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Giacomo Bevilacqua: con Panda ho imparato a capirmi

20 Febbraio 2026
Abbiamo incontrato l’autore di "A Panda piace" a Lucca Comics and Games 2025 per parlare di percorsi personali, scelte professionali e dell’importanza di cogliere il qui e ora.
Leggi in 12 minuti

A distanza di tre anni dal nostro ultimo incontro, io e Giacomo Bevilacqua ci ritroviamo sugli stessi gradini ai piedi della statua del monumento a Garibaldi, in Piazza del Giglio.
Attorno a noi le prime ore della prima giornata dell’edizione 2025 di Lucca Comics and Games, qualche curioso e ragazzi seduti come a prendersi una pausa dalle prime sortite nei padiglioni. Alle spalle di Giacomo un viaggio, un percorso, da condividere.

Intanto ben trovato Giacomo con Lo Spazio Bianco a LCG2025.
Non ci si vedeva da un po’ ed è bello ritrovarsi. Parto con una domanda che non è affatto banale anche se lo può sembrare. Come stai?
Sto bene, sono centrato, come si dice. Sono molto centrato, sono molto tranquillo. Sono fuori dalla tempesta, o qualcosa del genere. Negli ultimi anni ci sono state un po’ di cose che mi hanno coinvolto e sto meglio, anche se, a pensarci, non si è mai davvero fuori dalla tempesta

È giusto dire che si impara a navigare?
Esattamente, bravo, hai detto bene. Sto imparando a navigare.

Conoscere il mare è saperlo affrontare è fondamentale. Sono contento che tu stia imparando. Vorrei partire da questo tuo percorso: per anni ti sei occupato di stati d’animo attraverso il tuo alter ego, Panda. Hai sempre avuto un approccio ironico mostrando allo stesso tempo anche una certa sensibilità. Con i tuoi ultimi tre volumi il Panda è diventato protagonista di un racconto che è diventato anche estremamente personale.
Vero. Devi sapere che, quando si vivono delle cose brutte, anche in maniera estremamente intensa, ma soprattutto quando se ne esce, e  lo si fa con delle regole che sono universali, nel senso che mi sono letto 50 libri dei più importanti neuroscienziati al mondo e tutti quanti riportano il fatto che il modo per uscirne esiste; ecco, quando prendi atto di questo, vuoi che questa cosa la sappiano più persone possibili.
Per questo motivo sono nati questi tre volumi: per fare in modo che la mia esperienza arrivasse a più gente possibile.
Il primo atto è stato Sono una testa di Panda, forse un pochino più confusionario perché nato mentre ero ancora in mezzo a questo percorso.

Si tratta del racconto di un anno che è stato importante.
Sì, esatto, un anno della mia vita. Con il secondo, A Panda piace capirsi, sono stato un pochino più tecnico. Quando mi ci sono messo al lavoro, il mio percorso non solo era finito, ma avevo imparato qualcosa e avevo l’urgenza di condividerlo, di far capire che può succedere di avere bisogno di capirsi, ma anche che si può stare meglio facendolo. Infine, con A Panda piace la sveglia del lunedì, attraverso strisce quotidiane, ho approfondito alcune parti di questo percorso; piccole pillole psicologiche su stati d’animo e cose che ho capito, assimilato e infine condiviso.

Nei tuoi libri c’è una parte destruens e una parte construens. Soprattutto in A Panda piace capirsi a una prima parte in cui parli delle tue esperienze tossiche, ne segue un‘altra in cui mostri come ne sei uscito mostrando un percorso. Diciamo che non accompagni all’uscita ma spieghi che almeno una strada per arrivarci esiste. Di questo tuo racconto che da personale diventa anche collettivo, che tipo di ritorno hai avuto dai lettori che hai raggiunto?
Allora, guardando i crudi dati, A Panda piace capirsi è stato forse il libro di A Panda piace più venduto in assoluto. Quasi 15.000 copie vendute, che è un ottimo risultato anche per Gigaciao, quindi una bellissima accoglienza da parte dei lettori.
Dal punto di vista emotivo anche meglio; quando incontro le persone alle fiere o alle presentazioni mi accorgo di quante siano le persone che una volta che l’hanno letto si siano accorte che ha avuto un impatto sulle loro vite.
Ci sono persone che mi hanno detto di aver iniziato un loro percorso dopo averlo letto, alcune si dicono contente di aver iniziato anche a fare gli esercizi che suggerisco, sentendosi persino risolte.
Per quanto riguarda il riscontro ricevuto, tempo fa ho fatto un incontro in aula magna di medicina e psicologia a La Sapienza. Quando incontro alcuni rappresentanti dell’ordine nazionale degli psicologi, da lettori mi dicono che lo fanno anche per cercare la cazzata, per dire, per poi ammettere che non l’hanno trovata e questo tipo di riscontro è stato una conferma che si tratta di un testo che è riconosciuto anche in ambito scientifico.
Sul piano personale molte delle cose che mi vengono scritte, spesso privatamente, soprattutto sul profilo di A Panda piace, sono meravigliose. Per alcune ho chiesto e chiedo il permesso di condividerle perché possono servire, altre cose sono talmente private che chiaramente non lo faccio, ma tutte mi fanno capire che, per la prima volta da quando faccio questo lavoro, e sono 20 anni, ho creato qualcosa che parte dal profondo e che effettivamente arriva in maniera concreta alle persone. Questa cosa per me è impagabile.

