Fumettizozzi: il revival del fumetto erotico targato Comicon Edizioni

Fumettizozzi: il revival del fumetto erotico targato Comicon Edizioni
Bastien Vivés e Aude Picault firmano i primi due volumi della collana, proponendo due modi di raccontare l’erotismo agli antipodi.

Quando a cavallo degli anni ‘70 e ‘80 ci si affacciava a un’edicola non era inusuale che l’attenzione, soprattutto maschile, venisse catturata dalla presenza di fumetti in edizione tascabile dalle copertine ammiccanti e colorate raffiguranti donne prosperose e seminude. Erano gli anni d’oro del fumetto erotico, autentico fenomeno editoriale grazie al successo di testate come Zora la Vampira, Sukia, Playcolt e Ulula. E se da un lato ivi contenute si rifacevano a un immaginario maschilista fin troppo avvezzo allo stereotipo ne faceva da contraltare l’innegabile qualità dei disegni e degli autori che le realizzavano (un nome su tutti: ). Questa doverosa premessa serve ad introdurre la nuova collana curata da , ovvero Fumettizozzi (nomen omen), che a quella tradizione di fumetti erotici si rifà con orgoglio. Viene da sé interrogarsi sul senso di una simile operazione in un epoca, la nostra, affetta da un continuo bombardamento di immagini erotiche/pornografiche. Non serve certo recarsi in un edicola (semmai doveste riuscire a trovarne una) per solleticare certe pruriginose fantasie quando si ha internet (l’all you can eat del porno) a portata di click. Ma è anche vero che se alla comodità e accessibilità dell’mp3 stiamo preferendo la tangibilità del vinile va da sé che in un certo qual modo il metodo di fruizione è forse la fruizione stessa. Ecco allora che la ritualità legata alla dimensione cartacea e tascabile di un fumetto permette di riportare l’erotismo (e la pornografia) al suo antico fascino “proibito”.

Contessa di Aude Picault

contessa_grande Ma ovviamente non mancano elementi di novità già dal primo volume della collana, che porta un punto di vista femminile in un ambito in passato prerogativa quasi esclusivamente maschile. Contessa di ribalta infatti il ruolo spesso attribuito ai personaggi femminili dei fumetti erotici, quello di fanciulle ingenue e passive, facendo delle fantasie sessuali della protagonista il fulcro del racconto. Picault si diverte a giocare con il lettore, stuzzicandone le ‘aspettative’ ritraendo la Contessa in copertina intenta a disegnare un fallo maschile e in quarta mostrandone le natiche nude.

Tutto farebbe pensare a un fumetto intriso di pornografia e umorismo becero quando in realtà il tratto minimale e pulito di Picault non scade mai nella volgarità fine a sé stessa. Laddove si fanno concessioni alla pornografia più esplicita il suo stile elegante e votato all’armonia delle forme le permette di non uscire mai dai binari del buon gusto. Se al suo bianco e blu venisse sostituito il colore ci ritroveremmo in un dipinto di Jean-Honoré Fragonard, anch’esso dedito in vita a una pittura dal carattere malizioso, fatta di scene frivole e allusioni piccanti, eppure mai volgari. Il tratto chiaro, povero e al tempo stesso evocativo di Picault richiama il contrasto tra la vita noiosa di corte e la ricchezza delle fantasie erotiche della Contessa.

Un’intelligente scelta delle inquadrature e i continui primi piani stretti sui dettagli, spesso le mani, unita all’assenza di dialoghi, insinuano il dubbio se quanto raccontato non sia solo frutto della fervida immaginazione della protagonista. Non sembra un caso, dunque, la scelta di non chiudere le vignette nelle consuete cornici permettendo così al disegno di emergere dalla pagina come un ricordo o una fantasia farebbero nella nostra mente. È un erotismo psicologico quello raccontato da Picault, che si muove per associazione di idee laddove tutto, anche mescolare il caffè, riporta alla mente sopiti piaceri carnali. E non manca neppure la giusta dose di ironia, per un’autrice già apprezzata per l’eleganza, l’umorismo e la tenerezza con la quale riesce a disegnare la società. Un talento che ha portato a scomodare paragoni illustri per l’autrice francese: tra questi Sempé e Claire Bretécher.

Meloni di rabbia di Bastien Vivès

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Approccio radicalmente diverso quello di che nel suo Meloni di rabbia già in copertina maschera il contenuto pornografico della sua opera dietro una citazione del dipinto Christina’s World di Andrew Wyeth. Lo stile è quello già sperimentato in Polina, un tratto sintetico che rinuncia ai dettagli (persino ai tratti somatici dei volti) ma non alle partiture uniformi di colore che contrariamente a quanto accade in Contessa non lasciano respiro ai personaggi. Rispetto a quello di Picault lo stile di Vivès (che si serve di una tavoletta grafica) è meno lezioso, perché meno interessato a un compiacimento estetico da parte del lettore.

L’intento non è certo quello di trasmettere la bellezza e l’armonia dei corpi nell’atto sessuale come in Contessa: il sesso nell’opera di Vivès è quello sporco, violento, fatto di sopraffazione spesso protagonista dei fumetti erotici in voga fino agli anni ‘80. Nonostante la giovane età Vivès dimostra di conoscerne i meccanismi narrativi assumendo per personaggi i classici topos femminili e maschili di quelle opere. Da un lato la fanciulla, bella per quanto ingenua, dall’altra uomini abbietti, pervertiti e senza scrupoli.

Ciò che purtroppo manca all’opera di Vivès è un finale coerente a quanto fin lì mostrato, un’opera a tratti disturbante che mira a essere un pugno nello stomaco e che non si fa problemi a rappresentare visivamente senza censure persino un incesto, sceglie un finale accomodante, spiattellando una lezioncina morale che è una strizzatina d’occhio al “me too” e sa di brusca retromarcia di chi ha osato ma senza la necessaria convinzione, finendo con il tradire le attese di chi da quel giornalino ‘zozzo’ tutto si aspetterebbe fuorché il “politicamente corretto”.

Così anche la sanguinosa vendetta patriarcale si consuma fuori campo, disattendendo alla regola base di ogni buon fumetto erotico: mai e poi mai censurare. Nella speranza che Vivès non trascuri più la sua (e la nostra) vena voyeuristica lo attendiamo fiduciosi alla prossima prova.

intermezzo

Entrambi i volumi sono corredati in chiusura da inserti pubblicitari esilaranti nel loro essere genuinamente trash e di cattivo gusto, a chi scrive hanno riportato alla memoria le vecchie pubblicità degli occhiali a raggi x che si trovavano su riviste come l’. Sperando che a nessuno venga in mente di scrivere a per l’acquisto dell’orologio-calcolatrice telepatico (all’epoca di occhiali a raggi x ne vendettero in gran quantità) non rimane altro da fare che rinnovare l’appuntamento con i fumettizozzi alle prossime uscite che, stando a quanto promesso, vedranno all’opera i più promettenti autori italiani.

Abbiamo parlato di:
Meloni di Rabbia

Traduzione di Emanuele Soffitto
, 18 novembre 2021
132 pagine, brossurato, bianco e nero – 9,90 €
ISBN: 979-1280107022

Contessa

COMICON Edizioni, 18 novembre 2021
120 pagine, brossurato, bianco e blu – 9,90 €
ISBN: 9791280107039

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