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Lucas Museum of Narrative Art – un museo a portata di mano

4 Novembre 2026
Taschen raccoglie in un cofanetto di due volumi il catalogo del nuovissimo museo dedicato all’arte narrativa realizzato da George Lucas.
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Dopo circa vent’anni di contrattazione, progettazione, lavori e imprevisti (tra cui la pandemia), George Lucas è riuscito a realizzare un sogno nel cassetto capace di arricchire il panorama culturale odierno: la costruzione e l’apertura del Lucas Museum of Narrative Art a Los Angeles. In concomitanza con l’inaugurazione del museo (e con la collaborazione dello stesso Lucas), Taschen ha realizzato un corposo catalogo in due volumi dove il lettore viene virtualmente guidato tra le varie sale e collezioni che ne fanno parte.

Come si può intuire dal nome scelto, Lucas ha creato questa esposizione per raccogliere opere d’arte provenienti dai media più disparati dal 1900 in poi e dare a quest’ultime una dignità museale finora riservata solo a forme artistiche “maggiori”. La collezione esposta, raccolta dal cineasta in più di cinquant’anni, ha come focus l’arte narrativa: un insieme di opere, che spaziano dall’arte muraria, a dipinti, illustrazioni, fotografie e cover per riviste, in cui l’arte racconta e modella il mondo. Ci sono opere che esprimono credenze, appartenenza a modelli e stilemi sociali, ma anche lavori e creazioni che, oltre a comunicare dei valori, lavorano sull’immaginazione espandendone i confini con il fine ultimo di far nascere negli osservatori stimoli su cui riflettere e dialogare.

Il percorso utilizzato da Taschen in questi due volumi, per districarsi nell’immensa collezione del Lucas Museum, vede una prima parte focalizzata sulla comunione di vita e di storie, mentre la seconda si concentra sull’immaginazione e sul perseguire delle visioni. In entrambeil punto di vista è, per forza di cose, centrato principalmente sull’America, con un occhio attento e onesto a evidenziare tanto gli aspetti “meravigliosi” che le storture proprie della società americana.

Storie e vite in comune

Il concetto alla base di tutto il museo è dare rilevanza a quell’arte capace di veicolare messaggi, identità e appartenenza. Tutti questi elementi danno luogo alla società in cui viviamo, che sin dalle origini è stata plasmata e orientata da immagini che, a seconda degli specifici contesti di riferimento (culturali, politici e storici), inevitabilmente riflettono priorità e prospettive di coloro che le realizzano. Partendo dalla Storia, si ha un primo sguardo sull’interpretazione di alcuni eventi, come nel dittico di Felix Darley legato alla guerra civile americana: l’autore trasla il contesto del sanguinoso conflitto in un ambiente casalingo, umile, con il primo quadro dove una famiglia saluta un giovane volontario che parte in guerra mentre, nel secondo, quest’ultimo viene accolto a casa a guerra conclusa. Le scene presentano la stessa casa vista da due angolazioni diverse, ma a cambiare è soprattutto il contesto e le emozioni che trasmettono. Nel primo caso la famiglia si aggrappa quasi al volontario, diretto verso una guerra da cui molti coetanei non faranno ritorno. Nel secondo invece si nota come al suo ritorno il soldato abbia con sé un bagaglio invisibile che lo appesantisce e lo cambia, trasmettendo più una stanchezza dell’animo che fisica. Questo lavoro di indagine a livello sociale, di ruoli e di archetipi che vengono smontati e riletti sotto una nuova lente, creano l’immenso corpus di arte narrativa del museo.

Tutto il primo volume, e buona parte del secondo, mantiene infatti una struttura che si potrebbe definire corale. A una prima introduzione legata alla Storia e all’interpretazione di quest’ultima, seguono altri passaggi in cui l’arte narrativa, partendo dal singolo, arriva alla comunità in un percorso progressivo e, inevitabilmente, anche conflittuale. Il primo passo di questo percorsoè legato alla sfera dell’immaginazione dei più piccoli: prima della parola e dei testi, i bambini entrano a contatto con numerose immagini che rappresentano e semplificano concetti anche di un certo spessore, dando una sorta di imprinting etico e valoriale che rispecchia i modelli sociali di riferimento. Da Alice nel paese delle Meraviglie al Gatto con gli stivali, l’arte narrativa ha permesso ai bambini un primo approccio visivo spesso fondamentale nell’orientare gusti e immaginari una volta divenuti adulti. Il gradino immediatamente successivo è quello in cui l’arte narrativa più simbolicamente accessibile si rivolge alla forma embrionale per eccellenza della comunità: la famiglia. Nel momento in cui l’arte si rivolge al nucleo familiare entrano in gioco altri fattori: contesto razziale, sociale, economico e politico portano a immagini diverse. Alla classica famiglia americana di primo ‘900, rigorosamente bianca con tanto di villetta nell’ordinata periferia, si contrappongono man mano che passano gli anni modelli diversi: si può passare a una rappresentazione di una famiglia nera non sposata, o ancora a una famiglia queer non inquadrabile nel matrimonio. Tutti questi elementi e queste variabili restituiscono anche in questo caso un’arte narrativa che evolvendo dall’immagine da “cartolina” racconta un’altra America, ugualmente esistente e necessaria di rappresentazione. In tal senso è emblematica l’opera Black Gothic di Kadir Nelson (del 2017), che richiamando esplicitamente American Gothic di Grant Wood (del 1930), sostituisce al contadino bianco e alla figlia (incarnanti l’America del mid-west) una famiglia nera, rappresentante l’America moderna.