Tra le esperienze che hai fatto in questo ultimo periodo, soprattutto in ambito accademico, colpisce quella fatta al TED.
L’hai visto il TED? Ti è piaciuto?

Sì, ci ho ritrovato i temi che tratti nei tuoi libri ma in un contesto diverso. È stato interessante da ascoltare del tuo percorso direttamente dalla tua voce, senza la mediazione di Panda
Ecco, questo, la testimonianza, è stato per me l’aspetto fondamentale di quell’esperienza. Ci sono molte persone che parlano di tutta una serie di problemi, di esperienze personali per il bisogno di esprimersi ma anche un po’ per non far sentire sole le persone che leggono. Nel momento in cui tu leggi che vive la stessa esperienza sai di non essere solo. C’è una consapevolezza nuova che non è risolutiva, ma aiuta. Ti dicevo che ho letto tutti quei libri perché A panda piace capirsi non fosse solo un flusso di coscienza ma perché avesse lo story editing di un neuroscienziato. La scienza oggi ti dà le soluzioni a tutta una serie di cose, e di molte mi sono reso conto io stesso durante il mio percorso.
Nella mia vita, avendo sofferto di depressione e ansia, mi sono reso conto che uno degli stati d’animo principali quando soffri è l’autocommiserazione. Io ero convinto che quella roba non mi potesse passare perché era parte di me, era parte di quello che ero. Assieme a questo si fa strada un te-vittima che prende il sopravvento e ti fa credere che tutto quello che hai non ti passerà mai. Ecco, la scienza ci dice il contrario. Non è che tu poi vai da un dottore e gli dici “come faccio a far passare questa roba?”, ma ti metti davanti a un percorso.
Ovviamente un libro come il mio non si sostituisce a un percorso terapeutico, però se i tuoi problemi sono il panico, l’ansia, le dipendenze, un libro come il mio ha l’ambizione di mostrarti che ne puoi uscire. Poi è chiaro che devi essere già in una situazione mentale che ti fa dire “ok questa roba mi risuona, facciamo come dice e vediamo che succede”.
Per quello che mi riguarda, quando mi hanno detto che la mia unica strada era la pasticca di antidepressivo ho cercato un’altra via e l’ho trovata. Poi so bene che ogni percorso è unico.

È come quando si inizia a correre. All’inizio sembra impossibile e poi man mano vedi che il corpo reagisce: più sei soddisfatto più vai meglio.
Ci sono due tuoi aspetti che sono cambiati in questi anni. Tu sei passato da lettore ad autore e poi a editore e, quasi contestualmente, da essere figlio a essere anche padre.
Per prima cosa ti chiedo della parte autoriale: quali sono gli aspetti più entusiasmanti dell’essere anche editore? Quali sono le cose che danno più soddisfazione?
Si tratta di un percorso che ho iniziato con Sio, con Dado e con Frafrog. Per quel che mi riguarda è stata la scelta giusta al momento giusto. Ricordo quando Sio e Dado me la proposero: in passato abbiamo collaborato assieme su tante cose e quando è nata l’idea di Gigaciao e mi hanno chiesto di esserne parte la mia prima reazione è stata “oddio mi manca l’ossigeno”. Avremmo iniziato nel momento in cui il prezzo della carta saliva, l’editoria stava in crisi e poi in edicola… follia.
All’inizio ero molto reticente, poi, man mano che questa cosa prendeva forma, mi sono reso conto che non c’era nessun’altra possibilità di fare una cosa del genere se non adesso e se non che con loro. Più si andava avanti e più questa follia aveva sempre più senso.
Anche qui, a livello mentale è stato un passaggio che ho dovuto elaborare. Mi sono dovuto rimettere in discussione, ho dovuto rivedere la mia posizione come autore su tutta una serie di cose e farlo è stata ed è ancora, e sarà, una grande esperienza di crescita.

