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Trilogia del cielo: homines volant sed vitae scriptae manent

16 Maggio 2024
Dal padre di Corto Maltese tre storie di volo, coraggio e solitudine, ovvero l'avventura secondo l'ultimo Hugo Pratt.
Leggi in 8 minuti

“Oh!… a me piacciono i cimiteri… i loro cipressi, la quiete profumata di timo, le lucertole sul muro di cinta, sotto il sole d’estate…

Premessa: la struttura del volume

Trilogia Del Cielo Hugo PrattTrilogia del cielo raccoglie tre delle ultime storie di Hugo Pratt, accomunate dal filo conduttore del volo: la prima, intitolata Saint Exupèry – l’ultimo volo, viene pubblicata originariamente in quattro puntate sulla rivista francese À Suivre, a partire dal numero 200 del settembre 1994; la seconda, in un cielo stellato, deve il suo debutto a un volume celebrativo, pubblicato da Petruzzi nel 1993, in collaborazione con Baldassare Catalanotto, dal titolo In un cielo stellato. Settant’anni di aeronautica militare; la terza ed ultima avventura, Morgan, appare per la prima volta sulla rivista L’eternauta & comic art, a partire dal numero 131 del settembre 1995.

Apre la raccolta un’introduzione di Umberto Eco, dal titolo Un profumo di leggenda, mentre la postfazione di Simone TempiaL’avventura della solitudine, ne segna la conclusione; a metà del volume, a precedere la seconda avventura, troviamo, Nella vita di un altro uomo, la trascrizione di un’intervista risalente al 26 gennaio 1995 e rilasciata per la tv svizzera dall’autore sulla scomparsa e la conseguente leggenda rappresentata dal caso dello scrittore Antoine De Saint Exupèry. Un volume, quindi, ricco di avventura e di informazioni aggiuntive sulla produzione e sulla vita del grande fumettista italiano.

Le tre storie in sintesi

La prima avventura è una rielaborazione fantastica degli ultimi istanti di vita dello scrittore del Piccolo principe, in una narrazione che si sviluppa su due piani temporali, il volo e i ricordi del protagonista. La seconda storia mette in scena una vicenda di tradimento e amicizia: il protagonista viene lasciato dalla promessa sposa perché innamoratasi, ricambiata, del fratello di lui. Nel frattempo, gli eventi bellici precipitano e il nostro eroe si troverà a combattere nei cieli contro un suo caro amico che, per ragioni di schieramenti, si trova dall’altro lato del conflitto. Il terzo racconto mostra la solitaria avventura di un soldato che si ritrova sempre ai bordi della grande storia, proprio in virtù della sua grandezza d’animo e del proprio talento: i superiori, avendone intuito le qualità personali e il potenziale, lo spediscono continuamente in imprese che a Morgan paiono più da fattorino che non da combattente.

Breve analisi dei racconti

Le tre avventure sono accomunate dal tema del volo. Questa ovvietà però non sottrae le storie a uno sviluppo individuale e originale.

Whatsapp Image 2024 04 18 At 17.24.51La prima, ad esempio, è interamente proiettata nei cieli e scende fra i mortali, con i piedi per terra, solo nelle scene in cui il protagonista ricorda alcuni momenti della propria vita. Curioso che la realtà sia lì, fra i cieli, mentre il sogno, nel senso della ricostruzione mentale del ricordo, avvenga quaggiù, luogo della concretezza e della sporca realtà. Ma più che le osservazioni di un lettore troppo pignolo, vale la registrazione dei tempi del volo di Antoine De Saint Exupèry: la prima vignetta ci informa che ci troviamo nel giorno di lunedì 31 luglio del 1944, alle ore 11:54; l’ultima annotazione riportata nelle scene conclusive è dello stesso giorno, ma alle ore 12:06. Appena 12 minuti di volo, se stiamo alla rigida scansione dei numeri, ma 12 minuti che contengono anni di vita. Infatti, Pratt mostra momenti significativi della vita dell’aviatore, così da creare un cortocircuito fra il tempo effettivo e quello della narrazione: è come se l’autore volesse rivelare la discrepanza fra il tempo dell’orologio e quello delle emozioni. Ma andando ancora più a fondo (o aumentando la portata aerea delle nostre osservazioni, per restare in tema), possiamo anche scorgere, nella discordanza fra tempo meccanico e tempo dell’anima, il valore della scrittura, visto che l’aviatore è anche l’autore del Piccolo principe, opera arcinota perfino a chi non ama la compagnia dei libri.