La rappresentazione della comunità in senso più ampio e totalizzante si ha nella seconda parte del primo volume: all’inizio il lettore viene guidato tra dipinti e illustrazioni, comprese copertine e pagine interne di riviste, poi la matrice comunicativa cambia ulteriormente. Alle sempre numerose illustrazioni, che citano apertamente anche manifesti di propaganda tanto americana quanto d’oltralpe (replicando ad esempio le famosi immagini propagandistiche sovietiche), si aggiungono altre forme comunicative come i murales, il cinema e la fotografia. Nonostante la volontà di affrontare certe tematiche sia presente sin dall’inizio (vedi le opere legate alla schiavitù) questa è indubbiamente la parte più politica, in cui l’immagine dell’America vista precedentemente viene messa alla berlina, evidenziando i suoi lati più razzisti e retrogradi. Ci sono foto storiche, in pieno periodo segregazionista, ma anche opere estremamente moderne come GIANTS, Kikito, installazione dell’artista francese JR nel 2017 al confine tra Messico e Stati Uniti. Fotografia e cinema completano questo grande racconto: se infatti la prima cristallizza un momento e al contempo privilegia una determinata visione, che orienta chi si approccia al prodotto finito, il cinema fornisce una sintesi di questo lunghissimo percorso. Dalla pittura all’architettura, passando per la scultura e numerosi altri mezzi espressivi, il cinema rielabora elementi e stimoli, creando perfino mondi mai visti complessi come il nostro. Il pensiero ovviamente non può che andare a Star Wars dello stesso Lucas, che chiude il primo volume con una lunga carrellata di bozzetti su mezzi, architetture e popolazioni che hanno plasmato un intero immaginario.

Dal reale all’immaginabile

Il secondo volume ribalta la prospettiva del primo, partendo da una lettura corale che va via via restringendosi per focalizzarsi su singoli narratori. Se inizialmente il lettore viene guidato attraverso l’arte narrativa che racconta il singolo e la comunità, l’attenzione si sposta poi oltre la rappresentazione del reale e dell’ordinario. Tra le innumerevoli opere del museo (circa milletrecento selezionate da una collezione che ne conta più di quarantamila) Jessica Hundley, curatrice dei due volumi Taschen, conduce i lettori attraverso gallerie in cui l’arte narrativa trascende e travalica il “nostro” mondo per affacciarsi verso l’avventura, declinata in più forme e opere.

Nella rappresentazione di avventure, tanto interiori quanto esteriori, l’arte porta verso mondi immaginari,sia nei contenuti quanto nelle prospettive che presentano. Il secondo volume mostra come la realtà possa venire estesa con possibilità che vanno oltre l’esperienza immediata, pur restando ancorati alla percezione e all’emozione umana. Le gallerie selezionate seguono anche in questo caso un processo simile al primo volume: mantenendo una visione americano-centrica che parte dal West, il viaggio si sviluppa passando attraverso tutta la letteratura pulp, per poi sfociare nel fantasy e nella fantascienza e culminando infine nelle infinite sfaccettature del fumetto.

Col West e la sua mitizzazione, l’arte narrativa mostra come gli americani si proiettino in un contesto ideale: la frontiera rappresenta l’inesplorato e le figure tipiche del genere vengono reinterpretate in una chiave idealizzata in cui far confluire concetti di democrazia e reinvenzione sociale, con un’ideale foglio bianco da cui ripartire. In tal senso resta però fondamentale il controcanto che a questa realtà “elevata” affianca quella più cruda e senza fronzoli: un ovest dove la frontiera “inesplorata” è in realtà ricca di popolazioni indigene ed ecosistemi devastati dall’avanzata americana, con l’arte narrativa che soprattutto agli albori ha scisso la realtà dal mito, alimentando quest’ultimo e sublimandolo.

Se l’immaginario western viene presentato nell’ottica moderna di contrapposizione tra il mito e la realtà di un periodo pieno di ombre, il discorso cambia con il contesto pulp e romantico: l’arte narrativa associata alle riviste da edicola viene riletta non come semplice prodotto usa e getta, ma come frutto di uno studio capace di condensare in una scena emozioni ed esperienze intime e personali, che divengono una forma culturale condivisa in cui tutti possono riconoscersi. Il paradigma si sposta rispetto al West ma resta il concetto di fondo: identificazione e rappresentazione dei fruitori nell’opera e capacità di quest’ultima di raccontare tanto il presente che immaginare il futuro.

