Sherlock Holmes rappresenta la figura investigativa per eccellenza, e non a caso viene citato più o meno esplicitamente in moltissime detective stories da un secolo a questa parte: da adattamenti cinematografici e televisivi a sequel letterari canonici e apocrifi, passando per parodie e variazioni sul tema, il mito del più grande segugio d’Inghilterra creato da Sir Arthur Conan Doyle continua a essere perpetrato incontrando sempre l’interesse del pubblico grazie alla caratterizzazione così peculiare del personaggio.
In ambito Disney si possono annoverare almeno due esempi in tal senso: il lungometraggio animato Basil l’investigatopo del 1986 – a sua volta trasposizione della serie di romanzi Basil of Baker Street di Eve Titus – e il ciclo a fumetti di Ser Lock, sviluppatosi per un’ottantina di storie tra il 1975 e il 1985 per il mercato statunitense, curato principalmente da Carl Fallberg e Al Hubbard con l’omonimo protagonista dalla foggia di cane antropomorfo non troppo sveglio e aiutato nelle indagini da una versione di Topolino.
In questi, come in altri casi, il materiale originale veniva virato sulla comicità e sulla burletta, senza l’intento di realizzare qualcosa che seguisse più fedelmente – ancorché in salsa disneyana – i romanzi e i racconti di Conan Doyle.
Da Dracula a Sherlock Holmes
Proprio da questa considerazione è partito lo sceneggiatore Bruno Enna quando ha pensato di proporre alla redazione di Topolino una parodia de Uno studio in rosso, l’esordio letterario di Sherlock Holmes: distinguere il proprio lavoro dalle parodie precedenti grazie a un approccio maggiormente filologico alla materia, adattandola naturalmente ai codici e all’umorismo del fumetto Disney ma attenendosi con maggior scrupolo ai testi originali, in particolare nella struttura dell’intreccio.
Un compito non facile ma che Enna aveva già superato brillantemente nel momento in cui realizzò la versione disneyana di Dracula, de Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mr Hyde e di Frankenstein: la cosiddetta “trilogia gotica” affrontava il non semplice compito di far interpretare a Paperino e Topolino questi classici della letteratura dell’orrore, tema come noto sempre complicato da inserire nei fumetti Disney.
L’autore però trovò la giusta chiave per proporre ai lettori del settimanale quelle trame, senza tradirle ma semplicemente giocando con i margini di manovra che le opere gli fornivano, per poter traslare determinati elementi in altri più “morbidi” che però non modificavano gli sviluppi narrativi in maniera determinante.
Lo stesso approccio Enna lo rispolvera nel momento di riprendere Uno studio in rosso e Il mastino dei Baskerville: la fedeltà alla scansione degli eventi impostata da Conan Doyle è solidamente presente, semplicemente lo sceneggiatore sardo modula alcuni elementi che potrebbero far funzionare meno il racconto una volta calato nelle tavole disneyane: per Uno studio in rosso – tramutato in Una salsa in rosso – diviene apprezzabile la gestione di tutta la seconda parte dell’avventura, con il lungo flashback del romanzo che viene presentato come un racconto dentro il racconto, snellito e narrato con il giusto piglio per evitare di annoiare il lettore. In questo senso risulta determinante il lavoro del disegnatore Paolo Mottura, che sfodera una tecnica di illustrazione pittorica per differenziare quelle pagine dalle altre e che risulta veramente affascinante.
Con Il gattino dei Bauskerville Enna torna invece a giocare con atmosfere inquietanti come già fatto in passato, in ossequio al tenore dell’opera di partenza: è lodevole il fatto che gli elementi sinistri aleggino con efficacia senza particolari smorzature, se non nello scioglimento della vicenda che riconduce tutto a qualcosa di più tranquillo.
Al netto dei necessari adattamenti, comunque, l’autore riesce nel compito di attenersi ai capitoli del due romanzi in oggetto anche nei passaggi meno semplici da mantenere, offrendo al pubblico quello che è un sentito omaggio al personaggio e alla saga che lo vede protagonista.
