
Il suo stile pittorico lo ha inizialmente portato ad occuparsi di illustrazioni e copertine, come quelle per gli storici settimanali Scorpio e Lanciostory dell’Eura.
L’ingresso nello staff del progetto King Comics ed il lavoro a fianco dell’art director Claudio Castellini, poi, gli hanno permesso di affinare anche la narrazione sequenziale e l’arte dello storytelling, aprendogli le porte dei principali editori europei. Oltre alle varie copertine per la filiale della Marvel in Europa e per numerose case produttrici di videogames (come la Konami o la Microid), infatti, ha pubblicato il fumetto SKP per la tedesca IPP e sta terminando il terzo volume della serie L’Empire Eternel per Soleil, una fra le più importanti case editrici francesi, pur lavorando a tempo pieno per Wizard of the coast, il più grande produttore al mondo di giochi di ruolo, creatore anche della saga Dungeons & Dragons. Ma già si vocifera di una sua prossima collaborazione con la DC Comics e la Marvel USA…
Grazie all’operato di Giuditta De Santis, Alessandro Greco, Fiorentino Sarro e tutti quelli dell’Associazione Dioniso, il pubblico ha avuto l’opportunità di ammirare i disegni di Lucio Parrilo all’interno della manifestazione “Calabria Cartoon“, svolta presso il Centro commerciale Metropolis di Cosenza dal 28 Febbraio al 6 Marzo. Proprio per questa occasione, il disegnatore ha anche rilasciato un’intervista molto interessante, incentrata specialmente sul rapporto fra l’autore, il fumetto e la sua regione natia…
A che età hai iniziato a disegnare e cos’é che ti ha spinto a farlo?
Ho incominciato prestissimo, ero un ragazzino e la passione per i fumetti è nata grazie a mio padre che mi portava a casa svariati fumetti della Disney, Tex e di Jacovitti. Essendo mio padre uno scultore e pittore ad alti livelli, la sua presenza e i sui consigli mi hanno dato la giusta spinta a voler migliorare sempre di più e a non accontentarmi, ogni piccolo ostacolo era un muro da abbattere.
In Calabria, dove sei nato e vissuto per molto tempo, c’era interesse per il fumetto e l’illustrazione oppure ti sei sentito un lupo solitario, un pesce fuor d’acqua?
Intorno a me non c’era per niente interesse, anzi c’era molta ignoranza in materia. A scuola e anche al liceo artistico il fumetto è sempre stato considerato inferiore rispetto alle altre forme di espressione artistica, se avessi ascoltato le persone che avevo intorno ora sarei un disoccupato laureato in psicologia o forse un madonnaro…..
Cosa ti ha spinto ad andare via dalla Calabria?
Sono andato via a 17 anni, perché quì non c’era quello che cercavo, ovvero non c’era la possibilità di crescere tecnicamente ed artisticamente e soprattutto di avere opportunità dal punto di vista lavorativo.
I giovani d’oggi sono fortunati, basta un click e hai la possibilità di vedere artisti e disegnatori da tutto il mondo quando ero ragazzino io, non si trovavano nemmeno i libri di illustratori come Vallejo o Frazetta, o Rockwell (che sono i nostri pittori contemporanei i quali un domani saranno nei più famosi musei) il primo libro che mi ha dato una scossa di adrenalina l’ho comprato a Roma a 17 anni, fino ad allora conoscevo solo l’Adorno di storia dell’arte.
Nel tuo modo di illustrare e disegnare c’é una matrice che appartiene alle tue origini? Il tuo immaginario ha degli elementi riconducibili alla Calabria, ai suoi luoghi e paesaggi o alla sua cultura e storia?
Sicuramente si. La mia terra e soprattutto il meraviglioso mare della Calabria con le sue spiagge e la natura incontaminata e i sui profumi li porto con me sempre, e inconsciamente si rispecchiano nel mio modo di esprimermi, torno sempre volentieri in Calabria e sono orgoglioso di esserci nato.
Fare quello che fai è stata una scelta precisa o visto che avevi talento lo hai semplicemente sfruttato?
