In occasione del Coconino Fest 2026, festival dell’omonimo editore giunto alla sua quinta edizione, abbiamo avuto la possibilità di intervistare Luz, ex vignettista satirico per Charlie Hebdo, già pubblicato in Italia con la sua prima opera, Catarsi.
Attraversando il processo di creazione del suo nuovo fumetto dal titolo Due ragazze nude, vincitore del Fauve D’Or al Festival di Angoulême 2025, abbiamo parlato della sua visione della situazione politica attuale e delle analogie con gli stati autoritari del secolo scorso, di cui il quadro protagonista dell’opera è spettatore.
Buongiorno Luz e grazie per il tempo che ci ha concesso, da parte di tutto Lo Spazio Bianco. La prima domanda è su quello che ritengo essere il protagonista dell’opera, ossia il quadro che dà il nome al fumetto. Cosa l’ha legata così intimamente a quella specifica opera di Otto Müller del 1919? C’è stato un momento preciso in cui ha capito che la tela stessa le stava chiedendo di raccontare la sua odissea?
Sì, ma non subito. C’è stata un’unione di più colpi d’intuizione. Volevo un libro che parlasse di me senza però mettermi in primo piano. Non volevo più parlare di me stesso, ma sapevo che a dieci anni dall’attentato dovevo tirare fuori altre cose sulla mia persona e per poter parlare di quel periodo tragico avevo bisogno di trovare un posto sicuro. Prima di questo libro, in ogni intervista per le mie opere precedenti i giornalisti mi chiedevano sempre del 7 gennaio 2015, anche se il mio libro non aveva nulla a che vedere con quell’evento. Parlare dell’arte degenerata degli anni ‘30 era un modo per parlare del mio lavoro, o almeno della sua percezione e, per questo, mi sono interessato a quegli artisti espressionisti tedeschi che sono stati il motore del mio lavoro quando avevo vent’anni. Appoggiandomi alla mostra che i nazisti avevano fatto nel 1937, che è stata la prima manifestazione contro il sistema e contro la società di quel periodo, sapevo che avrei trovato una risposta in quel contesto. Ho comprato un libro che recensiva tutte le opere presenti in quella mostra e ho notato che la maniera in cui i nazisti avevano presentato quelle opere era completamente anarchica, proprio per dimostrare che gli artisti erano anch’essi anarchici o malati mentali. A un certo punto mi sono interessato a un’opera che era stata presentata nella mostra all’altezza di un bambino, e ho trovato strano questo dettaglio, visto che parliamo di un’opera con due donne nude. Mi sono informato per sapere se anche i bambini avessero accesso a quelle mostre ed effettivamente era così. All’inizio volevo raccontare la storia di un bambino che si trova di fronte a un’opera di arte degenerata ma, a forza di immaginare come fosse quel bambino, mi sono messo al posto del quadro che lo guardava e alla fine sono finito all’interno del quadro. Così ho capito che quello era il posto migliore per raccontare la storia di un’opera che è intrappolata dallo sguardo degli altri, come nel mio caso dopo l’attentato. Non sapevo fino a dove mi avrebbe portato questo punto di vista, ma mi sono reso conto che non esisteva un punto di vista del genere in un fumetto. Per poter raccontare la libertà di creare ho realizzato di aver bisogno di questo limite ed è stato molto complicato da sviluppare. Paradossalmente questo è stato il libro con cui ho disegnato di meno, ho lavorato molto di più sulla storia, sulla struttura, sulla sceneggiatura e sul punto di vista del lettore. Mi sono reso conto che il vero e proprio eroe della storia è qualcuno che non vediamo mai, come il quadro in questo caso. Molto più tardi, quando avevo ormai finito il libro, ho realizzato che l’aver dato al lettore il punto di vista dell’oggetto era qualcosa di molto moderno, perché è quello che ci succede adesso quando attraverso questo “quadro” (indicando lo smartphone, ndr) diventiamo noi gli oggetti e vediamo tutto attraverso lo schermo. Mi sono reso conto che parlare dell’epoca del nazismo in fin dei conti è come parlare dell’epoca in cui siamo immersi e in cui forse continueremo a essere immersi.
