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La mano verde: un viaggio psichedelico alla ricerca dell’equilibrio

22 Luglio 2026
Il capolavoro di Nicole Claveloux finalmente arriva in Italia in una bella edizione da Eris.
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Copertina Lamanoverde

A distanza di quasi cinquant’anni dalla sua prima apparizione in Francia, all’interno della storica rivista Metal Hurlant, finalmente approda in Italia la pubblicazione di un’opera di Nicole Claveloux, per troppo tempo negletta dagli editori nostrani. Una proposta, quella di Eris Edizioni, coraggiosa se vista nel contesto di un panorama editoriale che, per scelta o per necessità, troppo spesso propone novità omologate tra loro, per venire incontro ai gusti del grande pubblico.

Coraggiosa e spiazzante, per certi versi: in primo luogo perché si tratta di un’opera degli anni Settanta del secolo scorso in cui è chiaramente avvertibile, anche di primo acchito, la presenza di uno spirito anticonvenzionale che oggi è molto più difficile da trovare; in secondo luogo perché la rappresentazione grafica e la sceneggiatura sono chiaramente appartenenti a quell’epoca d’oro del fumetto europeo che rimane tutt’oggi un unicum rispetto ai più universalmente diffusi comics americani o manga orientali. Ma tutto questo non fa che rendere ancora più preziosa e necessaria questa prima edizione italiana. L’introduzione al volume, peraltro, fa un ottimo lavoro nel presentare l’autrice e collocarla nel suo contesto storico e culturale.

La mano verde è un racconto in cinque parti, dapprima serializzato nel 1977 su Metal Hurlant e poi riedito in volume da Humanoides Associés l’anno seguente.

La mano verde Tavola

In un appartamento buio, colorato con toni scuri, vivono una donna e un grande uccello (un corvo, forse) pessimista e depresso con il quale lei non riesce a comunicare. In cerca di comprensione, la donna si procura una pianta parlante e “affettuosa”, scatenando l’ira e la gelosia del corvo. In seguito a una forte lite, la donna involontariamente “cade” attraverso un muro della casa, ritrovandosi a girovagare in ambienti e mondi surreali popolati da personaggi un po’ folli, ciascuno con la propria psicologia contorta.
Tornerà a casa infine, per ritrovare il corvo che ha intrapreso un percorso di autocoscienza e provare a ricostruire una storia più autentica. Questa è la vicenda, a grandi linee; ma la storia di per sé non esiste, o non porta da nessuna parte; è più una sorta di flusso di coscienza in cui lasciarsi trascinare senza preoccuparsi della meta ma solo del viaggio.

In meno di quaranta pagine le due autrici (Claveloux ai disegni e inchiostri e Edith Zha ai testi) riescono a creare un mondo immaginifico in cui ambienti, personaggi, vegetali e animali appaiono e scompaiono senza seguire le logiche di una narrazione lineare. Anche i dialoghi sono scarni ma non importa: non bisogna lasciare che le parole distolgano dal fascino delle immagini.

L’atmosfera è del tutto surrealista, anche se priva di certi barocchismi tipici del surrealismo pittorico. Qui piuttosto è un surrealismo post-pop, coloratissimo e leggero, accostabile nel suo spirito più a Yellow Submarine che a un quadro di Dalì. Ci sono certamente numerosi simbolismi sparsi tra le pagine, ma la loro interpretazione resta del tutto aperta. Cosa rappresenta il grande uccello? Perché la donna attraversa il muro? Cosa significano i personaggi bizzarri che incontra? Non importa. Stiamo soltanto facendo un viaggio inedito e stupefacente, ma al tempo stesso un po’ nostalgico e malinconico.
L’uccello, a causa della mancanza della donna, si mette in discussione e decide finalmente di uscire di casa e imparare a comunicare le proprie emozioni e a dialogare col prossimo, superando un lungo blocco emotivo. Nel finale, i due si prendono per mano per andare in fondo al mare, in cerca di un nuovo percorso. Anche qui, inutile indulgere nella tentazione di cercare interpretazioni e simbolismi che servirebbero solo a contaminare un’esperienza di lettura che vuole essere puro godimento.

Il fatto che le due autrici siano donne di certo apporta alla storia un tono più intimo, a tratti anche poetico, di quanto non siano invece altre opere degli stessi anni realizzate da parte di colleghi uomini, Moebius o Druillet per esempio. Di quest’ultimo ritroviamo degli echi nei colori e nei dettagli del disegno; tuttavia Claveloux ha utilizzato per La mano verde una tecnica del tutto personale: la colorazione è realizzata direttamente sulle tavole mescolando inchiostro, tempera e aerografo. I toni prevalenti sono il blu, il verde scuro, il viola, ma l’impressione generale è quella di un caleidoscopio coloratissimo. In generale, il tono della combinazione testi-disegni mostra una sensibilità decisamente più femminile.

La mano verde tavola

Il volume ospita anche alcune storie brevi, scritte e disegnate interamente da Claveloux. Poche pagine ciascuna, ispirati al mondo delle fiabe tradizionali e della letteratura fantastica, ma con dei risvolti del tutto originali, grotteschi e spesso al limite dell’osceno.
Il paesaggio delle favole con i suoi archetipi psicologici e tutto il campionario di animali parlanti, mostri e principesse è ancora materia onirica, ma stavolta vista con uno sguardo sarcastico e dissacrante, che dona un volto del tutto umano ai personaggi fiabeschi, con connotazioni sessualmente esplicite o violente.
Le tavole qui sono realizzate in bianco e nero; l’assenza di colore fa emergere distintamente la finezza del tratto a penna di Claveloux, il dettaglio delle forme e la maestria dei suoi tratteggi.

La mano verde e altri racconti è l’esempio perfetto di quanto potessero essere immaginifici, originali, ribelli i fumetti di quella stagione europea, irripetibile per certi versi. Impossibile dare un giudizio accurato e compiuto su un’opera del genere; è una lettura che suscita sensazioni, emozioni, stati d’animo che restano nell’intimo del lettore e che sono difficili da trasporre in parole e analizzare lucidamente. Ma, in definitiva, non è questo che fa la vera arte?

Abbiamo parlato di:
La mano verde e altri racconti
Nicole Claveloux, Édith Zha
Traduzione di Boris Battaglia
Eris Edizioni, 2025
104 pagine, cartonato, colori – 25,00 €
ISBN: 9791280495792

Laura Cassarà

Laura Cassarà

Catanese, classe 1973, ha imparato a leggere sui fumetti, che poi sono diventati una costante della sua vita. Della sua infanzia ricorda nitidamente i becchi arrotondati dei paperi di Cavazzano e le tavole retinate degli albi dell’editoriale Corno. Da allora non ha più smesso di divorare ogni tipo di storia disegnata, tanto da volerne poi approfondire gli aspetti tecnici, formali e letterari (studiare è un’altra costante della sua vita, purtroppo). Per poter comprare i fumetti, lavora come ingegnere libero professionista e si occupa di tecnologie digitali. Nel 2013, riunendo due delle sue grandi passioni, ha pubblicato il saggio Goodbye Topolinia. Su architettura e fumetto (Malcor D’).

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