Pippo Holmes
La scelta sull’interprete del detective è caduta su Pippo: una mossa che potrebbe di primo acchito suonare strana o comunque far pensare al tentativo di scrivere una versione più buffa del personaggio.
Niente di più sbagliato: oltre alla fisicità pippide, che lo avvicina a Sherlock sotto il profilo grafico, Goofy possiede – nelle sue migliori interpretazioni – una filosofia laterale tutta sua non così lontana da quella di Holmes. È bene ricordare che il detective segue dei ragionamenti tutti suoi, spesso incomprensibili da chi gli sta intorno, perseguendo piste e intuizioni che secondo percorsi personali portano alla soluzione dei casi più intricati; così anche Pippo spiazza Topolino e chiunque altro con le proprie trovate, apparentemente sciocche ma spesso figlie di un modo semplicemente diverso e più puro di osservare il mondo.
Il match era fatto: è bastato sovrapporre questi due modi di decodificare il mondo per avere una versione disneyana credibile di Sherlock Holmes, tutt’altro che fatua ma decisamente calzante.
Il Topolino-Topson che lo affianca, facendo le veci del Dottor Watson, è sicuramente un valido aiuto nel risolvere i casi su cui investiga Pippo Holmes, ma al contrario della serie di Ser Lock non è la vera mente della coppia perché i “colpi di testa” dell’investigatore si rivelano comunque delle mosse non prive di fondamento e utili per lo svelamento del mistero di turno.
L’eleganza del segno
Paolo Mottura si rivela una scelta particolarmente azzeccata per rappresentare queste due storie: lo stile elegante, morbido e fluido che contraddistingue il disegnatore risulta efficace in primis nel raffigurare le ambientazioni peculiari delle vicende, la Londra vittoriana nel primo caso e le nebbiose brughiere di campagna nel secondo. Per la capitale del Regno Unito Mottura presenta diversi scorci di vie e case che restituiscono ottimamente l’atmosfera di quella fervida metropoli, con inquadrature suggestive grazie alle quali mostra anche la brulicante vita cittadina, tra uomini d’affari e cocchieri che sfrecciavano per le strade.
Per quanto riguarda la landa desolata e immersa nella bruma, co-protagonista de Il gattino dei Bauskerville, ecco che il segno si fa maggiormente conturbante e, anche grazie alla supervisione dell’artista sulla colorazione – realizzata da Irene Fornari -, si ottiene un effetto intrigante capace di immergere il lettore in quei territori così eterei.
Il plus dell’operato di Mottura si rintraccia, come già anticipato, nelle vignette che ospitano i flashback o i racconti di qualche personaggio, sequenze presenti in entrambe le avventure dove la tecnica acquarellata e pastosa messa in campo dona un’eleganza accentuata al lavoro complessivo: da una parte serve alla necessità pratica di differenziare quei passaggi dal resto della storia, dall’altra permette di avere un effetto artistico notevole, assimilabile a quello delle illustrazioni d’epoca che accompagnavano proprio alcune edizioni dei libri di Sherlock Holmes.
Arrivando ai personaggi, Mottura si attiene ai costumi più classici per i due protagonisti, dimostrando per i tanti comprimari un’attenzione verso gli abiti del tempo.
Pippo, in particolare, recupera nell’espressività e nelle recitazione quegli elementi che lo contraddistinguevano nei cortometraggi animati degli anni Cinquanta, mentre Topolino viene raffigurato con un’intensità e un carisma davvero apprezzabili.
Il volume che raccoglie Una salsa in rosso e Il gattino dei Bauskerville, intitolato Le avventure di Pippo Holmes, contiene inoltre due lunghe interviste a Enna e a Mottura, nonché una generosa quantità di bozzetti e illustrazioni e una prefazione di Massimo Polidoro.
Un ottimo modo per recuperare queste due brillanti prove d’autore, in attesa dei prossimi episodi della serie.
Abbiamo parlato di:
Le avventure di Pippo Holmes
Bruno Enna, Paolo Mottura, Emanuele Virzì, Irene Fornari
Panini Comics, 2025
144 pagine, cartonato, colori – 24,00 €
ISBN: 9791221924190







