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Storie di un passato futuro: la seconda stagione di X-Men ’97

24 Settembre 2026
Una delle serie animate più acclamate dalla critica e pubblico ritorna con una seconda stagione che alza la posta in gioco.
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Negli anni Novanta i mutanti erano padroni assoluti delle classifiche di vendita, negli States: un successo che portò all’inevitabile sfruttamento multimediale e a una serie animata, Insuperabili X-Men (X-Men: The Animated Series) andata in onda dal 1992 al 1997, che ottenne ascolti record per la fascia del sabato mattina su Fox Kids, superando i 23 milioni di spettatori domestici negli Stati Uniti.
Un successo che oltrepassa il tempo e arriva al 2024, quando i Marvel Studios decidono di riprendere quella serie storica, rimasta impressa nella memoria, per un vero e proprio sequel che porta fin dal titolo l’anno, ’97, in cui Insuperabili X-Men si interruppe. Per ripartire ventisette anni dopo.

X-Men ’97: storie di fumetti passati

Una delle caratteristiche che decretarono il successo di X-Men The Animated Series fu senza dubbio l’intreccio narrativo che veniva direttamente dalle storie a fumetti, all’epoca figlie dei sedici anni consecutivi in cui Chris Claremont aveva scritto le regole del fumetto mainstream supereroistico moderno.

Gli adattamenti erano ovviamente ispirazioni, ma la potenza di saghe come Fenice Nera, Days of Future Past o Phalanx Covenant era tale da fungere da traino: insomma, il cartone ricalcava in linea generale il fumetto che all’inizio del 1990 vedeva in azione una delle squadre più iconiche con Ciclope, Wolverine, Rogue, Tempesta, Bestia, Gambit, Jean Grey, Jubilee, Professor X e un personaggio nuovo, Morph.

X-Men ’97 allora decise di riprendere esattamente dove si erano interrotte le cinque stagioni di Insuperabili X-Men, riprendendone i temi e approfondendo alcuni passaggi narrativi (come il mai risolto mistero su Sinistro e Jean Grey) e l’introspezione dei protagonisti. Sicuro, la scrittura dello show runner Beau DeMayo è stata decisiva per il successo dei nuovi nove episodi, che ovviamente hanno continuato ad ispirarsi alle storie a fumetti mutanti, sempre piene di trame, sottotrame e invenzioni.
La seconda stagione di X-Men ’97 continua proprio nello stesso solco della precedente con una sola differenza, ovvero l’assenza di DeMayo in fase di produzione degli episodi, che ha completato la stesura delle sceneggiature della seconda stagione prima del licenziamento per una condotta grave e presunte molestie sessuali, portando l’azienda a interrompere immediatamente ogni rapporto lavorativo. Sebbene non sia rimasto alla guida della produzione per le fasi successive, l’imprinting narrativo e la scrittura dei nuovi episodi portano la sua firma, per un’assenza che si è avvertita, ma non ha rovinato l’effetto finale.

X-Men 97: tra l’eredità di Magneto e Apocalisse

L’evento portante della prima stagione di X-Men ’97 era stata la creazione di uno stato mutante, Genosha, governato da un Magneto che fu costretto poi a portare alle estreme conseguenze la sua idea di supremazia mutante, pagando con la vita; e l’ultimo episodio (La Tolleranza è Extinzione) si chiudeva con i membri della squadra sbalzati in epoca differenti.

Xavier, Rogue, Nightcrawler e Bestia finivano nell’antico Egitto nel 3000 a.C., dove incontravano un giovanissimo En Sabah Nur (ispirata alla miniserie The Rise of Apocalypse, scritta da Fabian Nicieza e disegnata da Adam Pollina); mentre Ciclope e Jean Grey finivano nel futuro, nel 3960 d.C. con il giovane Nathan Summers futuro Cable (ispirata alla miniserie Le Avventure di Ciclope e Fenice, di Scott Lobdell e Gene Ha).
Due piani temporali sfalsati ma che si intrecciano proprio su uno dei villain più decisivi e significativi della storia mutante, ovvero quell’Apocalisse che porta avanti l’ideologia del darwinismo sociale secondo cui solo i più forti sopravvivono: mentre i temi esplorati sono quelli che da anni tengono banco nel sottobosco mutante, la nascita del mostro e il sottile confine tra Bene e Male.