All’inizio del fumetto Otto Mueller sembra quasi essere il protagonista, dopo la sua morte però il quadro continua a vivere attraversando varie vicissitudini: lei pensa che le opere d’arte abbiano, sotto certi aspetti, una vita propria e la responsabilità di veicolare un messaggio anche nel tempo? Se sì, ritiene che le vignette satiriche abbiano una maggiore capacità di trasmettere un messaggio rispetto alle altre forme d’arte, data anche la maggiore immediatezza?
Non penso che siano le opere ad avere una responsabilità nei confronti del pubblico quanto più che sia vero il contrario. Spero che questo libro permetta alla gente di cambiare il proprio sguardo sulle opere che ci guardano. Di solito quando le persone sono in un museo guardano un’opera più o meno tutte dalla stessa distanza. Per questo, noi ci mettiamo nello stesso posto in cui centinaia e migliaia di persone sono state prima di noi per guardare quell’opera. Gente che l’ha amata, che l’ha detestata o che, più semplicemente, l’ha ignorata, e per me era importante lasciarmi conquistare da questa fenomenologia e dal concetto che non siamo mai soli quando siamo di fronte ad un’opera d’arte. Siamo insieme ai fantasmi delle altre persone che l’hanno guardata e quando diventiamo coscienti di questo facciamo l’esperienza dell’alterità. L’essere consapevoli della possibilità di metterci nella pelle degli altri è una posizione molto politica.
Due ragazze nude affronta temi caldi come la spoliazione nazista, l’arte considerata “degenerata” e i tentativi di cancellazione culturale. Ripercorrendo queste vicende del passato ha voluto lanciare al lettore contemporaneo un monito sui rischi attuali della censura e della strumentalizzazione politica dell’arte?
Non penso che la libertà debba essere ancora conquistata ma bisogna essere coscienti della sua precarietà. Essere un’artista libero con una personalità e un ruolo nella società è una funzione politica e, per forza di cose, in competizione con la politica. Quando uno stato diventa autoritario e fascista non sopporta una concorrenza da parte di artisti liberi. Non bisogna fare dell’arte per esprimere la libertà d’espressione ma non bisogna mai smettere di cercare nuovi modi per esprimersi. È un lavoro personale fatto per riflettersi negli altri e, ancora una volta, è un confronto con gli altri. E se gli stati autoritari e fascisti sono ossessionati dall’idea di frontiera è perché sono ossessionati dal concetto di alterità. Nel libro ci sono stati artisti che sono caduti in disgrazia e si sono suicidati ma il finale è comunque positivo, perché questi artisti hanno riconquistato la loro dignità attraverso il lavoro.
Nonostante le atrocità del ‘900 di cui il quadro è testimone impotente, l’opera riesce comunque a trasmettere un profondo messaggio di speranza legato alla memoria. Quanto c’è della sua sensibilità personale in questo intreccio tra la grande Storia collettiva e la capacità di aggrapparsi alla bellezza per risorgere dalle tragedie?
Effettivamente il dipinto è un sopravvissuto, ma è stato cambiato dagli eventi. Se alla fine del libro anche tu come lettore sei stato cambiato e sei stato scosso dalla lettura, allora il lavoro è riuscito. Quello che è sicuro è che avendo smesso di fare vignette satiriche non sono più un testimone del mondo come prima. Spesso in questi ultimi anni ho avuto l’impressione di essere un quadro appeso al muro, senza la possibilità di staccarmi. L’unico modo che ho trovato per non essere passivo è stato andare ancora più a fondo dentro me stesso per fare dei libri. Per molta gente l’unico modo per reagire a quello che succede nel mondo è mettere dei like sui social network; invece, io credo che bisognerebbe costruire qualcosa di collettivo per ribaltare ciò che succede nel mondo. A volte immagino che, quando tutti gli spettatori sono andati via dai musei, i quadri si animino e inizino a parlare tra loro per progettare la rivoluzione.
Il nudo e la sensualità dei corpi nel quadro di Müller sono l’antitesi della rigidità e della violenza dei totalitarismi che cercano di distruggerlo. Che valore ha per lei il corpo, ed in particolare il nudo, come forma di resistenza culturale ed espressiva?
