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Una domenica tra i pirati: intervista a Olivier Schrauwen

Tra avventure tragicomiche e personaggi profondamente fallibili, Olivier Schrauwen ci porta nel suo mondo in questa intervista sulla sua carriera e sulla sua nuova opera, definita da Chris Ware come la moderna "Ulysses".
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In occasione del Coconino Fest 2026, festival dell’omonimo editore giunto alla sua quinta edizione, abbiamo avuto la possibilità di intervistare Olivier Schrauwen, che per l’editore italiano ha pubblicato Ritratto di ubriaco nel 2024 e che nel 2026 presenta Domenica.
Pubblicato in originale in quattro albi stampati in risografia dall’editore berlinese Colorama e uscito poi come libro unico, è stato uno dei libri più acclamati del 2025 negli Stati Uniti: paragonato all’Ulysses di Joyce nientemeno che da Chris Ware, la storia segue una domenica nella vita e nei pensieri di Thibault Schrauwen (vagamente ispirato al vero cugino dell’autore)
. Il flusso mentale del protagonista, sempre presente in cima a ogni vignetta, lega in maniera inaspettata la giornata del personaggio a quella di un folto cast che si muove in contemporanea con lui, ma in luoghi diversi. Un’opera ricca, divertente, stimolante sia dal punto di vista narrativo che visivo, e che si può facilmente mettere sullo stesso piano di grandi fumetti quali Here di Richard McGuire e Blurry di Dash Shaw: un racconto intimo e universale, crudelmente ironico e sottilmente emozionante, coinvolgente nel suo raccontare la normalità, la straordinarietà, la meschinità e la potenzialità (spesso inespressa) di ogni essere umano.
Con l’autore belga abbiamo parlato delle sue opere pubblicate in Italia e di quelle ancora inedite, con uno sguardo ai fallaci protagonisti delle sue storie e al prossimo fumetto a cui sta lavorando.

Ciao Olivier e grazie per il tuo tempo. Torni sulle nostre pagine dopo più di dieci anni dall’ultima intervista: era il 2015, eri ospite del BilBolBul con una tua mostra personale e nessuna tua opera era ancora uscita in Italia. Torni adesso al Coconino Fest e sei pubblicato proprio da Coconino con due libri, Ritratto di ubriaco e Domenica, che presenti qui a Ravenna. Prima di tutto, com’è per te tornare in Italia ed essere a questo festival proprio con una mostra su Domenica?
Sicuramente è fantastico. Questa è la prima mostra su Domenica da quando è stato pubblicato ed è passato del tempo dalla sua uscita, perciò è un po’ inusuale. Non mi sarei aspettato una mostra in Italia, specialmente in un luogo così bello, è grandioso.

COVER Ritratto di ubriaco

Parliamo di Ritratto di ubriaco, una storia piratesca decisamente grottesca, che ha come protagonista un uomo piuttosto meschino e inetto che si salva da situazioni pericolose nelle maniere più assurde. Come è stato per te realizzare questo fumetto (su sceneggiatura di Ruppert e Mulot), in particolare per quanto riguarda la rappresentazione storica e il ritmo di una storia rocambolesca e avventurosa?
Ritratto di ubriaco è stato realizzato in maniera diversa rispetto a come lavoro di solito perché è stato sviluppato in collaborazione con altri due autori. Non ci eravamo accordati in maniera precisa sui vari ruoli ma, alla fine, è stato Ruppert a scrivere la maggior parte della storia. Anche successivamente non ci siamo confrontati molto, abbiamo semplicemente iniziato a creare il fumetto scoprendo col tempo dove saremmo arrivati. All’inizio ci stava portando in una direzione sbagliata e nel mezzo dello sviluppo abbiamo dovuto riportare la storia sui giusti binari. Da quel momento è diventata qualcosa di diverso.