Il Piccolo principe, in effetti, appare fra le vignette e dialoga con lo scrittore: curioso stratagemma, quello adottato da Pratt, che mette sullo stesso piano autore e personaggio. Ora, anche lo scrittore è diventato personaggio, mentre la sua creatura è stata trasformata in un suo comprimario, in una comparsa con la quale interagire sullo stesso piano identitario. Pratt, quindi, disegna e reinventa gli ultimi istanti di vita dello scrittore, rendendo il mistero della scomparsa di Saint Exupèry materia mitica: succede qualcosa di simile con i personaggi dei miti classici, che non muoiono, ma smettono di comparire agli occhi dei loro prossimi di modo che, mai visti morire, restino sempre vivi. Ma i due temi, il tempo e il mito, sono intrecciati e compresi in un altro grande tema, quello del ricordo e, confinante col precedente, del sogno: l’aviatore ricorda e immagina, fino a sognare di fermare l’aereo e scendere a passeggiare sulle nuvole. Come l’immaginazione si nutre del ricordo, alimentandone il potenziale evocativo fino a innalzarsi alla creazione fantastica e onirica, così l’immaginazione di Pratt si è nutrita della memoria del grande scrittore e aviatore francese.

La seconda avventura mette in scena una storia più terrigena: Pietro Bronzi è si un aviatore e la sua grande avventura si risolve nei cieli, ma la sua storia inizia a terra, con un problema terreno: la fidanzata, Luciana, e il fratello Luca Bronzi sono innamorati e stanno discutendo il modo migliore per dirlo a Pietro. Si dispiega, perciò, una storia di tradimento e di solitudine: Pietro pare avere un solo amico, ma che combatte dall’altro lato del campo avversario. Si tratta di un amico ma anche di un avversario. La solitudine di Pietro diventa totale e il suo volo, sebbene sia affiancato da un collega, si carica del valore della solitudine. L’isolamento e il desiderio di amore e amicizia, sospirati ma mai banalmente ricercati, si concretizzano in una delle scene finali, dove vediamo l’amico-nemico Tristam portare in dono alla tomba di Pietro la medaglia al valore che ha ottenuto proprio per essersi scontrato e aver abbattuto l’aereo del protagonista, la quale è stata eretta dagli avversari vicino all’aereo colpito e atterrato.

L’ultima storia raffigura una solitudine “d’azione”, per non dire “storica”: stavolta l’eroe si trova solo davanti ai grandi eventi della storia, spedito a destra e a manca degli scenari bellici in le situazioni nelle quali va a cacciarsi per ordine dei superiori o per sue autonome iniziative. In realtà, questa storia è quella meno aerea di tutta la trilogia, visto che si sviluppa per lo più in mare. Tuttavia, in una sequenza memorabile, Morgan in persona instaura una continuità concettuale tra il volo e la navigazione: mentre cerca di convincere la tenente pilota Cunningham a compiere un attacco notturno sfruttando la sua mongolfiera, dice: “Perché penso come un ufficiale di navigazione. Penso ai venti e alle notti senza luna e a un volo silenzioso”. In breve, il nostro eroe presenta un piano d’attacco molto rischioso e per persuadere la collega spiega che non c’è differenza tra il volare e il navigare e che il vento e il buio sono utili tanto a un attacco via mare quanto a uno via cielo. Come a dire che il mare e il cielo funzionano più o meno allo stesso modo. Questo passaggio narrativo, se amplificato ed esteso alle azioni di tutta l’avventura, è il grimaldello che permette a una storia prevalentemente marina di appartenere a una trilogia del cielo.

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Qualche riflessione sui disegni: se una notte d’inverno un fumetto…

È notte, in pieno inverno, e un volume si trova ai bordi della strada, rovinato dalla pioggia e dal gelo.
Chi si trovasse fra le mani questo volume, e lo trovasse privato della copertina, delle introduzioni, sbiadito nelle firme, nei dati autoriali ed editoriali… diciamo che questo sfortunato scopritore, se avesse la fortuna di essersi imbattuto, almeno una volta, nei disegni di un certo Hugo Pratt e se avesse quel tanto di tatto da essersi soffermato anche un attimo su quei bozzetti, magari raffiguranti un certo marinaio, ma anche una palma, un gabbiano o un ghirigoro vergato da un veloce segno della matita… diciamo che questo probabile fortunato scopritore non esiterebbe, con buona probabilità, a ritrovare una certa familiarità. Tale è il tratto di Pratt, così personale il suo stile, da non lasciare dubbi perfino in chi la sua opera non la frequenta: basta un incontro, anche rapido, ma Pratt non si scorda. O forse si scorda, da parte di chi non presta attenzione ai fumetti, ma per ricordarlo non appena incontrato.

