
Che Tom Scioli sia un massimo estimatore di Jack Kirby non è un gran mistero: non solo ha scritto una biografia sicuramente molto sentita, appassionata, accurata e anche approfondita del Re1, ma si è anche dichiaratamente e palesemente ispirato allo stile kyrbiano in molte sue opere, come quella d’esordio, The Myth of 8-Opus, Gødland e Captain Victory, suscitando anche polemiche in merito.
Alla Marvel Comics questa somiglianza non deve però essere dispiaciuta, dato che già nel 2001 lo aveva coinvolto nell’antologico Fantastic Four: World’s Greatest Comic Magazine, una bizzarra operazione pensata per il quarantesimo anniversario del quartetto che vedeva tantissimi artisti immaginare, nello stile di Stan Lee e Kirby, la continuazione della serie dopo il numero 102, l’ultimo realizzato dalla coppia.
Ma è nel 2019 che Tom Scioli torna sui personaggi con un progetto ben più ambizioso e autoriale: realizzare la loro versione Grand Design, ripercorrere cioè la loro storia editoriale (o una parte di questa) in un grande formato e con il proprio stile, operazione di grande successo ideata e realizzata per primo da Ed Piskor con gli X-Men (e a sua volta basata sul suo lavoro più importante, Hip Hop Family Tree).
Tom Scioli, grandissimo appassionato proprio del quartetto di eroi ideato da Lee e Kirby, sceglie di ripercorrere la storia racconata nei primi 77 numeri della serie Fantastic Four, fino all’episodio Shall the Earth Endure? (In Italia tradotto come Resisterà la terra?): una sfida da fare tremare i polsi, se si pensa che i primi cinquanta numeri, suggellati dalla famosissima Trilogia di Galactus (FF #48-50) sono considerati non solo come il momento di massima creatività di Kirby alla Marvel e la sua miglior produzione in coppia con Stan Lee, ma anche come una delle pietre miliari del fumetto tout court.

Per reinterpretare questa gloriosa run, Scioli compie delle scelte particolari: prima di tutto adotta uno stile che guarda più ai classici della fantascienza e meno a Kirby, uno stile più personale ed emotivo, come visto già in produzioni successive a Gødland ( serie Image Comics da lui disegnata su testi di Joe Casey); inoltre sceglie di suddividere la pagina in una griglia 5×5, aumentando tantissimo la densità narrativa. Infine, nelle prime pagine Scioli sceglie di raccontare non solo la storia dei Fantastici Quattro come letta nei fumetti, ma di introdurre la storia dello stesso universo Marvel seguendo personaggi e razze cosmiche importanti per le vicende del quartetto, riannodando tutto in maniera cronologica.
Il risultato di queste scelte è quello di porre al centro della storia stessa della Marvel la prima famiglia, e di esaltare le caratteristiche più weird, a volte assurde, della gestione Lee e Kirby, in una girandola di situazioni comunque capace di mostrare la grande creatività dei due autori.
Durante la lettura si nota lo sguardo divertito di Scioli che sceglie a quali episodi dare più importanza, dimostrando tutta la sua capacità di sintesi grafica e il suo gusto retrò e lisergico insieme. Purtroppo, a differenza di quanto fatto sia da Ed Piskor sugli X-Men (ma in sei numeri invece che in due) e da Jim Rugg su Hulk, il Grand Design di Scioli crolla sotto il peso della sua densità: il primo volume in particolare, cosi fitto di eventi e di didascalie, che sembra voler riprendere lo stile originario di quei fumetti degli anni ‘60, risulta per larghi tratti illeggibile e si perde per strada un certo senso di epica e di potenza che faceva da contraltare ai momenti kitsch e assurdi della serie, limitandosi a fare una panoramica, spesso in pochissime e piccolissime vignette, di episodi anche drammatici e intensi.
Un parziale cambiamento si percepisce con la rappresentazione della trilogia di Galactus, in cui il colosso alieno appare in tutta la sua imponenza, e poi nel secondo capitolo del fumetto, quando Scioli mette da parte le didascalie pedisseque in favore di dialoghi e rappresentazione degli eventi che, pur rimanendo comunque molto secchi e sbrigativi, risultano più leggeri e anche piacevoli da leggere.
Come Rugg e Piskor in precedenza, anche lui sceglie poi di inserire alcuni elementi spuri alla narrazione, come una Alicia Masters di colore e una certa rilettura dell’attrazione tra Sue Storm e Namor. Scioli in questo senso si spinge anche più in là, immaginando un nuovo finale della serie dopo il numero 77, forse la parte più interessante e piacevole di questo lavoro, ma che resta comunque insufficiente a risollevare l’intera opera.
Anche l’inclusione nell’albo del classico Questo Uomo, questo mostro, pur essendo una gioia per gli occhi nel suo grande formato arricchito dalla ricolorazione di Scioli e rappresentando uno degli episodi a viene dato più spazio nel libro, resta un po’ a sé stante a differenza delle inclusioni di tavole originali fatte da Piskor e Rugg nelle loro opere, entrambe realizzate con intelligenza e rispetto.

Fantastic Four Grand Design è una rilettura fatta con sguardo personale e con premesse molto ambiziose che ne sottolinea aspetti divertenti, assurdi e weird ben evidenti anche a una rilettura contemporanea, ma fallisce nel restituire la grandezza di quelle storie, dimostrando per negativo l’unicità di quel momento in cui Stan Lee e Jack Kirby crearono un classico immortale, ancora oggi pietra di paragone del genere e dell’interpretazione dei personaggi.
Abbiamo parlato di:
Fantastici Quattro Grand Design
Tom Scioli
Traduzione di Giuseppe Guidi
Panini Comics, 2020
120 pagine, brossurato, colore – 22,00 €
ISBN: 9788891277831
- Jack Kirby: La vera vita del re dei comics, pubblicata in Italia da Rizzoli Lizard www.lospaziobianco.it/come-un-romanzo-grafico-la-storia-di-re-kirby-secondo-tom-scioli/ ↩︎