Cosa intendi quando dici che vi stava portando nella direzione sbagliata?
All’inizio non sapevamo cosa sarebbe diventata quest’opera: abbiamo seguito l’idea iniziale ma quello che ne è derivato era troppo convenzionale. Per questo abbiamo eliminato molti elementi, rendendo la forma più semplice e radicale.

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Il protagonista, Guy, rappresenta la decostruzione del mito dei pirati: cosa ti ha attratto di un goffo ubriacone che la scampa per il rotto della cuffia, rendendolo meritevole di un libro?
Spesso i pirati sono rappresentati come furfanti e alcolizzati ma hanno sempre delle caratteristiche con le quali si può empatizzare. A volte hanno un cuore d’oro mentre altre volte c’è qualcosa della loro personalità che li rende affascinanti o compassionevoli. Noi non volevamo dargli nessuna qualità che lo potesse giustificare o lo potesse rendere più comprensibile. Come lettore speri che prima o poi, durante la storia, Guy mostri delle qualità positive o dei sentimenti, per esempio verso il giovane ragazzo che lo segue, ma questo non avviene. L’anima del libro è Ruppert che penso sia leggermente più nichilista rispetto a me nel modo in cui approccia una storia. Se avessi realizzato questo libro da solo probabilmente avrei cercato un altro elemento da giustapporgli ma così non è stato. Alla fine, questo è un ritratto semplice e desolante di una persona che non evolve, dato che nel finale della storia questa sembra ricominciare all’infinito, con il protagonista che finisce nello stesso posto in cui era iniziata.

Era anche questo il tuo intento? Destrutturare un genere per dare una rappresentazione più ridicola ma anche più veritiera?
Volevo liberarmi degli aspetti di cui ho parlato in precedenza ma non volevo distruggere la figura del pirata. Volevo comunque che ci fossero elementi ricorrenti in questo tipo di film e letteratura, come le enormi navi e il tono epico della vicenda. Volevo che questi elementi fossero intatti per fungere da contrasto.

In alcuni aspetti Guy è simile a Thibault, il protagonista di Domenica: cosa ti attrae di questi personaggi? Spesso sono costruiti in una maniera per cui non si riesce mai ad essere veramente empatici con loro, anzi spesso sono fastidiosi e repellenti.
È una domanda a cui ho pensato molto senza riuscire a trovare una risposta. C’è qualcosa nei personaggi come Guy o Thibault che non mi è del tutto chiara e che può risultare interessante come punto d’inizio di una storia, ma solo se c’è un contrasto con altri personaggi che hanno un altro tipo di personalità. Avere al centro della storia qualcuno che è un po’ ingenuo o non ha particolare forza di volontà può essere interessante come punto di partenza. Un’altra spiegazione più semplice è da ritrovare nel fatto che, quando guardo film o leggo libri largamente apprezzati, spesso penso che i personaggi siano resi troppo meritevoli di compassione per rendere il tutto più piacevole per il lettore. Cosa ne è di quelle caratteristiche che vediamo intorno a noi e che non vengono rappresentate abbastanza in molti media?

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Domenica segue una giornata nella vita di Thibault con una scansione temporale molto fitta, aprendo una finestra su ogni suo pensiero. Prima di tutto, come hai pensato a un’opera così particolare e densa? C’è qualcosa, della tua vita o di quella delle persone che ti stanno accanto, che ti ha ispirato per questo racconto?
Prendo sempre degli aneddoti dalla vita vera, dalle cose che sento, da frammenti dei miei amici o della mia famiglia o da qualunque situazione in cui mi ritrovo. C’è sempre qualcosa di tutto ciò nei miei fumetti, ma non ne realizzerò mai uno completamente autobiografico. Nei fumetti, inoltre, tutto diventa più grottesco di come sarebbe nella vita reale. I miei personaggi sono molto comici e non direi mai che qualcuno dei miei amici si comporta male come i personaggi nei miei libri.

