Il Festival international de la bande dessinée d’Angoulême, il più importante e prestigioso festival del fumetto francese e uno dei più importanti al mondo, sta attraversando una crisi molto grave che sta mettendo a rischio la prossima edizione, prevista dal 29 gennaio al 1 febbraio 2026.
Dal 2007 la gestione del festival è affidata alla società privata 9emeArt+ il cui presidente è Franck Bondoux. Quest’ultimo già dal 2003 era entrato nei meccanismi organizzativi del festival con la sua Partnership Consulting per portare nuove partnership commerciali e nuovi sponsor. Dopo un periodo di incertezza istituzionale, con la proposta governativa (poi rifiutata) di affidare la gestione a una nuova istituzione nata dalla fusione tra l’Associazione FIBD, proprietaria del festival, e il Centro Nazionale per il Fumetto e l’immagine (il Museo del fumetto di Angouleme), a sua volta diventato un’istituzione pubblica di cooperazione culturale (EPCC in francese), l’FIBD nomina Bondoux Delegato Generale del festival, per poi delegare completamente la gestione del festival e la raccolta di fondi pubblici alla neonata 9emeArt+ con un accordo di dieci anni che da allora viene rinnovato tacitamente senza sostanziali modifiche. Questo nonostante fosse una struttura provvisoria che avrebbe dovuto essere sostituita da una nuova associazione pubblica, l’Associazione per lo sviluppo del fumetto ad Angoulême (ADBDA) prevista secondo decreto ministeriale, che avrebbe dovuto raccogliere tutti i sovvenzionamenti pubblici.

Già nel 2011, controllando gli archivi del sito Angoulême BD – Une contre-histoire (1974-2024) di Philippe Capart e Nicolas Finet (autori dell’omonimo libro), si trova un articolo del Charente libre, quotidiano della cittadina, che parla della gestione opaca della società di Bondoux, in particolare riferendosi all’ingente somma di finanziamenti pubblici ricevuti (2 milioni di euro all’anno, il 45% del suo bilancio) a fronte di una totale mancanza di trasparenza dei bilanci e nessuna comunicazione alle autorità Europee. In particolare, si menzionano i soldi trasferiti da 9emeArt+ a Partnership per pagare bollette e altre spese della seconda società, con sede a Parigi.
Nel 2021 queste accuse si sono fatte più concrete in seguito a un’indagine della Camera Regionale dei Conti della Nuova Aquitania sull’esercizio dell’attività nel quinquennio 2014-2019, che ha messo nero su bianco aspetti problematici della gestione finanziaria, quali la “la qualificazione imprecisa delle sovvenzioni concesse dalla città e dall’agglomerazione alla società a responsabilità limitata 9ème Art+, poiché tali contributi finanziari potrebbero essere considerati come aiuti economici” (quindi contrari a normative europee), “la mancata valorizzazione di una parte delle prestazioni in natura concesse dai partner pubblici del FIBD” e infine la “la scarsa chiarezza sulla natura esatta dei servizi fatturati alla SARL 9ème Art+ dalla SARL Partnership Consultin per un importo annuo compreso tra 230.000 e 290.000 euro.”
Il report gettava anche ombre sugli effettivi numeri del festival in termini di incassi, suggerendo di “presentare ai partner pubblici del Festival internazionale del fumetto un resoconto delle entrate che permetta di identificare le vendite, i biglietti invenduti e quelli distrutti o i prodotti distribuiti gratuitamente dalla società, e, se del caso, i verbali di distruzione dei biglietti d’ingresso invenduti.”
