Noto soprattutto per la celebre serie A panda piace, Giacomo Bevilacqua è autore, tra le altre cose, dei graphic novel Il suono del mondo a memoria, Troppo facile amarti in vacanza e della serie Metamorphosis, editi da Bao Publishing, e di Attica, serie edita invece da Sergio Bonelli Editore. Il suo ultimo lavoro come sceneggiatore, #JustKilling, realizzato per Star Comics insieme a Giulio Gualtieri e disegnato da Vincenzo Puglia, è ambientato in un mondo in cui esiste un social network per assassini: in questo universo dove la violenza è l’unica chiave per vincere, una giovane antieroina si fa spazio mettendo alla prova tutti i suoi talenti. Un volume che, tra colpi di scena e challenge spietate, ci spinge però anche a interrogarci sull’utilizzo dei social e le differenze generazionali: durante la terza giornata di Comicon, abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e parlarne con lui.

Ciao Giacomo e grazie per questa intervista. Un’app per assassini e una challenge per ottenere l’assoluta immunità: come nasce l’idea alla base di #JustKilling?
È nata diversi anni fa chiacchierando con Giulio Gualtieri, perché avevamo già definito un universo narrativo nel progetto Homo homo homini lupus, uscito nel 2009 per Edizioni BD, poi ribatezzato Killbook e ripubblicato da Editoriale Cosmo nel 2016-2017, quindi partivamo da una base abbastanza solida. Quando Star Comics ci ha chiesto di pensare a qualcosa avevamo già il terreno spianato e abbiamo semplicemente pensato a una storia che riprendesse tutta una serie di dinamiche di cui avevamo parlato in questi progetti e le riportasse in un’epoca più moderna. Quindi è stato un passaggio naturale tra quello che era e quello che è adesso.
La storia nasce appunto dalla collaborazione con Giulio Gualtieri, com’è stato tornare a lavorare insieme?
Con Giulio non ci siamo mai persi di vista, siamo sempre stati amici, quindi lavorare su qualcosa insieme a lui è stato un po’ come giocare, questo è il termine che mi piace usare. Facendo brainstorming, parlando tra noi, abbiamo fatto uscire fuori tutta una serie di idee in maniera totalmente sinergica. Poi, a livello pratico, io sono quello che ha fatto la stesura di tutta la storia dopo il brainstorming, lui ha diviso le pagine in vignette e insieme abbiamo rivisto i dialoghi. È stato un gioco di rimpalli, una partita a tennis molto divertente
I disegni invece sono opera di Vincenzo Puglia: com’è andato questo sodalizio artistico e cosa vi ha fatto capire che il suo stile fosse quello giusto per questa narrazione?
Già quando ha fatto le prove iniziali abbiamo capito che Vincenzo era la persona che stavamo cercando e quindi siamo stati molto contenti nel momento in cui effettivamente le prove sono andate bene e lui ha accettato di realizzare il volume. Ha funzionato tutto bene, è come se tutti gli ingranaggi si fossero messi esattamente dove dovevano essere.
#JustKilling sembra assorbire tanto delle storie supereroistiche (penso ad esempio alla fase di addestramento), ma anche dal sottogenere del survival game: ci sono state opere o autori che vi hanno influenzato o ispirato di più durante la stesura?
Trovarne una specifica è praticamente impossibile, perché la storia è comunque un miscuglio di tanti stili e di tanti generi. Direi che la principale è sicuramente Leon (film di Luc Besson del 1994, NdR) e un certo tipo di cinema. Per il resto siamo andati veramente a braccio: ogni volta che ci veniva in mente una qualche situazione, una qualche cosa assurda che volevamo raccontare, l’abbiamo messa giù senza sinceramente chiederci da dove nascesse l’idea. Io sono un grande fan dell’idea di Iperuranio: le idee non so da dove arrivano e da dove vengono prese, semplicemente si manifestano a chi le riesce a percepire.

Non eroi ma assassini: è stato divertente e stimolante dare vita a personaggi moralmente ambigui e a un’antieroina sopra le righe?
