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La brutale solitudine della Luna

3 Agosto 2026
Filippelli e Canestrari realizzano per Eris Edizioni un fumetto in cui fantascienza e architettura fanno da sfondo a un racconto di solitudini.
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“Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?” – Giacomo Leopardi

Luna brutalista cover

La Luna è da sempre fonte di ispirazione poetica e di riflessione filosofica, spesso associata a sentimenti quali la solitudine e il senso di lontananza e di abbandono. Senza voler andare troppo a ritroso nei secoli, basta citare il Canto di un pastore errante dell’Asia di Giacomo Leopardi per capire quanto il satellite terrestre possa essere musa ispiratrice.
Ma la Luna è stata – ed è tornata a essere in questi anni – anche nuova frontiera umana, obiettivo concreto di uno sviluppo tecnologico che ha come spinta il mai sopito desiderio umano di esplorazione (e conquista), non limitato al pianeta che ci ospita. In questo, alla realtà degli allunaggi degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso e di quelli futuri di questa fine anni ’20 del XXI secolo, si è spesso affiancata la fantasia creativa e artistica di opere letterarie, cinematografiche e fumettistiche di genere fantascientifico. Opere nelle quali il genere è spesso servito per raccontare condizioni e sentimenti umani: di nuovo, solitudini, paure, sensi di abbandono.

Si iscrive nel filone appena descritto l’elegante volumetto di piccole dimensioni che ospita Luna brutalista, fumetto scritto da Luigi Filippelli per i disegni di Samuele Canestrari e pubblicato da Eris Edizioni. La storia segue gli ultimi quaranta giorni di servizio di un botanico, unico umano ad abitare una base lunare prendendosi cura della serra della stazione, seguendo la coltivazione sperimentale di alcune specie vegetali. Sola compagnia per il protagonista è quella dell’intelligenza artificiale che gestisce la base, Laika, che deve occuparsi anche del benessere fisico e psicologico del suo unico residente.

All’inizio della storia, l’uomo riceve un doloroso messaggio dalla moglie con il quale gli annuncia che lo sta lasciando. I giorni di servizio rimanenti sulla stazione sono scanditi per il botanico dalla routine lavorativa e dalla visione in loop delle lezioni universitarie della donna amata in una facoltà di architettura, in una sorta di tempo sempre più dilatato, onirico e sospeso.
Le lezioni registrate vertono tutte su una particolare corrente architettonica, quella brutalista, nata nel dopoguerra degli anni ’50 e che si identifica in edifici che privilegiavano l’essenzialità e la funzionalità, mettendo in evidenza con forza la rude e pura struttura portante degli stessi e il suo materiale costruttivo, il cemento armato (da qui il termine brutalista, dal francese béton brut, cemento a vista).

Se la Luna e la sua spoglia superficie sono il fulcro dell’ambientazione del fumetto, il riferimento architettonico è tanto elemento narrativo quanto anche elemento intradiegetico della storia. La base lunare è infatti ricalcata su Casa Albero (o Casa Sperimentale), complesso architettonico costruito a Fregene tra il 1968 e il 1975 dalla famiglia di architetti Perugini (marito, moglie e figlio), uno degli esempi più rilevanti del brutalismo italiano, visitabile ancora oggi. Un esperimento poetico affascinante, le cui varie componenti diventano gli spazi della stazione lunare, a cominciare dalla serra ubicata nella dependance sferoidale con ingresso a bilico verticale che è uno degli elementi più originali della costruzione.

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Fumetto e architettura sono linguaggi affini nei quali la componente grafica è per entrambi mezzo narrativo, assieme al testo: per raccontare una storia nell’uno, per descrivere un progetto nell’altra.
Spesso l’architettura diventa elemento narrativo pregnante, come nelle opere di Manuele Fior e Paolo Bacilieri. Quest’ultimo aveva omaggiato l’architettura brutalista residenziale milanese in Tramezzino (Canicola edizioni, 2018), sfruttando i fronti degli edifici come sfondo per le tavole in grande formato che raccontavano una storia d’amore universitaria.
Proprio le membrature e le strutture in evidenza degli edifici di questa corrente architettonica, che danno spesso origine a prospetti squadrati e riquadrati, si avvicinano molto alla struttura della pagina di un fumetto, che si suddivide in una griglia di vignette. Esempio tra i più illustri l’Unité d’Habitation di Marsiglia progettata da Le Corbusier, che non a caso viene anche citata in Luna Brutalista.

