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Intervista a Sonseri, Lauciello e Piccardo: raccontare Lino Banfi

4 Agosto 2026
Abbiamo intervistato Marco Sonseri, Roberto Lauciello e Andrea Piccardo all’ultimo Salone del libro di Torino per parlare della biografia a fumetti dedicata a Lino Banfi.
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Lino banfi tunue cover page

In occasione dell’uscita del volume biografico dedicato al comico pugliese (qui ne trovate la recensione) per Tunué, abbiamo incontrato i suoi autori al Salone del Libro di Torino.

Nel fumetto colpisce il fatto che la comicità venga raccontata quasi sempre accanto alla fame, alla precarietà e all’umiliazione. Quanto è stato importante, in sceneggiatura, evitare una biografia “celebrativa” e mantenere invece questo lato molto umano e fragile di Banfi?
Marco Sonseri: Per quanto mi riguarda si parte sempre dall’inizio. Il personaggio famoso lo conoscono tutti: quella che è meno conosciuta è la sua vita, una vita estremamente travagliata, avventurosa, degna di interesse, ricca di tantissimi aneddoti interessanti. L’obiettivo era fondamentalmente questo, raccontare la storia di Lino Banfi, che in fondo è la storia di una persona che ha un sogno che prova a inseguire a tutti i costi, nonostante le difficoltà. E per raccontarla si doveva partire per forza dall’inizio. Quando ho incontrato la prima volta Lino, mi ha detto di avere sempre avuto la vocazione a fare ridere le persone, fin da quando ero piccolo. Nella graphic novel c’è una scena in cui, durante un bombardamento, lui si rifugia in una specie di granaio con altre persone e mentre sono lì fa ridere i bambini con una battuta. E questo è successo per davvero, perché lui aveva già questa propensione. Ecco, questo è un aneddoto bellissimo, che è difficile trovare nei libri.
Roberto Lauciello: Più che di comicità, a proposito di questo libro parlerei di tenerezza, perché non è un libro che vuole raccontare le comicità, ma la storia di uno che vorrebbe far ridere la gente e che è diventato l’attore dei film che conosciamo. Però la storia con cui è arrivato fino lì, la storia che abbiamo raccontato nel fumetto, sottolinea il lato romantico, il lato tenero della sua vita. Lui, che comunque ha avuto tante difficoltà, è arrivato a far ridere la gente per il suo buon cuore.
È anche per questo che abbiamo pensato fosse giusto fare un commento non celebrativo, ma comunque realistico, con il disegno.

Il fumetto alterna continuamente momenti ironici e momenti molto duri senza mai rompere il tono generale. Come avete calibrato questo equilibrio?
MS: La graphic novel è stata volutamente divisa in capitoli. Sono capitoli che segnano dei macromomenti nella vita di Lino Baffi. Gli aneddoti che raccontiamo poi sono tutti in ordine cronologico. Si tratta di una selezione a cui si aggiunge anche un aneddoto scritto direttamente da Lino Baffi. L’altra cosa su cui abbiamo lavorato è stato cercare di costruire una storia molto dinamica e, come dicevamo, di non cascare nel celebrativo.

Ci sono scene molto cinematografiche che sembrano costruite quasi come sequenze da film. Avete lavorato pensando al ritmo del cinema o del teatro mentre costruivate le tavole?
MS: Da parte mia, come formazione arrivo dalla scuola americana, per cui utilizzo un approccio che è già molto dinamico, molto cinematografico. Poi questa è una graphic novel che racconta una storia vera, dove non ci sono supereroi che saltano, che volano, eccetera. E qui arriva il lavoro egregio realizzato nella parte grafica.
Andrea Piccardo: Ad esempio, sul fronte del colore in questi casi si evita di eccedere, come abbiamo fatto anche per altri progetti, per cercare un’atmosfera più realistica alla storia. Ho cercato di non caricare troppo determinate scene e giocare su momenti più onirici, più dell’anima, diciamo momenti un po’ soul e di solitudine che ha vissuto Banfi nella storia. Quello che fa il colorista è fare il direttore della fotografia, e in quei casi ho cercato di dargli un tono un po’ blues. Non c’è musica, non ci sono odori, allora dobbiamo giocarcela con i colori. Abbiamo giocato anche con linee scontornate e creato sequenze che cercano il movimento. Anche se stiamo parlando di una storia vera e non ci sono i supereroi, c’è ad esempio la scena del bombardamento. Quello che cerco, quello che voglio è che i personaggi dei miei fumetti vivano, che si muovano.

