I traumi di Legione: sweet but psycho

I traumi di Legione: sweet but psycho
Panini Comics pubblica "Trauma", volume autoconclusivo sceneggiato da Peter Milligan per i disegni di Wilfredo Torres e Lee Ferguson. Il mutante Legione deve ancora una volta affrontare le insidie create dalla propria mente.

legione-trauma-cover-e1549396217706_Recensioni David Haller, meglio noto come Legione, è uno dei mutanti più potenti dell’Universo Marvel ed è il figlio di Charles Xavier: i dottori dicono che è schizofrenico e che soffre del disturbo dissociativo dell’identità, lui si ripete che è sano, ma cerca una cura, una via di fuga dai problemi che affligono la sua mente.

Una possibile soluzione è rappresentata dalla Dottoressa Hannah Jones, definita la psicologa delle celebrità, alla quale David decide di affidarsi per cercare di controllare Lord Trauma, costrutto psichico potente oltre ogni misura, desideroso di dominare su tutte le personalità che abitano il cervello del ragazzo dalla strana capigliatura.

Data la premessa, sembra si possa dire che più Legione  sia uguale a successo annunciato. Lo sceneggiatore ha infatti già affrontato il tema della follia nella psichedelica e fortunata serie Shade, l’uomo cangiante, edita da DC Comics sotto l’etichetta Vertigo, e si è brillantemente occupato di altri personaggi controversi della in X-Statix; allora è lecito alzare le aspettative nei confronti di un fumetto che mette al centro le ossessioni, le paure e i traumi di un individuo potenzialmente onnipotente.

Poi, però, occorre fare i conti con la realtà, ossia con il prodotto finito, e il risultato è meno spettacolare di quanto ci si auspicasse. Sia subito ben chiaro: non siamo di fronte a un flop, piuttosto si può parlare di Legione: Trauma come di una storia nella quale né sceneggiatura né matite giocano le loro carte migliori. Milligan scrive in modo chiaro e gradevole, costruisce periodi elaborati ma mimetici da inserire nei balloon di dialogo e nelle didascalie efficaci ed esplicative, mette in campo alcune delle tante identità psichiche di David, alterna con sapienza le sequenze ambientate nel mondo fisico e in quello immaginario, ma non “fa il Milligan”. Non osa, non sperimenta, non esplora fino in fondo il microcosmo del protagonista. Per essere ancora più concreti: nessuna trovata come la pizza di Schrödinger inserita nel suo Animal Man.

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Gli elementi nei quali scorgiamo “il vero Milligan” sono tre, vediamoli a ritroso.
Innanzitutto, il finale: l’autore ci spiazza con un colpo di teatro, con un rovesciamento di prospettiva che toglie al lettore certezza e consolazione quando ormai il discorso sembrava già chiuso.
Secondariamente, individuiamo una libera applicazione della massima evangelica “medice, cura te ipsum, quando la Dottoressa Jones, chiamata ad aiutare il paziente in difficoltà, diventa a sua volta vittima del proprio inconscio. Come può risolvere i problemi altrui se non si è ancora lasciata alle spalle i propri? È interessante notare come la risposta le giunga dall’interno della mente di uno schizofrenico.
Infine, leggendo le battute pronunciate da Lord Trauma si riscontra quanto siano pompose, diversamente da tutti gli altri scambi tra personaggi. Sembra una scelta precisa, atta a sottolineare le caratteristiche di questo villain vecchio stampo, determinato non a conquistare il mondo ma il territorio circoscritto nel quale si trova ad agire.

Tutto qui? Cos’altro rimane della miniserie raccolta in cartonato da ? Un viaggio, ancora un itinerario nella mente di David, sebbene il primo capitolo avesse dato un’impressione diversa. Infatti, nell’albo d’esordio – analizzato in una puntata di First Issue – sembrava che lo sceneggiatore britannico volesse operare in controtendenza rispetto a Simon Spurrier, autore nel 2012 di X-Men: Legacy, altra testata dedicata al figlio di Xavier, estraendo il problema dalla psiche di Legione, per cercare di risolverlo nella realtà sensibile. Invece, già dal secondo numero il paradigma torna a essere quello già visto, con la psicologa intrappolata nel cervello del protagonista.

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Tappa dopo tappa l’esplorazione prosegue, con la perplessità suscitata da un botta e risposta tra la dottoressa e una delle personalità multiple ripetuto quasi con le stesse parole sia in una vignetta del secondo capitolo che in una del terzo. Se è vero che la situazione annunciata la prima volta non si verifica subito, è altrettanto logico aspettarsi che i due personaggi ricordino ciò che si sono detti, quindi risulta strano che venga formulata la stessa domanda, con conseguente risposta pressoché identica.

Riprendendo il gioco iniziale dell’operazione matematica e delle aspettative che ne derivavano, si può aprire un discorso analogo riguardante l’aspetto visivo di Legione: Trauma. A un fumetto incentrato sulle (dis)avventure di un mutante patologicamente disturbato è lecito chiedere una costruzione della tavola creativa, dinamica, sperimentale e ardita.
Invece, sebbene non manchino pagine dalla scansione accattivante, Wilfredo Torres e Lee Ferguson scelgono un approccio cauto, fatto di figure e proporzioni tanto pulite quanto scolastiche. Se generalmente si può parlare di minimalismo, soprattutto per la narrazione limpida, nel caso specifico dell’esteriorità di David il tratto appare proprio povero, con il risultato che il protagonista rimane anonimo e dimenticabile.

Più impressa resta l’eterocromia del mutante e di tutte le personalità partorite dalla sua mente, mentre è molto difficile inquadrare la fisionomia di Tami, la guida della Dottoressa Jones nell’interiorità del suo paziente, dal momento che il suo volto muta continuamente, quasi a ogni riquadro. Discorso contrario, invece, vale per la psicologa: il suo volto ben definito, i suoi capelli colorati e la sua recitazione sono studiati attentamente e contribuiscono a renderla uno degli elementi più potenti della storia.

Pur senza ricercare effetti psichedelici, la colorazione di Dan Brown unita a chine, tratteggi e retini applicati con discrezione, riesce a movimentare anche gli sfondi più spogli, in particolare grazie alle tinte acide e al ricorso a un bianco sporco che trasmette la sensazione di trovarsi in un luogo malsano.

Toni più caldi e brillanti sono stati scelti dal copertinista Javer Rodriguez, autore di composizioni piacevoli per la varietà e la combinazione di pose comiche, parodiche e serie. Panini, com’è prassi, ha inserito nel volume anche alcune variant cover, tra le quali citiamo la bella e inquietante illustrazione di Bill Sienkiewicz e l’evocativa variant tv, ossia l’immagine promozionale della serie televisiva Legion.

Abbiamo parlato di:
Legione – Trauma
Peter Milligan, Wilfredo Torres, Lee Ferguson
Traduzione di Fabio Gamberini
Panini Comics, 2018
112 pagine, cartonato, colori – 16,00 €
ISBN: 9788891243591

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