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Alla ricerca di Alfred E. Neuman: Hurricane sul numero 600 di MAD Magazine

7 Settembre 2026
In occasione dello storico traguardo della rivista statunitense abbiamo fatto qualche domanda a Hurricane, tra i collaboratori del numero anniversario.
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Il 17 giugno 2026 è uscito, nelle fumetterie statunitensi – e digitalmente su DC Universe Infinite, la piattaforma online dedicata ai fumetti realizzati e acquisiti dalla DC Comics – il seicentesimo numero di MAD Magazine, la storica rivista nata nel 1952 e pietra miliare della cultura statunitense. Dal 2019 MAD è passata dalla distribuzione in edicola alle fumetterie e sulle sue pagine hanno iniziato ad alternarsi classici e nuove storie. Questo 600imo numero celebrativo segna però un incredibile traguardo editoriale, con 56 pagine arricchite dalla copertina di Sergio Aragonés.

Anteprima di Wheres Alfred

Tra i nuovi contributi troviamo anche l’italiano Hurricane, che nella sua illustrazione gremita di ben 600 Alfred E. Neuman ci invita a scovare l’unico e originale ragazzino mascotte della rivista. Lo abbiamo intervistato per scoprire come è nata la sua collaborazione con MAD e cosa vuol dire lavorare con una rivista che ha fatto la storia del fumetto.

Ciao Hurricane, e grazie per questa intervista.
Quando e come è iniziata la tua collaborazione con MAD Magazine?
Nel giugno 2019, sul numero 7 della nuova serie (che credo corrisponda al numero 557). Avevo proposto tre cose differenti: un omaggio al personaggio Melvin Mole, una possibile serie intitolata Happy Rifle Family (una famiglia disfunzionale in cui tutti, dal nipotino al nonno, sono armati fino ai denti e si sparano) e un piccolo saggio a fumetti di stampo satirico fantascientifico, intitolato New Evolutionism. Hanno scelto quest’ultimo.

La copertina di Puck Comic Party disegnata da Tom Bunk
La copertina di Puck Comic Party disegnata da Tom Bunk

Ti hanno contattato loro o sei stato tu a proporti?
Per questo numero 600 sono stato espressamente invitato dalla redazione, e ne sono felicissimo perché segna il mio ritorno sulla testata dopo sette anni. Quando ho iniziato a lavorarci, invece, mi ero proposto io e mai avrei pensato mi avrebbero preso. Ma per riuscire a parlare con la redazione mi ha dato una mano enorme il mio amico (e mentore) Tom Bunk, che conosco da quando disegnò per me la copertina di Puck Comic Party. Tom Bunk, per me, è il Bruegel del fumetto underground: un disegnatore incredibile, ironico, visivamente coltissimo, il migliore nel campo del grottesco e nell’horror vacui. Da piccolo impazzivo per i suoi disegni sulle figurine Sgorbions, ci fantasticavo giorni interi. E il fatto che sia stato proprio lui, uno dei miei miti dell’infanzia, ad aiutarmi a entrare nella mia rivista preferita rende tutto ancora più magico. Gli sarò eternamente grato, è un amico a cui voglio un sacco di bene. E poi, proprio come me, odia Donald Trump. Le sue Maga Moron Twists, che lo bersagliano in cinquanta e passa card da collezione, sono uno degli esempi di satira più interessante degli ultimi anni.

Le tre vignette disegnate dal leggendario Al Jaffee per Puck Comic Party
Il contributo di Al Jaffee per Puck Comic Party

Nella pratica, cosa vuol dire collaborare con MAD Magazine? Ti propongono un brief o sei tu a proporre delle idee? Che tempistiche ti vengono date?
A volte c’è un tema (ad esempio: “il numero 600 di MAD”, “il numero di Halloween”…), ma è così ampio e libero da permettere di fare qualunque cosa. Mi sono sempre proposto come autore completo, idee e disegni, come faccio anche in Italia. Solo una volta, finora, è successo che siano stati loro a propormi una storia. Sul numero 13 della nuova serie, del giugno 2020, dove ho disegnato la storia Billie Eilish, Babysitter scritta da Brockton Mc Kinney. Per le tempistiche, invece, sono abbastanza larghe da essere a prova persino dei miei ritardi cronici.

Billie Eilish Baby Sitter un estratto
Estratto dalla storia Billie Eilish, Babysitter disegnata da Hurricane per MAD nel 2020

Hai iniziato a collaborare con loro in occasione della seconda serie di MAD. Da lettore, cosa ti sembra sia cambiato rispetto agli ultimi anni della prima serie della rivista?
Mi sembra che ci sia una continuità nello spirito. MAD ha sempre raccontato il contemporaneo, mischiando humor nero a satira di costume, e puntando al surreale e al paradosso. Gli autori leggendari sopravvissuti sono rimasti più o meno quasi tutti sulle pagine, e dialogano assieme a firme nuovissime. Questa, e parlo sempre da lettore, è una formula che mi piace moltissimo, perché permette di rispettare il passato senza cadere nella nostalgia, ma sempre con un occhio rivolto verso i nuovi linguaggi. In Italia questo succedeva su una rivista sottovalutata da quasi tutti, Il Male di Vauro & Vincino. Se leggete il cast di ogni numero, era un esperimento di mix davvero unico: Liberatore, Willem, Staino, Scozzari, Akab, Mp5, me… E infatti il mio approccio a MAD come autore non è per niente diverso da quello che avevo allora quando disegnavo per Vincino.

