Il 25 giugno 2025 è uscito in libreria, fumetteria e online il volume Superman – Il Mondo, che vede l’Azzurrone protagonista di storie a fumetti ambientate in nazioni di tutto il globo. Anche l’Italia ha avuto una storia tutta sua, e a realizzarla sono stati chiamati in causa il disegnatore Fabio Celoni e lo sceneggiatore Marco Nucci.
Abbiamo avuto la possibilità di scambiare qualche parola proprio con Nucci, che ci ha rivelato il dietro le quinte della lavorazione della sua storia contenuta nel volume e tutto ciò che si può ricollegare a questo ambizioso progetto editoriale, frutto della collaborazione tra Panini Comics e DC Comics.
Ciao Marco e grazie del tuo tempo. Come è nato il tuo coinvolgimento in questa storia di Superman – Il Mondo?
Semplicemente Panini e DC mi hanno chiesto, lusingandomi, di essere il rappresentante italiano nel volume. Panini ha pensato a me forse perché avevano la pressione bassa e non mi potevo rifiutare. Superman è il più celebre personaggio a fumetti, nonché un character veramente complicato da gestire. E questo perché stiamo parlando di una figura fortissima, che non può perdere, e che non ha tanta ironia. Soprattutto quest’ultimo punto per me è stato problematico da affrontare, perché non potevo sfruttare espedienti che utilizzo di solito su Dylan Dog e Topolino. Perciò era una sfida. Un po’ per tutti questi motivi l’ho fatto volentieri.
Cosa rappresenta per te Superman?
Per me Superman è “il fumetto”, un po’ come l’acqua per le piscine. Se qualcuno fa un manuale sui fumetti e ci mette in copertina Superman ci ha azzeccato. Superman rappresenta il medium per cui lavoro. Le letture di Superman sono un qualcosa da cui sono passato, un po’ come tutti. Ho amato le sue storie e i suoi cartoni animati. L’idea di poter aggiungere un versetto a questa “bibbia” è un qualcosa che, allo stesso tempo, mi ha intimorito ed entusiasmato.
Hai subito pensato a uno scontro tra Superman e Lucifero ambientato tra Firenze e l’Inferno, oppure avevi in mente anche altre storie?
Una delle regole di Superman – Il Mondo era che le storie dovessero essere ambientate nel Paese di provenienza dell’autore. Perciò, io che sono fiorentino, ho voluto raccontare di Superman a Firenze. E siccome Superman è pop ho avuto in mente un’altra figura pop da affiancargli in qualche maniera, che è Dante Alighieri. Dante è uno dei pochi personaggi storici dotato di un abito che sembra quasi un costume da personaggio. Perciò, da qui è nata l’idea di portare all’Inferno Superman. E considerando che qualche anno fa si sono celebrati i Settecento anni dalla morte di Dante, ho pensato di catapultare Clark Kent e Lois Lane a Firenze. Ho pensato anche all’Inferno come luogo ideale per inserirci dentro personaggi del passato di Superman.
Hai avuto delle ispirazioni particolari in fase di scrittura, oltre a quella ovvia della Divina Commedia?
Non esiste scrittura che non abbia delle influenze, anche inconsce. In dieci anni di sceneggiature ho acquisito un mio istinto che mi permette di arrivare subito al linguaggio che reputo giusto per una storia. Così ho pensato al monologo interiore di Superman che si alternava con i versi di Dante. E poi questo lavoro di sceneggiatura si incrociava con la consapevolezza che ai disegni ci sarebbe stato Fabio Celoni.
Cosa ci puoi dire proprio a proposito della collaborazione con Fabio Celoni?
Volevo valorizzare al massimo il suo stile. Considerando la sua capacità visionaria. volevo dargli più spazio possibile. Lui è un disegnatore con uno spirito espressionista. Avendo visto alcune rappresentazioni dell’inferno che ha fatto, ho pensato che non si potesse scrivere una storia disegnata da Fabio senza imprimergli un forte impatto visivo. Insomma, non puoi avere a fianco Celoni e scrivergli una storia ambientata alle poste.
Il fumetto, pur essendo ambientato all’Inferno, riprende molti stilemi delle classiche parodie/omaggi Disney, a partire dall’ironia. Hai anche messo all’Inferno gli editor della storia, Nicola Peruzzi e Antonio Solinas. Come hai lavorato su questo aspetto? E che spazio ha secondo te l’ironia nelle storie di un personaggio pensato come statuario e serioso come Superman? Inoltre, nel volume ci sono altre storie di questo tipo, ad esempio quella di Flix o di Sylvain Runberg.
I cameo sono stati un gioco. Fabio ed io ci siamo piazzati fuori dall’Inferno, nelle tavole 2 e 3. Nicola e Antonio, gli editor, li abbiamo messi all’inferno perché se lo meritano…no,scherzo!
L’ironia, poi, fa parte della mia cifra stilistica. Una volta Gigi Cavenago, valutando una mia storia, mi disse che mancava di ironia, e questa cosa mi rimase impressa. E da lì non ho mai rinunciato a inserirne un po’ in ogni mia storia. Perciò, anche in questo fumetto di Superman ci sta lo sberleffo finale, un gioco postmoderno e ironico.
