Topolino #3335: Sulle tracce dei vichinghi

Topolino #3335: Sulle tracce dei vichinghi

Lavoro qui da tre mesi e non succede mai niente!
Mi pagano molto e lavoro poco… mah… Forse non dovrei lamentarmi!
Ma io sono un tipo nato per la lotta… l’avventura… mi sento l’animo degli intrepidi vichinghi, io!
I vichinghi! Quelli sì ci sapevano fare! Attraversavano gli oceani a bordo di vecchie bagnarole e… solo il sole e le stelle a guidarli!
Facevano vela verso l’Islanda e la Groenlandia e pare che siano arrivati in America centinaia di anni prima di Cristoforo Colombo!
(…)
I vichinghi! Tutto il giorno a dare la caccia a balene e trichechi, a combattere i nemici! E io? Qui a mostrar farfalle a naturalisti con le lenti spesse un centimetro!
Quella nobile stirpe di uomini non sarebbe potuta scendere più i basso!

Con queste parole inizia Il cimiero vichingo di Carl Barks. Pubblicata nel 1952 su One Shot #408, non è la prima storia a tema vichingo di Barks: il cartoonist disneyano aveva infatti spedito i paperi alla ricerca de Il tesoro dei vichingi nel 1949. Mentre in questa prima avventura i paperi si dirigono nell’Artico, la terra per eccellenza dei vichinghi, nel Cimiero Barks li mette sulle tracce della spedizione che avrebbe raggiunto le coste del continente americano, in particolare degli Stati Uniti d’America. Secondo Barks tale spedizione sarebbe stata guidata da Olaf l’azzurro, che lasciò su uno scoglio al largo del Labrador un elmo d’oro: così Paperino e nipoti partono per mare sulle tracce di Olaf l’azzurro, avendo come traccia una mappa e un diario di bordo scoperti da Paperino nella nave vichinga conservata all’interno del Museo di Storia Naturale di Paperopoli con il beneplacito del direttore. Antagonista dei paperi è Azure Blue, sedicente discendente di Olaf l’azzurro che, in base a una antica legge mai abrogata, se entrasse in possesso del cimiero diventerebbe l’imperatore di tutto il continente.

Dalla Groenlandia all’America

La colonizzazione vichinga del continente americano inizia pochi anni dopo l’arrivo dei vichinghi in Groenlandia, datato 980. A muoversi verso le coste groenlandesi fu, almeno secondo le saghe islandesi, Erik il rosso, bandito dall’Islanda per omicidio.
Chiamò la nuova terra scoperta Groenlandia, ovvero sia Terra verde, dal danese Grønland, sia Terra degli uomini, dal groenlandese Kalaallit Nunaat. Il nome, suggerito a Erik dagli ampi terreni verdi all’epoca presenti sull’isola, fu uno dei primi esempi di marketing della storia: l’obiettivo dell’esploratore vichingo era, infatti, quello di richiamare altri compatrioti a colonizzare i suoi insediamenti, e un bel nome poteva invogliare le persone a seguirlo nella sua avventura.
L’esplorazione delle terre a ovest della Groenlandia iniziò nel 985 quando il commerciante Bjarni Herjólfsson salpò con 25 navi, di cui ne tornarono indietro 14, con a bordo dai 400 ai 700 groenlandesi. Bjarni raggiunse in tre giorni di navigazione delle nuove terre e, al suo ritorno in patria, raccontò della sua scoperta a Leif Erikson, figlio di Erik il rosso, che decise di esplorare la zona in maniera dettagliata, fondando un insediamento 15 anni più tardi, all’incirca nel 1001, probabilmente nei pressi di Capo Bauld sulla costa settentrionale di Terranova.

