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“Non ho niente da dire” e l’indigesto senso del silenzio

5 Novembre 2026
Attraverso un racconto tacitamente eloquente, Ripane disegna le contraddizioni della società delle opinioni.
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Aprendo Non ho niente da dire si viene travolti dal rumore. Tremolanti urla meccaniche ci accolgono in una fabbrica che strizza l’occhio a quelle che sembrano le sue ispirazioni cinematografiche: i ritmi di Modern Times di Charlie Chaplin e gli scenari di Metropolis di Fritz Lang. Dietro il nastro trasportatore, operai plasmano e inscatolano baloon perfetti sui quali vengono impresse frasi di autoaffermazione dall’ascendenza “social”.

Tra gli ingranaggi, comunicare e nutrirsi – che sia di cibo o di pensieri – è fortemente proibito: a parlare sono solo gli onnipresenti billboards che sponsorizzano con slogan rassicuranti la merce prodotta: opinioni facili da comprare e da rinnegare.

Leggendo il nuovo fumetto di Alessandro Ripane, accompagniamo un operaio in una pausa pranzo che, in poco meno di trenta pagine, si trasforma in una caccia al topo.
Tramite una sgradevole scoperta, il protagonista comprenderà che preferire il silenzio alla vacuità intellettuale si paga con la morte; la sua curiosità lo condannerà a non avere niente da dire e la scomoda sentenza lo seguirà per tutto il racconto, dando inizio ad una sistematica persecuzione all’insegna dell’incomunicabilità. Anche quando una figura femminile sembra concedere respiro all’asfissiante vicenda, il costante stato di polizia non lascia spazio neppure a parole d’amore.

Il tratto morbido e cartoonesco di Ripane viene controbilanciato da toni cromatici cupi e dalla disturbante conformazione dei personaggi, che rendono l’atmosfera inquietante. Servendosi unicamente di onomatopee e baloon, un fumetto muto diventa assordante e claustrofobico: Ripane difende il silenzio con un racconto che, servendosene, lo bandisce; la sua distopia è uno specchio che, spolverato da un protagonista dai tratti bonariamente grotteschi, riflette gli ipocriti imperativi che dominano le interazioni contemporanee e deformano il concetto di libertà di espressione.
Nel finale, la sapiente metafora narrativa tocca collateralmente temi come disoccupazione e salute mentale, traducendo l’impossibilità di vivere in una condanna a esistere.

Abbiamo parlato di:
Non ho niente da dire
Alessandro Ripane
Eris Edizioni, 2026
216 pagine, brossurato, bianco e nero – 22,00 €
ISBN: 979-1282344333

Linda Sorrentino

Linda Sorrentino

Linda, classe ‘01, gravita intorno al mondo del fumetto da qualche anno e intorno alla scrittura fin da bambina. Ogni tanto cambia Paese per studio, per lavoro o per noia; tra Spagna, Francia, Grecia e Belgio approfondisce lo studio del fumetto umoristico come strumento di resistenza, su cui incentra la sua tesi magistrale italo-francese dedicata a "La Débauche" e collabora con il gruppo di ricerca in Comics Studies dell’Università di Gent, a cui spera di unirsi per un dottorato.
Oltre a girovagare, studia alla Scuola Romana dei Fumetti e segue i pazzi corsi di Hurricane Ivan, grazie al quale si interessa al fumetto underground italiano e internazionale. Sogna di realizzare una storia a vignette che possa rendere giustizia a tutti gli strani personaggi che ha incontrato viaggiando. Ogni tanto, per staccare, suona la chitarra e tira di spada. Attualmente traumatizza liceali in Francia con la grammatica italiana.

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