Senso esce nel 2025 in Italia, ma originariamente si pone tra Come prima e Maltempo, e con essi compone una sorta di “trilogia italiana” scritta e disegnata da Alfred, autore raffinato dal segno espressivo e poetico, ed edita in Italia da Bao Publishing. Dopo la sua presenza a Lucca Comics & Games 2025 lo abbiamo raggiunto via mail per parlare del suo stile, delle sue opere e di come nascono.
Bentornato Alfred sulle pagine de Lo Spazio Bianco.
Come hai detto altre volte, le tue origini sono italiane e hai passato molto tempo in Italia anche da bambino. Come è cambiata la tua percezione dell’Italia in questi anni? L’Italia che fissi nelle tue pagine, che Italia è? C’è spesso una sensazione nostalgica.
L’Italia che disegno e che racconto è un mix dei miei ricordi di infanzia, di film che guardavo insieme a mio padre e di luoghi in cui ho vissuto… un’Italia “affettiva” e immaginaria. È fatta delle emozioni che ho provato da bambino in quel piccolo pezzo di Liguria e di quando sono tornato a vivere da adulto a Venezia, quando è nata mia figlia. Mi coglie sempre una strana malinconia, quando sono in Italia o quando sento riaffiorare in me tutto ciò che mi porto dentro di questa cultura. Credo che sia proprio questo a trasmettere una sensazione di nostalgia, anche quando disegno qualcosa di contemporaneo.
Tra le tre storie citate, è proprio Senso la storia più solare e positiva, nonostante i protagonisti abbiano comunque le loro storie di rinunce e occasioni perse. Dove nasce l’idea?
L’idea di Senso è nata una notte in cui, in un hotel di Roma, avevano perso la prenotazione della mia stanza. La receptionist mi aveva proposto una soluzione alternativa: passare la notte su un divano nell’atrio. Per fortuna l’equivoco si è risolto e la mia prenotazione è stata ritrovata, ma quello spunto narrativo non mi ha più abbandonato. E così ho deciso di farne un libro.
Questa storia è arrivata in un momento in cui avevo bisogno di far entrare un bagliore di luce nei miei racconti, in cui sentivo il bisogno di concentrarmi su quelle piccole cose di tutti i giorni che però fanno la differenza e ti cambiano la vita…
Germano è il protagonista più “comico” di questa “trilogia italiana”, con la sua goffaggine e le sue disavventure. Credi che sia importante sottolineare il lato (spesso involontariamente) ridicolo della vita? Fa parte del tuo modo di vivere oltre che di raccontare?
Germano è un personaggio che mi assomiglia molto. Leggermente sfocato rispetto al mondo circostante, non ha un telefono, non ha alcun desiderio di controllare le cose che lo circondano, non ha voglia di farsi trascinare dalla fretta della società.
Vuole sentirsi un po’ fuori sincrono, stare un passo indietro. Attento a ciò che lo circonda, ma in disparte. È così che mi sento in questa fase della mia vita.
L’artista Roland Topor diceva: “Vivere al margine per non morire al centro.” Una frase che riassume perfettamente la mia visione del mondo.
Sempre pensando ai tuoi personaggi, trovo che tu riesca a restituire un “qualcosa” di caratteristico anche nel giro di poche vignette. L‘impressione, leggendo i tuoi fumetti, è che tu sia un attento osservatore delle persone: è un elemento da cui trai ispirazione?
I miei genitori sono attori. Inventare personaggi è il loro pane quotidiano: immaginano le storie a partire dai personaggi. Per me è esattamente lo stesso: sono i personaggi a fare la storia, non il contrario.
Le mie storie possono essere riassunte in tre righe, e non è affatto un problema, sono i personaggi che verranno calati in quella storia a interessarmi. È insieme a loro che trascorrerò il mio tempo, durante la lavorazione del libro.
È un aspetto che mi affascina molto e che ho ereditato dal cinema italiano degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta… spesso le storie sono leggere, ma i personaggi no. Il loro vissuto emotivo, sempre molto denso, fa sì che ci si affezioni a loro più che all’intreccio.
I tuoi personaggi nascono in funzione della storia che vuoi raccontare, o inizi dai personaggi e poi lasci che ti guidino loro nel racconto?
I personaggi sono al centro di tutto. Power to the people!
In Senso la storia dedica molto spazio alla sessualità, in particolare tra due persone non più giovanissime. Hanno un flirt molto giocoso, mostri i loro corpi senza filtro, tutt’altro che perfetti: come hai lavorato su questi aspetti dei due personaggi e sul loro rapporto?
Non mi colloco mai al di sopra dei personaggi. Mi metto sempre alla loro altezza, ad altezza d’uomo. I supereroi non mi interessano.
Perciò posso dire di identificarmi con tutti i personaggi delle mie storie, dal più simpatico al più antipatico. Metto un po’ di me stesso in ciascuno di loro e non mi reputo migliore di loro.
Fatta questa premessa, direi che quando devo raccontare dei momenti intimi o sensuali faccio appello a ciò che sono, ai miei dubbi, alla mia storia. Anche se trasformo gli elementi, la dimensione di ciò che racconto è sempre intima.
In queste opere risulta anche importante il silenzio, la contemplazione di paesaggi, di luoghi, momenti che quasi congelano la narrazione. Il fumetto per te ha bisogno di “respiro”?
Per come sono fatto, nella vita ho bisogno di calma e tranquillità. Mi reputo una persona contemplativa e ho bisogno di momenti di respiro.
Proprio come non scrivo mai la sceneggiatura prima, ma improvviso man mano che la storia procede, i momenti in cui disegno i paesaggi corrispondono ai momenti in cui ho bisogno di “prendere” respiro nel libro. Faccio una pausa. Chiedo ai miei personaggi di fare una pausa con me e di osservare ciò che ci circonda… quei momenti di silenzio sono parte integrante del risultato finale.
I colori rappresentano un altro elemento fondamentale nelle tue opere, sia quando colori personalmente sia quando ti affidi ad altri. Quanto conta per te l’effetto cromatico nei tuoi fumetti?
I miei colori svolgono la funzione di accompagnare le emozioni della storia. Non sono mai “realistici”, ma li uso per “sottolineare”, in maniera discreta, lo spirito di una scena. Per creare una tensione o, al contrario, stemperare una situazione.
Uso sempre una palette ridotta. Pochi colori. Pochi effetti. Qualcosa di sobrio che possa dialogare con la storia… Cerco di raccontare il più possibile con il meno possibile.
Stai lavorando già alla tua prossima opera? In futuro dobbiamo aspettarci altre storie ambientate in Italia?
Lavoro sempre a più libri nello stesso momento, con sfide e tempistiche ogni volte diverse. In Francia, a inizio 2025, è uscito Les Jardins Invisibles, un libro autobiografico in cui parlo molto del mio rapporto con l’Italia.
Intervista condotta via mail a gennaio 2026.
Si ringrazia l’ufficio stampa Bao Publishing per la collaborazione.
Alfred
Alfred è uno dei fumettisti e illustratori più celebri e apprezzati della Bande Dessinée francese. È noto per il suo stile poetico e intimista e per il suo rapporto con l’Italia, che appare in tre sue opere: Come prima, premio Fauve d’Or ad Angoulême 2014, Maltempo e Senso. Tra i suoi fumetti più celebri non si può non ricordare Perché ho ucciso Pierre su testi di Olivier Ka, premio del pubblico e premio Essentiel al Festival di Angoulême.




