NPE UNA VALLE

Il 2017 di “Topolino”: un’istantanea dall’esterno

Il 2017 di “Topolino”: un’istantanea dall’esterno
Com’è stato il 2017 di “Topolino”, il celebre settimanale Disney sempre ben presente nelle nostre edicole? Un piccolo excursus nell’ultima annata della rivista per analizzarne alti e bassi.

Topolino è da sempre considerata la testata ammiraglia del parco pubblicazioni disneyane in Italia, e il motivo è semplice: il settimanale è l’unico che offre una produzione di storie inedite, laddove gli altri periodici sono invece ristampe di storie più o meno datate ma comunque già pubblicate in passato, al netto di alcune eccezioni (1) .
È quindi analizzando Topolino nel suo complesso che si può valutare lo stato di salute attuale del fumetto . In questo approfondimento ci soffermiamo sull’analisi di quanto apparso sulla rivista nel corso dell’anno da poco terminato.

Storie-evento

Topolino_2017_4_Approfondimenti La formula da qualche anno a questa parte – a spanne, da quando Panini Comics ha ottenuto i diritti del materiale Disney da edicola per l’Italia – appare chiara: aumentare progressivamente le storie a puntate, le saghe costituite da episodi che si aggiungono aperiodicamente nel corso dell’anno e le storie-evento singole, realizzate in occasione di avvenimenti particolari o più comunemente parodie di romanzi e film.

Il 2017 sotto questo profilo non si è smentito, offrendo diversi esempi di queste tipologie di storie, che, per loro stessa natura e per gli autori messi in campo, sono però delle eccezioni e non la norma della produzione disneyana (che analizzeremo nel paragrafo successivo), e peraltro negli ultimi mesi hanno mostrato un calo qualitativo.

Le migliori prove del 2017 sono individuabili in Metopolis, parodia della storica pellicola di Fritz Lang Metropolis a cura di Francesco Artibani e Paolo Mottura, Topo Maltese di Bruno Enna e Giorgio Cavazzano (sentito e ottimo omaggio al Corto Maltese di Hugo Pratt), Ducks on the road di Teresa Radice e Stefano Turconi in cui le versioni 70s di Paperina, Archimede e Paperetta Ye-Ye affrontano un viaggio in pulmino per gli USA e Darkenblot 3 di Casty e Lorenzo Pastrovicchio, atto conclusivo della saga hi-tech con Topolino e Macchia Nera, che si rivela il migliore della suddetta saga castyana grazie a una trama ricca e articolata, che mischia fantascienza e mitologia. Molto buona anche la nuova incursione della versione disneyana del commissario Montalbano, ad opera di Artibani e Mottura, che restituisce ancora una volta il rispetto verso il personaggio originale e la possibilità di scrivere storie crime con più mordente della media.

In questi esempi, gli autori sono riusciti a costruire storie ricche di dettagli, avvincenti, mostrandosi capaci non solo di esaltare i riferimenti contenuti nelle opere di partenza o le influenze alle quali si abbeverano ma anche di mantenere una propria indipendenza, dignità e autorialità, con un ottimo uso dei personaggi e con disegni che si attestano su vette di eccellenza.

Topolino_2017_5_Approfondimenti Promosso con riserva, poi, il reboot di DoubleDuck, versione spionistica di Paperino: Fausto Vitaliano e Andrea Freccero rilanciano una serie ormai avvitata su sé stessa partendo da un nuovo status quo, e la prima avventura intrattiene piacevolmente, anche se nella sostanza non sembra cambiato granché. Si aspettano dunque le successive storie per inquadrare al meglio l’operazione.

Discorso a parte vale infine per l’unico capitolo del nuovo corso di PK, che ha visto la luce nel 2017: Artibani e Pastrovicchio firmano un tassello importante dell’operazione pikappica, a livello di continuity, e in tal senso la parte conclusiva della poderosa Il marchio di Moldrock è un momento importante, catartico e ben gestito. Questo non evita però di vedere alcuni inciampi nello sviluppo narrativo della prima metà dell’avventura e uno sbilanciamento verso l’azione che rende il racconto meno equilibrato di quello che avrebbe potuto essere.

