I misteri del Nautilus

I misteri del Nautilus

Inevitabilmente in questo articolo vi scriverò della seconda e ultima puntata di 19999 leghe sotto i mari, nuova parodia Disney di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio del quasi omonimo romanzo di Jules Verne, ma quello che abbiamo visto nelle ultime due settimane su Topolino non è l’unico Nautilus che ha “solcato” le pagine dello storico settimanale disneyano.

Ispirazioni

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Disegni del Plongeur – via commons

L’ispirazione per il Nautilus del Capitano Nemo è il Plongeur, sottomarino francese lanciato il 16 aprile del 1863. Il sottomarino venne sviluppato e progettato dal capitano Siméon Bourgeois e la costruttore navale Charles Brun, che iniziarono a lavorare al progetto nel 1859. Il suo primo viaggio avvenne il 6 ottobre del 1863 nel fiume Charente. La sua propulsione era ad aria compressa e per questo è considerato il primo sottomarino a non utilizzare l’energia umana per muoversi. Il primo sottomarino, infatti, era spagnolo e risale al 1562, almeno secondo quanto riportato da Joann Taisnier Hannon nel sui Opusculum perpetua memoria dignissimum, de natura magnetis et eius effectibus:

Due greci si immergersero ed emergevano nelle acque del fiume Tagus nella città di Toledo diverse volte alla presenta del Sacro Romano Imperatore Carlo V, senza bagnarsi e con la fiamma che portavano in mano ancora accesa.

Uno dei primi progetti di sottomarino, invece, risale al 1578, opera del matematico britannico William Bourne all’interno del suo libro Inventions or Devises.
Le informazioni più attendibili sul primo sottomarino risalgono, invece, al 1620 quando il tedesco Cornelius Drebbel ne costruì uno, mosso dalla forza dei remi, per conto di Guglielmo I d’Inghilterra.
Sembrerebbe che anche Leonardo da Vinci abbia realizzato una serie di disegni su un dispositivo simile a un sottomarino. Tali schizzi si trovano all’interno del Codice Leicester, redatto tra il 1504 e il 1508, e oggi di proprietà di Bill Gates. In effetti tali disegni sono relativi a una nave in grado di permettere a un essere umano di restare a lungo sott’acqua, ma decise di non divulgare tale progetto per paura che venisse utilizzata per affondare altre navi. In effetti Leonardo descrive qualcosa del genere anche nel Codice Atlantico, conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano.
Torniamo, però, al Plongeur: nel 1867 venne portato all’Esposizione Universale di Parigi un modellino del sottomarino. Fu in quell’occasione che Verne vide il modellino che lo ispirà per il suo romanzo 20000 leghe sotto i mari, pubblicato 3 anni dopo, nel 1870.

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I progetto del Nautilus di Fulton – via commons

La scelta del nome, però, non è stata suggerita dal mollusco, ma dal sottomarino progettato dall’ingegnere statunitense Robert Fulton. Progettato tra il 1793 e il 1797, venne varato nel 1800 non dopo varie peripezie da parte di Fulton stesso: l’ingegnere, infatti, provò a più riprese a ottenere il permesso di costruzione e i fondi necessari presso il governo francese, enfatizzando il ruolo che la sua invenzione avrebbe potuto giocare nel rompere il dominio navale britannico. Solo al terzo tentativo gli venne concesso tale permesso.
Il primo Nautilus era in fogli di rame montati su un’intelaiatura in ferro. Costruito presso il cantiere Perrier a Rouen, era lungo 6.48 m e largo 1.93 m. La propulsione era fornita da un’elica a vite mossa da una manovella. La chiglia in ferro cavo era il serbatoio con la zavorra, allagando o svuotando la quale era possibile modificare la linea di galleggiamento del sommergibile. Aveva anche due pinne orizzontali, controllate da un timone, per la navigazione. Era, inoltre, dotato da un cupolino di osservazione e da una vela pieghevole utilizzata per la navigazione in superficie.
Viene spesso citato come il primo sottomarino funzionante, trovando spazio anche ne Il tiranno dei mari, scritta sempre da Artibani per i disegni di Corrado Mastantuono, dove Fulton viene anche citato esplicitamente.

