Fabio Celoni, uno dei fumettisti italiani più apprezzati, illustratore noto per aver prestato la sua matita ai personaggi della Disney e della Sergio Bonelli Editore, è stato scelto, insieme allo sceneggiatore Marco Nucci, per rappresentare l’Italia in un volume antologico realizzato da team creativi di tutto il mondo e dedicato al supereroe per eccellenza, Superman. La sua storia per Superman: Il Mondo (Panini Comics, 2025), si intitola Superman: Inferno e trasporta l’Uomo d’Acciaio a Firenze e nell’Inferno dantesco. Per chiedergli di più su questo progetto speciale, lo abbiamo incontrato durante Cartoon Club & RiminiComix, che alla storia di Superman ha dedicato la mostra Superman: L’Uomo del Domani, visitabile a Castel Sismondo (Rimini) fino al 17 agosto 2025.

Ciao Fabio e bentornato su Lo Spazio Bianco. Quest’incontro cade in un momento piuttosto importante del tuo percorso, dato che a pochi giorni dall’uscita del film su Superman di James Gunn, è stata pubblicata anche la tua storia per l’antologico Superman – Il Mondo. Come prima cosa ti vorremmo chiedere come è nata questa collaborazione con DC Comics?
È nata grazie al contatto di Nicola Peruzzi e Antonio Solinas, editor Panini Comics, che mi hanno chiamato per partecipare a questo progetto insieme a Marco Nucci. Per me è stata una sorpresa completamente inaspettata, chiaramente accolta con grandissimo entusiasmo, perché Superman rappresenta la storia del fumetto, paragonabile a Topolino o Tex in questo senso. È uno di quei personaggi a cui non puoi dire di no.
Nella storia che avete realizzato ci sono un paio di elementi interessanti. Il primo è ovviamente l’ispirazione alla Divina Commedia e la presenza di Dante. Il tutto realizzato con uno stile dinamico, cartoonesco, che unisce azione e una certa ironia. Come è nata questa idea e come avete lavorato nel concreto tu e Marco Nucci?
Marco aveva già realizzato una sceneggiatura quando sono entrato nel progetto, quindi si sapeva già che sarebbe stata un’avventura ambientata all’Inferno e a Firenze, cosa che trovo geniale. Unire questi due miti – da una parte Superman, un mito del fumetto, e dall’altra Dante, un mito della cultura italiana e mondiale – secondo me è stata un’esplosione potente.
Per quanto riguarda lo stile, mi è stato chiesto espressamente dagli editor di non utilizzarne uno classico, come quello realistico che uso ad esempio per Dylan Dog, né uno stile vicino a quello supereroistico canonico, ma di spingere fortemente sul versante più autoriale, sul mio lato umoristico e tirare fuori uno stile più aggressivo, potente e dinamico, e soprattutto che si differenziasse dagli altri. Il senso di questo progetto era infatti quello di prendere autori non canonici per quanto riguarda il supereroismo e vedere come questi avrebbero affrontato il genere e interpretato questo personaggio. Io l’ho affrontato come un bambino può affrontare un gioco, cioè in maniera serissima. Il divertimento è una cosa seria e fare il fumetto è una cosa seria – ma deve anche essere divertente. Marco Nucci si è divertito molto nello scrivere la sceneggiatura, e io ho cercato di interpretarla al meglio cercando di divertirmi altrettanto.

Il secondo elemento, se vogliamo dire quasi metanarrativo, è l’ambientazione all’Inferno. Nel 2021 hai realizzato la copertina e supervisionato la ricolorazione, fatta da Luca Merli, del grande classico Disney L’Inferno di Topolino di Guido Martina e Angelo Bioletto. Come ha influenzato quella storia la realizzazione di questa storia di Superman?
Credo che a Marco Nucci sia scattato il collegamento proprio sapendo che avevo collaborato a quell’edizione, tra l’altro molto bella, della storia di Martina e Bioletto. Personalmente, come credo anche Marco, sono un grande appassionato dell’opera di Gustave Doré, della sua interpretazione grafica della Commedia – e non solo, lui comunque aveva illustrato centinaia di libri, anche la Bibbia – però universalmente è riconosciuto soprattutto per le sue tavole incredibili dell’Inferno, che mi hanno marchiato a fuoco in gioventù. Quando penso all’Inferno dantesco, immediatamente mi viene in mente Doré. E questa è stata una spinta ulteriore ad accettare questo lavoro e divertirci insieme con questa ambientazione folle per Superman.
Stiamo parlando di due miti. Tra l’altro, non solo Superman ha il suo costume, ma anche Dante è uno dei pochi personaggi storici che ha una specie di “costume”, una divisa. Quando disegno Topolino-Dante è vestito da Dante, con il cappuccio e la casacca rossa. Anche lui è un supereroe, a suo modo.
Superman, come ci ricorda il film di Gunn, è l’incarnazione del divino sceso sulla Terra, raccontato a fumetti con un velo metaforico, ed è stato interessante mandarlo all’Inferno a combattere il male, Lucifero. Quale ambientazione migliore poteva esserci? Mi spiace aver avuto solo 16 pagine, però Marco è stato molto bravo a comprimere una storia così ricca, piena di personaggi, con quest’ambientazione tra Firenze e l’Inferno.
Anche riprodurre Firenze è stata una sfida, ha comportato molta ricerca, da parte sua e da parte mia per far sì che tutto collimasse. Dato che si trattava di una storia che avrebbe girato il mondo, non si poteva “inventare” Firenze: doveva essere quella vera. C’è una scena in cui si apre una breccia, e Marco Nucci mi ha descritto il punto esatto in cui nasceva la breccia, seguendola poi via per via, attraverso le piazze e gli angoli. E io che non abito a Firenze ho dovuto usare Google Maps e Google Earth. Meno male che esistono questi strumenti, altrimenti avrei dovuto affittare un aliante e lanciarmi sulla città con un taccuino in mano!
Hai lavorato su grandi personaggi, per diversi editori (Disney, Bonelli, Topolino, Paperinik, Dylan Dog e molto altro), ora ti cimenti con un’altra icona dei comics, Superman appunto. Quali sono le differenze che hai trovato, cos’ha comportato questa nuova sfida? Specie in un momento di particolare visibilità del personaggio, con l’uscita del nuovo film?
Ovviamente avrei accettato in qualsiasi momento, anche in un momento di minore visibilità, senza l’anniversario di mezzo e il film in uscita. Ma alla fine, che cosa vuoi dire a Superman? Tutti abbiamo letto le storie di Superman, da bambini o da adulti. Ho visto il film con Christopher Reeve da ragazzino e mi sono innamorato della colonna sonora di John Williams. Quindi per me lavorare su un simile mito è stato veramente un onore immenso, ma anche una grande sfida. Toccare un personaggio così iconico rappresenta sempre un problema emotivo per un autore, perché rischi di schiantarti contro qualcosa di troppo grosso. Abbiamo alle spalle quasi un secolo di questo personaggio, è stato fatto di tutto, si sono succeduti grandi autori, grandi comics, grandi film. Quindi c’era tanto timore da parte mia e di Marco di andare a mettere un minuscolo punto in più a questa saga. L’abbiamo fatto con grande rispetto, con tutto l’amore che abbiamo per questo mezzo meraviglioso che è il fumetto e per il personaggio di Superman, con la speranza che fosse divertente per i lettori e prima di tutto per noi. Perché, se l’autore non si diverte, anche il lettore lo capisce: si sente nel prodotto finale, manca di autenticità. E invece noi siamo all’Inferno, quindi calore ce n’è in abbondanza.

