Bruno Enna è un nome ben noto agli appassionati disneyani: da metà anni Novanta lo sceneggiatore ha lavorato su Topolino e altri periodici Disney con una certa costanza, firmando nel tempo alcune storie particolarmente memorabili, tra cui alcune della serie PKNA – Paperinik New Adventures (come Mekkano e Frammenti d’autunno), diverse avventure di Paperino Paperotto sull’infanzia compagnola di Donald Duck, alcuni gialli di Topolino, vari episodi del mensile W.I.T.C.H. e la cosiddetta “trilogia horror”, costituita dagli adattamenti di tre famosi romanzi dalle atmosfere gotiche: Dracula di Bram Topker, Lo strano caso del dottor Ratkyll e di Mister Hyde e Duckenstein.
Con l’insediamento di Alex Bertani alla direzione di Topolino, Enna si è occupato in particolare del ciclo di avventure ambientate in Italia con i Paperi protagonisti e del focus su Qui, Quo, Qua sviluppando diverse e specifiche passioni dei nipotini.
Ma è nel 2022 che risulta evidente come la redazione punti sull’autore per progetti di rilievo: la recente pubblicazione di Viaggio nella luna, trasposizione dell’omonima pellicola del 1902 di Georges Méliès, ci è sembrata dunque l’occasione adatta per fare alcune domande allo sceneggiatore sassarese, analizzando tutte i suoi lavori disneyani usciti nel corrente anno.
Ciao Bruno, bentornato su Lo Spazio Bianco e grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande.
A dirla tutta, se non fosse arrivata da Alessandro, non so se l’avrei accettata. In progetti così ambiziosi è necessaria una grande sintonia tra sceneggiatore e disegnatore. Tra l’altro, io sono abituato al percorso inverso (di solito è lo sceneggiatore a proporre un progetto al disegnatore e non il contrario). Con Alessandro ci conosciamo da anni e siamo in perfetta armonia. Inoltre, grazie alla sua passione per il genere, mi ha ispirato suggerendo una serie di letture “propedeutiche” molto intriganti, che mi hanno permesso d’imbastire un soggetto (credo) divertente e articolato.
Ti eri mai baloccato con l’idea che la pellicola di Georges Méliès potesse essere trasposta in un fumetto Disney?
Onestamente, non ci avevo pensato. Non per l’opera in sé (che ho sempre adorato), ma proprio per l’idea di trasporre un film in un fumetto. Le difficoltà insite in un’operazione simile sono tante e superano (a mio parere) persino quelle che s’incontrano quando si tenta di adattare un romanzo.
Quali differenze ci sono state tra l’adattare la trama di Viaggio nella luna per un’avventura con i Paperi e le trasposizioni disneyane di tre romanzi come Dracula, Lo strano caso di Dottor Jekyll e Mr. Hyde e Frankenstein?
Ecco, appunto. La difficoltà principale, a mio parere, deriva dal fatto che ciò che si vede in un film non sempre viene “descritto”. Il (buon) cinema mostra, non racconta. In parte questo lo fa anche il fumetto, ma in esso è sempre insita una forte componente letteraria. C’è poi un fatto squisitamente tecnico, che riguarda i diritti d’immagine: spesso intere sequenze iconiche di grandi film non possono essere proprio usate. Allora, oltre alle difficoltà tipiche delle trasposizioni, se ne aggiungono altre che rendono il tutto molto più complesso.

Alessandro mi ha dato l’input e alcune indicazioni iniziali. Io ho scritto il soggetto in totale libertà e poi gliel’ho proposto. Lui ne è rimasto molto contento e insieme abbiamo concertato qualche piccola modifica, prima di consegnare il tutto ad Alex Bertani, che mi ha chiesto di fare qualche altra modifica: a quel punto, sono partito con la sceneggiatura. La stesura è stata autonoma e al termine ho ricevuto degli ottimi feedback, sia da Alessandro sia dalla redazione.
Nella storia c’è un perfetto bilanciamento tra humour e avventura, senza che nessuno dei due elementi sovrasti l’altro: era un tuo obiettivo cosciente, quando hai scritto questa storia e quando scrivi una storia Disney in generale?
Lo è sempre, anche se, ovviamente, molto dipende dalla storia. Ci sono storie in cui l’umorismo deve occupare gran parte della narrazione e altre in cui sarebbe solo d’intralcio. Bisogna riuscire a calibrarlo. In questo caso, posso farti un esempio: leggendo il materiale relativo alla storia che si collega naturalmente a questa (Viaggio attraverso l’impossibile: altro geniale film di Méliès), è venuto fuori che gli scienziati facevano parte dell’“Istituto di Geografia Incoerente”. L’idea che in questo mondo potesse esistere un luogo con un nome del genere mi ha divertito moltissimo e ha dato il “la” a tutto il resto. Praticamente, ha generato l’intero registro umoristico della storia.