Questa capacità di raccontare emerge con forza anche nel fantasy e nella fantascienza: guardando a versioni immaginarie di passato e futuro, l’arte crea nuovi mondi ricchi di modelli e simboli che anziché far fuggire gli spettatori dalla realtà, ne permettono una riflessione intensa e critica. Conquesti generi si sperimenta, si crea e ci si interroga su nuove idee che spaziano dall’identità al concetto stesso di comunità, elementi già visti sotto un’altra lente proprio nel primo volume.

Questi concetti trovano espressione anche nell’ultima galleria, quella dedicata al fumetto, tra le forme di arte narrativa più accessibili, che si è reinventata più volte nel corso degli anni insieme alla stessa società. Dalle prime strisce umoristiche sui quotidiani fino a opere più moderne e impegnate, il fumetto ha sempre richiesto una collaborazione da parte del pubblico: le vignette e lo spazio bianco tra ognuna di esse esigono un intervento del lettore, che oltre a comprendere quanto rappresentato deve anche “colmare” mentalmente la lacuna tra ogni vignetta, in una sinergia tra autore e fruitore. La capacità del fumetto di essere sempre al passo coi tempi, e soprattutto di esserne uno specchio, ha permesso al medium non solo di restare una presenza fissa nell’immaginario collettivo, ma soprattutto di plasmarlo (spaziando nel corso del tempo tra una moltitudine di generi), grazie alla già menzionate accessibilità e fruibilità.

Tutte queste gallerie mostrano l’impatto dell’arte narrativa in diversi momenti ed epoche sulle comunità di riferimento, completando la parabola iniziata nel primo volume: rappresentando la comunità il punto di arrivo sociale qui vengono selezionate delle gallerie che mostrano l’influenza in senso ampio proprio su larghe fette della società, non lesinando sui pro e contro delle specifiche fasi ed evidenziando i casi in cui una visione parziale, solitamente legata alla popolazione bianca, non rispecchia la totalità americana.

La seconda e ultima parte del volume, restringendo la portata al singolo, si focalizza su alcuni artisti che, nel corso degli anni, grazie al loro lavoro si sono imposti come narratori di prim’ordine. Maxfield Parrish, N.C. Wyeth, Jessie Willcox Smith, Norman Rockwell, Thomas Hart Benton e Frank Frazetta sono tutti artisti che con le loro opere hanno segnato la memoria culturale collettiva facendo sì che il loro sguardo, personale e privato, riuscisse a imporsi come modello condiviso. Ognuno dei sei autori viene approfondito, mostrando gli elementi in comune a tutti i grandi narratori: la capacità di saper rendere universali delle visioni individuali, modellando il linguaggio e l’arte narrativa tramite la rielaborazione di miti, filtrati attraverso la loro personalissima lente.

L’arte narrativa raccontata

Il modo migliore per comprendere l’arte narrativa è viverla.

(George Lucas)

Con queste parole si apre il secondo volume, che ritengo possano ben riassumere l’esperienza di lettura dei due grandi volumi Taschen. Il lavoro di selezione delle opere, unito ai saggi e agli apparati testuali di Jessica Hundley, rendono estremamente viva e interessante la lettura. Se dal punto di vista cartotecnico la qualità Taschen è indiscutibile, con dimensioni generose (24.3 x 30.4 cm) e una stampa di altissima qualità che valorizza appieno tutte le opere scelte, la lettura è favorita dal percorso testuale e artistico dalla Hundley, che si districa tra una mole sconfinata di opere e gallerie selezionando una parte di queste a beneficio del lettore. Superato lo scoglio linguistico — i volumi sono esclusivamente in lingua inglese — la lussuosa edizione presentata in un solido cofanetto giustifica ampiamente il prezzo a cui viene proposta, in linea con tutta quella serie di volumi XL (come il primo volume della Star Wars library recentemente pubblicato) pensati per quei lettori che associano alla lettura anche il piacere della collezione.

Se il concetto di arte narrativa è il perno del museo, questo catalogo in due volumi ben contribuisce alla stessa idea di racconto, un’esperienza di lettura appagante che permette non solo di apprezzare le opere, ma di viverle ed esplorarle in tutte le loro sfumature.

Abbiamo parlato di:
Lucas Museum of Narrative Art
George Lucas, Guillermo Del Toro, Ryan Linkof, Jessica Hundley
Taschen, 2026
832 pagine, cartonato, colori, due volumi in cofanetto – 175,00 €
ISBN: 9783754405642

Daniele Garofalo

Daniele Garofalo

Nato a Catania nel 1996, si appassiona ai fumetti sin da piccolo, cominciando a leggere Diabolik, Topolino e Il Giornalino, scoprendo successivamente il fumetto americano ed europeo, eleggendo Batman suo faro guida nella vita di tutti i giorni. Laureato in Giurisprudenza e pianista a tempo perso, continua a coltivare la passione per i fumetti affacciandosi con interesse a nuovi autori e generi. A questo si accompagna un interesse sempre maggiore per cinema e videogiochi, forme narrative che condividono molto con il fumetto. Nel 2023 decide di portare la sua passione per la nona arte a un livello successivo cominciando la collaborazione con Lo Spazio Bianco.

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