Mirka Andolfo home2

Mirka Andolfo racconta il corpo femminile tra ironia, fantasy e libertà

15 Luglio 2026
L’autrice di Sweet Paprika e del manifesto di Trapani Comix & Games 2026 riflette su body shaming, rappresentazione femminile, religione e rapporto con i lettori.
Leggi in 6 minuti

Tra le protagoniste del Trapani Comix & Games 2026 c’è Mirka Andolfo, autrice del manifesto ufficiale della manifestazione e tra le fumettiste italiane più apprezzate a livello internazionale. L’abbiamo incontrata per parlare del suo modo di raccontare protagoniste femminili lontane dagli stereotipi, del body shaming, del rapporto tra ironia e fantasy

Mirka andolfo trapani

Buon giorno Mirka e grazie per il tuo tempo. Negli anni sei riuscita a costruire una carriera internazionale mantenendo però una voce artistica molto personale e riconoscibile. Ti è mai capitato di percepire aspettative diverse tra il pubblico italiano e quello estero, magari nel modo in cui leggono i tuoi personaggi o interpretano i temi delle tue opere?
Bella domanda, pure bella complessa perché ci devo pensare bene. Onestamente no, non ne ho percepito particolari differenze. Forse perché il mio modo di raccontare cerca di rivolgersi in maniera universale a tutti. Da me solitamente ci si aspetta magari una tipologia di fumetto specifico, che sia con personaggi femminili, che abbia dei lati un po’ sexy, che abbia anche dei lati un po’ avvincenti, d’azione. Però a  me piace molto variare nelle mie opere, perché io sono così tra l’altro. Non è una cosa fatta a tavolino, seguo tanto il mio gusto personale. Passo anche dall’ umorismo all’ horror e secondo me questa è una cosa che ha aiutato a differenziare il mio pubblico.

Image

Nelle tue storie convivono spesso sensualità, ironia e momenti di forte vulnerabilità emotiva. Mi viene in mente la protagonista di Blasfamous, Clelia, che è combattuta se continuare a fare quello che ha fatto per secoli oppure salvare l’umanità. Hai l’impressione che questi elementi nascano spontaneamente dal tuo modo di raccontare oppure c’è un lavoro molto preciso nel calibrare il tono per evitare che uno prevalga sugli altri?
Secondo me deve esserci sempre un tema principale. Poi a me piace contaminare questo tema ad altre cose. Per esempio c’è anche la mia serie Mercy che è molto più seriosa, tra virgolette, rispetto a Blasfamous.
L’obiettivo era di raccontare qualcosa di horror, di gotico. Però cerco sempre di metterci una contaminazione anche umoristica, in minima parte, che non deve sovrapporsi al tema principale della storia, al cuore della storia. Perché secondo me serve soprattutto a non creare staticità. Anche opere più comiche hanno magari degli elementi più seri, come Sweet Paprika. Chi non l’ha letto potrebbe pensare sia semplicemente un fumetto umoristico, sexy.  In realtà in Sweet Paprika c’è tantissimo: si parla di rapporto col proprio corpo, con le aspettative, lo shaming rivolto alle donne quando si mostrano molto attive su certi aspetti della vita, come la propria sessualità.

In questa edizione del Trapani Comix sei stata una delle protagoniste di un incontro col pubblico dedicato al tema del “body shaming”. Guardando al tuo lavoro, hai notato una certa sensibilità sul tema nel mercato italiano del fumetto ed in quelli esteri? Noto che sul mercato americano c’è più attenzione nel cercare di diversificare l’aspetto dei personaggi.  Una cosa che secondo me è importante è che è giusto che tutti i lettori possano identificarsi in un protagonista, in un’eroina dal quale prendere esempio, senza sfociare poi ovviamente nel troppo didascalico.
Per esempio in Blasfamous, la protagonista è sovrappeso, però ho cercato di fare in modo tale che non fosse il tema principale di questo fumetto. Questo fumetto parla di altro, è una storia soprannaturale, un po’ comica, un po’ horror, dove c’è questa protagonista che deve sfidare delle forze superumane. E per me è importante mettere questo tipo di protagonisti in storie dove non si parla di corpi, perché una cosa che ho notato è che alle volte si tende, per esempio, a prendere un personaggio sovrappeso e metterlo in una storia che parla del fatto di essere sovrappeso, che è una cosa che ci sta, però alla lunga può diventare didascalico. Secondo me, è molto più potente far capire al lettore che questi personaggi non hanno niente di meno rispetto agli altri e possono anche esplorare storie per le quali all’apparenza non sono costruiti.

Photo 5801170790538481206 y

In Blasfamous tratti il tema della religione. Qual è il tuo rapporto con la religione? 
Io non sono particolarmente credente, però rispetto tutte le religioni, per via del mio background. Ci sono delle figure che mi piace trattare e interpretare a modo mio, dando loro anche un po’ di umanità. Poi mi piace giocare molto con i contrasti, con le aspettative. M piace mettere per esempio i diavoli che magari si sono ricreduti sulla loro natura, oppure i diavoli buffi come in Sweet Paprika, dove i diavoli spesso sono dei personaggi molto comici e sono anche pieni di contraddizioni, nonostante siano dei diavoli. Per esempio in Sweet Paprika, la protagonista Paprika è un diavolo ma è molto timido, ha dei timori a livello sessuale, che magari dal personaggio diavolo non te lo aspetti, mentre l’angelo è un Don Giovanni.