A questa e ad altre rilevazioni del report, in cui si indica la struttura della governance del festival come un “sistema schermo” e in cui si criticano in particolare la mancanza di trasparenza sulle percentuali di commissioni da versare alla Partnership Consulting e sugli onorari percepiti dallo stesso Boundoux, il potente capo delle aziende rispose in una nota ufficiale accusando la corte di avere “proposizioni volontariamente denigratorie e inutilmente offensive” in un comunicato ufficiale. Le altre realtà coinvolte (città, municipalità e associazione FIBD) non presero nessuna posizione in merito all’epoca. “In realtà hanno paura che Bondoux lo faccia saltare. È come Putin con il suo gas: tutta Angoulême e la regione hanno paura che interrompa tutto, quindi lo lasciano fare qualsiasi cosa.” afferma nel 2024 la consigliera Frédérique Cauvin Doumic, all’opposizione dell’attuale giunta del sindaco Xavier Bonnefont
Alle problematiche finanziarie si aggiunge una gestione autoritaria da parte di Bondoux. Un’approfondita indagine del sito francese Blast riporta molti commenti che indicano il capo di 9emeArt+ come una figura dai metodi brutali. Un partner commerciale riferisce su questi metodi da venditore senza scrupoli: ”È semplice, ti minaccia direttamente di rivolgersi a un concorrente se non migliori la tua offerta, e talvolta vende spazi pubblicitari a più aziende contemporaneamente, obbligandoti a fare i salti mortali per ottenere il rimborso”.
Nicolas Finet, ex programmatore del festival, afferma che ”ha un rapporto costante di forza: con i collaboratori, i finanziatori o le istituzioni è spesso brutale e non sopporta critiche o contestazioni”.
”All’epoca, i vecchi avevano paura che il Festival scomparisse e scelsero la soluzione facile proposta da Franck Bondoux”, ricorda Michel Cavaillé, ex membro del consiglio d’amministrazione. ”Si è preso il controllo e li ha quasi sollevati dal peso dell’evento. Erano felici di affidargli il “bambino”, dimenticando di negoziare gli strumenti di gestione della manifestazione.”
Sotto la gestione 9ème Art+ anche la parte artistica del festival ha vissuto momenti molto difficili. Nel 2016 le nomination al Fauve D’Or, uno dei più prestigiosi premi del fumetto mondiale, suscitarono grandi polemiche per l’assenza di fumettiste donne, un fatto derubricato dallo stesso Bondoux in una intervista a Le Monde in cui affermava che “Sfortunatamente esistono poche donne nella storia dei fumetti. Questa è la realtà, anche se vai al Louvre ci sono poche artiste donne”. Nel 2021 invece suscita critiche il cambiamento del logo, da cui scompare il celebre Fauve, per esclusiva decisione di 9emeArt+ senza un confronto con l’associazione FIBD. Nel 2022, invece, le polemiche riguardano l’istituzione del premio Éco-Fauve Raja (poi ritirato), sponsorizzato dall’omonima ditta specializzata nella vendita a distanza di imballaggi e accusata per questo di greenwashing da molti autori e attivisti. E poi ancora nel 2023, con la contestazione della mostra (poi rimossa) dedicata a Bastien Vives, coinvolto in un’indagine per diffusione della pornografia infantile e in una furiosa discussione sui social, ritornano le accuse di sessismo del festival e una polemica sulla sottorappresentazione delle minoranze, battaglie portate avanti dal Collettivo delle creatrice della bande dessinée contro il sessismo.

Dopo anni di critiche montanti, tra crisi e parziali ricomposizioni delle stesse, la situazione è ufficialmente esplosa nel gennaio del 2025 quando la giornalista Lucie Severin ha pubblicato una approfondita inchiesta (corredata da altri articoli come quelli di Elisabeth Fleury dedicati ancora alla gestione finanziaria) sul sito L’Humanitè, la goccia che “ha rotto il vaso”, riprendendo un’espressione usata sui propri social da Jul Maroh, autor* della fortunata graphic novel Il blu è un colore caldo, che ha ispirato il film Vita di Adele.
