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Dylan Dog #386 – Hyppolita (Marzano, Dall’Agnol, Cattani)

12 Novembre 2018
In una storia semplice, che si snoda su un doppio binario narrativo, Marzano recupera l’essenza più vera di Dylan Dog e approfondisce il rapporto tra due comprimari come mai fatto prima. Dall’Agnol e Cattani contribuiscono alla riuscita dell’albo con una sinergia grafica abbastanza riuscita.
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Proiettati verso il Ciclo della Meteora – saga in 14 parti che accompagnerà Dylan Dog al traguardo del #400 e “ridefinirà lo status quo del personaggio” (cit.) – si rischia di non parlare del numero di ottobre del mensile, il 386.
Sarebbe un peccato poiché Hyppolita scritto da Giancarlo Marzano e disegnato da Piero Dall’Agnol e Francesco Cattani nel suo essere un semplice fill in, un intermezzo nel costrutto narrativo in fieri che il curatore della testata sta portando avanti da qualche anno, è un racconto ben scritto che cattura con semplicità ed efficacia l’anima più vera di Dylan Dog.
In una storia con protagonista un serial killer chiamato “il Giardiniere”, Marzano imbastisce un doppio binario narrativo e d’indagine attraverso il quale da un lato recupera l’umanità profonda e ingenua di Dylan, e dall’altro esplora il rapporto tra Rania e Carpenter in maniera non superficiale, come sta avvenendo negli ultimi mesi (dal #380). Il tutto ricamato con un po’ di splatter sparso lungo le pagine, in un racconto privo di incongruenze, nel quale scrittura e dialoghi funzionano bene e rifuggono la ridondanza.
Dall’Agnol e Cattani lavorano a quattro mani, spartendosi bene il lavoro nelle singole vignette. Il risultato ottenuto è bilanciato grazie a due stili affini di disegno (con Cattani che adegua il suo segno a quello del collega), non definito, nervoso, evocativo, in cui emerge qualche incostanza in una alternanza di visi fitti di linee e segni e altri invece meno dettagliati, quasi abbozzati. Altalenante anche l’uso dei primi piani: alcuni riusciti, altri più approssimativi.

Abbiamo parlato di:
Dylan Dog #386 – Hyppolita
Giancarlo Marzano, Piero Dall’Agnol, Francesco Cattani
Sergio Bonelli Editore, ottobre 2018
96 pagine, brossurato, bianco e nero – 3,50 €
ISSN: 9771121580009

David Padovani

David Padovani

Fiorentino, classe 1972, svolge la professione di architetto. Grazie a un nonno amante della fantascienza e dei fumetti, scopre la letteratura fantastica e il mondo degli albi Corno della seconda metà degli anni '70.
Tex e Topolino sono sempre stati presenti nella sua casa da che si ricordi, e nella seconda metà degli anni '80 arrivano Dylan Dog e Martin Mystere e la riscoperta del mondo dei supereroi USA.
Negli anni dell’università frequenta assiduamente le fumetterie, punti d’incontro di appassionati, che lo portano a creare assieme ad altri l’X-Men Fan Club e la sua fanzine ciclostilata, in un tempo in cui di web poco si parlava ancora.
Con l’avvento del digitale, continua a collezionare i suoi amati fumetti diminuendo la mole di volumi cartacei acquistati, con somma gioia della compagna, della figlia e della libreria di casa!

Ettore Gabrielli

Ettore Gabrielli

Classe 1977, toscano, programmatore. Impara a leggere sugli Alan Ford del padre, una delle poche cose per cui si sente debitore veramente. Vorace lettore da sempre, i fumetti sono stati il mezzo per imparare e per conoscere persone e per questo sarò loro sempre grato. Nel 2002 fonda Lo Spazio Bianco, magazine dedicato al fumetto tra i più longevi e seguiti in Italia di cui è tuttora direttore editoriale. Nel 2021 ha fatto parte della giuria dei Lucca Comics Awards.

2 Comments Commenta:

  1. Unica nota stonata, a mio avviso, è la non spiegazione del modus operandi dell’assassino… Alla fine, perché lo fa?

  2. Ciao Giuseppe, grazie per averci scritto.
    In effetti, Marzano non fa molta luce sul perchè il serial killer agisca nel modo in cui agisce. Personalmente credo che allo sceneggiatore non interessasse approfondire quell’aspetto del suo racconto, il suo focus era più incentrato verso l’interazione tra Dylan e la propria cliente, da una parte, e tra Rania e Carpenter dall’altra.
    Detto ciò, però, ritengo che comunque Marzano abbia inserito nella trama tutti gli elementi necessari a comprendere perchè e come agisce il Giardiniere: semplicemente (e piacevolmente), ha evitato di inserire nella storia il classico spiegone didascalico, lasciando al lettore – se interessato – la possibilità di riflettere sulla questione e arrivare a una sua interpretazione.

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