Gli episodi vanno poi avanti tra apparenti digressioni -come Weapon X, Lies and DVDs, che sembra scollegata da tutto ma introduce nell’universo della serie la razza aliena della Covata e fa riacquistare a Logan l’adamantio- e fugaci riprese di run famose –Danger.exe, che riecheggia la “nascita” di Danger, la stanza del pericolo divenuta senziente, nel celebre ciclo di Joss Whedon su Astonishing X-Men; o Strange Land, Savage Land, che riporta in scena Colosso in versione Accolito di Magneto-, fino a concludersi con lo showdown con il villain evoluzionista in The Dead Man’s Hand e Survival of the Fittest. Intanto, con gli X-Men fuorilegge, Xavier fonda la X-Corp a Genosha e Scott e soci prendono i costumi creati da loro da Frank Quitely nella storica run di Grant Morrison, fa il suo esordio nella serie X-Factor guidata da Alex Summers -con le uniformi che riportano alla straordinaria epoca in cui la serie omonima del gruppo veniva scritta dal geniale Peter David– dalla quale fuoriesce quasi subito Lorna Dane aka Polaris, la figlia di Magneto, che faceva parte nel nucleo (quasi) originale degli X-Men.

Insomma, i nove episodi di X-Men ’97 seconda stagione sono, ancora una volta, una sorta di sunto di circa un decennio di storie riassumendone look, mood filosofico, questioni etiche e relazioni tra i personaggi. Fino alla ormai irrinunciabile “scena post-credit” dell’ultimo episodio, che ovviamente rimanda alla prossima stagione introducendo uno dei personaggi più amati della saga mutante.

X-Men ’97: uno show ambizioso ma riuscito

X-Men ’97 è, ancora, uno dei vertici assoluti della Marvel Animation. I due anni di attesa dalla fine della prima avevano creato un carico di aspettative insostenibile. Dopo il miracolo produttivo e nostalgico del primo ciclo, la serie doveva necessariamente dimostrare di poter funzionare indipendentemente da ogni spinta nostalgica e soprattutto anche senza l’apporto specifico di DeMayo.
Il risultato è una stagione ottima che non solo raccoglie l’eredità della precedente, ma espande la portata del racconto muovendosi con audacia nello spazio e nel tempo per mettere i mutanti di fronte all’ombra di un altro villain che, come Magneto nella prima serie, è un’ulteriore visione distorta del sogno di pace di Xavier.

Visivamente e nella messa in scena, la serie compie un balzo in avanti, con i disegni che riescono a mantenere intatto il look retrò tipico dei sabato mattina anni ’90 beneficiando nello stesso tempo di una pulizia e una ricchezza cromatica squisitamente moderne.
Ma il vero tratto distintivo di questi nove episodi è il character design legato alle diverse linee temporali: la reinvenzione dei costumi per l’Antico Egitto e nel futuro distopico del 3960 d.C. è perfetta, anche se nelle scene più statiche emerge qualche sporadica rigidità nei fondali.

La cura estetica si accompagna a una regia e a un’animazione che ridefiniscono gli standard per un prodotto bidimensionale seriale: le coreografie dell’azione sono fluide, dinamiche e corali, i registi Chase Conley ed Emi Yonemura utilizzano finti piani sequenza per girare gli scontri. C’è poi innegabilmente una netta evoluzione nella maturità dei toni, con un’animazione che non ha paura a farsi più cruda, mostrando ferite, sangue e una brutalità che amplifica la drammaticità e il senso di pericolo costante.

