Duro e cattivo: lo Starker di Tito Faraci

Duro e cattivo: lo Starker di Tito Faraci
Shockdom pubblica un fumetto dal sapore hard-boiled con animali antropomorfi, scritto da uno sceneggiatore che con il genere ha sempre flirtato ma che stavolta non si è discostato troppo dai suoi cliché.

Starker_cover_Recensioni YEP! è la piattaforma di fumetti online, creata dalla casa editrice , che funziona sul modello di Netflix e dei servizi di contenuti in streaming suoi simili: si stipula un abbonamento annuale e si può fruire di tutto quello che vi è caricato.

Su di essa sono presenti tutti i fumetti già pubblicati da Shockdom nel corso degli anni, ma sono ospitate anche opere inedite pensate appositamente per la piattaforma stessa.

Tra queste, una delle prime è Starker, racconto a tinte noir firmato da con i disegni di Alberto Turturici (meglio noto con lo pseudonimo di Albo). Il primo episodio è già disponibile su YEP! dal 29 luglio scorso, mentre il secondo e il terzo vi arriveranno nelle prossime settimane: l’opera, così completa, verrà anche pubblicata in un volume in uscita per la fiera Romics.

C’erano una volta MM e Jungle Town

mickey_mouse_mystery_magazine_Recensioni Nel nostro approfondimento dedicato ai fumetti di stampo hard-boiled con animali antropomorfi abbiamo riservato ampio spazio all’apporto che Tito Faraci ha dato a questo particolare percorso narrativo.

Partendo dalle sue prime storie per Topolino con l’omonimo protagonista, già nel 1999 impostava un intero progetto parallelo al settimanale disneyano in cui far vivere a Mickey Mouse situazioni che dal classico giallo sfociassero nel thriller e in atmosfere più dure: MM – Mickey Mouse Mystery Magazine rimane un punto di riferimento imprescindibile in questo tipo di narrativa, e in particolare nel fumetto Disney, per il tipo di avventure che accantonavano i toni spensierati e umoristici dei comics Disney per abbracciare con convinzione un approccio marcatamente poliziesco.

Si rimaneva comunque sempre nell’ambito di una pubblicazione Disney ufficiale e di conseguenza non si poteva eccedere oltre certe misure, ma l’esperimento lasciò il segno – nonostante la breve durata – e fu significativo sotto diversi aspetti.

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Qualche anno dopo, nel 2006, uscì una storia autoconclusiva di Faraci, con Giorgio Cavazzano alle matite, che prendeva le mosse da quanto impostato con MM ma con maggiore libertà, dovuta alla collana sperimentale su cui era ospitata la storia e al fatto di avere protagonisti e ambientazione creati per l’occasione. Ma pur sempre con animali antropomorfi.

Jungle Town affrontava un’indagine di omicidio in una realtà dove morte e sesso – da sempre i due più grandi tabù del fumetto Disney – erano ben presenti, tra doppi sensi e un approccio maturo alla narrazione, sia per le situazioni descritte sia per il tipo di comicità presente. Usando il genere e i personaggi zoomorfi come un’allegoria per parlare di razzismo, l’opera vedeva al centro una coppia di poliziotti dalle fattezze canine che incarnavano perfettamente lo spirito di certi serial procedurali della televisione americana, in un riuscito omaggio che veniva potenziato dal contrasto con il disegno umoristico e morbido di Cavazzano.

Una continua rincorsa all’eccesso

Starker_4_Recensioni In Starker sopravvivono la grande conoscenza e passione di Tito Faraci per l’hard-boiled, che torna a sublimare queste istanze in una sua opera scegliendo ancora una volta di usare come protagonisti degli animali antropomorfi.

Abbiamo avuto l’opportunità di leggere in anteprima l’opera nella sua interezza, quindi avendo sott’occhio anche gli ultimi due capitoli di questa prima avventura di Starker: il risultato complessivo appare come un continuo gioco al rialzo in cui lo sceneggiatore lombardo si cala negli stilemi di genere in modo ancora più convinto rispetto ai precedenti illustrati. Fin troppo convinto, si potrebbe dire, ottenendo così una storia che, oltre ad attingere a piene mani a quelle influenze, non aggiunge granché rispetto al genere di appartenenza o ai modelli originari ai quali più o meno direttamente si rifà.