Anche nei colori cerchi il contrasto?
Cerco sempre questa specie di contrasto, poi in verità dipende anche dal progetto. Per esempio Mercy che è molto più classico nel progetto, è molto gotico, c’è una colorazione molto desaturata, che tra l’altro io adoro. Su Blasfamous volevo creare un effetto pop, e quindi sono andata sul contrario, ho cercato di mettere colori molto accesi, e poi colori più cupi in alcune scene. Quello che volevo è che il lettore sfogliasse tutto, abituandosi a questi colori fortissimi, per poi avere questo contrasto con dei colori molto più scuri, molto più incentrati magari sul rosso, sul blu, perché è una sorta di twist a livello visivo. Mercy, invece, era tutto il contrario. Il fumetto è ambientato in una cittadina molto fredda in Nord con questa atmosfera molto fredda. E qui le tavole sono tutte rappresentate con colori freddi, tutte in una monocromaticità che a un certo punto esplodeva con colori vivacissimi, quando entrava in scena il personaggio alieno.

In un’epoca in cui il rapporto con il pubblico passa tantissimo dai social, che valore ha ancora per te l’incontro di persona nelle fiere? C’è qualcosa che il contatto diretto con i lettori ti restituisce e che invece online non riesce ad arrivare?
Per me il contatto di persona è importantissimo. Secondo me sul web non è la stessa cosa, per quanto sia importante. Diciamo che sul web tutto va in pasto a chiunque, non c’è un vero dialogo. Invece ci sono delle persone che vedo da quando ho iniziato, nel 2003, e quindi è anche piacevole stabilire un rapporto, per quanto, magari, sia breve perché è relegato nella durata del firmacopia. Però mi fa piacere vedere l’essere umano che c’è dietro al lettore. È veramente bello vedere che ci sono delle persone che hanno letto i miei fumetti, hanno pensato “mi piace questo fumetto, mi piace questo personaggio”.

Image

Il manifesto è spesso il primo elemento che racconta l’identità di una fiera e quest’anno il Trapani Comix vanta la tua firma. Cosa hai provato quando hai finito di disegnarlo? E a cosa ti sei ispirata per realizzarlo?
Mi sono ispirata alla figura del pirata Serisso. La storia è molto violenta: il pirata a un certo punto uccide sua moglie, ma io volevo dare la rivincita alla moglie, rendendo lei una piratessa, ovviamente modernizzata, spaziale.

Ti interessa più raccontare mondi fantastici o usare il fantastico per parlare di emozioni reali? 
Tutte e due, ma di più la seconda. Io faccio fumetti che sono sovrannaturali, non c’è il mondo vero. Oppure, quando faccio il contrario e racconto cose quotidiane, cerco sempre di metterci qualcosa di sovrannaturale, di fantastico, di fantascientifico; per esempio Sweet Paprika è una storia super realistica, però i personaggi non sono umani.

E c’è un personaggio che senti ancora incompleto e che vorresti tornare ad esplorare?
Io cerco di fare le storie sempre abbastanza brevi, perché poi non vedo l’ora di saltare già al prossimo progetto. E quindi mi ritengo soddisfatta di tutte le cose che ho concluso, per ora. Alle volte  penso a  Sweet Paprika e mi piacerebbe esplorarlo nuovamente se mi dovesse mai venire un’idea nuova, però lo farei solo se ne valesse veramente la pena, altrimenti no.

Intervista realizzata dal vivo al Trapani Comig & Games il 22 maggio 2026.

Mirka Andolfo

Mirka andolfo

Mirka Andolfo è una pluripremiata illustratrice e sceneggiatrice italiana, creatrice di serie di successo internazionale come Sweet Paprika, Mercy, Unnatural e Blasfamous. Le sue opere hanno superato il milione di copie vendute a livello mondiale e sono pubblicate in oltre 25 Paesi, inclusa il Giappone.
Founding Creator dell’editore statunitense DSTLRY, dal 2015 lavora come autrice e artista per DC (diventando il primo autore italiano a scrivere e disegnare una storia per l’editore) e per Marvel, dove ha creato graficamente personaggi come Red Dagger (Ms. Marvel) e Hulkette (Sensational She-Hulk).
Ha collaborato inoltre con alcuni dei principali editori internazionali, tra cui The Walt Disney Company, Star Comics, BOOM! Studios, Image Comics, Panini Comics, Dynamite e Glénat.
Come illustratrice e content creator, ha inoltre preso parte a campagne di marketing e comunicazione per brand e media company quali Sky, Celsys, Paramount, Warner Bros., 20th Century Studios, Netflix, OVS e Juventus.

Maria Concetta Amato

Maria Concetta Amato

Nata nel 2000 a Palermo, ha sempre coltivato una grande passione per la letteratura e la scrittura. Dopo aver conseguito la laurea in Lettere Classiche nel 2022, ha deciso di spingermi oltre i confini della tradizione, trasferendosi a Genova per immergersi nel mondo dell’editoria moderna. È lì che ha completato il suo percorso magistrale in Informazione ed Editoria, presentando una tesi intitolata Il Mercato del Fumetto Italiano: Analisi e Prospettive, una riflessione su un settore in continua evoluzione che non smette mai di affascinarla. Ama leggere, scrivere e perdersi nelle storie delle serie TV, ma ciò che più la appassiona è condividere queste riflessioni online. Il suo sogno è lavorare in una casa editrice, idealmente specializzata in fumetti, dove poter contribuire alla nascita e alla diffusione di nuove storie capaci di emozionare e sorprendere. Il suo obiettivo è trasformare la passione in un mestiere e contribuire a rendere il mondo dell’editoria un po’ più magico.

Commenta:

Your email address will not be published.