Lo spero! Qual è il motivo che ti ha portato a introdurre la figura del tuo finto cugino (Il protagonista di Domenicandr)?
È un qualcosa che ho iniziato anni fa, con l’introduzione di un mio alter ego. Ora ho creato un’intera famiglia e tutti i personaggi hanno caratteristiche sparse della mia vera parentela, poiché avevo voglia di inventare una famiglia che avesse delle connessioni con la vita reale.

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Come hai lavorato a questo fumetto? Hai avuto momenti di difficoltà nel costruire una struttura così densa?
Sì, ci sono state molte difficoltà durante lo sviluppo ma è quello che mi succede sempre quando realizzo un fumetto. C’è stata una lunga pianificazione e anche un po’ di fortuna in diversi punti: alcuni elementi hanno funzionato meglio di come mi aspettassi all’inizio. In Domenica nella parte superiore di ogni vignetta è presente la voce interiore del protagonista, i cui pensieri non sempre combaciano con quello che si vede nella parte inferiore, quindi non sapevo se avrebbe funzionato. All’inizio avevo realizzato una sceneggiatura, ma non erano già presenti tutti gli elementi. Di giorno in giorno ho aggiunto e completato questo puzzle, fino a quando il fumetto non ha sviluppato la densa struttura che ha adesso e che non immaginavo quando ho cominciato.

Quindi anche la struttura del fumetto è nata successivamente, quando avevi già chiaro un quadro completo della storia?
La sagoma era già presente, ma sono stati aggiunti tanti dettagli e piccole battute che mi sono venute in mente mentre lavoravo al fumetto. Ad esempio, la sua visione di sé stesso come comico di stand-up è scivolata all’interno della storia.

E questo è vero anche per gli altri personaggi? Avevi già in mente qualcosa oppure si sono sviluppati col procedere del tuo lavoro?
I personaggi c’erano, anche se in parte: sapevo che ci sarebbero dovute essere tre persone oltre al protagonista, tra cui la sua ex fidanzata, quella attuale e il suo amico, che è una sorta di animale da feste. Volevo questi quattro personaggi e gli altri si sono aggiunti in maniera arbitraria.

Si potrebbe dire che il protagonista di Domenica è vittima del suo flusso di pensieri lungo tutto lo sviluppo della domenica, finendo per provare a distrarsi attraverso film, musica e pornografia. Ritieni che l’avvento dei social media e la costante velocità del mondo attuale abbiano accentuato questa tendenza a cercare di essere sempre occupati, anche pensando costantemente a qualcosa?
Ho realizzato che Thibault non passa una grande quantità di tempo sui social. A volte usa il telefono, ma non così spesso; ciononostante, la sua giornata è completamente frammentata. Penso che abbia una sorta di ADHD o deficit dell’attenzione, che sempre più persone hanno. Intorno a me vedo un numero sempre maggiore di persone che ha problemi a concentrarsi sul fare una cosa alla volta e diventa difficile anche parlare di un solo argomento con alcuni.

La tua opera è caratterizzata da una griglia ricca di tavole in quasi tutte le pagine, salvo qualche sporadica eccezione. Quali sono le principali motivazioni che ti hanno portato allo sviluppo di questa struttura? Non hai mai avuto il timore che questa scelta potesse limitarti, nel disegno per esempio?
La griglia è composta quasi sempre da vignette di uguali dimensioni. Quando ho iniziato a fare questo lavoro variavo molto la composizione delle pagine, ma il risultato non era quasi mai quello che avrei voluto. Per questo ho sviluppato questo layout molto semplice, in cui è comunque possibile lavorare comodamente, motivo per cui non ho mai sentito una reale restrizione. D’altro canto, il nuovo libro a cui sto lavorando non ha una griglia così rigida, differisce profondamente. Forse volevo realmente cambiare il tipo di struttura, ma la griglia che ho utilizzato era quella più adatta a Domenica, visto che era importante lavorare con il ritmo della giornata: per questo motivo avevo bisogno di un layout semplice con cui lavorare. Inoltre, anche per il lettore avere una struttura troppo complessa avrebbe reso eccessivamente difficile leggere questa storia.

