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Il teschio venuto dalla Svezia. Fumetto, filosofia, storia e grottesco

22 Settembre 2026
Daria Schmitt trasforma la storia del teschio di Cartesio in un fumetto weird, gotico, irriverente, imprevedibile e profondo.
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Un teschio si anima in un museo e comincia a discutere con le altre ossa che lì sono ospiti. Non è sicuro delle proprie origini, perché ha attraversato diverse vicissitudini prima di arrivare dove si trova, così si confida, si fa consigliare e ripercorre i propri passi per riuscire a dipanare il bandolo della propria stessa identità. La persona che il teschio  crede di essere altri non è che René Descartes (storicamente italianizzato come Renato Cartesio), padre della moderna filosofia, mentre i suoi interlocutori sono le ossa di animali di ogni specie ospitati – quelli che lo stesso filosofo non considerava altro che “macchine” – nella Galleria di Paleontologia e Anatomia comparata di Parigi. Un viaggio surreale che trasforma il dubbio cartesiano in dubbio esistenziale.

L’autrice francese Daria Schmitt (suo Il bestiario del crepuscolo) confeziona un volume gotico, stravagante e irriverente dai confini sfumati e dalla classificazione indefinita. L’estetica weird e grottesca messa in piedi costruendo un lungo dialogo tra creature fatte d’ossa è accentuata dal fitto tratteggio dell’autrice, che conferisce a tutto il volume un sapore estetico di trattato ottocentesco o comunque del passato, cui sapientemente aggiunge elementi di colore o bicromie, a volte per alcune pagine – come quando erompono i colori della natura oggetto di riflessioni o scontri dialettici – a volte in singoli dettagli o in singole vignette. L’effetto finale è un viaggio dalle tinte lisergiche in cui i colori acidi sono resi sotto il filtro della china.

In questa vera e propria fantasmagoria di scheletri parlanti, visioni e sogni strani, il tratto di Schmitt è solido, concreto, capace di costruire figure ed elementi estremamente vividi, dettagliati, tridimensionali, di grande realismo e presenza – i tratti somatici delle figure umani che si dipanano nel racconto storico sono riconoscibili e ben definiti – costruendo uno straniamento in cui però il lettore ha costantemente contezza di contesto, luogo e momento storico: tra i continui salti temporali nel racconto storico, riflessioni e filosofeggiamenti, questo terreno solido e concreto non manca mai anche nei passaggi più onirici.

Di fatto il fumetto ripercorre cronologicamente tutte le vicende e la storia – vera – del teschio di Descartes dal momento della sua morte a oggi, un’avventura rocambolesca fatta di viaggi, dubbi, indagini, scambi e potenziali truffe. Il teschio venuto dalla Svezia non è però soltanto il racconto della storia delle spoglie del filosofo francese esiliatosi in Svezia e non è un semplice escamotage per raccontare la sua filosofia. È un’opera stratificata, una vera e propria trasformazione in forma narrativa e grafica del concetto stesso di dubbio costante che sta alla base delle teorie e del metodo di studio dello stesso Cartesio.

Tra le tante cose che trasformano questo teschio – che come il fumetto stesso rappresenta tante cose: è un oggetto, una sorta di reliquia religiosa, un dubbio, un uomo, etc. etc. – in un personaggio estremamente emotivo, umano, ci sono i suoi tentativi di riappacificarsi con gli stessi animali che lo ascoltano e hanno deciso di aiutarlo come possono, nonostante lui li abbia dichiarati privi di anima e di intelletto e che quindi di fatto trasforma l’opera anche in una riflessione sul tema dell’antispecismo: qual è il rapporto tra l’uomo e la natura?

Ma soprattutto, questo fumetto è una lunga riflessione su una delle domande che hanno alimentato la filosofia stessa: chi sono?
Tutte riflessioni che ironia e dialoghi evitano di trasformare in confronti respingenti, mentre il volume tocca le derive più disparate, arrivando persino alla proto fantascienza quando rievoca la leggenda (che circola realmente dalla fine del ‘600) a proposito dell’automa che Cartesio avrebbe costruito per rimpiazzare la figlia morta prematuramente.

Il teschio venuto dalla Svezia è un’opera affascinante, straniante ed estremamente densa, un’esperienza che può colpire a prescindere dalla propria dimestichezza con la filosofia. Magari non una lettura per tutti, ma sicuramente un’interessante esplorazione del media fumetto, non scontata e dall’impatto grafico considerevole. A chiudere il corposo cartonato edito da Panini diverse appendici che arrivano dall’edizione originale francese.

Abbiamo parlato di:
Il teschio venuto dalla Svezia
Daria Schmitt
Traduzione: Vania Vitali
Panini Comics, 2026
100 pagine, cartonato, bianco e nero e colori – 24,00 €
ISBN: 9791221945102

Paolo Ferrara

Paolo Ferrara

Nato a Bologna, classe 1977, svolge diversi mestieri e frequenta corsi di fumetto, teatro, doppiaggio e un Master in Tecniche della Narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Insegna storytelling per varie realtà e associazioni e ha una cattedra di Storytelling per i Media presso IAAD Torino e Bologna.

Come freelance sceneggia (per cortometraggi, Mediaset, videogame per Tiny Bull Studios e qualche fumetto web), ha pubblicato opere di narrativa e narrativa per bambini ( Saga Edizioni, Epika Edizioni, La Strada di Babilonia, Delos Books, Milena Edizioni e Kalimat Group – editore degli Emirati Arabi Uniti- ).

Da più di 15 anni è conduttore e autore radio/podcast ( RadioOhm / SonoCoseSerie) e collabora come recensore e articolista per diverse riviste digitali e non (tra cui Lo Spazio Bianco).

È sceneggiatore della serie Chimere sull'app Jundo Comics e ha diversi progetti in arrivo in vari media: qualunque cosa pur di raccontare storie.

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