
Accostarsi alla lettura di un fumetto con così tante premesse è quasi imbarazzante, perché si ha, in un certo qual modo, il timore di non riuscire a trovarlo tanto valido quanto la sua fama sembrerebbe imporre. Dubbio fugato dopo poche pagine da questo manga, nelle quali gli autori riescono a dimostrare le loro capacità: una storia cruda, tesa, fatta di momenti lenti e rarefatti e di accelerazioni improvvise, capace di ricreare su carta in maniera perfetta lo stesso gusto del cinema giapponese di arti marziali, con disegni che ben poco tradiscono la loro età, e che rendono in maniera perfetta la gamma di espressioni, la velocità delle lame, il sangue, la forza dei personaggi, grazie ad un uso capace e maturo del tratto e delle inquadrature, veri e propri virtuosismi mai banali o fini a se stessi.
La storia ci porta a seguire le vicende di Ogami Itto, un ronin (samurai senza padrone) mercenario, che si muove nel Giappone medievale del periodo Edo, in compagnia del figlioletto di pochi anni. Un uomo duro, colpito e segnato dalla sorte, forte e abile come pochi con le armi. Questo primo volume presenta storie poco legate l’una dalle altre, ma con il proseguo della serie la storia diventerà più complessa e legata. Da segnalare la ricchezza e l’accuratezza dello sfondo storico di questo importante periodo storico del Giappone, integrato da ampie e esaurienti note finali e da un glossario dei termini usati nel fumetto, oltre che alle biografie degli autori.
Lode quindi a Planet Manga, che conferma la sua politica che unisce il recupero di fumetti classici e la ricerca di nuovi autori e nuove proposte.
