Come raccontato l’anno scorso, i Freedom Fighters, o Combattenti per la libertà, sono un supergruppo ideato nel 1973, quindi in piena silver age, da Len Wein e Dick Dillin sulle pagine di Justice League of America #107. Era costituito da personaggi ideati nel corso dell’era precedente, la golden age, supereroi come Uncle Sam, Black Condor, Doll Man, Ray, Phantom Lady e Human Bomb.
Wein e Dillin in quell’albo stabilirono che i Freedom Fighters vivevano su una terza terra parallela dove i nazisti avevano vinto la seconda guerra mondiale. A questo status quo si opponevano proprio Uncle Sam e gli altri componenti del gruppo, tutti nati esattamente nel periodo a ridosso di quel conflitto, i cui echi sono alla base della storia d’esordio di Phantom Lady, il personaggio di cui andremo a trattare quest’oggi.
Detective in gonnella

Sandra Knight, l’identità civile di Phantom Lady, fa il suo esordio su Police Comics #1, datato agosto 1941, lo stesso albo dove comparivano per la prima volta sia Human Bomb sia Plastic Man. Era stata ideata dallo studio di produzione di fumetti fondato tra la fine del 1936 e l’inizio del 1937 da Will Eisner e Jerry Iger. Non c’è dato sapere se l’ideazione del personaggio sia da ascriversi a uno di questi due grandi fumettisti, o a entrambi, sappiamo, però, che il disegnatore che la portò sulle pagine di Police Comics era Arthur Peddy.
Quella prima storia, senza titolo (venne successivamente rititolata come The Coming of the Phantom Lady), mostrava come l’eroina era, in effetti, una detective. Figlia del senatore Henry Knight, si ritrova coinvolta nelle indagini intorno a un nuovo e potente esplosivo. D’altra parte, come detto all’inizio, i venti di guerra all’epoca erano sempre più forti, e ciò inevitabilmente influenzava i fumetti dell’epoca.
Questa storia, però, né le successive, ne narra le origini: solo quando la DC Comics iniziò a utilizzare il personaggio ne vennero narrate le origini, ma subirono diversi cambiamenti. La stessa identità civile di Phantom Lady cambiò almeno un paio di volte, ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.
L’eroina aveva un costume abbastanza semplice: un mantello verse e un costume da nuotatrice giallo, stretto alla vita da una cintura (rossa o arancione). Per l’epoca questo era un costume piuttosto discinto (lo sarebbe diventato ancora di più nei decenni successivi): la scelta, però, venne giustificata con una motivazione tuttosommato coerente, distrarre i nemici maschi!
Come Wonder Woman, si avvaleva a volta di un assistente uomo, il fidanzato Donald Borden, agente del dipartimento di stato statunitense. Oltre alle sue capacità fisiche aveva anche a disposizione un’arma piuttosto particolare, più di difesa che di offesa: una luce nera.
La lampada di Wood

Il fisico e inventore Robert Williams Wood nel 1903 ideò un particolare tipo di vetro che veniva attraversato dai raggi ultravioletti e infrarossi, bloccando la maggior parte della luce visibile.
Wood sviluppò questo vetro particolare per utilizzarlo nelle comunicazioni durante la prima guerra mondiale. Il filtro veniva utilizzato per filtrare i raggi infrarossi durante le comunicazioni diurne e quelli ultravioletti durante le comunicazioni notturne. Il suo uso più comune era nella costruzione dell’involucro esterno delle lampade a incandescenza, che erano note come luci nere, blacklight.
L’uso delle lampadine a incandescenza, però, si porta dietro alcuni inconvenienti. Il principale è dovuto all’eccessivo surriscaldamento del dispositivo, di molto superiore rispetto alle lampadine usuali. Questo porta a una sua durata inferiore: mentre una lampadina a incandescenza usuale è in grado di durare in media 1000 ore, la corrispondente luce nera a incandescenza dura appena 100 ore.
Più efficienti, ma anche più utilizzati, sono i tubi a fluorescenza che, rispetto ai tubi usuali, all’interno utilizzano del fosforo che emette luce ultravioletta in luogo di quella bianca visibile. Il tipo più comune utilizzato per le blacklight è rivestito con un filtro blu scuro intorno al tubo che filtra la maggior parte della luce visibile.
Forse le più efficienti luci nere sono le lampade a vapori di mercurio, prodotte con potenze che vanno dai 100 ai 1000 watt. Si basano sullo spettro del mercurio, in particolare sulla linea 350-375 nm generata da una scarica ad alta pressione tra 5 e 10 atm. L’involucro esterno utilizza dei vetri di Wood, o filtri simili, per bloccare tuttala luce visibile, include le onde corte del mercurio che sono dannose per gli occhi e per la pelle.
Ovviamente questi dispositivi non creano il buio completo, come la lampada di Phantom Lady, ma di fatto il principio di quest’ultima è proprio quello alla base delle lampade di Wood.
Curiosità finali

Rispetto agli altri Freedom Fighters, Phantom Lady è quella che ha avuto più versioni, non solo con personaggi differenti che ne hanno portato il suo nome, ma anche con altre supereroine che erano più o meno esplicitamente ispirate a essa. Come per esempio Silk Spectre, per restare in casa DC Comics, o ancora Shadow Lady e Blue Bulleteer.
Anche la versione originale ha fatto la sua comparsa qua e là, in particolare sulle pagine di Savage Dragon: d’altra parte quella versione è ormai entrata in pubblico dominio, proprio come Police Comics #1, che è dunque liberamente e gratuitamente consultabile.
Detto ciò… Buon 25 aprile!