Nella sua carriera, Tito Faraci ha sceneggiato storie sia per Topolino che per Dylan Dog (per limitarci solo ai due fumetti oggetto di questo pezzo, altrimenti la lista si allungherebbe parecchio).
Non stupisce quindi che tra gli autori attualmente in forza al settimanale Disney sia proprio lui a scrivere una parodia del fumetto creato da Tiziano Sclavi nel 1986.

Tuttavia, la storia legata a Dylan Dog ha una genesi ben più strutturata e programmata, con una sinergia tra Disney-Panini Comics e Sergio Bonelli Editore che la rende un’operazione senza precedenti.
Dylan Top in: l’alba dei topi invadenti vede la luce su Topolino #3094, albo distribuito in edicola questa settimana e che gode anche di un’edizione con variant cover dedicata alla storia, disponibile in fumetteria e presentata alla fiera milanese Cartoomics nel weekend del 13-15 marzo.
La storia è su soggetto di Roberto Recchioni, attuale curatore di Dylan Dog, ed è disegnata da Paolo Mottura, altro autore che presta il suo talento tanto al fumetto Disney quanto al mondo Bonelli.
Abbiamo intervistato Tito Faraci per sapere qualcosa di più.
Ciao Tito, grazie per la tua disponibilità a rispondere alle nostre domande.
Dylan Top: semplice omaggio o qualcosa di più? Come definiresti questa storia?
È una storia di Topolino, innanzitutto. La cosa straordinaria è come si cali bene nel ruolo di Dylan Dog. Non ho dovuto fare alcuna forzatura, da un punto di vista psicologico, ma già lo sapevo. I due personaggi hanno notevoli affinità.

Ribilanciando la miscela di horror, umorismo, avventura e ironia che già Tiziano Sclavi ha usato per costruire il mondo di Dylan Dog. Le componenti sono le stesse, ma le quantità sono diverse.
L’idea di base della storia è di Roberto Recchioni: in fase di stesura della sceneggiatura ti sei confrontato con lui per capire la direzione e il tono da dare a Dylan Top?
All’inizio sì, ovviamente. Poi ho proceduto da solo.
L’idea di una parodia disneyana di Dylan Dog era nell’aria da tempo o è nata sull’onda del clima di fibrillazione creativa e rinnovamento che sta avvenendo da diversi mesi sul mensile Bonelli?
Certo, ovvio. C’è stata una bellissima collaborazione tra la Bonelli e Topolino, per realizzare questa storia, e io ne sono stato gioioso testimone!
Come ha accolto questa parodia Tiziano Sclavi?
Molto bene, direi. L’ho perfino intervistato, come potete leggere nelle rubriche che accompagnano la storia. E lui non è un autore che si “concede” facilmente, si sa.
Perché il mondo dei Topi e non quello dei Paperi?
Usare Paperino sarebbe stato un colossale errore. Topolino, Pippo… Basettoni, Manetta, Macchia Nera… Sono perfetti! E poi, ripeto, la psicologia di Topolino ha parecchi punti di convergenza con quella di Dylan Dog.
Che punti in comune trovi che ci siano tra Mickey Mouse e Dylan Dog?
Come dicevo, si assomigliano. Sono ottimisti, ostinati, passionali… Cascano nelle storie per caso e devono cavarsela con le proprie forze. Inoltre, hanno una grande passione per il mistero. E poi, be’, hanno entrambi un migliore amico parecchio strampalato.
Dovendo lavorare su un personaggio che è una crasi tra due emblemi assoluti del fumetto, quali caratteristiche dell’uno hai dovuto travasare nell’altro e viceversa?
Un po’ di horror in Topolino (ma qualche precedente c’era). Mentre l’ironia era già una caratteristica forte di Dylan Dog.

Be’, penso che comicità e commedia siano un po’ un mio marchio di fabbrica. Con Dylan Top ho voluto anche fare un’ironica riflessione sui meccanismi del fumetto popolare.
Che differenze ci sono tra gli incubi che può raccontare Dylan Dog e quelli che invece può combattere Topolino sulle pagine del settimanale Disney?
È chiaro che, per dirla in parole povere, la morte e la violenza non possono entrare in una storia di Topolino, se non su un piano metaforico, ma non lo considero un limite.

Sono rimasto strabiliato dalla capacità di Paolo di usare un segno “scuro”, perfino inquietante, ma sempre e comunque comico, divertente. Una prova d’autore di altissimo livello.
Ultima curiosità: chi ha scelto il nome Dylan Top?
Cielo, non me lo ricordo più! Credo Roberto…
Ringraziamo Tito Faraci per la disponibilità!
Intervista effettuata via mail a marzo 2015.


