Love and Rockets: lottatrici latine, gringos e meccaniche prosolari

Love and Rockets: lottatrici latine, gringos e meccaniche prosolari
Rileggendo la serie Love and Rockets dei fratelli Hernandez è quasi automatico fermarsi a riflettere sulle identità "altre" ritratte: un campionario di personaggi borderline, sempre in bilico tra generi ed etnie diverse e sempre meravigliosamente liberi.

Donne mascoline che suonano in gruppi punk, lottatrici di wrestling dai muscoli possenti, sceriffi di quartiere al femminile si sommano a individui con facce sfigurate o bambini mutanti: questo il campionario delle molteplici identità raffigurate in di Jaime, Gilbert e Mario . Da queste figure, così atipiche nel mondo del fumetto, in particolare facendo un confronto con i comics mainstream della fine degli anni Ottanta ancora dominati dalla dicotomia supereroe-uomo comune, si può subito notare la volontà degli Hernandez di rappresentare un mondo “altro”.

Emerge uno smantellamento degli stereotipi: una caratterizzazione nuova della femminilità e dei latinos, completamente diversa rispetto all’immagine diffusa nel fumetto o nella cultura di massa di quegli anni. Il risultato è un mondo abitato da una collettività eterogenea e carnevalesca, da un colorato gruppo di soggetti borderline.

La donna dei Los Bros

Le figure femminili ricoprono ruoli da protagonista all’interno di tutta la produzione dei fratelli Hernandez e i soggetti maschili sono spesso relegati in posizioni secondarie. I tratti fisici e caratteriali delle donne dei Bros sono unici e le funzioni che rivestono atipiche rispetto al fumetto americano degli anni Ottanta.

Le protagoniste indiscusse delle storie create da Jaime sono Maggie e Hopey: il lettore-osservatore segue le loro vicende nel tempo mentre cambiano occupazioni, mentre evolve la loro relazione e i loro fisici si modificano. Dalle due giovani punk sulla ventina fino ad arrivare, nelle strisce di Maggie la Loca pubblicate nel 2006, a una protagonista ormai più che quarantenne che non ha perso freschezza e vitalità.

Le due protagoniste affermano la loro diversità a partire dall’apparenza fisica. Hopey sfoggia un taglio di capelli corto e punk o più lungo e spettinato e veste abiti piuttosto maschili mentre Maggie, più rotonda e formosa, ha una fisicità marcatamente latina. La fonte di ispirazione per è ancora una volta la scena punk di Oxnard e di Los Angeles della fine degli anni Settanta, nella quale figure femminili si nascondono sotto giubbotti di pelle o creste mohawk.

Le occupazioni delle due sono inusuali: Maggie all’inizio della serie ci viene presentata come meccanico “prosolare” (ripara veicoli aerospaziali di ogni genere, da navicelle a scooter volanti) mentre Hopey vive tra le esibizioni con la sua band e i costanti problemi economici.maggie_hernandez_Approfondimenti

L’identità borderline delle due abbraccia anche il loro orientamento sessuale, Hopey è omosessuale (ma rimarrà accidentalmente incinta dell’amico Terry dopo un’avventura casuale) mentre Maggie è bisessuale (nel corso della serie avrà relazioni stabili con uomini, si sposerà e si separerà per poi tornare a incontrare Hopey). L’entità della loro relazione muta dall’amicizia al legame amoroso, dalla convivenza alla frequentazione, in modo totalmente libero.

Le donne “altre” abbondano anche tra i personaggi secondari: vi sono le muscolose lottatrici di wrestling della scuola di Reina Titañon, le amiche punk del gruppo di Hopey con tatuaggi in vista e pettinature estreme, le spogliarelliste dello strip club locale con seni e fianchi sproporzionati.

Si può inoltre notare come la presenza maschile sia sporadica nelle storie ideate da Jaime e i ruoli ricoperti dagli uomini spesso marginali. Rand Race, meccanico dell’equipe di Maggie, non è certo un eroe: il suo tentativo di salvare Maggie da un’esplosione infatti fallisce e la protagonista, insieme alla lottatrice Reina, riesce da sola a fuggire dal pericolo. Ray Dominguez, convivente di Maggie per alcuni anni, è un individuo inconcludente: non riesce a trovare un’occupazione stabile e si dedica e senza molto successo al disegno. È dunque una collettività quasi totalmente al femminile quella ritratta da Jaime Hernandez, sono le donne ad avere potere decisionale e a condizionare gli sviluppi delle azioni.

