Pirati e ubriaconi: Ritratto di ubriaco di Schrauwen, Ruppert e Mulot

Pirati e ubriaconi: Ritratto di ubriaco di Schrauwen, Ruppert e Mulot
Tre tra gli autori più anticonvenzionali del fumetto franco-belga decostruiscono il mito della nobile pirateria giocando con ogni strumento narrativo del medium.

“Lei sa chi è Guy?

Il mio nome è Guy/ Vivo per strada ma rido tutto il dì/ ve lo dico, sono Guy/ una monetina accetto, sì sì”

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Se vi chiedete chi sia Guy, il protagonista di Ritratto di ubriaco, ci pensano le prime pagine e la sua canzoncina non in rima a presentarvelo: un ubriacone perdigiorno che vive di elemosina e sotterfugi. Ma Guy è anche un pirata, o almeno lo diventa durante il racconto, suo malgrado ma trovandovi comunque un modo per barcamenarsi, per sopravvivere e per trarne qualche vantaggio, spesso a scapito di qualcun altro.
Attraverso questo personaggio, Oliver Schrauwen, Florent Ruppert e Jérôme Mulot – ovvero il meglio del fumetto indipendente e anticonvenzionale franco-belga – ribaltano completamente la figura del nobile pirata e di tutti quegli avventurieri protagonisti dei romanzi di Stevenson e Salgari, trasposti poi in una miriade di film hollywoodiani e non, che hanno visto un recente revival con la serie dei Pirati dei Caraibi. Guy non è un novello Jack Sparrow o Sinbad, non è simpatico né belloccio. Guy è un alcolizzato buono a nulla, che vive di espedienti e che non esita a tradire persone e ideali per salvarsi la pelle o peggio ancora per racimolare qualche spicciolo da dissipare in alcolici. La bruttezza e la goffaggine fisica si riflettono nella pochezza morale del personaggio, che emerge così come un antieroe per cui non si può provare che disprezzo e pena.

Con un processo che porta all’estremo alcuni spunti di Pirati di Roman Polanski, l’avventura piratesca viene completamente decostruita e spogliata del mito, ripensata in un contesto più verosimile dove l’avventura fa rima con violenza, disperazione, sotterfugio e tradimento. In questo processo tutto diventa triste e grottesco, oscillando tra ridicolo e disgustoso, lasciando il retrogusto amaro alle risate involontarie che potrebbero accompagnare la lettura di una scena.

Niente si salva dalla furia iconoclasta dei tre autori: l’avidità e l’immoralità di Guy corrompono ogni co-protagonista, a partire dal nobile iracondo delle prime pagine, ucciso da Guy dopo che questi lo aveva iniziato a insultare e colpire; oppure la bella principessa Isabella, promessa sposa ad un principe straniero e deturpata dallo scorbuto, o ancora il piccolo Clemente, partito per mare alla ricerca di avventure, sventurato apprendista di un cattivo, riluttante e insensibile maestro come Guy che lo abbandona al suo destino senza pietà. Ogni modello viene studiato, analizzato, dissezionato e completamente trasfigurato, il cliché spazzato via in un misto di risate e smorfie d’orrore.

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Stesso discorso si può fare per i combattimenti e i luoghi esotici: scontri in mare e a fuoco su isole bellissime, regni ricchi e sfarzosi ai limiti del Vecchio mondo, vecchie bettole e rifugi pirateschi su atolli di perdizione. Niente manca al canone del genere, e tutto viene deriso, ribaltato e dissacrato attraverso lo scontro tra rappresentazioni dettagliate, quasi naturalistiche di ambienti, navi, architetture e armi, che riprendono la poesia e la magia dei classici, e quelle sintetiche, quasi abbozzate, dei personaggi, che sembrano muoversi come marionette stanche su una quinta teatrale. In questo senso, i tre autori e in particolare Schrauwen ai disegni, sfruttano tutti gli elementi del fumetto per creare scene d’azione completamente svuotate del dinamismo proprio del genere: la mancanza in molti casi di linee precise che definiscano corpi e espressioni fa sì che il motore degli eventi sembri sempre ingolfato, che i movimenti sembrino sempre ovattati, che l’azione appaia sempre bloccata.

Tutto questo è ottenuto grazie a una padronanza totale del ritmo narrativo, oltre che della composizione delle singole tavole, e per averne un esempio basta osservare lo scontro a fuoco tra pirati e esercito del principe orientale: le tavole si frammentano in tante piccole finestre su vari momenti della battaglia, ma la velocità, in questo caso, invece che aumentare diminuisce fino quasi a fermarsi, mentre il protagonista si barcamena per non morire e ci riesce pure, tra colpi di fortuna e casualità.

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Ad aumentare l’assurdità di alcuni passaggi ci pensano i colori, che si alternano tra acquerelli acidi stesi in maniera non uniforme, colori più naturalistici nei momenti dedicati alle rappresentazioni esotiche e bianchi solcati da linee nere che danno l’idea di velleità e impalpabilità delle avventure di questo squallido “pirata”.

Ma il colore più importante di questa storia è sicuramente il blu scuro che caratterizza le parti ambientate nel mondo degli spiriti e che racchiude in sé tutti gli elementi dell’opera: i morti osservano le avventure di Guy da una posizione privilegiata, un mondo ultraterreno così vicino al nostro, in cui nessuna bruttura e nessuna ingiustizia scompare, ma permane come sospesa, per sempre. Il dietro le quinte della vita, nero e popolato da bianche figure, funge da controcanto grottesco e al tempo stesso terrificante della vicenda principale. Gli spiriti interagiscono, commentano, quasi come fossero lettori loro stessi, si mescolano a altri dannati senza capire il senso di tutto quello che sta succedendo.

E la vicenda si conclude proprio sulle onde scure di questo mondo misterioso e insondabile, dando un finale amaro alla vicenda: mentre si sorride amaramente del protagonista, che alla fine, senza grosse sorprese, riesce a farla franca, si resta a riflettere sul senso di quella avventura che si chiama vita. Un’avventura grottesca, spesso ingiusta e casuale, in cui non sempre il migliore vince, ma che per tutti finisce sempre allo stesso modo. E anche un fumetto che non fa sconti, difficile da comprendere e da seguire, che richiede impegno per arrivare alla fine, anche a volte per superare alcuni dialoghi non molto riusciti, alcune idiosincrasie tipiche degli autori, alcuni passaggi a vuoto, oltre al degrado imperante e folle. Dopo tante peripezie giocose e ridicole, Oliver Schrauwen, Ruppert e Mulot ci lasciano pensosi e spossati, mentre sul mare blu notte fischietta una melodia stonata e che non fa rima.

Abbiamo parlato di:
Ritratto di ubriaco
Oliver Schrauwen, Florent Ruppert e Jérôme Mulot
Traduzione di Emmanuelle Caillat
, 2020
184 pagine, cartonato, colore – 24,00€
ISBN: 9788876185496

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