È sempre stato il mio sogno, era il mio obiettivo, ci ho creduto, ho sudato tanto e ho superato molte difficoltà per arrivare a conquistare quello che ho, e più vado avanti e più credo di volere obiettivi sempre più lontani da tutti i punti di vista, anche tecnicamente sono sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni che possano permettermi di migliorarmi. Quando si è in competizione con illustratori e artisti di livello internazionale e sai che la tua copertina verrà messa a confronto con quelle di “mostri sacri” come Vallejo, Frazetta, Lockwood, Fabry, etc. che prima di te hanno pubblicato per quella stessa case editrice, devi dare il meglio di te e devi riconoscere i tuoi errori per poter crescere.

Penso che molti ragazzi che hanno questa passione potrebbero avere la possibilità di imparare e di studiare senza dover lasciare la propria terra, molti giovani hanno le capacità ma non hanno le possibilità economiche di andare a studiare in un’altra città.
È facile trovare lavoro in questo campo se si è bravi oppure sono pochissimi i fortunati che arrivano a vivere di questo lavoro?
È molto difficile, ormai per lavorare in questo campo bisogna andare all’estero, in Italia il mercato dei comics è in discesa, le case editrici Italiane pagano poco e per poter vivere di questo lavoro bisogna andare fuori dall’Italia, una volta si partiva per Milano o Roma, ora si parte per andare in Europa, America o Giappone, bisogna conoscere l’inglese molto bene, e si è in competizione con milioni di illustratori e disegnatori bravissimi che arrivano da tutto il mondo, quindi bisogna essere preparati tecnicamente, è anche vero che con internet si ha la possibilità di essere ovunque virtualmente e ciò facilità la cose perché si può essere con la propria galleria virtuale nell’ufficio della più grossa azienda Americana, il problema è che come te allo stesso modo altri disegnatori fanno lo stesso ogni giorno dal Canada, dal Giappone, dalla Turchia o dalla Finlandia e credetemi…..c’e gente che fa paura per quanto è brava.
Quanto pensi che imparare a disegnare e fare fumetti sia importante come base formativa per lavorare nel campo dei nuovi media, dalla televisione a internet?
Il disegnatore di fumetti è un artista completo, deve conoscere l’anatomia e la prospettiva meglio di qualunque altra cosa, deve saper creare città e mondi fantastici, scene drammatiche e d’azione meglio di un film, e una persona con tutte queste qualità ha sicuramente più possibilità di altra gente di inserirsi nel campo lavorativo multimediale ad esempio per la creazione di Video Games o effetti speciali per il cinema e tv ma anche lì bisogna avere il coraggio di prendere il proprio book e partire.
Se dovessi per motivi di forza maggiore fare un altro lavoro che lavoro sceglieresti?
Modellatore 3D per il cinema.
Viste le nuove possibilità di lavoro on-line hai mai pensato, una volta che ti sarai completamente affermato e sarai diventato un nome nel tuo campo a livello internazionale, di ritornare in Calabria e fare uno studio qui, magari impiegando risorse calabresi e contribuire alla crescita della tua terra?
La Calabria è una terra meravigliosa che lentamente sta crescendo ed è positivo che ci siano persone che contribuiscono a migliorarla, purtroppo una della cose che frena la crescita della Calabria è il fatto che ci siano persone che non vogliono pensare in grande, tutto quello che si fa (con sudore e dispendio di energie e soprattutto di denaro…) lo si fa in piccolo e in maniera mediocre pensando che tanto rimane in casa o nel proprio paesino e nessuno al di fuori di noi stessi lo vedrà…
Io personalmente sono affascinato dal resto del mondo, confrontarsi con culture e menti diverse mi aiuta a crescere, nella vita quotidiana c’é tanto da imparare e da scoprire e tutto ciò mi spinge lontano da casa.
Qual è il miglior consiglio che puoi dare ad un giovane disegnatore che vuole lavorare nel campo dell’illustrazione e del fumetto?
Disegnare talmente tanto tutto il giorno sempre, fino ad avere gli occhi rossi alle 4 di mattina davanti al proprio tavolo da disegno e se cristiano… pregare Dio.
Per maggiori informazioni su Lucio Parrillo e per visionare una parte del suo incredibile portfolio, visitate il sito ufficiale dell’autore.
Foto: Kristy Lynn Bryant







– Disegnare talmente tanto tutto il giorno sempre, fino ad avere gli occhi rossi alle 4 di mattina davanti al proprio tavolo da disegno.
In tal caso però dove lo si trovca il tempo anche per lavorare alla propria storia?
Io disegno ma scrivo anche.