Dal punto di vista grafico, il fumetto restituisce un’Italia popolare molto concreta: stazioni, camerini, pensioncine, teatri, ospedali, piazze. Che tipo di ricerca visiva avete fatto per ricostruire quell’Italia del dopoguerra senza trasformarla in semplice nostalgia?
RL: Da questo punto di vista, lui che ha scritto ha fatto presto. In questo caso il grosso è toccato a noi (ride). Ovviamente ci siamo documentati e avevamo la possibilità di confrontarci con la fonte originale. Però ci sono state cose complicate. Ad esempio non ci sono tante immagini di Banfi dai giovane. Lui aveva i capelli, una montagna di capelli. Li ha persi per un incidente d’auto, lo racconta lui stesso nella biografia. Ha avuto un incidente dove è stato l’unico a salvarsi. Ha avuto un trauma pazzesco e ha cominciato a perdere i capelli e a ingrassare. E quindi si è trasformato, ma poi ha usato la sua trasformazione per il suo scopo, per far ridere le persone. Trovare immagini di lui come era prima è stato molto complicato.
Tutto quello che vedi nel fumetto dal momento in cui era bambino fino a quando è diventato l’attore che conosciamo, avrebbe potuto essere graficamente qualunque cosa, perché nessuno lo conosce in quel modo. C’erano tre o quattro foto di lui da giovane col ciuffo. Qualcuno potrebbe dirmi “non sei capace a disegnare, non sembra lui”, ma lui non era così da giovane.

Lino banfi tunue tav 93 page

Da questo punto di vista c’è stato un confronto, avete avuto la sua approvazione nel realizzare le tavole?
RL: Lui si è fidato. Aveva preso accordi con Marco, soprattutto a proposito della storia, e c’erano comunque una serie di paletti che aveva messo: doveva uscire fuori la fossetta dell’eroe, a cui tiene molto, perché era molto riconoscibile, e i capelli di quando giovane. Io poi vengo dal fumetto umoristico, quindi la tendenza è quella di “caricaturare” un po’ le persone e dovevo stare attento a non ridicolirizzarle.
MS: Comunque veniva man mano poi tutto supervisionato dall’agente.
RL: Hanno chiesto solo tre cose: il naso un po’ più piccolo e il collo è un po’ più asciutto. E poi il neo.
MS: Ah, il neo. C’è stato un momento di panico. Lino insisteva con questo neo sul mento. Veramente difficile da vedere. Ma il problema è che quando tentavamo di metterlo, il risultato sembrava solo una macchia sul disegno. Alla fine, con la diplomazia, siamo riusciti a convincerli a non inserirlo…

Una delle cose più forti del libro è che i personaggi “secondari” — Lucia, il padre, Cirino, Totò, Modugno — sembrano tutti lasciare un pezzo nella formazione di Lino Banfi. C’è stato un personaggio che, lavorandoci, vi ha sorpreso più degli altri o che è diventato più importante del previsto?
MS: Personalmente sono legatissimo alla figura della moglie. Quando lui raccontava in televisione i momenti difficili che hanno attraversato insieme, quelli sono stati la miccia che mi ha fatto accendere il desiderio di provare a concretizzare questo progetto. L’idea di una persona che ti appoggia in un momento di grandissima difficoltà economica, mi ha colpito tantissimo. Lei in quel momento gli dice una cosa bellissima: io non voglio avere accanto un uomo triste.