Altre storie di un certo peso, su cui la redazione ha puntato molto a livello di immagine, pubblicità e/o successive riedizioni di pregio non sono invece riuscite interamente nello scopo.
È il caso Paperino e la regina fuori tempo di Enna e Giada Perissinotto, una storia buona se valutata di per sé ma poco funzionale come proseguimento delle vicende di Reginella, personaggio creato negli anni Settanta da Rodolfo Cimino e Giorgio Cavazzano e qui ripreso in maniera poco centrata, al di là delle polemiche sull’aver ridotto il sentimento tra lei e Paperino da amore ad amicizia.
Topolino_2017_2_Approfondimenti La nuova storia e gloria della dinastia dei Paperi di Alessandro Sisti e Claudio Sciarrone era un progetto che puntava molto in alto: il solo porsi sul solco di una saga storica come la Storia e gloria originale di Guido Martina, Romano Scarpa e Giovan Battista Carpi, è una mossa da far tremare i polsi, ma l’idea di immaginare il futuro di Zio Paperone, Paperino e avversari era ancora più ambiziosa.

Nonostante il talento dei due autori coinvolti, però, il risultato è stato poco soddisfacente, riducendosi a una sequenza di storie labilmente collegate tra loro in cui spesso la trama vera e propria latitava o si adagiava su dinamiche ritrite e semplicemente aggiornate al contesto futuro. Il lavoro grafico di Sciarrone risulta certamente innovativo e sperimentale, e soprattutto per quanto riguarda gli immaginifici sfondi futuristici si è spesso ottenuto qualcosa di esteticamente ricercato, ma nell’approccio verso i personaggi troppo spesso l’artista ha optato per rappresentazioni stranianti, come si può osservare in particolare negli occhi, nelle pose del becco e in altri particolari.

Anche la lunga storia di Sio (disegnata da Stefano Intini e Nico Picone) delude: tentando di ricalcare la struttura con cui Silvia Ziche divenne celebre nel 1995 con la Papernovela, unita al suo stile surreale, il risultato è stato un’accozzaglia non-sense poco fruibile, specialmente perché spezzettata in episodi di poche tavole ciascuno, dove i personaggi perdono qualunque caratteristica-base che li connoti e si appiattiscono tutti sullo stesso tipo di macchietta demenziale.

L’idea di realizzare veri e propri remake di storie Disney classiche, infine, ha portato alla pubblicazione di Paperino e il dollaro fatale di Riccardo Secchi e Francesco Guerrini, versione aggiornata del Ventino fatale di Carl Barks, storia graziata dai disegni di Guerrini a supporto però di un racconto immediatamente dimenticabile e assolutamente incomparabile con il pesante riferimento a cui è collegato.

La media generale e le nuove leve

Topolino_2017_3_Approfondimenti Accanto alle storie di particolare rilievo troviamo il resto della vasta produzione annuale per Topolino, quella che quindi costituisce la media del giornale.
È sempre stata la natura del magazine il suo tallone d’Achille: una rivista-contenitore per sua stessa natura non può puntare sempre e solo all’eccellenza, e per andare avanti con 5-6 storie inedite alla settimana deve pur capitare – anche con una certa frequenza – la storia meno riuscita.
Un tempo le storie di coloro che sarebbero poi diventati maestri del fumetto occupavano lo stesso albo che conteneva anche raccontini da 5 pagine importati dall’America o dal Brasile, o anche storielle italiane malriuscite. Così anche oggi.

Rispetto a inizio millennio, del resto, nei primi anni Dieci fa la situazione era generalmente positiva anche per quanto riguardava la massa di storie standard. Nell’ultimo anno però si ravvisa una sostanziale marcia indietro.

Non mancano le storie che costituiscono un’ideale buona media del giornale: nel corso dei mesi estivi Enrico Faccini è comparso spesso con storie brevi da autore completo che portavano il suo umorismo sovversivo e vivace dove Paperoga la faceva da padrone.