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Per la salvezza del mare

Come abbiamo visto settimana scorsa, Nemo era originariamente un principe polacco, ma la sua nazionalità venne prima nascosta e poi modificata a causa dei timori dell’editore di Verne nei confronti dei lettori russi. A recuperare parzialmente la nazionalità originale di Nemo ci pensò proprio Walt Disney grazie alla pellicola del 1954 diretta da Richard Fleischer con Nemo interpretato da James Mason.
Come nel romanzo, il Nautilus veniva utilizzato da capitano per vendicarsi dei torti subiti (lo sterminio della sua famiglia), ma ne Il mistero del Nautilus di Giorgio Pezzin e Franco Valussi viene introdotta una tematica più attuale e meno bellicosa: la difesa dei fondali marini dallo sfruttamento della pesca a strascico.

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Nella storia Topolino e Pippo, per risolvere il mistero di una loro foto insieme con quello che sembra il capitano Nemo, tornano al 1859 per imbarcarsi sulla Seraphine, nave britannica partita dal porto di Portsmouth il 12 aprile di quello stesso anno e affondata durante la sua traversata della Manica di fronte alle coste della Normandia. In quell’occasione i due vengono raccolti su uno sgangherato Nautilus costruito da un Nemo un po’ rintronato e affetto da piccole amnesie che si sta impratichendo nell’uso del suo sommergibile. Come detto, vuole utilizzarlo per la difesa del mare contro gli inquinatori. Durante la storia, infatti, Nemo, con l’aiuto di Topolino e Pippo, si lancia, con scarso successo, prima contro un peschereccio di frodo e poi contro una carboniera che sta scaricando rifiuti in mare.

Avventure sottomarine

topolino3356-pippo_nemoPer assurdo che possa sembrare, la seconda puntata di 19999 leghe sotto i mari risulta avere meno verve del primo episodio, nonostante gli eventi prendano una decisa accelerazione a causa dell’ammutinamento da parte di Truffaldin Faraboot, interpretato da Macchia Nera. La cattiveria di quest’ultimo, parzialmente scontata conoscendo il personaggio, risulta, insieme a Pippo Nemo e alle gag con Paperino, gli elementi più interessanti dell’episodio. Truffaldin Faraboot, inoltre, grazie al colpo di scena di cui è protagonista, serve per introdurre i lettori al seguito della parodia, Il capitano Nemo e l’isola misteriosa, che suggerisce anche l’esistenza di un’intera dinastia di geniali e bislacchi pippidi ferratissimi in campo scientifico.
Efficacissime e divertenti, poi, le gag con Paperino, in particolare quella in cucina, che ricordano i corti animati classici con il personaggio. Pippo Nemo, poi, che come abbiamo già rilevato non ha nulla in comune con il tormentato personaggio di Verne, è invece amante del mare e un insaziabile esploratore che coinvolge il lettore grazie al suo ottimismo. E forse sarà un caso se la storia è arrivada proprio in questo difficile periodo di contagio mondiale, ma effettivamente è proprio quello di cui avevamo bisogno in questo periodo.
Ultima nota dedicata a Pastrovicchio, che conferma le sue abilità nella rappresentazione degli ambienti sottomarini di cui è ricca la parodia. In particolare colpisce su tutti il suo Ned Gamb, interpretato da Pietro Gambadilegno che prende il posto del Ned Land di Kirk Douglas, è squisitamente gottfredsoniano e, graficamente, il personaggio più efficace insieme allo stesso Pippo Nemo, che invece colpisce per la ricchezza e il dettaglio del suo abbigliamento.