Del resto Superman e Clark fanno ridere, ma per crasi. C’è un’ironia narrativa di fondo. Già l’idea di portare Superman all’inferno è un’esagerazione tale da sembrare ironica. E poi, per me, le cazzate sono una cosa seria.
Hai una passione molto forte per la letteratura, e per quella italiana in particolare, considerando che, oltre a questo incrocio tra Dante e Superman, hai già lavorato a progetti come La Divina Congrega per SBE. Hai già in mente altre storie che possano dare un respiro particolare alla tradizione letteraria italiana?
Io sono un divoratore di libri e questa cosa si è acutizzata da quando faccio i fumetti. Lavoro tutto il giorno con i fumetti e perciò, quando torno a casa, tendo a leggere romanzi. Questo, però, mi fa diventare uno scrittore logorroico. Ora sto scrivendo un Dylan Dog con influenze di Borges e Dino Buzzati. Si tratta di una storia che ha a che fare con l’assurdo che viene dall’Est, un po’ alla Kafka. Riguardo agli scrittori italiani posso dire che ho in mente un progetto ispirato a Italo Calvino e Dino Buzzati. Però ancora non posso dire nulla di più.
Da qualche tempo a questa parte stai scrivendo diverse storie per Dylan Dog. Occuparti dell’Indagatore dell’incubo è anche un modo per “distrarti” dagli impegni su Topolino?
A volte dico, ironicamente, che con tutto ‘sto Topolino a cui lavoro, mi vien voglia di tagliare la testa a qualcuno. In realtà, sia Topolino che Dylan Dog sono fumetti che ho interiorizzato, e poi Tiziano Sclavi è il mio punto di riferimento. Ci metto il cuore quando lavoro su Dylan Dog. Inoltre, l’idea di avere nelle mie corde di sceneggiatore figure così diverse che vanno da Superman, a Topolino, a Dylan Dog, è stimolante. Mi piace trovare il linguaggio giusto per ognuno orientandomi in mezzo a questi universi narrativi. Si tratta di un qualcosa che mi fa crescere.
La difficoltà, poi, sta nel fatto che nella vita faccio anche l’editor, ed è faticoso far convivere questo lavoro con quello di sceneggiatore. Perciò, cerco di scrivere quando ho tempo. A volte mi mancano le forze, però si fa.
Visto che hai già lavorato su Topolino, Dylan Dog e Superman, ci sono altri personaggi pop importanti su cui stai lavorando?
Ci sono dei progetti importanti su cui sto lavorando, ma non posso rivelare nulla, altrimenti mi linciano. C’è un personaggio molto famoso che sto scrivendo, e sui cui mi sono sentito intimorito a metterci le mani sopra.
Considerando il proliferare di storie a fumetti con protagonisti personaggi Disney in versione Marvel, a che crossover di questo tipo ti piacerebbe lavorare, magari coinvolgendo anche eroi della DC Comics?
A me piacerebbe molto scrivere Batman, perché è un personaggio macabro e gotico. Ho tanto da fare sul fumetto italiano che non so se avrei tempo di buttarmi sull’universo Marvel e DC. Però, un Batman lo scriverei molto, molto, molto volentieri. Per quanto riguarda i crossover in sé devo dire che non mi piacciono granché come idea, mi sembra quasi un modo facile per creare attenzione, anche se ovviamente ce ne sono tanti di ben realizzati.
Visto che sei uno sceneggiatore di punta ed editor di Topolino, potresti rivelarci qualche storia importante a cui stai lavorando?
Ne ho scritta una che potrebbe essere la mia storia preferita di sempre su Topolino, e racconta di Minni. Praticamente, all’inizio del fumetto il personaggio si trasferisce per qualche mese in una villetta sul mare in cui si dice che sia presente il fantasma di un pirata. Si tratta di una storia lunghissima.
Poi ce n’è un’altra con protagonista un giovane Paperino, che avrà un disegnatore speciale. Questo fumetto uscirà per Lucca Comics 2025, ma non posso dire molto.
Tornando su Minni posso aggiungere che lei è il mio personaggio preferito, almeno in questo momento. E questo perché ha le stesse capacità da indagatrice di Topolino, però è un personaggio che sta sullo stesso piano del lettore. Con lei ci si immedesima meglio. Mentre Topolino ti dà l’idea di saperla lunga, ed è come Sherlock Holmes, Minni, invece, è come Dylan Dog. Lei è un antieroina, è intelligente ma a portata di lettore. Per questo Dylan Dog piace tanto, e per questo Minni mi piace molto.
Intervista realizzata telefonicamente nel luglio 2025
Marco Nucci
Nato a Castiglione dei Pepoli (Bologna), vive e lavora a Firenze. Oltre che lavorare come editor e sceneggiatore di Topolino, scrive per Dylan Dog e ha all’attivo sei graphic novel e tre romanzi della serie Tim Specter (Giunti) con lo pseudonimo di George Bloom. Nel 2022 ha vinto il Premio Micheluzzi e nel 2023 i Lucca Awards.