Francesco Artibani ha realizzato un paio di azzeccate storie per il ciclo Comics&Science e Roberto Gagnor ha proposto nuove uscite per la serie incentrata sulla storia dell’arte.
Vito Stabile e Pietro Zemelo hanno scritto insieme Zio Paperone e il Deposito sotto A.S.S.E.D.I.O., che in quattro puntate ha tenuto col fiato sospeso i lettori che seguivano le vicissitudini dello Zione alle prese con un nuovo pericolo per il proprio denaro. I due autori hanno trovato la chiave per raccontare l’ennesima minaccia al Deposito con un’iniezione di idee e il giusto approccio, e del resto sono loro i due sceneggiatori migliori della nuova generazione.
Singolarmente hanno infatti firmato storie che, senza pretese o ambizioni particolari, dimostrano il giusto modo di scrivere avventure con i personaggi Disney: Stabile con Detective Donald, Il maggiordomo partenopeo, Il pupazzo perduto e con la storia per il compleanno del personaggio di Paperone (La corona dei desideri), Zemelo con La biblioteca infinita, L’inquietante Nyappo, Paperinik… mai più Paperino, Gli incubi a occhi aperti.

Tra i disegnatori più giovani si sono distinti Stefano Zanchi, Emmanuele Baccinelli e soprattutto Renata Castellani, tutti caratterizzati da un tratto tendente allo stile “cavazzaniano” degli ultimi vent’anni e ancora alla ricerca di una propria identità, ma non privi di guizzi e trovate spesso interessanti.

Topolino_2017_11_Approfondimenti Ciò detto, resta poco altro. La produzione media è generalmente appiattita su dinamiche abusate, riproposte senza variazioni di sorta o, se queste avvengono, giocando sullo stravolgimento di caratteristiche e relazioni che sviliscono gli attori in campo. Il giornale è scevro da grandi avventure vere e proprie (il principale autore di questo filone, Casty, in effetti è comparso sporadicamente, e pochi altri sembrano interessati a curare questo aspetto) mentre abbondano, come trend, situazioni urbane che ricalcano sé stesse senza nerbo.

Lo stesso aumento di parodie e versioni alternative di questi personaggi sembra indicare la difficoltà oggigiorno nello scrivere normali avventure con i characters nella loro accezione base.
Le storie brevi da 10 pagine difficilmente strappano una risata, mentre quelle lunghe in apertura o in chiusura, se non sono storie-evento, faticano ad appassionare, a meno di non essere scritte da quel ristretto pool di autori di valore.

Qualcuno potrebbe obiettare che tali osservazioni sono spinte da una visione “falsata” dall’età: i lettori più giovani, che restano comunque il target di riferimento della rivista, non hanno la conoscenza delle storie pregresse e delle dinamiche già avvenute che possiede l’appassionato di lungo corso, e in tal senso potrebbe aver senso riproporre un certo tipo di trame.

Il problema però non consiste tanto nella ripetitività di certe situazioni, quanto piuttosto nel modo in cui queste vengono raccontate: una caccia al tesoro di Zio Paperone, se ben gestita, porterebbe maggior soddisfazione anche a chi ne ha lette a decine, e in quest’ottica la produzione di Rodolfo Cimino rimane un esempio solido. Invece sembra a volte che ci sia da parte degli autori una sorta di timore nell’approcciarsi a un certo tipo di schema, preferendo magari imbastire qualche variazione sul tema che rischia però di avere risultati stranianti o poco efficaci, specie quando si sa fin dal principio che, a dispetto di qualunque stravolgimento, lo status quo verrà comunque ricostituito entro l’ultima tavola.

Topolino_2017_6_Approfondimenti Per quanto riguarda i disegnatori, infine, al netto di alcuni decani ancora all’opera – non tutti però ancora in forma – c’è poca varietà e voglia di osare. A parte Sciarrone, che porta avanti una continua ricerca pur con risultati alterni, nel complesso lo stile Disney sta passando un periodo di stasi, rotto solamente da alcune “teste di serie” (Pastrovicchio, Mottura, Fabio Celoni), non a caso ingaggiate per le già citate storie-evento o, come Silvio Camboni e Fabrizio Petrossi, per progetti extra in quel di Francia.

Perché il problema, tirando le somme, sembra essere questo: sceneggiatori e disegnatori di un certo peso vengono reclutati per quelle occasioni di rilievo o comunque compaiono molto poco (magari anche perché impegnati con altri editori), mentre la nuova generazione di autori, che dovrebbe reggere il giornale nella sua vita settimanale, non sembra essere ancora all’altezza del compito, salvo quei pochi casi citati sopra – e forse qualcun altro colpevolmente dimenticato.