Filippelli crea di fatto due linee narrative all’interno della trama: una che segue la vicenda del botanico e una data dai video delle lezioni di sua moglie che si configurano in un vero e proprio excursus divulgativo sulla corrente architettonica brutalista. Ciò crea una sorta di dissonanza, sia all’interno del racconto sia nella routine quotidiana del protagonista, la cui visione ripetuta e continuativa dei video con le immagini e la voce della persona che lo ha lasciato dilata il tempo che gli rimane da passare in solitudine, destabilizzandolo da un punto di vista psicologico e di tenuta mentale.

Questa scelta riporta alla mente Mooned di Lorenzo Palloni, un altro fumetto solitario ambientato sulla Luna, con un taglio completamente surreale, che qui invece viene rifuggito a favore di una drammaticità più intensa.
Ancora di più, leggendo Luna Brutalista viene in mente Moon, pellicola del 2009 con regia di Duncan Jones (il figlio di David Bowie) che ha più di un punto di tangenza con questo fumetto: la vita in solitudine sulla Luna del protagonista, un fatto che lo destabilizza a poche settimane dalla fine del proprio turno lavorativo, la presenza di un computer (di fatto una IA) come spalla e il concetto di spazio come ultimo grande luogo sconosciuto, nella quale una persona può perdersi definitivamente oppure ritrovarsi, sia da un punto di vista mentale che fisico.
È indubbio che la linea “divulgativa” dedicata all’architettura, essendo di fatto una dissertazione tecnica, richiede un certo impegno nella lettura e può risultare ostica e respingente, specie se non si è addetti ai lavori. Ma ciò rientra nell’intento degli autori: creare un corto circuito narrativo, uno stacco netto che rafforzasse il senso di alienazione in cui è immerso il protagonista.

Lo stile “sporco” del bianco e nero a matita di Canestrari, che spesso decide di lasciare nelle tavole gli aloni creati dalla polvere della mina morbida usata è molto efficace nel descrivere visivamente il senso di estraniamento e solitudine del botanico. In immagini spesso a tutta pagina si susseguono volti definiti e ambienti appena abbozzati, con contrasti netti di bianco e nero che sono specchio della estremizzazione dei pensieri sempre più bui che riempiono la testa del protagonista, mano a mano che il suo stato di depressione aumenta.
Sono la disposizione dei balloon e il dipanarsi delle loro pipette a indicare il “senso di percorrenza” della narrazione, guidando il lettore in splash page che al contempo contengono una frammentazione in vignette, seppur strutturalmente invisibile.
La scelta di usare fotografie alterate digitalmente, pixelate o frammentate, per illustrare i passaggi dei video della moglie è altrettanto efficace nel creare una dualità visiva che scinda le due linee narrative. A questo Canestrari comunque accompagna una convincente e precisa restituzione grafica di architetture e oggetti di design brutalisti, come la lampada Eclisse del designer Vico Magistretti, straordinario esempio del design italiano degli anni ’60.

Luna brutalista ha le dimensioni di un taccuino e la sua copertina per la maggior parte nera rafforza la sensazione di trovarsi tra le mani il diario intimo e personale del protagonista, il racconto della sua perdita affettiva e il tentativo di aggrapparsi a ciò che sono la professione e la passione della persona amata, per sfuggire a una solitudine obbligata e all’impossibilità di un confronto immediato per recuperare un rapporto. Una impossibilità che qui si fa fisica, mettendo tra due persone 386.000 km di distanza, ma che spesso è specchio di una impossibilità o incapacità psicologiche.

Abbiamo parlato di:
Luna brutalista
Luigi Filippelli, Samuele Canestrari
Eris Edizioni, 2026
96 pagine, cartonato, bianco e nero – 15,00 €
ISBN: 9791282344111

David Padovani

David Padovani

Fiorentino, classe 1972, svolge la professione di architetto. Grazie a un nonno amante della fantascienza e dei fumetti, scopre la letteratura fantastica e il mondo degli albi Corno della seconda metà degli anni '70.
Tex e Topolino sono sempre stati presenti nella sua casa da che si ricordi, e nella seconda metà degli anni '80 arrivano Dylan Dog e Martin Mystere e la riscoperta del mondo dei supereroi USA.
Negli anni dell’università frequenta assiduamente le fumetterie, punti d’incontro di appassionati, che lo portano a creare assieme ad altri l’X-Men Fan Club e la sua fanzine ciclostilata, in un tempo in cui di web poco si parlava ancora.
Con l’avvento del digitale, continua a collezionare i suoi amati fumetti diminuendo la mole di volumi cartacei acquistati, con somma gioia della compagna, della figlia e della libreria di casa!

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