L’indagine di Severin è molto ampia e approfondisce vari temi, partendo ancora una volta da quello finanziario: la partnership con la catena di fast-food Quick è l’emblema, secondo la giornalista, della deriva mercantile del festival, sempre più orientata a diventare fiera e sempre meno in sintonia con i contribuenti pubblici, in particolare le municipalità. A questo si aggiunge l’aumento del costo dei biglietti (+25% rispetto al 2024 nel 2025) a fronte di una riduzione delle mostre e della qualità generale del festival, sempre meno culturale e sempre più improntato alla creazione di eventi promozionali, e una generale mancanza di direzione artistica reale, dimostrata dalla nomina di sette direttori artistici in cinque anni. Infine, nell’ambito della gestione artistica, emergono anche accuse di nepotismo verso Johanna Bondoux, figlia di Franck, promossa “direttrice dello sviluppo” del festival attraverso la sua società Mentalo e detentrice di ampi poteri.
Altra denuncia è quella delle condizioni di lavoro, tra burnout e umiliazioni quotidiane, una assenza di management e il fatto che “ognuno lavora in completa autonomia, e nei mesi che precedono il festival regna il sovraccarico totale.”, oltre a metodi definiti molto duri da parte delle risorse umane: “Al festival tutto avviene nella violenza, è una crisi perpetua.” confida una ex direttrice della comunicazione a Severin. Proprio il suo caso è quello più grave preso in esame: Élise Bouché-Tran (inizialmente presentata come Chloè per proteggere la sua privacy) denuncia di aver subito uno stupro da parte di un collaboratore freelance e di essere stata licenziata dopo questa denuncia per grave negligenza, a causa di un “comportamento incompatibile con l’immagine dell’azienda”, con Boundox a derubricare il fatto. “La sua prima reazione è stata dirmi che il festival non era responsabile perché i fatti erano avvenuti fuori dall’orario di lavoro”. Nell’intervista in cui ha rivelato la sua identità, rilasciata a France3 nel novembre 2025, Bouché-Tran aggiunge altro sul comportamento di Boundoux: “Quando l’ho chiamato per spiegargli ciò che mi era successo, mi ha fatto domande per sapere se avessi flirtato con [il fornitore], come ero vestita… Ho persino ricevuto un’e-mail in cui mi definiva una seduttrice. Aveva condotto un’indagine interna… È disgustoso.”
Secondo la donna, l’atteggiamento sessista dell’organizzazione e le cattive voci messe su di lei hanno definitivamente bloccato la sua carriera: “Sono stata licenziata per colpa grave: mi fanno quindi passare per qualcuno che non è professionale. Oggi non posso più lavorare nel mondo della cultura.”
Nell’aprile del 2025, poche ore prima dell’assemblea generale dell’associazione FIBD, 400 autrici e autori del fumetto francese hanno ufficialmente lanciato una campagna di boicottaggio nei confronti del festival: nomi come Catherine Meurisse, Lewis Trondheim e Luz hanno firmato una petizione in cui si chiede di “rescindere formalmente questo contratto e di lanciare un bando per la gestione del festival”, riferendosi al contratto con 9ème Art+, in scadenza nel 2027 e che, secondo fonti di Liberation, sarebbe stato non solo rinnovato, ma avrebbe anche portato a una vera e propria fusione tra questa e la stessa FIBD. A seguito di queste notizie e pressioni, l’associazione ha fatto dietrofront, un parziale mea culpa da parte della presidente Delphine Groux (che ha parlato di comunicazione sbagliata) e di fatto aperto un bando per affidare la gestione del festival a nuovi attori.

Nonostante questo, le tensioni non si sono allentate: il passo indietro di Boundoux alla direzione del festival annunciato per il dopo 2027 non ha dissipato la possibilità di una sua ricandidatura per il nuovo bando, con voci incontrollate di questa possibilità riportate in vari articoli. Nell’ottobre del 2025 Anouk Ricard, vincitrice del Grand Prix 2025, ha annunciato sui suoi social che non avrebbe partecipato al festival del 2026, edizione in cui le sarebbe stata dedicata una grande mostra, in supporto alla protesta degli altri suoi colleghi e per denunciare una situazione ancora non chiara.