Sono problemi che si sono ciclicamente riproposti nella storia di Topolino, ma che in questo periodo storico – con l’aumento dell’offerta nei fumetti e nell’intrattenimento in generale e con l’assenza di un organismo come l’Accademia Disney che possa seguire direttamente la crescita dei nuovi autori – sembrano essere più ostici da superare.

Infine, è d’uopo un veloce focus sulle rubriche, che da sempre costituiscono una buona fetta del giornale. Sotto questo punto di vista la situazione è più che soddisfacente: in occasione di storie di rilievo, abbondano interviste agli autori (e quindi la valorizzazione del loro lavoro) o approfondimenti sui temi trattati (specialmente nel lodevole progetto del ciclo di Comics&Science).
L’attenzione all’attualità è riservata alle interviste a personaggi famosi, a sportivi e cantanti del momento, dove, al netto di domande preconfezionate, abbiamo comunque occasioni in cui il vip di turno può comunicare messaggi importanti ai suoi giovani fan (si pensi per esempio a Alex Zanardi o Bebe Vio).
Non mancano infine approfondimenti su argomenti importanti come l’ambiente e la cultura a 360°, che, pur nel limitato spazio a disposizione, riescono perlopiù a trasmettere i messaggi prefissati.

Alcuni incidenti di percorso

Topolino_2017_1_Approfondimenti A queste considerazioni si deve aggiungere l’osservazione di alcuni cambiamenti in corsa per storie inedite dalla sorte travagliata, sintomo forse di un periodo non semplice per Topolino anche sotto il profilo della sua gestione interna.
Razionalmente, dobbiamo immaginare che situazioni del genere siano capitate anche in passato, quando non era prassi della redazione fornire preview e quando il lettore veniva a conoscenza delle storie contenute nel libretto solo aprendolo. Ma, da quando questa possibilità esiste, Topolino ha dimostrato di essere una macchina particolarmente oliata, con rarissimi cambi da una settimana all’altra per modifiche dell’ultimo minuto.

Ora, nel giro di pochi mesi, ci sono stati titoli cambiati (da Baking Bread a Operazione Bluguette per una storia di Sio) e intere storie rimosse (Topolino e il cerchio del tempo, di Tito Faraci, Francesco Artibani e Corrado Mastantuono per il compleanno di Mickey Mouse e Zio Paperone in… giustizia per tutti di Paolo Mottura), il tutto pochissimi giorni prima di andare in stampa.
Senza contare casi precedenti come un coltello diventato patata in L’isola del tesoro di Radice/Turconi.
Indipendentemente dalle responsabilità e dalle motivazioni sicuramente legittime, appaiono tutti sintomi di incertezza e di problemi a qualche livello della filiera, su cui è inutile sindacare ma che di fatto vanno a minare la fiducia del consumatore.

Valutando il prodotto finito non possiamo in sostanza evitare di notare incongruenze, passi falsi e un andazzo qualitativo con diversi problemi.
Possiamo solo sperare che sia semplicemente un periodo difficile dal quale riprendersi nel giro di poco tempo, periodo che si è fatto notare per un’intempestiva concomitanza di contrattempi, cambiamenti editoriali e storie poco riuscite che singolarmente sarebbero stati accettati più serenamente e che tutti insieme preoccupano (forse eccessivamente?), perché lasciano intravedere una tendenza.


Note:
  1. I mensili Paperino e Paperinik, per esempio, ospitano sempre in apertura una storia inedita. 

2 Commenti

2 Comments

  1. Claudio

    7 marzo 2018 a 14:29

    Grazie Andrea del tempo dedicato alla nostra comune passione, purtroppo mi sembra l’ennesimo punto di vista da fidanzato annoiato, si cresce insieme ma a volte si prendono strade diverse

    • Andrea Bramini

      Andrea Bramini

      8 marzo 2018 a 00:14

      Ciao Claudio, e grazie a te per aver letto e commentato :)
      Mi spiace che sia questa l’impressione che ricavi dal mio pezzo: la mia intenzione era quella di offrire un punto di vista che fosse il più analitico possibile, certamente personale ma che tramite argomentazioni potesse fornire un terreno solido su cui basare riflessioni e discussioni.
      Non è un “volere che le cose siano come un tempo”, insomma, ma una valutazione generale del prodotto secondo me, tra alti e bassi che ho individuato.
      Quello l’auspicio, perlomeno.
      Grazie ancora per l’attenzione!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su