Questa nuova condizione ti mette anche nella posizione di intercettare nuovi autori, in maniera diversa dal farlo solo come lettore
Assolutamente sì! Questa cosa è una cosa che mi piace tantissimo. È anche un po’ il fatto di imparare a capire che cosa significhi mettersi in gioco al 100%. La mia mentalità da autore è sempre stata: ok, io mo’ sto libro l’ho finito; adesso ci pensa l’editore che fa tutto lui e mi posso concentrare su altro.
Ora non è più così, non solo perché investo in prima persona sia mentalmente che a livello economico ma soprattutto perché un’esperienza del genere fa parte di tutto quel pacchetto che mi riporta al qui e ora. Quindi non è che posso dire semplicemente “ok, questa roba è fatta, si passa a altro” ma devo rimanere ancora su quella roba lì, devo continuare a stare su quella roba lì che ho fatto, che ho creato, soprattutto se ci credo e se è qualcosa che effettivamente voglio che vada bene, che sia un progetto che arrivi a tanti lettori. Si tratta di rimettersi in gioco, rimettersi in discussione completamente e di continuo. Mi piace, è una roba che serve.

E mentre vivi il cambiamento a livello professionale, nella vita privata dicevamo che hai vissuto un passaggio importante per cui sei passato da essere figlio a essere padre.
Si tratta di un tema che per te, quando ci siamo incontrati tre anni fa, era una novità in un momento che abbiamo scoperto essere delicato.
Anche questo è un aspetto fondamentale perché i figli dicono molto di te, anche quando ti fanno incazzare…
Ho pubblicato una striscia di recente e l’argomento era il fare i conti con quello che io non ho mai fatto, che i figli ti fanno fare per forza e che sono molto contento di fare. Con i miei figli ho dovuto per forza di cose scoprire cosa significa essere anche genitori di sé stessi che è una cosa che non avevo mai fatto.
Mi sono reso conto che effettivamente ero vittima di tutta una serie di cose che mi ero autoimposto. La mia crescita è stata nell’ottica di non voler trasmettere a loro tutta una serie di cose che volevo che finissero con me cercando anche lì di percorrere strade nuove, con loro.

Nella genitorialità questo alla fine è uno dei passaggi più complicati; capire quello che hai già e che ti serve e cosa metterci di tuo. Poi i figli sono un in vaso di cui non sai che seme c’è dentro e quanto va innaffiato, manco sai che tipo di pianta sia e lo scopri solo man mano che viene fuori.
Posso dirti che sarà uno degli argomenti che tratterò all’interno del libro che sto facendo con Luca Mazzucchelli. Sarà un libro per tutti ma adatto soprattutto ai più giovani. Uscirà nel 2026. Luca Mazzucchelli è psicologo di fama nazionale. L’idea è quella di realizzare un quaderno interattivo, pensato perché sia un libro in cui il lettore diventa parte attiva. Ci saranno più o meno le stesse nozioni già trattate nei precedenti lavori, ma saranno pensate con una struttura tale per cui chiunque leggerà potrà adattare la lettura alla propria esperienza, dall’annotazione del proprio percorso fino all’annotazione degli esercizi. Sto progettando libro che preveda anche una parte dove anche il lettore potrà scrivere con l’idea di permettere di capire quali sono i propri orizzonti, i valori, le proprie possibilità.
È un invito a imparare a conoscere i propri poteri e utilizzarli non per essere la versione migliore di sé stessi ma per conoscere una versione di sé che comprenda tutto quello che siamo, pure quelle parti che ci stanno più sui coglioni.

Il tuo universo narrativo però non è soltanto Panda e mi chiedevo se vedremo qualcosa anche di quello che sta al di fuori di A Panda piace.
Al momento sono concentrato sull’universo Panda, perché mi sono accorto che l’ho trascurato per tanti anni. Metamorphosis prima, poi Lavennder e prima ancora con Il suono del mondo a memoria e poi Attica Troppo facile amarti in vacanza sono stati fumetti che ho amato fare e che mi hanno dato tantissima soddisfazione, ma al momento sto riprendendo un po’ di tempo con Panda e mi sta benissimo così.