Quello che mi è piaciuto della figura di Otto Müller è che, a differenza di altri suoi colleghi come Schmidt-Rottluff, Gross e Dix, non era un pittore politico o impegnato socialmente, bensì un pittore che dipingeva per sé stesso, tanto da immaginare un mondo completamente apolitico come suo mondo ideale. Müller si sente gitano anche se non lo è e cerca di rappresentare il suo legame con quella comunità a cui non appartiene, in maniera molto bucolica. Il fatto di essere apolitico non l’ha tuttavia protetto dall’essere considerato come un degenerato e trovo che questo abbia una risonanza con i nostri tempi e con l’impossibilità di essere apolitici al giorno d’oggi.
La sua opera non si limita a raccontare una storia, ma diventa a tutti gli effetti una mappa culturale per comprendere le avanguardie del Novecento e le dinamiche della censura di regime. Pensa che il fumetto, grazie alla sua immediatezza visiva, possa essere uno strumento più efficace rispetto a un saggio tradizionale per avvicinare le nuove generazioni a tematiche complesse come quelle trattate in questa opera?
No, non penso che il fumetto sia più efficace di altre forme d’arte e di espressione come il teatro o la musica. Ritengo che sia la mia migliore forma d’espressione, perché incontra il mio vissuto temporale e personale. Parliamo di musica: se consideriamo il movimento punk, questo si è costruito contro una società profondamente sclerotizzata, rigida e conservatrice, che non avanzava. Oggi siamo in una società che è ossessionata dalla velocità d’esecuzione e mi sono reso conto che nella musica l’espressione più punk al giorno d’oggi è quella dei musicisti che si prendono tutto il tempo di cui hanno bisogno, dilatando il tempo per andare in contrapposizione alla rapidità di questo periodo. Ritengo che sia ancora ottimo e molto efficace fare dei disegni di satira che sono come pugni nello stomaco, ma adesso quello che è importante per me è fare dei libri con i miei tempi. I nazisti non hanno rubato solo le opere ma anche il tempo che la gente spendeva per contemplarle: per questo penso che la contemplazione sia l’espressione più punk dei nostri tempi.
Leggendo il libro si percepisce un enorme lavoro di documentazione storica, quasi da ricercatore. Nel dare forma a quest’opera, come ha bilanciato l’esigenza di rigore storico e approfondimento culturale con la libertà creativa e l’empatia necessarie a costruire una narrazione così potente e accessibile a tutti?
Quella è stata la parte più difficile e lunga del mio lavoro. Ho cominciato dal lavoro di documentazione, cercando di conoscere al meglio la vita di tutti i personaggi. Avevo un enorme pacco di documentazione su tantissimi eventi storici ma a un certo punto ho buttato tutto. Credo e spero di non aver fatto nessun errore, e ritengo che per scrivere un buon libro si debba cercare di infilarsi negli angoli nascosti della storia. Nel momento in cui ho iniziato a immaginare la vicenda dal punto di vista del bambino e poi, con il successivo ribaltamento della situazione, ho realizzato che c’era la possibilità di raccontare la storia attraverso un angolo nascosto. Penso che la libertà creativa sia proprio quella di infilarsi nei suddetti angoli della nostra società. Quello che detestano gli stati autoritari è proprio che ci siano degli angoli che non riescono a controllare e ritengo che il migliore angolo nascosto sia nella nostra mente.
Intervista realizzata dal vivo a Ravenna il 31/05/2026
Si ringrazia l’ufficio stampa di Coconino e in particolare Luca Baldazzi per la disponibilità.
Luz
Luz è un caricaturista e fumettista francese, nato il 7 gennaio 1972 a Tours. Collabora a diversi giornali satirici quali Fluide Glacial e Charlie Hebdo: di quest’ultimo diviene uno dei più proficui vignettisti e copertinisti. La sua verve satirica si dispiega negli anni contro i personaggi e l’ambiente politico (Les Mégret gèrent la ville, Cambouis) e contro le istituzioni religiose in generale. Nel 2015 pubblica con l’editore francese Futuropolis, Catarsi, in Italia pubblicato da BAO Publishing. Dopo quasi undici anni una sua nuova opera viene pubblicata in Italia da Coconino, dal titolo Due ragazze nude.