Moltissima. Per restare in Italia, durante la realizzazione, ho ripensato a certe storie surreali e fantastiche di Luciano Bottaro. Ma allo stesso tempo ho dovuto limitare la fantasia e cercare d’imbrigliarla in una pseudo-logica, per ragioni legate soprattutto alla trasposizione. Dovevo rendere la storia fruibile e cercare di non andare troppo oltre. Anche stavolta, insomma, ho dovuto calibrare il tutto.
Inaspettatamente, apprendiamo che la storia avrà un seguito, indipendente quindi dall’ispirazione di partenza: da dove nasce questa idea e, in generale, a che cosa ti sei ispirato per la “mitologia” che hai sviluppato per questo progetto?
Ancora una volta, il merito è delle discussioni avute con Alessandro. Lui avrebbe voluto realizzare un seguito e io, visionando il materiale a disposizione, ho capito che sarebbe stato addirittura indispensabile farlo, poiché molte “stranezze” accadute nella prima storia avrebbero potuto essere spiegate solo nella seconda.

L’idea è coraggiosa e proviene dalla mente di Alex (Bertani), che mi ha proposto di scrivere una miniserie legata in qualche modo alle “elezioni” paperopolesi. L’argomento è alquanto sensibile (stiamo girando attorno a uno dei classici “paletti” Disney), perciò bisognava trovare il modo di renderlo fruibile e divertente. È venuta fuori l’idea di un reality show, dunque è stato naturale per me tentare di ironizzare sull’argomento. Le riflessioni di cui parli sono venute di conseguenza. In questo caso, dato che l’avventura aveva poco spazio, era necessario calcare la mano sull’umorismo e sull’approfondimento psicologico dei personaggi.
La struttura a puntate ha permesso, oltre al procedere della trama orizzontale, anche di mantenere una spiccata verticalità nei singoli episodi con delle solide mini-storie nella storia, come le parentesi di Paperino e Paperoga con i Bassotti o nella redazione del Papersera. Come mai hai optato per questo assetto?
Come dicevo prima, era necessario concentrarsi sui personaggi e calcare la mano sulla loro caratterizzazione. I due redattori del Papersera erano praticamente già “sul pezzo” e anche i Bassotti (e il loro rapporto con Rockerduck) si prestavano non poco a questo tipo di operazione. Quanto alla verticalità degli episodi, ho pensato istintivamente di renderli il più possibile autoconclusivi, pur mantenendo una certa continuity di base.

Davide mi ha dato l’idea delle streghe presenti in ogni vulcano del mondo (e in questo caso, l’idea è praticamente tutto!), ma lo sviluppo è stato abbastanza autonomo. Ho provato a immaginare ciò che sarebbe accaduto se… e il resto è venuto di conseguenza. Ho anche pensato che l’unico modo per rendere questo tipo di storia davvero speciale era quello di puntare in alto, sviluppando un intreccio legato al passato di Amelia (ma in qualche modo anche al suo futuro). Era necessario creare nuovi personaggi (nuove alleanze e nuovi… nemici) e farli muovere all’interno di una trama che avrebbe ruotato solo marginalmente (o accidentalmente) intorno alla classica questione della “Numero Uno”. Insomma, volevo creare un nuovo filone di storie con Amelia e spero di esserci riuscito.
Amelia è uno dei personaggi più complessi da adoperare, se si pensa alla versione originale tratteggiata da Carl Barks. Tu sembri aver guardato molto a quella visione, rilanciandola con coerenza. Come vedi questa figura e cosa hai pensato nel momento in cui hai dovuto muoverla all’interno di un’avventura tanto ambiziosa?
Mi sono ispirato proprio all’Amelia di Barks, tralasciando tutto il resto. L’ho fatto per andare all’origine, in modo da poter creare poi una “ripartenza”. Era necessario, poiché Amelia è un personaggio molto strutturato, utilizzato praticamente da tutti gli autori del Topo. Un tratto che mi affascina di Amelia è la sua volubilità: ci sono storie in cui è cattiva fino al midollo, accecata dalla propria missione; ma ci sono anche storie in cui la strega supera il ruolo di antagonista e diventa la protagonista assoluta. Allora, dimostra tutte le sue potenzialità. Io ho cercato di sfruttarle.

In realtà, questa prima “tranche” di storie non mi ha permesso di caratterizzare appieno tutte le streghe. Mi sono concentrato soprattutto su Grilla e Irma. Le altre sono rimaste un po’ in secondo piano, ma sono comunque servite allo scopo e hanno avuto il loro ruolo. Sono felice del fatto che siano state poi riprese e inserite in una storia corale come Minaccia dallo spazio. Quando inventi un personaggio, è davvero un bene vederlo utilizzato da altri autori: significa che sta iniziando a entrare nell’immaginario collettivo. Detto questo, sì: le Streghe Vulcaniche torneranno e altri personaggi verranno approfonditi. Ma di più, per adesso, non posso dire.
Nella scorsa primavera sei tornato su uno dei tuoi cavalli di battaglia, Paperino Paperotto, con la storia Il volo dell’albatro: quanto ti mancava l’esuberante Donald bambino?
Moltissimo. Fa parte del mio DNA. Per me è stato un po’ come tornare a casa.