Anche nella cittadina di Palomar, centro della maggior parte delle storie ideate da , le donne sono a capo dell’ambito privato, occupandosi dell’educazione dei figli e dell’organizzazione della casa, e ai vertici della vita pubblica, sostituendo le figure maschili in qualsiasi ruolo di potere. Sono Luba (che parte dall’incarico di gestore dei bagni pubblici per poi divenire direttrice del cinema locale e sindaco della cittadina) e Chelo (sceriffo cittadino) le due figure di riferimento all’interno del pueblo.

I soggetti femminili ritratti da Gilbert presentano dei tratti fisici più esagerati rispetto alle donne di Jaime: le possenti protagoniste che abitano la cittadina di Palomar hanno un’apparenza tra l’ironico e il surreale. Luba, marcatamente latina nei tratti del volto, ha un fisico decisamente sproporzionato, gambe magre e affusolate che reggono un busto appesantito dall’enorme seno mentre Chelo, chioma folta e riccia, sfoggia muscoli smisurati.
Anche i personaggi femminili secondari contribuiscono alla creazione di un immaginario di femminilità degno di Freaks: dalle bambine orfane con inquietanti occhi di gatto alla moglie di Heraclio, alta la metà del marito, il cui viso liscio e rotondo ricorda le fattezze delle bambole di porcellana.

All’opposto dei personaggi femminili, gli uomini della cittadina sfoggiano spesso una corporatura debole: spalle poco ampie, visi deturpati e cicatrici evidenti, fisici rotondi e grassocci, statura piuttosto bassa.

Le donne di Gilbert, allo stesso modo di quanto osservato per Maggie e Hopey, sperimentano relazioni libere. Nel corso delle due serie Luba avrà sei figli da sei partner diversi. I personaggi maschili sono invece vittime del fascino di donne possenti, distruggendo lo stereotipo del macho conquistador.

Quella ritratta dagli Hernandez è dunque una donna “altra” nei tratti fisici, nell’orientamento sessuale, nel ruolo sociale e nelle caratteristiche comportamentali e l’unicità della visione stereotipata, che nel linguaggio del fumetto ha visto spesso personaggi femminili ricoprire ruoli fissi e precostituiti, viene sostituita con la molteplicità libera e caotica che contraddistingue il mondo dei Los Bros.

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Ibridazioni etniche in Love and Rockets

L’universo ritratto dai fratelli Hernandez è estremamente diversificato anche dal punto di vista etnico. Sebbene l’ambientazione sia strettamente connessa con le periferie statunitensi abitate da messicani e chicani e sebbene la maggior parte dei protagonisti presentino caratteristiche fisiche marcatamente latine, le comunità ritratte in Love and Rockets non sono formate esclusivamente da ispanici.

Esaminando un indice completo dei personaggi apparsi all’interno delle storie create da Jaime Hernandez si evidenziano ben 187 soggetti che appaiono almeno una volta nel corso delle serie di Love and Rockets: settanta ispanici, ottantaquattro bianchi, dodici asiatici e sedici neri.

Nelle storie di Jaime il barrio di Huertas è un tipico quartiere chicano che, come succede generalmente per le zone urbanisticamente al margine dei grandi centri, diviene meta nel corso degli anni di ondate migratorie, luogo di convivenza tra individui giunti dall’Asia, dall’Europa, dall’Africa, dall’America del Sud in tempi e modi differenti. Sono dunque diversi i personaggi di origine non latina che vivono nel quartiere di Hoppers: la spogliarellista nera Danita dagli ampi fianchi e dalle labbra carnose, o Doyle, alto magro e dai lunghi capelli biondi o ancora i membri della seconda band di Hopey, bianchi e piuttosto in carne o le due ragazze dagli occhi a mandorla che nelle storie di Wigwam Bam lavorano nell’emporio di quartiere. Donne e uomini di etnie differenti portano capelli rasati o creste improbabili tra i bar di Huertas, latini, anglo-americani, asiatici o afro: il mondo del punk si rivela ancora un ambito unificatore, includendo nella sua tendenza un gruppo estremamente multiculturale di individui.

