata ai movimenti italiani contrari alla guerra in Iraq – diede del giovane ucciso a piazza Alimonda. Ed è un titolo che restituisce con vigore, coraggio e sensibilità il senso di una vita dinamica e contraddittoria, impulsiva, ma ricca e piena di squarci di tenerezza. Una vita che, all’indomani della tragedia, molti media nazionali cercarono di sporcare, additandola come esempio di violenza e scelleratezza.

Barilli e De Carli hanno l’accortezza di non dipingere mai Carlo Giuliani come un eroe, ma si inoltrano con leggerezza e pudore nei meandri della sua esistenza, raccogliendo tracce, evidenziando particolari, portando lentamente alla luce il suo universo interiore, ma anche quelle che – con uno sguardo esterno e distaccato – potremmo definire come le sue ingenuità e velleità. La narrazione ha il merito, inoltre, di ridurre immediatamente la carica di odio e di risentimento che potrebbe emergere dalla rievocazione dei fatti del G8. La sequenza iniziale ci mostra, infatti, il giovane Carlo mentre si arrampica sugli scogli della costa ligure tuffandosi poi in mare, in uno squarcio di luce e serenità. Contemporaneamente, attraverso le didascalie, scorrono frasi tratte dall’ultima lettera scritta alla madre da un partigiano in attesa della pena capitale. Parole consapevoli, prive di rabbia, che Carlo Giuliani aveva letto, nel 1995, quando era ancora adolescente, nel corso di una diretta televisiva dedicata alla rievocazione della strage nazista del passo del Turchino. Il ribelle Carlo Giuliani: una vita perduta, una vita da non dimenticare
Da lì, Barilli e De Carli iniziano non solo a ricostruire il percorso che condusse il giovane a trovare la morte a piazza Alimonda, ma i presupposti che lo spinsero a scegliere, in quello che appare come un paradosso beffardo, di scagliarsi contro le forze dell’ordine invece di recarsi al mare (un’intenzione testimoniata dal costume da bagno che indossava sotto i pantaloni) in quella che era una calda giornata estiva. Testimoni principali della vita di Carlo sono la sorella, Elena; il padre, Giuliano – ex sindacalista della Cgil – e la madre Heidi, divenuta nel 2006 Senatrice della Repubblica nelle fila di Rifondazione Comunista.
E a indicare l’identificazione totale tra Carlo e i suoi famigliari intervengono scelte simboliche di messa in scena: Elena si presenta indossando il passamontagna utilizzato dal fratello per proteggersi dai gas lacrimogeni lanciati dalle forze dell’ordine; Giuliano manipola il rotolo di nastro adesivo che il figlio portava infilato nel braccio e Heidi si regge al bocchettone del famigerato estintore col quale Carlo avrebbe forse minacciato l’incolumità del carabiniere, Mario Placanica, che esplose il colpo fatale.

La prima parte del volume è costruita con ritmo serrato e vibrante: le basi farsesche del G8 vengono sintetizzate ricordando le assurdità pretese dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per la gestione interna della cosiddetta Zona Rossa: finti limoni piazzati all’interno delle aiuole e divieto per gli abitanti di stendere il bucato – in particolar modo le mutande – sui balconi e alle finestre onde non compromettere la fotogenia mediatica del quartiere. Quindi le manifestazioni pacifiche di protesta, organizzate dal movimento no-global del Genoa Social Forum, attaccate da ogni lato dalle forze dell’ordine, mentre i temuti Black Bloc agiscono indisturbati in altri settori cittadini. I lacrimogeni, le barricate, Carlo – indignato da ciò che sta accadendo alla sua città – che si unisce alla folla inferocita opponendo resistenza a carabinieri e poliziotti, in assetto antisommossa, che manganellano la gente anche con l’ausilio di armi improprie. E, a inframmezzare, questo flusso narrativo, le poesie lasciate sul tavolo della cucina alla sua compagna, le cartoline delle vacanze, il suo desiderio di correre per aiutare i famigliari in difficoltà (quei famigliari dai quali si era distaccato per seguire l’indipendenza e coi quali viveva un rapporto dialettico talvolta anche conflittuale).