Come nasce un progetto del genere? Avete deciso che volevate raccontare la sua biografia, c’è stato un incontro? Quali passi avete fatto?
MS: Negli anni ho provato a contattarlo in tutti i modi, attraverso i social cercavo un indirizzo email ma non riuscivo a trovare nulla. Non è la prima volta che scrivo biografie e di solito ho sempre a che fare con persone che hanno conosciuto la persona che sto raccontando. Solo che non riuscivo a contattare nessuno, e anche se vuoi fare una biografia non autorizzata non è una cosa facilissima.
Poi un giorno ho scoperto che la figlia di Banfi gestisce un’orecchietteria a Roma e così li ho chiamati. Pensavano che volessi prenotare un tavolo. In quel momento la figlia non c’era, ma sono stati gentilissimi e mi hanno dato un appuntamento telefonico. Alla figlia piaceva molto l’idea che suo padre diventasse un fumetto, perché esistono un sacco di libri su Banfi, anche film e altre cose, ma nessun fumetto. Poi ho parlato con l’agente e per convincerlo gli ho inviato il mio fumetto su Bud Spencer e su Borsellino. Il giorno dopo mi arriva una telefonata: “guarda che c’è Lino che ti vuole incontrare a Roma”. E da lì tutto è filato e l’idea ha iniziato a prendere forma.
Nonostante i suoi quasi 90 anni, lui è uno che si tiene molto attivo ancora adesso. Il fumetto è uno dei pezzi che gli mancava. Per esempio adesso si sta preparando per fare un podcast, e si sta facendo costruire tutto il set. Lui è uno che non si ferma.
AP: Ha voluto sapere come si fa un fumetto e ha fatto il paragone con la musica, perché lui ha scritto delle canzoni, e ci ha spiegato come si scrive una canzone e ha cercato di capire se c’era una similitudine con lo scrivere un fumetto: chiedeva, “ma nasce prima il disegno, prima il testo?”

Intervista realizzata dal vivo al Salone del libro di Torino il 17 maggio 2026.
Si ringrazia Simona Gionta e Tunuè per il supporto.

 

MARCO SONSERI

Nato a Palermo nel 1975, è uno sceneggiatore di fumetti prolifico, che pubblica in Italia, Francia e America. Ha scritto per Fantagraphics, Editions Félès, Clair de Lune, ReNoir Comics, Heavy Metal, Tunué, Mad Cave Studios e altri editori. Alterna storie di puro intrattenimento e graphic journalism.

ROBERTO LAUCIELLO

Nato a Genova, è un illustratore e fumettista che ha iniziato la sua carriera disegnando Topolino. Poi ha realizzato varie graphic novel come la biografia di Bud Spencer, scritta da Marco Sonseri, e quella di Luigi Malabrocca. Insegna presso la Genoa Comics Academy.

ANDREA PICCARDO

Nato a Genova, è un colorista che ha ereditato dal nonno la passione per i fumetti e il colore. Ha pubblicato fumetti in Italia, Francia e Stati Uniti. Il suo stile versatile e veloce gli ha permesso di disegnare e colorare storie di vari generi. Ha fondato la Genoa Comics Academy insieme a un gruppo di colleghi.

Paolo Ferrara

Paolo Ferrara

Nato a Bologna, classe 1977, svolge diversi mestieri e frequenta corsi di fumetto, teatro, doppiaggio e un Master in Tecniche della Narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Insegna storytelling per varie realtà e associazioni e ha una cattedra di Storytelling per i Media presso IAAD Torino e Bologna.

Come freelance sceneggia (per cortometraggi, Mediaset, videogame per Tiny Bull Studios e qualche fumetto web), ha pubblicato opere di narrativa e narrativa per bambini ( Saga Edizioni, Epika Edizioni, La Strada di Babilonia, Delos Books, Milena Edizioni e Kalimat Group – editore degli Emirati Arabi Uniti- ).

Da più di 15 anni è conduttore e autore radio/podcast ( RadioOhm / SonoCoseSerie) e collabora come recensore e articolista per diverse riviste digitali e non (tra cui Lo Spazio Bianco).

È sceneggiatore della serie Chimere sull'app Jundo Comics e ha diversi progetti in arrivo in vari media: qualunque cosa pur di raccontare storie.

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