A quali versioni ti sei ispirato per realizzare il tuo Superman, sia fumettistiche ma magari anche di pellicole del passato?
Inizialmente ho ripreso il Superman più classico, quello di Christopher Reeve, quello che tutti abbiamo in testa e abbiamo visto: il suo costume è sicuramente il più iconico. E Ho anche attinto molto dai bellissimi cortometraggi dei fratelli Fleischer degli anni 40, che mostrano un Superman molto classico, nelle storie e nel costume, un personaggio nato editorialmente da pochissimo: un personaggio pulito, da cui partire. Tra l’altro, sono dei corti meravigliosi a livello di disegno e animazione. E poi ho ovviamente attinto a cose più moderne, degli anni ’90. È stato un po’ un “minestrone” di ricordi, che poi sono confluiti in qualcosa di omogeneo, filtrato poi da tutto quello che ho visto e fatto come autore per diventare una cosa molto personale.
E quale è, più in generale, il tuo rapporto con il personaggio e con il genere supereroistico?
Affetto, rispetto, amore. È stato uno di quei personaggi che ha contribuito a farmi amare il fumetto. Quindi più di così cosa gli devo dire? Grazie. Non sono un grande esperto, non sono un “nerd” del genere, però sono appassionato come lettore. Quando vedo una bella storia, dei bei disegni, rimango affascinato. Leggevo Marvel e DC. Ho letto veramente tantissimo nella mia vita, e di tutto. Non sono specificatamente fan dei supereroi, ma del fumetto in generale. Ho cercato di approcciarlo da professionista, ma anche da amatore, da fan.
Visto che hai iniziato con i supereroi col botto, partendo dal migliore di loro, ci verrebbe da chiederti se ti piacerebbe lavorare su altri, e se si quale?
Dato che a me piace molto il genere gotico, non posso non pensare a Batman. Anche perché è proprio l’antitesi di Superman, è l’uomo pipistrello che si muove nella notte, rappresenta l’oscurità.
Dopo Superman all’Inferno, bisogna fare Batman in Paradiso!
Sarebbe troppo blasfemo, temo! Superman all’Inferno non è blasfemo, ma Batman in Paradiso sì, e questa cosa non è giusta, sarebbe da approfondire! Comunque sì, mi piacerebbe Batman, esplorare le sue sfaccettature e vedere che cosa verrebbe fuori con il mio sguardo.
Intervista realizzata il 18 luglio 2025 durante Cartoon Club & RiminiComix
Biografia
Scrittore, sceneggiatore, disegnatore, illustratore e colorista, Fabio Celoni ha esordito nel 1991 a soli 19 anni su Topolino #1871 con la storia I tre porcellini e la fata del bosco, diventando il più giovane artista Disney italiano. Ha disegnato storie per le testate Pk, Paperino, Paperfantasy e Paperinik di cui diventa anche copertinista. Ha realizzato anche parodie Disney comprese nella “trilogia gotica” (Dracula di Bram Topker, Lo strano caso del dottor Ratkyll e di mister Hyde e Duckenstein di Mary Shelduck) su testi di Bruno Enna. Dal 2000 collabora anche con la Sergio Bonelli Editore, disegnando storie per Dylan Dog, Dampyr e Brad Barron. Vincitore di numerosi riconoscimenti, ha all’attivo più di 50 mostre, tra personali e collettive, in Italia e in Europa. Per Panini Comics ha realizzato il pluripremiato adattamento a fumetti del film “perduto” di Totó, L’erede di Don Chisciotte, su un soggetto del 1948 di Cesare Zavattini e altri autori, curandone sceneggiatura, disegni e colori. Ha realizzato le Carte da gioco d’Autore (2021) e le Medaglie d’Autore (2024), entrambe per Disney/Panini. Il suo ultimo lavoro è la storia Superman: Inferno, contenuta nel volume antologico Superman: Il Mondo (2025).