Credo che la maggior parte delle storie del Paperotto provengano da un luogo, nella mia mente, in cui… vivono di vita propria. Un luogo a cui ho la fortuna di poter accedere a mio piacimento. Davvero, quando scrivo le sue storie non mi concentro tanto su un’idea, su un argomento, ma più su una “situazione”: qualcosa che so che lui farebbe, se gli capitasse l’occasione. In questo caso, ho pensato alla sua empatia e al suo rapporto con gli animali (vedi l’intimità che lo lega alla capretta Billy) e la storia è semplicemente venuta fuori, da quel luogo di cui parlavo prima. Quanto alla love story di Louis… lui è un tipo un po’ romantico, che potrebbe facilmente innamorarsi di un’idea, oppure di una voce sentita alla radio.
In contemporanea al Volo dell’albatro, Panini ha pubblicato un numero dei Classici Disney dedicato proprio al Paperotto, che hai curato sia nella costruzione del sommario che nella sceneggiatura delle tavole inedite di raccordo: come è stato questo lavoro? Con che criteri hai selezionato le storie da inserire, e cosa volevi trasmettere con la frame-story che le collega?
Non è stato facile, poiché molte delle storie che avrei voluto inserire (soprattutto le primissime, scritte da Diego Fasano e Paola Mulazzi) erano state ripubblicate di recente, oppure si trovavano ormai inserite in elenchi di storie in fase di pubblicazione. Possedevo un elenco di storie, certo, ma molte non le ricordavo, avendole lette secoli prima (la “vita” del paperotto è piuttosto lunga, ma appartiene soprattutto a uno specifico periodo editoriale). C’era poi il problema della lunghezza: la maggior parte delle storie del paperotto in questione erano brevi, composte da dieci/dodici tavole massimo, e rischiavo di dover scrivere una frame story infinita, per cercare di collegarle. Così, ho dovuto fare una scelta, procurandomi storie ancora pubblicabili e di una lunghezza accettabile. A proposito della storia-cornice, essa doveva collocarsi in mezzo alle altre storie del volume come un “tassello” narrativo capace non solo di unire, ma anche di mantenere intatto lo spirito “paperottesco” del volume. Diciamo che, in questo caso, per me l’operazione è stata più semplice.

Non so se sarà stabile, ma di certo tornerà. Alex mi ha chiesto di dedicarmi al personaggio e io non posso che ringraziarlo (anche) per questo.
Puoi anticiparci qualcosa su tue storie Disney che vedranno la luce prossimamente e su altri tuoi progetti fumettistici di imminente pubblicazione?
Negli ultimi tempi ho lavorato a parecchi progetti, soprattutto disneyani. Uno, in particolare, con protagonista Topolino, dovrebbe vedere la luce al più presto. È una serie ambiziosa e ad alta tensione, che spero possa stimolare l’interesse dei lettori. Come dicevo prima, torneranno le Streghe Vulcaniche e anche il paperotto avrà qualcosa da dire. Non solo: dato che nel corso dell’intervista hai accennato a Megaricchi, posso anticipare che almeno uno dei suoi protagonisti tornerà a far parlare di sé. Per quanto riguarda i progetti extra-Disney, dovrebbero uscire altre storie di Dylan Dog (che ho scritto ormai da un po’). C’è poi un progetto realistico per la collana “Audace” di Sergio Bonelli Editore che è in lavorazione e direi finalmente a buon punto, mentre, di recente, ho consegnato una sceneggiatura molto speciale per un editore francese. Ma, in questo caso, vedremo i risultati solo tra un paio d’anni, perciò è davvero prematuro parlarne. Le tempistiche, nel mondo dei fumetti, sono lunghissime. L’importante è non fermarsi mai.
Intervista condotta via e-mail nel mese di ottobre 2022
BRUNO ENNA

Negli anni, scrive per diverse serie di animazione televisiva (Winx Club e Monster Allergy, Bum Bum) ed è co-creatore, insieme ad Andrea Greppi, Maria Claudia Di Genova e Andrea Lucchetta della serie di animazione Spike Team, in onda sui canali RAI (radiotelevisione italiana). Dal 2004 fa parte dello staff di Dylan Dog (Sergio Bonelli Editore). Per Soleil, a partire dal 2010, scrive il fumetto Coeur de papier, disegnato da Giovanni Rigano, e i due volumi di una storia illustrata da Clément Lefèvre, dal titolo Susine et le dormeveil. Per Sergio Bonelli, a partire dal 2012 crea il personaggio Saguaro. Nel 2017, pubblica il thriller La Bestia, romanzo grafico disegnato da Luigi Siniscalchi. Nel 2018, sempre per Bonelli, crea insieme a Giovanni Di Gregorio e a Giovanni Rigano la miniserie horror per ragazzi Creepy Past. Ha vinto diversi premi, tra cui il “Topolino d’oro” (2001 e 2002), il “Fumo di China” (2004), l’“U Giancu” (2010), l’“Attilio Micheluzzi” (2013 e 2015), l”ANAFI” (2013), il “Boscarato” (2017) e il “Papersera” (2019). Attualmente lavora per Panini/Disney e Sergio Bonelli Editore.
Per chi volesse approfondire:
Topolino Sunny Edition (Enna, AA.VV.)