Poco fa parlavi del lavoro che hai fatto per apprezzare il Qui/Adesso. È iniziata Lucca e siamo anche al primo giorno, mi chiedo cosa del tuo qui e adesso ti faccia stare bene?
Il punto per me adesso è il non perdere di vista il mio stato nel presente. La consapevolezza aiuta perché nel momento sai di avere gli strumenti per riuscire a riconoscere quello che hai attorno, gli hai anche per cambiarle in corsa e imparare a stare meglio. Oggi mi rendo conto di quando sto andando troppo oltre con il lavoro o con tutta una serie di comportamenti sia a livello fisico che a livello psicologico e sono in grado di fermarmi, centrarmi. Sono in un momento in cui so quando è il caso, ad esempio di fare un passo indietro prima che l’elastico si spezzi. Prima non avevo questa capacità mentre adesso sto bene perché sono presente e il qui e ora c’è sempre costantemente.

Blankets craig thompson

L’ultima cosa che ti chiedo riguarda a un nuovo modo di avere a che fare con Il mondo del fumetto. Si avverte una certa responsabilità di intercettare il presente e di raccontarlo che è una modalità che per tradizione apparteneva ad altre categorie autoriali. È un’urgenza che in qualche modo avverti come categoria o solo sul piano personale?
Va detto che, come fumettisti, siamo quelli che hanno più libertà creativa di tutti. Ad esempio, con delle cifre (purtroppo) sempre più misere, possiamo creare visivamente dei blockbusters. Tutto quello che abbiamo all’interno della nostra testa lo possiamo tradurre sulle pagine, una cosa che vale soprattutto se sei autore completo. Ora, questa libertà comporta anche un certo tipo di responsabilità. Fino adesso il fumetto era media d’evasione per eccellenza e chi aveva questo potere creativo lo utilizzava per andare Altrove con il lettore. Poi, è chiaro, alcune di queste opere avevano all’interno livelli di letture e metafore, ma di base erano intese soprattutto come un’occasione di fuga. Adesso invece mi sembra che ci sia molto più bisogno di rimanere con i piedi ancorati per terra, si continua a volare per andare in posti magnifici, ma ogni tanto si cerca di raccontare qualcosa di più realistico, raccontare qualcosa di più vero, di più vivo, anche di personale, utilizzando comunque uno strumento straordinario. Mi viene in mente Blankets, che è sempre Il punto di riferimento per me. C’è una sequenza in cui si racconta una separazione e lui se ne va con la macchina, e tu giri la pagina e la macchina precipita nel vuoto… ecco quello è un esempio perfetto di quello che può essere il fumetto, il suo potere di raccontare qualcosa di estremamente profondo e personale senza limiti narrativi. Ecco, oggi il fumetto è un medium che permette di restare ancorati alla realtà, ai propri sentimenti, ai propri valori alle proprie emozioni e utilizzare tutto un bagaglio di strumenti per arrivare a più persone possibili. Questa consapevolezza e la necessità di veicolarla è un potere fondamentale secondo me, sia dal punto di vista espressivo sia per le persone raggiunte.

Quindi è una grande responsabilità.
Esattamente, e un grande potere.

Grazie ancora
Grazie a te, come sempre è un piacere

Intervista registrata il 29 ottobre 2025 a Lucca Comics and Games.

Giacomo Bevilacqua

Giacomo Bevilacqua nasce a Roma nel 1983. Dopo la Scuola internazionale di Comics, inizia nel 2006 collaborando con Eura Editoriale; lavora alla serie John Doe, pubblicata sulla rivista Skorpio, e alla realizzazione di varie storie brevi pubblicate su Lanciostory. Nel 2008 nasce A Panda piace, serie che consolida il suo successo, raccolta in volumi da Edizioni BD. Con Bao Publishing pubblica i graphic novel Il suono del mondo a memoria, nel 2015, e Troppo facile amarti i vacanza, nel 2021: sempre per Bao escono poi gli omnibus della serie Metamorphosis. Con Sergio Bonelli Editore, pubblica invece la serie distopica Attica. Nel 2022, insieme a Sio, Fraffrog e Davide Caporali, fonda la casa editrice Gigaciao.

Francesco Cascione

Francesco Cascione

Genovese, ma con le radici piantante nel mondo.
Mi piace raccontare emozioni e raccontarlo attraverso quelle emanate da eventi di massa è estremamente stimolante, tanto quanto raccontare o condividere storie.

Arrivo allo spazio bianco dopo aver scritto, intervistato, raccontato, e dopo molti errori di battitura.

Mi definisco un lettore onnivoro per approccio, e sono curioso per natura.

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