Attica: unitevi alla rivoluzione di Bevilacqua!

Attica: unitevi alla rivoluzione di Bevilacqua!
Dopo Lavennder, Giacomo Keison Bevilacqua torna in Bonelli con una miniserie di stampo manga che fonde intelligentemente attualità e fantasia.

Tra le tante proposte targate che hanno visto la luce nell’edizione appena passata di Lucca Comics, Attica si colloca certamente tra quelle più innovative e interessanti per la casa di via Buonarroti. La nuova fatica di Giacomo Keison Bevilacqua non si limita infatti a distinguersi dal tradizionale catalogo Bonelli per le tematiche trattate, ma ne rivoluziona anche il concetto, mutuando il formato editoriale dai manga, il classico tankōbon di 13×18 cm in brossura, e ad esso ispirandosi per il linguaggio espressivo.

Sempre parlando di innovazione, quello di Attica è stato un lancio abilmente pubblicizzato dallo stesso Bevilacqua, capace di creare attesa per il titolo sin dall’annuncio, centellinando la pubblicazione di bozze, studi e trailer. Il mezzo prescelto per questa campagna è stato il suo account Instagram, sul quale prosegue ancora oggi un contest attraverso il quale chiunque può taggare l’autore pubblicando un disegno ispirato ai personaggi della serie, con la possibilità di vedere pubblicato il proprio lavoro direttamente nell’appendice dei volumi.

Un segno poliedrico

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Per una volta, partiamo con l’analisi del fumetto a partire dal disegno. Si nota subito infatti come Bevilacqua abbia adeguato il tratto agli stilemi dei manga, senza però perdere la sua tipicità. Dalla tradizione giapponese vengono recepite diverse soluzioni: quelle legate al layout delle tavole, per esempio, oppure il massiccio uso delle mezzetinte o, ancora, la resa della dinamicità dei movimenti nelle scene d’azione, ottenuta con un fitto tratteggio delle linee cinetiche. Attica conferma dunque la capacità dell’artista di cambiare registro in base ai toni del racconto (basti pensare al segno più rarefatto de Il suono del mondo a memoria, o a quello pulito ma pensato per i colori di Lavennder).

Qui viene adottato uno stile “fusion” sui generis, ne risulta un “Keison-shōnen” che strizza l’occhio alla scuola nipponica mantenendo al contempo una forte connotazione personale.

A questo proposito, tra gli elementi più riconducibili all’autore troviamo certamente il disegno dei volti. Nel montaggio delle scene di dialogo, spiccano i numerosi primi e primissimi piani sui personaggi durante gli scambi, resi efficacemente attraverso linee che lasciano ben trasparire le loro emozioni. Anche quando le caratteristiche fisiche sono esasperate, come nel caso del villain JimmyJimmy o, in pieno stile manga, quando le proporzioni si deformano in scene particolarmente emozionali, il risultato è ben inserito nel contesto, mantenendo la narrazione credibile.

Equilibrio perfetto

attica_02Uno dei tratti distintivi di Attica è proprio l’equilibrio che Bevilacqua riesce a trovare lungo la narrazione, bilanciando egregiamente il tono ironico di determinate situazioni con un impianto generale dai toni ben più seri. Difatti, non è difficile rintracciare nello scenario ipotizzato da Bevilacqua dei riferimenti alle attuali problematiche legate all’immigrazione.

Attica è il simbolo della divisione, una città-stato circondata da un muro invalicabile, al cui interno pulsa una comunità moderna, meta ambitissima di aspiranti cittadini provenienti da ogni parte del globo. Fuori dalle mura, una favela che annega nel degrado, abitata da coloro che non sono mai riusciti a valicare le mura o, peggio, da chi ha potuto solo assaporare solo per poco la vita cittadina che, schiacciato dal prezzo troppo alto che essa richiedeva, è finito nella schiera degli ultimi, divenendo infine il bersaglio del proprio stesso odio.
Odio che, anche ad Attica, è abilmente indirizzato fuori dalle mura dal Presidente Ino e dalla sua macchina comunicativa, che spinge a vedere come nemico chiunque voglia entrare nella città. Il fatto che l’autore riesca a far percepire l’importanza e la gravità di simili situazioni, attraverso un racconto ottenuto cambiando registro con facilità e mantenendo una certa leggerezza, è certamente la caratteristica che meglio identifica l’intera opera.

attica_000L’antiutopia rappresentata nel fumetto è però solo all’apparenza “leggera”, effetto dovuto dal tono preminente, che poggia sulle indubbie doti umoristiche dell’autore. Spogliando il contesto da alcune raffigurazioni caricaturali o esagerazioni funzionali alla narrazione, il quadro che ne risulta è una rappresentazione abbastanza verosimile di uno sviluppo estremo di certe tendenze sovraniste che possiamo ravvisare in diverse nazioni europee nel mondo odierno.

All’interno di questo quadro, scopriamo pian piano come i protagonisti non solo siano affini tra loro, ma come condividano anche un legame con la stessa Attica. Conosciamo Kat, Aiden, Cilla e Neto grazie a una caratterizzazione ben visibile, in un fortunato connubio dato dalla rielaborazione di alcuni archetipi che, calati nel contesto appena descritto vengono sviluppati coerentemente nelle singole linee narrative. I quattro protagonisti compongono un gruppo ben assortito, ciascuno con delle caratteristiche uniche e ben definite che, combinate, creano una squadra capace di affrontare grosse difficoltà. Questa caratteristica, unita al modo in cui vengono guidati dal misterioso Stromboli, ricorda molto da vicino un party di giocatori di ruolo ed è quella che avvicina l’opera al filone shōnen, contraddistinto dalla presenza di sfide molto difficili per i protagonisti.

Riscontriamo poi un intelligente utilizzo dei flashback, ora della durata di qualche vignetta, come degli sneak peek ad anticipare l’evolversi della storia, ora più corposi, quando è il momento di svelare il pregresso dei personaggi.

attica_03Grazie a una storia appassionante, coraggiosa, divertente e ben disegnata, il primo trittico di Attica riesce nel compito di incuriosire il lettore e trascinarlo in un universo ben costruito, per cui all’autore basterebbe mantenere il livello di scrittura e disegno visti finora per vincere la sua scommessa.

Si possono però rintracciare alcuni indizi che suggeriscono degli sviluppi molto più eclatanti del “semplice” avanzare del racconto: ci riferiamo all’utilizzo degli archetipi narrativi di cui abbiamo accennato parlando dei personaggi. Il background dei protagonisti, marcatamente influenzato da riferimenti a saghe e opere famose come quella dei Pokémon, Harry Potter o a Pinocchio è solo uno degli elementi ricorsivi all’interno di Attica. Nel corso della trama sono distribuite infatti diverse suggestioni che lasciano presupporre che all’interno delle mura si possa nascondere qualcosa che giustifichi questi rimandi, riservando loro un ruolo centrale nello sviluppo dell’intreccio.

A margine – forse eccedendo nell’interpretare certi segnali, ma ci piace pensarla così – segnaliamo come l’autore sembri puntare a un coinvolgimento dei lettori non solo “materiale”, quindi proponendo loro di disegnare i protagonisti della serie, ma anche ideale, invitandoli attraverso i punti più toccanti del racconto a “unirsi alla resistenza” contro un certo tipo di ideali che purtroppo stanno prendendo sempre più piede nel mondo odierno.

Abbiamo parlato di:
Attica, vol. 1-2-3
Giacomo Keison Bevilacqua
, 2019-2020
144 pagine, brossurato, bianco e nero – 4,90 €/cad
ISBN: 9788869614743-9788869614750-9788869614767

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