Nella rete del fumetto: luglio 2020. Giorgio Trinchero e il grado zero del fumetto.

Nella rete del fumetto: luglio 2020. Giorgio Trinchero e il grado zero del fumetto.
Giorgio Trinchero è uno degli autori di webcomic italiani che ha condotto una ricerca più attenta sul "grado zero" della scrittura fumettistica.

è un autore di fumetti che da tempo si occupa delle problematiche relative al lavoro fumettisto, come emerso anche di recente in un fervido dibattito online sul suo canale youtube. Trinchero comunque non è nuovo a tali questioni, anche e soprattutto con riferimento al webcomic (in un quadro più ampio della carriera fumettistica), come emerso in questa sua intervista del 2017 curata da Dario Custagliola. O, ancora prima, su Fumettologica, nel 2014. Ma se è interessante il contributo – centrale – di Trinchero a questo dibattito online, è molto rilevante anche il lavoro sul webcomics fatto da Trinchero come autore su Mammaiuto: sia come sceneggiatore, che come autore completo.

riquadri-11Il lavoro di Trinchero va infatti ad operare su quello che potremmo definire il “grado zero dei comics”, per citare Roland Barthes e il suo celebre saggio del 1953 sul Grado zero della scrittura. Ovviamente, Barthes parlava della progressiva sparizione dello “stile”, inteso (per semplificare) come scrittura ricca, elegante, compiaciuta; mentre quello che pare sparire in Trinchero autore completo è l’elemento del disegno. Non, però, per un rifiuto dello stesso ma, ci sembra di poter dire, per indagare meglio i suoi elementi costituitivi nel fumetto per sottrazione. Lascio a parte rubriche di Trinchero come Collegamento (pur “collegata” a illustrazioni, appunto), che presenta riflessioni in forma di articolo, o Radio Grafia, che associa la riflessione a una playlist. Anche Afrorisma, un singolo aforisma con un personaggio con capigliatura afro, sta – se seguiamo Scott McCloud – “prima” della sequenzialità fumettistica, e quindi prima ancora del suo grado zero.

La prima serie dell’autore in cui emerge tale lavoro sul grado zero è Riquadri: un quadro, segmentato come gli squali di Damien Hirst, diviene una serie di vignette. Non si tratta (come nemmeno gli altri esperimenti effettuati dall’autore) di qualcosa di assolutamente nuovo: viene da pensare ai lavori di Alfredo Castelli sulle banconote, oppure a Snake Agent di Stefano Tamburini (che riutilizza fumetti spionistici dell’agente X-9). L’elemento interessante di questi lavori di Trinchero è il loro essere giocati sulla pura segmentazione e aggiunta di balloon, senza alcun modifica di altro tipo. Un’operazione che trovo interessante per la riflessione che pone sul confine tra arte sequenziale e non-sequenziale. Una riflessione, di nuovo, già fatta da McCloud, per cui non serve una vignettatura esplicita perché vi sia closure, ma questa può essere introdotta anche solo dal susseguirsi dei dialoghi, se non da altri espedienti più complessi (vedi gli stilemi di Gianni De Luca nei suoi fumetti “teatrali”). In questo senso, ad esempio, Nighthawks di Edward Hopper non è sequenziale ma, ci mostra Trinchero, è “sequenziabile” (introdurre gli spazi bianchi, come fa lui, serve solo a rendere palese tale fattore). E ciò, in modo ancor più interessante, si può estendere fino ai primordi della storia dell’arte.

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Un secondo passo in direzione del Grado Zero è Punti e virgole: i segni di punteggiatura diventano i protagonisti della serie, apparendo in brevi strip in un classico carattere Times New Roman molto ingrandito. La cosa si radicalizza ancor di più in Minimal Zen Hardcore Comics, dove il concetto di “grado zero” (o simile) è evidente fin dal titolo. Si tratta di strips formate da vignette vuote con testo. Qui è davvero difficile immaginare un intervento più minimale: l’unico elemento grafico è il testo in senso proprio (mentre in Punti e virgole, surrettiziamente, diventavano i segni di punteggiatura l’elemento grafico giustapposto al testo vero e proprio). Al tempo stesso, non è una sorta di “sceneggiatura pronta per essere disegnata”: la strip va letta in modo autonomo, senza l’attesa del disegno (per cui non è prevista, ovviamente, alcuna indicazione di sceneggiatura). Inserire dei disegni “plausibili” o falserebbe il testo (cambiandone il significato, se questi fossero dialettici con lo stesso) o risulterebbero ridondanti. L’impressione è che la soluzione più frequente in Trinchero sia in questo caso l’indagine su un ipotetico monologo interiore dell’io narrante, quando non diventa un modo per esplorare il metafumettistico, tema molto caro all’autore. Talvolta i due temi possono anche essere compresenti: non manca l’elemento del “ribaltamento finale”, che in fondo è quasi un elemento costitutivo delle strip in senso lato.

poster-victorIn qualche modo, questa ricerca sul “grado zero” torna utile all’autore anche in fumetti più tradizionali. Ad esempio, Le immobili avventure di Victor Sisendesmera, strip in sei vignette realizzata coi disegni di Laura Camelli, che mostrano con levità le disavventure quotidiane di due giovani, spiantati artisti in una Torino piuttosto riconoscibile nelle sue nicchie artistiche e culturali, dalla scuola Holden alle fondazioni dell’arte contemporanea.  La cosa interessante è l’assenza di qualsivoglia vera trama orizzontale, e però al contempo la costruzione di una continuity sfumata, tramite un graduale approfondimento dei personaggi (in questo ha un ruolo determinante il disegno di Camelli, perfetto nel cogliere le minime sfumature psicologiche nell’espressione e nella recitazione, pur in uno stile divertente e cartoonesco). “Immobili avventure”, appunto: che può essere anche un rimando al medium fumettistico, in cui il movimento è sempre apparente e simbolico. L’uso di frequenti variazioni formali viene qui messo al servizio del racconto, e riesce molto bene.

1911Ma l’opera più potente, sotto questo profilo, è una storia autoconclusiva, Cosa non è sta vita, di Trinchero e Francesco Rossi, basata su questi presupposti di sperimentazione sul rapporto di closure non tanto tra vignetta e vignetta, ma tra vignetta e testo. Trinchero si dimostra abile nel mantenere la sufficiente polisemia delle immagini, scoprendola poi gradualmente al lettore, in una progressiva rivelazione. Non ne spiego il contenuto, perché è comunque breve e funziona esclusivamente, credo, cogliendo di sorpresa il lettore. Ma la consiglio vivamente.

E per questo mese è tutto. Se avete dei webcomic interessanti da segnalare, non mancate di evidenziarli nei commenti.

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