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Una domanda che ti avevamo fatto anche per Arsène Schrauwen riguarda ciò che circonda la tavola: in questo caso, molte tavole sono contornate da motivi grafici e di design, quasi come a creare delle cornici per dei quadri di vita. Come si inseriscono questi elementi nella tua narrazione?
All’inizio li ho aggiunti per coincidenza. All’inizio del mio lavoro su Arsène Schrauwen non avevo ancora inserito quei motivi, ma, nello stesso periodo, stavo lavorando ad un altro progetto per il quale ho iniziato a studiare vari magazine come quelli per cani o per teenager. Ho notato che tutti avevano questi layout stravaganti e ricchi di dettagli e osservandoli mi sono sentito ispirato a inserirli all’interno di Arsène. All’inizio avevano solo funzione ornamentale, ma sapevo di poterli utilizzare per comunicare un certo tipo di emozione, per esempio al termine di un determinato capitolo o di una sequenza importante.

Questo si collega anche alla tua scelta di inserire in ogni tuo libro momenti in cui realtà e finzione si mescolano, e mi sembra quasi che sia un modo di fare un controcanto a quello che stai raccontando, che in questo caso è molto inserito in un contesto quotidiano, non realistico ma verosimile. Cosa rappresentano per te questi elementi onirici e surreali?
Ho già ridotto la quantità di elementi surreali rispetto ai libri precedenti e anche il mio prossimo libro sarà più realistico, quindi penso che questa tendenza stia scomparendo. Una storia ha sempre un qualche tipo di metafora per parlare di qualcosa che non è presente nella pagina e ritenevo più impattante utilizzare qualcosa di assurdo o surreale come metafora per esprimermi, in particolare quando ero più giovane.

Nel quarto capitolo è presente un’ampia riflessione sul linguaggio e sulla sua utilità come mezzo comunicativo: ritieni che il linguaggio sia ciò che ci rende unici e ci differenzia dalle altre specie o che sia limitante e sia impossibile esprimerci appieno attraverso di esso?
Quella specifica sequenza è stata modellata proprio sul personaggio: sia perché è un letter designer e anche perché a volte è un po’ troppo arrogante. Thibault ha tutte queste teorie sulla comunicazione e sui limiti del linguaggio, ma allo stesso tempo non parla con nessuno e rimane dentro la propria casa. Magari parlare con delle vere parole con una creatura vivente l’avrebbe aiutato maggiormente (ride, ndr).

E quale è stata invece la pagina che ti ha più divertito? Nel volume le soluzioni grafiche, in particolare di costruzione della tavola, sono davvero tantissime.
Ci sono pagine molto semplici, il cui disegno è ridotto ai minimi termini, perché voglio che le persone le leggano velocemente, forse sono quelle… Però anche io le disegno velocemente, mentre altre tavole sono dipinte su carta o in digitale e sono più divertenti da realizzare. Anche queste tavole, tuttavia, sono realizzate per il lettore mentre io cerco sempre di pensare alla storia nella sua interezza. Sono felice solo quando guardo un disegno nel suo contesto, quando lo osservo in maniera isolata rispetto al resto non ne sono mai particolarmente entusiasta.

Nel fumetto il protagonista pronuncia questa frase: “Noi anziani dobbiamo lasciare ai giovani tutto lo spazio…Tocca a loro farsi avanti con nuove idee che noi anziani faremo sempre più fatica a capire”. Condividi questo pensiero? Ritieni che le tue opere possano contribuire ad aiutare i giovani a crescere e formarsi?
Non ci ho mai pensato, ma anche questa frase era molto legata al personaggio. Spero che i miei fumetti contengano quella dose di giocosità per risultare abbastanza allettanti e per entusiasmare le persone, portandole a pensare: “Posso farlo anch’io”. Questo è ciò che ha ispirato me all’inizio: quando leggevo fumetti di alcuni artisti e sembravano belli e alla mia portata allo stesso tempo, trovavo tutto ciò stimolante.