Da quel momento la situazione si è evoluta molto velocemente: dopo aver esaminato le proposte ricevute per quattro mesi, tra cui quella del gruppo editoriale Sud-Ouest e quella di Visiona, ente che dirige anche il Napoli Comicon, l’8 novembre 2025 l’associazione FIBD ha dato il suo parere favorevole a una gestione tripartita che, oltre a FIBD, avrebbe nuovamente coinvolto 9ème Art+ e la Citè de la BD. L’assegnazione di presentare un incarico per un nuovo progetto entro il 20 novembre si sarebbe svolta nuovamente in maniera opaca, con nessuna audizione per i concorrenti, come riportato da ActuBD. Una decisione che ha creato ricadute sia tra gli autori, con 20 vincitori di Gran Prix del passato che hanno firmato una nuova petizione, oltre a numerosi altri grandi autori e autrici internazionali, sia a livello politico, infiammando lo scontro tra il presidente socialista della Citè, Patrick Mardikian, e il sindaco di destra Xavier Bonnefont.
Ma è soprattutto a livello economico che sono arrivati i colpi più forti: molti finanziatori si sono lamentati di questo accordo, mentre i più grandi editori hanno annunciato il loro boicottaggio. Secondo Libération, l’intero gruppo Média Participations ha ora annullato la propria partecipazione – inclusi Dupuis, Dargaud, Le Lombard, l’editore di manga Kana e il localizzatore di materiale americano Urban Comics. Anche il gruppo Madrigall (Casterman, Denoël Graphic, Futuropolis, Sarbacane e Gallimard BD) si è ritirato. A partire da mercoledì mattina, anche Delcourt ha lasciato. La presenza di Glénat al festival è appesa a un filo. La maggior parte degli editori indipendenti e alternativi ha inoltre annullato i propri stand, compresi anche molti editori stranieri, ad esempio i tedeschi Carlsen e Reprodukt.

Quest’ultimo annuncio ha portato il sindaco Bonnefont in persona a prendere una forte posizione sul caso e ha spinto l’associazione FIBD a cancellare il bando in atto: il 18 dicembre sarà istituito un comitato di pilotaggio composto dall’associazione, dai principali finanziatori pubblici e da professionisti del settore che dovrà definire le linee guida del nuovo bando, i cui risultati sono previsti per giugno 2026. Il clima resta molto teso, con il Syndicat des Éditeurs Alternatifs (SEA) e il Syndicat National de l’Édition (SNE) che nella giornata del 14 novembre hanno chiesto la rimozione di Groux dalla presidenza dell’associazione FIBD, una risoluzione che finora non sembra essere presa in considerazione.
Il 19 novembre, Liberation ha annunciato la cancellazione del festival, ma in un comunicato ufficiale l’organizzazione ha subito smentito questa possibilità, invitando tutte le parti a un dialogo per trovare una soluzione. Un dialogo a cui i finanziatori non sembrano credere, chiedendo direttamente una cancellazione del festival dell’edizione 2026.
Pochi giorni dopo la Ministra della Cultura francese, Rachida Dati, ha annunciato una diminuzione del 60% dei sussidi al festival ma ha anche auspicato una possibilità di dialogo per salvare il festival, mentre il 23 novembre ha annunciato di essere disposta a ripristinare una sovvenzione di 200.000 € che era stata abolita nel 2022: una serie di dichiarazioni contraddittorie che ben dimostrano il clima attorno alla manifestazione, con i tentativi della classe politica di salvare una manifestazione dal grande indotto per la regione e la netta volontà di autori e autrici di boicottare per segnare una cesura netta con il passato.
Infine arriviamo al 27 novembre 2025 in cui l’organizzazione, nella figura delle sales manager Noémie de La Soujeole ha inviato una comunicazione a tutte le parti coinvolte in cui si afferma che l’organizzazione del festival è ufficialmente sospesa, mentre si riporta che in una lettera del 24 novembre le autorità (tra cui lo stesso sindaco Bonnefont) hanno chiesto chiarimenti urgenti entro il 1 dicembre, giorno in cui verrà presa una decisione finale sul fato del festival.
A poco meno di due mesi dall’inizio della 53esima edizione, la situazione del Festival di Angoulême appare quindi decisamente critica.