Nelle storie ideate da Gilbert si nota una maggior presenza di ispanici dovuta anche alla forte componente mitica e tradizionale. Non mancano comunque ibridazioni etniche, quelle tipiche del mestizaje messicano, risultato di fusioni e contaminazioni tra gli originari abitanti aztechi del Messico, gli europei e gli schiavi provenienti dall’Africa. Esempi ne sono il personaggio di Jorge, dai tratti fisici marcatamente negroidi, o le tribù che vivono nelle foreste che circondano la cittadina, con gli ornamenti del corpo e le pitture facciali che contraddistinguono molti indios del centro America (in particolare i Nahuas, popolazione di discendenza azteca che oggigiorno abita aree isolate rurali del Messico del Nord).

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Love and Rockets

Alcuni personaggi presentano inoltre caratteristiche fisiche fuori dall’umano. Nella città di Palomar si aggirano uomini sfigurati, come Vicente, il cui corpo è per metà segnato da evidenti bruciature o il ragazzo i cui primi piani inaugurano gli episodi di The Children of Palomar, dal volto deforme e dall’andatura sciancata, o ancora i bambini dai poteri soprannaturali che corrono a una velocità improbabile e che possono staccarsi gli arti (emblematica di questa sfumatura gotico-soprannaturale è la scena in Duck Feet in cui la piccola mutante è seduta sulle spalle del fratello in corsa e solleva il proprio braccio infuocato).

Gilbert crea una realtà “altra” anche nella caratterizzazione fisica dei suoi personaggi: una realtà dove il soprannaturale e il reale si fondono, creando un senso nuovo di normalità, andando a delineare una dimensione alternativa al quotidiano. Il procedimento, utilizzato in molta narrativa sudamericana, permette di inserire l’alieno in una realtà del tutto verosimile, come quella della cittadina di confine, senza suscitare lo stupore del lettore e presentando l’elemento estraneo come parte del quotidiano, creando un mondo che è fusione di mitico, soprannaturale e reale.

Sono pochi i personaggi bianchi che si ritrovano negli episodi illustrati da Gilbert Hernandez. È interessante ricordare la figura di Howard Miller, fotografo statunitense che si reca nel pueblo deciso a documentare la bellezza e i costumi della popolazione locale. Miller finisce per invaghirsi della giovane Tonantzin e, ingannandola, la sedurrà lasciandola incinta. Al personaggio viene associato un ruolo di conquistatore, mettendo in luce la posizione di superiorità, retaggio del periodo coloniale, con la quale spesso la popolazione statunitense anglosassone si è rapportata con i latini. Gli abitanti di Palomar respingono il fotografo, rifiutando in senso più ampio la visione della loro cultura da una prospettiva statunitense e la connessa gerarchizzazione etnica.

I fratelli Hernandez tentano dunque di fornire un’immagine diversa dell’essere latino, diversa rispetto alla visione stereotipata con cui, da un’angolazione nordamericana, i chicani venivano classificati nella cultura di massa. I Bros riescono a parlare con la loro voce attraverso il linguaggio del fumetto facendo emergere un punto di vista nuovo e totalmente libero in cui le categorie utilizzate per la classificazione dei latinos vengono completamente smantellate. Gli Hernandez, sfruttando l’onda del fumetto alternativo, sfidano ogni immagine precostituita facendo emergere, a fronte dell’unicità dello stereotipo così sfruttata dal linguaggio dei comics, le mille sfaccettature dell’essere “altro”.

Qualche riferimento bibliografico

Alison Bechdel & Tom Hignite, The Art of Jaime Hernandez: The Secrets of Life and Death, Abrams, New York, 2010.
Poblete, Juan, Los cómics en un país tropical: Palomar de Gilbert Hernandez, in “Revista Iberoamericana”, Vol. LXXVII, 234, Jan-Mar 2011.
Royal, Derek, Palomar and Beyond: an Interview with Gilbert Hernandez, in “Melus”, Vol. 32, Issue 3, Sept 2007.

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