Per quanto riguarda invece la scrittura e lo stile di racconto, X-Men ’97 scegli la via dell’ambizione.
La frammentazione della narrazione in tre epoche distinte è un rischio perché potrebbe confondere il pubblico più generalista a cui è rivolta la produzione, eppure gli incastri temporali funzionano con una chiarezza espositiva funzionale, grazie a una sceneggiatura che eccelle soprattutto nella prima metà in cui riesce a dedicare episodi verticali a comprimari storicamente sacrificati, come Polaris (la vera rivelazione) e Morph.
Di contro, aggiungere personaggi a tutti quelli già in scena dalla stagione precedente e soprattutto l’aumento delle sottotrame (tipico delle X-storie) provoca un senso di smarrimento che schiaccia le icone come Logan e Tempesta sullo sfondo: va bene dare spazio a personaggi con cui la scrittura può essere più libera e meno condizionata, ma accantonando quelli che possono essere percepiti come i “veri” protagonisti della storia può fare apparire una certa fretta nel voler chiudere ogni cerchio in vista del finale, lasciando la sensazione di un ritmo troppo accelerato nel climax.

A ogni modo, il cuore pulsante di X-Men ’97 rimane quel nucleo che è al centro della tipologia narrativa mutante: una straordinaria carica emotiva. Il lutto collettivo e il trauma post-Genosha continuano a gravitare come un macigno sulle scelte del team, rendendo ogni conflitto interiore doloroso e tangibile, anche se in qualche sequenza alcuni dialoghi suonano didascalici, stonando in un contesto dove la scrittura è sempre molto scorrevole.
Questa sorta di “continuità emotiva” è, come detto, distintiva delle serie mutanti a fumetti, come se un sentimento non si riesca a consumare in una manciata di episodi, ma si propaghi nel lungo percorso mostrando le sue conseguenze anche a distanza di tempo.

La serie brilla allora nell’umanizzazione di Apocalisse, o meglio di En Sabah Nur: non una semplice macchietta distruttiva, ma un leader tragico, imponente e filosoficamente complesso. Attraverso lui e le reazioni del mondo, la storica metafora mutante sull’intolleranza, la discriminazione e la paura del diverso torna a colpire lo spettatore con una forza spietata, riflettendo in modo speculare le divisioni della realtà che ci vediamo intorno.

Ad arricchire il tutto, come descritto brevemente sopra, c’è poi quella fittissima serie di riferimenti e citazioni che manda in visibilio gli appassionati di vecchia data (due su tutti: nella cartella medica di Gambit c’è una sigla, XM266, è un richiamo a Uncanny X-Men #266, primissima apparizione del cajun mutante; mentre il file che legge Mystica contiene i nomi di tutte le attrici che hanno impersonato la mutaforma blu). L’adattamento delle saghe cartacee è ottimo, ed è proprio qua che si gioca il destino di uno show del genere: riuscire a mantenere intatto l’appeal di quanto letto e contemporaneamente creare nuove linee di trama che arricchiscano o intersechino più storie.

Ovviamente c’è qualche piccolo compromesso narrativo legato alla densità degli eventi del finale: ma la seconda stagione di X-Men ’97 è un’opera matura, visivamente spettacolare e profondamente toccante.

Abbiamo parlato di:
X-Men ’97
, seconda stagione
Serie in 9 episodi trasmessa su Disney+ dal 1° luglio 2026
Supervisione produzione esecutiva: Brad Winderbaum, Kevin Feige, Louis, D’Esposito, Dana Vasquez-Eberhard, Eric Lewald, Julia Lewald, Larry Houston, Beau DeMayo
Produttore supervisore: Jake Castorena
Scritta da Beau DeMayo
Diretta da Emmett Yonemura e Chase Conley
Prodotta da Marvel Animation

Gianlorenzo Franzì

Gianlorenzo Franzì

Nasce a Lamezia nel 1976, passa il tempo a laurearsi (prima in giurisprudenza, a Perugia, poi in Lettere con indirizzo Arti & Scienze dello spettacolo, a Roma), a vedere film, a leggere fumetti.
Pensa sia tempo perso, ma forse no: oggi è il direttore artistico di due Festival di cinema, il LIFF e il RCFF, collabora con Gigi Marzullo nella notte di RaiUno per Cinematografo, è giurato dei Nastri d’Argento ed anche docente di cinema, arte e teatro presso ACIPAL.
Ha anche scritto due romanzi e due saggi di cinema, collabora con Cinecritica Web e LaScimmiaPensa, ma ha scritto per Ciak, Film Tv, Nocturno, Weird Movies, Duellanti.
Il suo vanto è di avere circa 10.000 dvd e 15.000 fumetti, e allora continua a vedere film e a leggere fumetti.

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