Il ribelle Carlo Giuliani: una vita perduta, una vita da non dimenticare

Infine piazza Alimonda, dove un reparto dei Carabinieri che ignora le norme più elementari riguardanti lo schieramento tattico di uomini e mezzi e che ha rinchiuso alcuni uomini in stato di stress (ma comunque ben armati ed equipaggiati) in due jeep, invece di allontanarli dai luoghi di scontro, punta a tendere un agguato a un corteo regolarmente autorizzato. Infine, l’uccisione di Carlo Giuliani.
A questo punto la storia raccontata da Barilli e De Carli si sposta dapprima nel passato – con una digressione che illustra un episodio dell’adolescenza di Carlo, accusato ingiustamente di spaccio di droga e testimone diretto dei metodi spicci e violenti di alcuni poliziotti – per poi concentrarsi sulla fase istruttoria riguardante la morte del giovane. Una fase che, pur mettendo in luce omissioni, occultamenti di prove, depistagli e bugie non avrebbe mai condotto a un processo. È questa la fase più ostica del libro, quella più difficile da rappresentare, quella necessariamente più didascalica. Una fase che gli autori chiudono, riconducendo il lettore di nuovo sulla riva del mare, rievocando un altro, drammatico, profetico testo scritto dal giovane. Il ribelle Carlo Giuliani: una vita perduta, una vita da non dimenticare
“Carlo Giuliani: Il ribelle di Genova” è un’opera preziosa, carica di passione e di voglia di raccontare se non la verità, perlomeno la realtà dei fatti. Un’opera al pieno servizio del soggetto che intende sviscerare, in cui rare sono le dissonanze grafiche di rappresentazione e dove invece traspare l’ottima maturità degli autori.

Grazie anche a un ottimo supporto testuale – l’introduzione di Chiara Ingrao; la cronistoria e le vicende processuali attinenti ai fatti del G8 scritte dalle stesso Barilli; la postfazione del giornalista Checchino Antonimi; gli esaustivi rimandi multimediali – il lavoro di Barilli e De Carli si presenta davvero come una lettura importante per comprendere quanto quegli eventi di due lustri fa abbiano contribuito a cambiare la “struttura genetica” dell’Italia. La morte di Carlo Giuliani, certo, ma anche le torture della caserma di Bolzaneto e l’irruzione notturna nella scuola Diaz, ridotta dalle forze dell’ordine a una “macelleria messicana”. Erano le prove generali del vero decennio politico berlusconiano, dominato da un Presidente del Consiglio infatuato dai risvolti dell’epoca Thatcher, deciso a sferrare colpi bassi al welfare, determinato a dimostrare a una Sinistra in disfacimento che il Governo era diventato “forte” e “autorevole” sul piano internazionale. E non avrebbe più tollerato manifestazioni di piazza. Il decennio politico di Scajola, Ministro degli Interni durante il G8 di Genova… Il decennio politico dei Bisignani, dei Verdini, dell’’Olgettina, delle Logge P3 e P4, degli attacchi alla magistratura, del tentativo di sovversione dei dettati costituzionali, dello sconvolgimento delle corrette dinamiche politiche ed economiche dell’intera nazione. Il ribelle Carlo Giuliani: una vita perduta, una vita da non dimenticare
Carlo Giuliani era la vittima sacrificale perfetta per inaugurare un decennio simile.

Abbiamo parlato di:
Carlo Giuliani: Il ribelle di Genova
Francesco Barilli, Manuel De Carli
Becco Giallo Editore – Collezione Biografie, 2011
176 pagine, brossurato, bianco e nero – 16,00€

Riferimenti:
Il “sito” del libro, con presentazione autori e anteprima in pdf: blog.beccogiallo.net/tag/carlo-giuliani/
Francesco Barilli, il sito: francescobarilli.blogspot.com
Manuel De Carli, il sito: www.manueldecarli.it

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