Sì, sicuramente questa cosa ci ha dato la possibilità di poter spaziare a livello emotivo. Se hai a che fare con un certo tipo di archetipo narrativo dai meno giustificazioni, anche nello spazio breve che hai all’interno del volume. Quindi avere, per esempio, una Gen Z completamente erratica che si comporta in una maniera particolare è stato un po’ come avere una variabile impazzita. Questo permette di giocare con i colpi di scena e con le cose che succedono senza stare a chiedersi perchè il personaggio agisca in un certo modo, perché semplicemente è stato costruito in quel modo. Questo aiuta molto quando, realizzando il fumetto e trovandosi in un punto morto, ci si può mettere nei suoi panni e andare avanti.
E forse anche questo modo di procedere ha portato al finale di questo volume, con un momento di tensione inaspettato ma al tempo stesso naturale se si considera la parabola narrativa del personaggio. A proposito del finale, volevo chiederti, cosa vi ha indirizzato verso un volume unico e non una narrazione seriale?
Al momento questo è un volume autoconclusivo, ma l’universo che abbiamo creato io e Giulio è molto esteso, quindi se ci fosse una nuova idea che può funzionare, perché no?
#JustKilling è anche una storia in cui la tecnologia è onnipresente e fa da portante alla storia, tra app e deep web: quanto è stato importante riflettere sull’uso e sulle potenzialità dei social durante la stesura della storia?
Sicuramente è uno dei punti fondamentali dell’intera storia perché in generale quello che volevamo fare era una critica verso la desensibilizzazione totale, soprattutto verso i contenuti social. Qui parliamo di un social nel quale l’ultimo tabù, la morte, viene completamente abbattuto e purtroppo è già quello che sta succedendo. Stiamo andando sempre di più verso la desensibilizzazione e si percepisce un senso di impotenza sempre più grande: vediamo molte cose e da un lato ci può effettivamente attivare a livello di singolo per promuovere e sensibilizzare su un tema, dall’altro lato, sul piano pratico, è qualcosa che ti frustra perché non puoi fare niente di più concreto. Qui invece parliamo di un mondo in cui effettivamente l’atto pratico e ciò che vedi sono estremamente interconnessi, ma si è perso il controllo, dato che c’è un social apposito per fare questo.
E anche il titolo, #JustKilling, con l’utilizzo dell’hashtag, renda l’idea che anche l’omicidio venga riassorbito in un trend.
Sì, esatto.
Si percepisce molto la differenza tra i due personaggi, in questa distanza generazionale emerge molto quello che dicevi. Perché, mentre il personaggio più adulto mostra degli attimi di consapevolezza, quello più giovane fa molta fatica ad avvertire il reale peso delle sue azioni.
Sì, ci siamo divertiti anche a sovvertire l’ordine naturale delle cose, perché in genere adesso è la Gen Z che insegna a un boomer come si utilizzano i social. In questo caso è il contrario perché qua si tratta effettivamente di un mestiere, che è quello dell’omicida, applicato alla vita reale e quindi interconnesso con social. Abbiamo voluto genera un po’ di caos in questo senso.
Grazie mille a Giacomo Bevilacqua per averci dedicato questo tempo e averci parlato così a fondo del suo ultimo lavoro.
Intervista tenutasi dal vivo al Comicon il 3 maggio 2025
Giacomo Bevilacqua
Giacomo Bevilacqua nasce a Roma nel 1983. Dopo la Scuola internazionale di Comics, inizia nel 2006 collaborando con Eura Editoriale; lavora alla serie John Doe, pubblicata sulla rivista Skorpio, e alla realizzazione di varie storie brevi pubblicate su Lanciostory. Nel 2008 nasce A Panda piace, serie che consolida il suo successo, raccolta in volumi da Edizioni BD. Con Bao Publishing pubblica i graphic novel Il suono del mondo a memoria, nel 2015, e Troppo facile amarti i vacanza, nel 2021: sempre per Bao escono poi gli omnibus della serie Metamorphosis. Con Sergio Bonelli Editore, pubblica invece la serie distopica Attica. Nel 2022, insieme a Sio, Fraffrog e Davide Caporali, fonda la casa editrice Gigaciao.