Così, la trilogia del cielo si presenta familiare, eppure nuova per quei lettori e quelle lettrici che hanno letto Pratt, adocchiato un suo disegno, ma che ancora non si sono trovati queste tre storie fra le mani: familiare perché vi si ritrova l’inconfondibile Pratt; nuova perché nuove le storie, ma anche certe soluzioni grafiche, rappresentate dall’ampiezza e dal nitore delle tavole raffiguranti soprattutto il cielo. A tal proposito, bisogna soffermarsi su un’affermazione contenuta nella sinossi della quarta di copertina, dove si legge che il “segno si fa sgombro e terso“, affermazione che regge alla prova dei fatti, ma che ci permette di andare un po’ più a fondo nel tratto di queste tre storie: forse, il segno è più sgombro e più terso perché sgombri e tersi sono i cieli, che caratterizzano le avventure raccolte nel volume. Si considerino anche le numerose sequenze dialogiche o quelle raffiguranti una scena d’azione, caratterizzate non dall’accumulo di personaggi e oggetti, ma da pochi elementi, necessari a suggerire il movimento e i rapporti di causa effetto. Il tutto avviene sovente su sfondi neutri, quali il cielo, il deserto, la distesa del mare, una parete monocromatica alle spalle di un volto o di un mezzobusto; anche se non mancano vedute più ampie, che si aprono in scenari naturali, caratterizzate comunque da pochi tratti e da un concentrato numero di elementi. Così è vero da un lato che il disegno si fa più aperto e nitido, ma è anche vero che queste qualità appartengono al tipo di ambiente che fa da sfondo alle tre avventure, la cui sintesi è rappresentata dal cielo.

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La narrazione figurata e il movimento taciuto

Se osserviamo le sequenze narrative soffermandoci sull’elemento cinetico delle vignette, possiamo osservare quanto a Pratt interessi non tanto la scansione del movimento da un punto di vista fisico o logico, ma la raffigurazione di istanti necessari a lasciar immaginare l’inizio e l’esito di un’azione. Prendiamo, come esempio, le prime due vignette di pagina 69: nella prima vediamo il protagonista della scena lanciare una bomba a mano, nella seconda vediamo l’esplosione. Nessun accenno alla traiettoria dell’ordigno, nessuna scena che scandisca il momento del lancio, nemmeno un’immagine sulla buona riuscita del tiro. I lettori si trovano l’inizio della scena e gli effetti della sua corretta esecuzione, mentre ciò che sta in mezzo a quel lancio e alla deflagrazione è materia intuibile a partire dalla lettura dei due momenti. Ne consegue una narrazione sintetica, contratta, interessata a portare avanti la storia, non a indugiare sui movimenti o sui virtuosismi del disegno e del montaggio. Questa scelta sembra congeniale al tipo di storie che vengono raccontate, che hanno sullo sfondo la guerra, ma sono incentrate sui protagonisti e, come già scritto, sulla loro individuale avventura in mezzo alla grande storia.

In conclusione

La trilogia è un’opera che mette al centro l’uomo e la solitudine: ci sono gli ingredienti del mondo prattiano, ma declinati in una narrazione più intima e dolorosa. Punto di forza è la resa del dolore: nessun indugio patetico sulle sofferenze, che anzi sta al lettore presumere e attribuire ai personaggi. Questi si muovono dentro la storia, integrati nella relazione con altri personaggi, ma isolati a causa degli eventi. Le tre avventure raccontano un eroismo, diciamo pure che rischia di passare invisibile agli occhi, che rappresenta l’essenza irriducibile dei protagonisti delle tre avventure. Per nostra fortuna, Hugo Pratt sa bene come mettere in scena questi sottili temi e guidarci a scorgerli fra le pieghe degli eventi.

Abbiamo parlato di:
Trilogia del cielo
Hugo Pratt
Rizzoli Lizard, 2023
252 pagine, cartonato, colori – 22,50 €
ISBN: 9788817179010

Francesco Castronovo

Francesco Castronovo

Classe 1991, laureato in filologia classica, insegnante di materie letterarie. Legge i classici, antichi e moderni, fumetti e graphic novel. Ha fiducia nella critica letteraria. E' incuriosito dalla narrativa e dal rapporto fra creatività e scrittura o creatività scrittura e disegno, motivo per cui leggere è uno dei più seri divertimenti, scrivere di ciò che si è letto un'occasione di riflessione.

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