La copertina di MAD
La copertina del numero 600, firmata da Sergio Aragonés

Come è nata l’idea dietro alla doppia pagina per questo numero 600, con i 599 Alfred E. Neuman finti – e il 600imo “reale”?
Sono sempre stato un grande fan del gioco Where’s Waldo? (in Italia Dov’è Wally?) di Martin Handford. Quando mi hanno proposto di disegnare per il leggendario numero 600 della rivista, volevo proporre qualcosa di esplosivo. E poi Alfred E. Newman, la mascotte di MAD, è un personaggio che mi ha sempre ossessionato, con quella faccia dall’età indecifrabile, un personaggio misterioso di cui si conosce davvero poco a parte il nome e il motto “What, me worry?“. Mi piaceva l’idea di giocare con questa identità indecifrabile e con i suoi tratti somatici così caratteristici. Ora che ne ho disegnati seicento, posso dire di saperlo fare quasi a memoria, anche se è impossibile replicare l’espressione assurda inventata da Norman Mingo, lo storico copertinista di MAD.

Nella tua carriera hai collaborato con diverse riviste italiane, dal Male a linus, dalla Revue a Frigidaire. Hai pubblicato su pagine di quotidiani e diretto tu stesso riviste surreali e immaginifiche. Cosa trovi di diverso in MAD Magazine e cosa rappresenta, ancora oggi, per te come fumettista?
Per me MAD è la rivista delle riviste, la migliore antologia di umorismo nero che si possa trovare in circolazione, e non è un caso che il team che la fondò era lo stesso di un altro dei miei fumetti preferiti: Tales from the CryptMAD ha poi influenzato persino molti dei miei modelli artistici: so che ad esempio la leggevano Bonvi, Robert Crumb, Max Bunker… Dentro ci pubblicavano alcuni dei miei disegnatori preferiti di sempre, come Jack Davis, Harvey Kurtzman, Al Jaffee, Bill Elder, Basil Woverton… Due di loro sono anche riuscito a farli disegnare sulla mia vecchia rivista Puck!: Jack Davis, che mi regalò una sua versione memorabile del mio personaggio, Monte Wolverton e il geniale Al Jaffee che parteciparono entrambi con grande generosità al progetto Puck Comic Party. Credo anche che sia una boccata di ossigeno, in questi tempi orribili ed egoriferiti dove la satira e l’ironia hanno sempre meno spazi editoriali. E sapere che MAD sia ancora viva e vegeta, nonostante la notizia falsa di una chiusura circolata anni fa, fa ancora sperare tantissimo.

Hurricane, grazie!

Intervista realizzata via mail a giugno 2026.

Hurricane

Hurricane disegnato da Tom Bunk
Hurricane secondo Tom Bunk

Hurricane (Ivan Manuppelli) è un fumettista, fondatore delle riviste Puck! e Čapek e autore delle serie I Sopravvissuti, Storie Incredibili e Milano Horror Stories, il primo fumetto sugli orrori della Rigenerazione Urbana.
Ha disegnato per la rivista americana MAD e Frigidaire, Erbacce, Il Male di Vauro Vincino, linus, La Revue e il manifesto, e ha pubblicato con Eris Edizioni, In Your Face Comix e 24 ORE Cultura Comics, oltre che aver realizzato decine di autoproduzioni nel corso degli anni.

Maya Quaianni

Maya Quaianni

(Milano, 1984) Da sempre appassionata di fumetto e animazione, dopo aver frequentato il liceo artistico sperimentale si iscrive all’Università degli Studi di Milano dove si laurea in Scienze dei Beni Culturali – indirizzo Cinema in Storia del Cinema d’Animazione con il professor Giannalberto Bendazzi, con una tesi sulla serie animata nipponica Cowboy Bebop. Sempre alla Statale prosegue gli studi in Scienze dello Spettacolo e della Comunicazione Multimediale, laureandosi con la tesi “Studio 4°C: un caso particolare dell’animazione giapponese”. Collabora con la Fondazione Franco Fossati nella realizzazione di mostre a tema fumettistico e sull'animazione, e appena può si occupa di critica d’animazione (per esempio sul sito sushiettibili.it). Tra i suoi interessi principali vi sono le arti visive in toto e l’interazione tra differenti mezzi artistici (fumetto, cinema, teatro, animazione, illustrazione). Le sue letture fumettistiche spaziano dai manga alle graphic novel, di qualsiasi landa ed epoca, con una predilezione per le opere dotate di una forte impronta autoriale e un’attenzione particolare all’aspetto visivo.

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