Paragonando le tue opere si nota come ci siano sempre due colori principali che vengono utilizzati per la maggior parte della storia: in Arsène Schrauwen e Mowgli’s Mirror sono predominanti il blu e l’arancione mentre in Domenica e Ritratto di ubriaco utilizzi maggiormente il blu e il rosa. Qual è il motivo che ha portato a questa scelta e perché hai optato proprio per questi due colori?
Uno dei motivi è di tipo pratico: i miei fumetti vengono stampati con tecnica RISO e, dato che la macchina può stampare solo con due colori alla volta, è più conveniente. Inoltre, io sono leggermente daltonico e diventa tutto più confusionario se inserisco molti colori. Quando ho iniziato utilizzavo tutti i colori ma era troppo complesso, mentre adesso utilizzo al massimo sette o otto sfumature. In linea di massima preferisco mantenere sempre il disegno il più semplice possibile, realizzando qualcosa di più complesso solo sporadicamente.

Ringraziandoti nuovamente per il tuo tempo, ti faccio un’ultima domanda. C’è un qualche significato nella “Rambo tequila”, il gioco alcolico che è presente sia in Ritratto di Ubriaco che in Domenica [il gioco consiste nel bere uno shot di tequila, addentare una fetta di limone e poi prendere uno schiaffo in faccia – ndr]?
Il motivo principale è che stavo lavorando ad entrambe le opere contemporaneamente e mi sembrava divertente che un elemento piratesco tornasse quattrocento anni dopo in un contesto contemporaneo. Ho degli amici che lo facevano in passato ed è un gioco talmente ridicolo da adattarsi perfettamente ad entrambe le opere.

In Italia di solito lecchiamo un po’ di sale, ma non prendiamo a schiaffi gli amici.
Sì, è un’usanza stupida. Ma è ottima per pulire le cavità nasali (ride, ndr).

Intervista realizzata dal vivo a Ravenna il 01/06/2026.
Si ringrazia l’ufficio stampa di Coconino e in particolare Luca Baldazzi per la disponibilità.

Olivier Schrauwen

Foto olivier schrauwen

Nato a Bruges nel 1977 ha studiato animazione all’Accademia d’arte di Gent e fumetto all’ESA Saint-Luc di Bruxelles. Il mio bimbo (2006), pubblicato in Italia da Comma 22, è il suo primo libro, seguito da L’uomo che si lasciava crescere la barba (2011), da numerose collaborazioni con le maggiori riviste d’avanguardia, tra cui l’italiana “Canicola”, e dal graphic novel Ritratto di ubriaco (Coconino, 2021). Con Arsène Schrauwen (2014), Parallel Lives (2018) e Domenica (2025) si è affermato come autore di riferimento del nuovo fumetto contemporaneo, ampliandone i confini formali e offrendo uno sguardo profondo e assolutamente originale sulla natura umana.

Matteo Pacchione

Matteo Pacchione

Classe 2000, studente universitario originario dell’Abruzzo, poi trasferitosi a Ravenna. Crescendo sviluppa una passione per il cinema e il fumetto. Inizia a scrivere della nona arte per stimolare il dialogo riguardo ciò che ama e per aiutare nuove persone ad appassionarsi al genere.

Emilio Cirri

Emilio Cirri

Nato a Firenze una mattina di Gennaio del 1990, cresce dividendosi tra due mondi: quello della scienza e quello dell'arte. Si laurea in Chimica e sogna di fare il ricercatore. E nel frattempo si nutre di fumetti e spera di poterne sceneggiare uno, un giorno. Il primo amore della sua vita è Batman, amico fedele dei lunghi pomeriggi passati a giocare in camera sua. Dai supereroi ha piano piano esteso il suo campo di interesse fumetto, sia esso italiano, americano, francese, spagnolo o giapponese. Nel tempo che non dedica ai fumetti, guarda film e serie tv, scrive recensioni e piccole storielle, e forse un giorno le pubblicherà su un blog o in qualche altro modo.

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