Leif Erikson scopre l’America, di Christian Krogh (1893) – via commons

Quello di Leif non fu l’unico viaggio verso Vinland, nome dato alla nuova terra, probabilmente da tradursi come terra di pascoli o terra di praterie. Anche altri esploratori, tra cui il fratello Thorvald Eiriksson, volsero le vele verso queste nuove terre, senza però realizzare insediamenti permanenti, molto probabilmente a causa di una certa incomunicabilità con le popolazioni locali. L’insediamento più noto, che ha fornito le prime vere prove concrete relativamente all’arrivo dei vichinghi nell’America settentrionale, è quello scoperto nel 1960 a L’Anse aux Meadows, che si trova nella parte più settentrionale di Terranova.
Per cui Barks, seguendo le ipotesi degli studiosi dell’epoca, sceglie il Labrador, leggermente più in basso rispetto a Terranova, come possibile punto di attracco di Olaf l’azzurro, antecedente rispetto a Erik il rosso secondo la satirica lettura barksiana della storia. Il Cimiero, così, storia molto ben documentata sia dal punto di vista storico sia da quello dell’ambientazione grazie alle dotte letture dell’autore, che traeva ispirazione dal National Geographic, diventa una delle pietre miliari di Barks, ottenendo anche due famosi sequel, Le carte perdute di Colombo di Don Rosa e L’imperatore d’America di Massimo De Vita, ma anche un prequel, Paperino conquistatore vichingo di Riccardo Secchi e Francesco Guerrini.

Sulle tracce di Olaf l’azzurro

La storia, in due tempi, apre il Topolino #3335 di questa settimana, introdotta dalla sempre ottima copertina di Andrea Freccero. La storia, in breve, vede re Paperhonen inviare i suoi tre nipoti, Papersvald, Gastonen e Paperogmund in esplorazione verso terre nuove alla ricerca di nuove ricchezze, ognuno su una rotta differente. Ovviamente i tre vanno in viaggio con quel che resta di un villaggio svuotato dalla spedizione precedente di Olaf l’azzurro e in particolare Papersvald, di cui seguiamo le gesta, si mette in viaggio con i suoi tre nipotini e con un paio di rematori, Karl e Blaaktig, con quest’ultimo animato da intenti traditori.
Secchi e Guerrini, oltre ai riferimenti a Olaf l’azzurro e dunque al Cimiero, peraltro mostrato in una vignetta della storia, presentano al lettore anche gli indiani Peeweegah, che sono gli antenati degli Indiani pigmei di Barks tradotti in italiano come picoletos. La storia qui propone le perplessità più grosse: non solo gli indiani comprendono l’idioma dei vichinghi, ma sembra che siano in buoni rapporti con essi grazie al buon carattere di Olaf l’azzurro, cosa abbastanza incredibile per un popolo focoso, rissoso e saccheggiatore come i vichinghi. Altrettanto incredibile è anche la scena finale in cui Olaf l’azzurro e il suo equipaggio vengono mostrati a svernare su coste tropicali dove si pratica il surf, che, come abbiamo visto, è tipico delle isole dell’Oceano Pacifico (in particolare le Hawaii): per quanto alcuni elementi non confermati suggerirebbero un possibile contatto tra vichinghi e popolazioni del Sud America, non c’è alcuna prova che i vichinghi si siano spinti ancora più lontano.
Elemento, invece, positivo della storia è la caratterizzazione di Papersvald/Paperino: dopo un inizio abbastanza canonico, che vede il protagonista sonnecchiare sull’amaca, l’esploratore vichingo si carica sulle spalle la responsabilità della spedizione e, come il Paperino del Cimiero vichingo, conduce i nipoti sulle coste di Vinland nonostante le difficoltà e gli imprevisti del viaggio. Ottimo, poi, l’uso di un corvo menestrello norreno come narratore della storia, proposto da Guerrini e chiaro riferimento alle saghe nordiche e alla loro iniziale diffusione prima di venire fissate su carta secoli dopo. Il disegnatore, poi, grazie al suo tratto marcato e particolarmente dinamico ed espressivo, riesce a rendere al meglio le atmosfere avventurose della storia di Secchi, mentre la costruzione dinamica della pagina completa la piacevolezza estetica della storia che nel complesso, nonostante le perplessità rilevate poco sopra, risulta una buona avventura autonoma dalla storia barksiana quanto basta per poter essere apprezzata senza aver letto le sue storie.

La recensione del numero in edicola verrà pubblicata domenica su DropSea