Sicuramente l’autore dimostra un’aderenza perfetta a quel tipo di narrativa, ma non ci sono sottotesti tematici che possano arricchire le dinamiche noir su cui si regge la storia, come poteva essere il messaggio anti-razzista di Jungle Town; e tolta l’esigenza di rispettare – o aggirare intelligentemente – i paletti della narrativa disneyana vengono meno anche le soluzioni fantasiose messe solitamente in campo in quel contesto.

In questa maniera Starker è un more of the same, un hard-boiled duro e puro con un protagonista “sporco e cattivo” e con un linguaggio esplicito che risulta però presto artefatto, come dimostra l’eccessivo uso del termine “fottuto”, mutuato direttamente dalle serie televisive americane. Le invenzioni sono poche, in una trama che segue fedelmente le dinamiche di questo tipo di avventure senza particolari guizzi.

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Starker stesso, peraltro, rappresenta la quintessenza degli anti-eroi spacconi e negativi degli action-thriller, privando il personaggio di spessore caratteriale e mantenendolo così bidimensionale.
È probabile che questa sorta di omaggio pedissequo fosse effettivamente l’obiettivo che Faraci si era proposto con Starker, ma in definitiva risulta essere una semplice copia di quel tipo di opere, che scorre attraverso svolte narrative prive di vere e proprie sorprese.

Il pregio che si riconosce al progetto è quello della costruzione dei dialoghi, un marchio di fabbrica che ha spesso caratterizzato le sceneggiature dell’autore. Una delle sue grandi doti è sempre stata quella di comporre testi credibili e ricchi di ironia e sarcasmo, che non stonano mai e arricchiscono, invece, la personalità dei personaggi.
Un approccio che paga in particolare nelle storie supereroistiche e in quelle gialle, nelle quali il protagonista è spesso dotato di questa verve e in cui non mancano le didascalie con i flussi di pensiero.
Starker non fa eccezione: le frasi del protagonista sono tutte declinate in tal senso, ottenendo linee di dialogo efficaci, dirette e funzionali al contesto, utili a dettare un buon ritmo narrativo, sporcate solo – come si diceva – da un linguaggio eccessivamente colorito.

Starker_5_Recensioni Il connubio di questo genere narrativo con uno stile di disegno comico non è sufficiente a dare un’identità particolare al progetto, dal momento che come abbiamo visto non è certo il primo esempio di questo tipo.

Albo realizza tavole caratterizzate da un tratto estremamente pulito e morbido, vicino per sensibilità ed estetica a una certa tradizione del fumetto Disney ma anche all’approccio del fumetto umoristico degli ultimi anni.
Il character design del protagonista attinge a piene mani dai canidi generici che popolano gli sfondi di Paperopoli, contraddistinti dal naso a tartufo e dalle orecchie piccole che ricadono verso il basso. I capelli tagliati corti, le espressioni del viso e l’abbigliamento affettato rendono adeguatamente l’idea del tipo di individuo, e in questo si trova il maggior pregio di questi disegni. I comprimari infatti non appaiono particolarmente brillanti come aspetto, con una scarsa differenza animale su cui invece si poteva puntare maggiormente.

Gli sfondi sono buoni e sufficientemente dettagliati, per quanto sempre piuttosto semplici nella composizione degli edifici e nella caratterizzazione delle ambientazioni. Soprattutto la colorazione accesa a cui ricorre l’artista non sempre funziona adeguatamente nel contesto.
Le scene d’azione in alcuni casi risultano un po’ troppo statiche, indebolendo la concitazione del momento, ma in altri rendono invece bene l’idea, grazie a un buon uso delle linee cinetiche e delle posture dei corpi in movimento.

Starker poteva essere la naturale evoluzione di Jungle Town, come concetto, e in un certo senso lo è. Ma l’esagerazione a tutti i costi, anche se probabilmente consapevole, ha portato a una storia poco originale in quanto passerella di stilemi hard-boiled, con poco altro in più da offrire.

Abbiamo parlato di:
Starker
Tito Faraci, Albo
Shockdom, 2019
72 pagine, brossurato, colori – 15,00 €
ISBN: 9788893361613

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