Topolino #3299: Il mentore dadaista

Topolino #3299: Il mentore dadaista

In un numero ricco di cliché, spiccano per qualità e interesse la terza puntata del Conte di Anathram e il nuovo episodio de La storia dell’arte di Topolino. Come già in occasione di altri numeri, anche per questo #3299 mi occupo della serie ideata da Roberto Gagnor:

L’arte secondo Paperoga

Qui, Quo, Qua arrivano alla finale di un concorso artistico per giovanissimi insieme con l’antipatico e viziato ragazzetto più interessato al successo personale che non alla ricerca della sua strada nel mondo (significativi, in questo senso, i continui hashtag che riempiono i dialoghi di quest’ultimo). Per la finale i contendenti devono essere accompagnati da un mentore e i tre nipotini, non avendo altri disponibili, finiscono nelle capaci mani del buon Paperoga.
Grazie a quest’ultimo e al suo lontano parente Paperogue Duchamp, oltre che all’articoletto che introduce la storia, i lettori vengono condotto all’interno del mondo in qualche modo anti-artistico del dadaismo, che per l’occasione ottiene un da in più all’inizio. La storia si rivela una divertente sequela di sabotaggi e di tentativi creativi da parte di Paperoga di recuperare la situazione, ovviamente tutti in linea con la filosofia dadaista. In questo senso la scelta di Paperoga si rivela particolarmente azzeccata, anche per mostrare le perplessità che questo genere di arte generava in pubblico e critica, come mostrato da molte battute dei personaggi secondari.
Lo stile abbastanza classico di Libero Ermetti, che ricorda molto quello dei disegnatori in forza al Comicup Studio, in un paio di occasioni presenta dei guizzi particolarmente interessanti, come con il Paperoga supplicante delle prime pagine o con l’esplosione dell’ultima opera artistica di Qui, Quo, Qua a causa del sabotaggio del loro rivale, in una vignetta a suo modo dadaista.

Dadaismo

Lo studio di Marcel Duchamp – via wikipedia

Come scrivevo prima, la scelta di Paperoga è risultata particolarmente efficace, in particolare perché il dadaismo aveva come elemento fondante quello di allontanare l’arte dai luoghi comuni e dagli schemi logici e razionali, puntando l’attenzione su stravaganza e umorismo, elementi questi ultimi tipici proprio di Paperoga.
Il movimento dadaista che ha coinvolto varie forme d’arte (pittura, scultura, letteratura, …) nacque in Svizzera durante la prima guerra mondiale come risposta neutrale ai venti bellici: fu proprio questa la motivazione principale che spinse gli artisti ad aderire al movimento culturale che vide le sue figure cardine nel regista teatrale Hugo Ball e nel pittore, scultore e scacchista Marcel Duchamp. Non è un caso che la prima opera dada propriamente detta è La ruota della bicicletta di Duchamp, omaggiata nel finale della storia con Le ruote ammaccate di Qui, Quo, Qua!
Lo stesso Duchamp è anche colui che conia il termine di ready-made, che sta a indicare l’uso di oggetti di vita quotidiana che, estratti dal loro contesto usuale, diventano portatori di un messaggio differente. Certo questa idea non rende meno equivoche le opere: ad esempio il primo ready-made propriamente detto, The bottle rack, venne buttato nella spazzatura dalla sorella di Duchamp mentre stava facendo un repulisti generale durante uno dei viaggi dell’artista negli Stati Uniti.
Il ready-made più famoso di Duchamp è però la Fontana, che viene omaggiata nel finale della storia. I più cinefili tra i lettori penseranno sicuramente a uno splendido passaggio tratto dal film del 1985 di Luciano De Crescenzo, Il mistero di Bellavista, che vi vado qui sotto a presentare e con il quale chiudo questo breve articoletto:

La recensione completa del numero verrà pubblicata domenica su DropSea