Bianco. Nero. Due opposti quando vengono accostati realizzano un ossimoro. Una contraddizione. Come una Guerra Giusta.
Questo il pilastro su cui si fonda la nuova graphic novel di Danijel Zezelj (qui un’intervista proprio a proposito di questo volume). Il suo inconfondibile bianco e nero, rigoroso tanto quanto sporco, questa volta ci porta in una città imprecisata, nel mezzo di una guerra non ben definita che ha disseminato rovine. Un ragazzo e una ragazza dallo stesso nome, Vanja, (personaggi che erano già stati protagonisti di una storia di Zezelij pubblicata dall’editore il Grifo negli anni ‘90) discutono e giocano per le strade di periferia di questa città, con la guerra che aleggia, incombe, senza mai palesarsi del tutto, come una sorta di infestazione che affligge una realtà che sembra sospesa. I due Vanja girano con vestiti bizzarri: lei indossa una giacca con il cappuccio con le orecchie e porta sul petto mostrine militari che ruba in giro, lui indossa un costume da tigre che sembra evocare forse Tigro di Winnie the Pooh, forse Hobbes di Calvin&Hobbes di Bill Watterson.
Oltre all’hockey, gioco dove è inevitabile la violenza, i due si sfidano in gioco linguistico nel quale non fanno che rilanciarsi ossimori. Tra le strade, insieme a loro bazzicano un gruppo di ragazzotti, un trio che cita le battute delle streghe del Macbeth di Shakespeare.
Guerra Giusta non è un racconto vero e proprio, è una stratificazione di sensi, un’atmosfera che riverbera con forza con l’attuale situazione geopolitica. Non si sviluppa una vera e propria trama, ma seguiamo i due protagonisti per quella che potrebbe essere una giornata tipo: ammazzare il tempo per le strade in rovina, filosofeggiare, dare la caccia ad un soldato. Più che superstiti o sopravvissuti, sono spettri che infestano a loro volta la città, figure vagamente shakespeariane come le tre streghe. Vanja e Vanja – lo stesso nome, i volti quasi sempre coperti da ombre e cappucci: l’individualità alienata dal presente? – cercano di evadere dalla realtà o di sopravvivere alla minaccia costante? O fingono di farlo?
Il gioco e la violenza si affastellano, si scambiano. Non ci sono risposte nette e precise, ci sono eco, ci sono spunti, c’è la frustrazione di vivere contesti assurdi, contraddittori. Dolorosi e vividi come aerei che passano sulla testa, ma allo stesso tempo distanti come la rappresentazione di un gioco o un racconto di fiction.
La gabbia di Zezelji è come sempre estremamente dinamica e il suo uso del bianco e nero crea movimento e velocità nelle scene d’azione, come il lungo inseguimento/scontro tra Vanja e un soldato mascherato da teschio, e carica di simbolismi e di potenza evocativa le sue vignette. La luce ne risulta tagliata, sciabole bianche che definiscono volti, corpi, architetture. Come nella sequenza dell’inseguimento tra Vanja e un soldato, dopo si alternano vignette il cui impatto sfiora il fotorealismo di scatti sovraesposti al momento in cui si fronteggiano fionda contro pistola e i monoliti neri dei loro corpi vengono definiti di riverberi bianco lattei della luce.
Il lavoro del fumettista croato è un’immersione esperienziale che sembra trovare la perfetta fusione tra le sue diverse anime creative, di performer, illustratore, animatore, portando nelle sue tavole, nelle sue vignette, immagini che sovrappongono spunti, sensazioni, significati, il cui impatto non lascia indifferenti, straniante e dirompente.
Abbiamo parlato di:
Guerra Giusta
Danijel Zezelj
Traduzione di Valerio Stivè
Eris Edizioni, 2026
88 pagine, cartonato, bianco e nero – € 25,00
ISBN: 9791282344043










