Urbani Paperi: Da Giulio Cesare a Gastonio

Urbani Paperi: Da Giulio Cesare a Gastonio

E arriva puntuale la seconda parte dell’approfondimento video dedicato a Urbani Paperi di Alex Bertani, Matteo Venerus ed Emmanuele Baccinelli. Se ve la siete persa o semplicemente volete rinfrescare o vedere il tutto insieme, trovate la prima parte qui. E ora il video e, come al solito, il testo su cui ho basato il video subito dopo (piccolo avviso: ci sono alcune differenze tra il testo e l’ordine con cui ho raccontato i concetti):

Roma contro i pirati

La parte storica più corposa di Urbani Paperi è, però, la campagna navale di Tizio Caio contro i pirati della Levantia. Il nome, dunque, suggerisce che siano i pirati della parte orientale del Mar Mediterraneo. A quel’epoca, avendo come primo punto di riferimento cronologico il 145 a.C. estrapolato da Italici Paperi, i pirati che tormentavano il Mediterraneo erano i cilici, che avevano assunto il controllo navale della zona in seguito alla caduta del re ellenico Trifone. In quel periodo, però, erano ancora relativamente tollerati da Roma, poiché permettevano una regolare fornitura di schiavi.
Le cose, però iniziarono a cambiare intorno al 70 a.C. e, in particolare, a partire dal 64 a.C. con il rapimento di Giulio Cesare. Mentre l’allora giovane Giulio era trattenuto dai pirati, si narra si comportò in maniera quasi distaccata con i suoi rapitori, componendo poesie e promettendo loro di tornare a sterminarli una volta che i suoi uomini sarebbero tornati da Roma con il riscatto. E in effetti dopo la liberazione Cesare mantenne la promessa, scavalcando il parere di Marco Iunco, propretore della provincia d’Asia. Questi, infatti, non solo si rifiutò di giustiziare i pirati, ma cercò anche di impadronirsi delle ricchezze accumulate da questi ultimi.
Giulio Cesare, invece, inseguì i pirati, giustiziandoli tutti una volta raggiunti.
In questo senso lascia perplessi la scelta di dare al corrotto funzionario della Levantia, Valerio, che si comporta proprio come Marco Iunco, delle fattezze che in parte ricordano il Cesare di Uderzo. Certo, se consideriamo chi ha preso il posto di Cesare in questa storia papera della Roma antica, forse l’idea degli autori era quella di recuperare in qualche modo il personaggio storico, ma se è questa la motivazione, direi che la scelta è ancora meno perdonabile, se confermata.
Torniamo, però, ai nostri pirati.
Sebbene la prima vera campagna contro i pirati risale al 102 a.C. guidata da Marco Antonio Oratore, quella più importante è sicuramente quella condotta da Gneo Pompeo Magno nel 67 a.C. In effetti fu una vera e propria guerra contro Mitridate VI, ottavo re del Ponto e uno dei più grandi avversari della Roma repubblicana: diciamo che i pirati facevano il lavoro sporco per Mitridate, ma i romani lo avevano capito.
Sempre con i pirati ecco un’altra scelta di disegno che lascia perplessi, visto che i pirati rappresentati da Baccinelli sembrano molto dei vichinghi, che peraltro sarebbero arrivati nel nostro mare solo diversi secoli più tardi, e non pirati del Mediterraneo.

Vita di Cesare

Abbiamo detto che la principale campagna contro i pirati avvenne quando Giulio Cesare iniziava la sua ascesa al potere. L’ascesa politica di Cesare iniziò nel 69 a.C. quando venne eletto questore, all’incirca in conclusione del consolato proprio di Pompeo e di Marco Licinio Crasso, che proprio insieme a Cesare avrebbero cambiato la storia di Roma. Già questi ultimi avevano operato dei profondi cambiamenti nella costituzione romana, ma dal 63 a.C. in poi Cesare e Crasso furono destinati ad avvicinarsi grazie a Lucio Sergio Catilina, nobile decaduto che provò a più riprese di impadronirsi del potere. A quanto pare nei suoi piani Crasso sarebbe dovuto diventare dictator e Cesare il suo magister equitum, ma la cosa non ebbe seguito, non si sa se per la rinuncia all’ultimo di Crasso o di Cesare.
Sta di fatto che a scoprire la congiura fu Marco Tullio Cicerone, che nelle sue indagini incappò nel classico pentito, Lucio Vezio, amico di Catilina, che tirò in ballo lo stesso Cesare. Durante il processo per tradimento, però, le accuse contro quest’ultimo vennero a decadere proprio grazie a Cicerone.
Dopo questo scampato pericolo Cesare si presentò alle elezioni del 60 a.C. per ottenere il titolo di console nel 59 a.C. Nel frattempo, sempre nel 60 a.C., aveva firmato un accordo politico con Pompeo e Crasso, oggi noto come triumvirato. Nonostante fosse un accordo tra privati e non istituzionale, influenzò la politica dell’urbe per un decennio.
Questo decennio, per Cesare, fu caratterizzato da una lunga serie di campagne militari, le più famose quelle in Gallia, quelle che hanno ispirato Asterix e Obelix di Goscinny e Uderzo. Di fatto la campagna si concluse tra il 52 e il 50 a.C. con la sconfitta di Vercingetorige e la definitiva sottomissione della Gallia.
Nel frattempo il triumvirato si era sciolto a causa della morte di Crasso nel 53 a.C. durante la campagna militare in Siria contro i Parti. Da quel momento in poi Cesare e Pompeo si allontanarono sempre di più, fino a che, dopo vari dissidi con il senato, Cesare non decise di dare il via a una guerra civile con il famoso passaggio del Rubicone.
"Alea iacta est", sembra che disse Cesare in quel momento.
Il passaggio del Rubicone riveste una certa importanza poiché nelle scaramuccie politiche tra Cesare e il senato, che nel frattempo aveva deciso di appoggiare Pompeo, quest’ultimo aveva intimato a Cesare di sciogliere le sue legioni e tornare a Roma da privato cittadino. Mentre Cesare aveva in programma di prendere il potere. Cosa che fece nel 49 a.C. con il titolo di dictator.
Fu proprio sotto Cesare, il cui potere durò fino al 44 a.C., anno della sua morte, che Roma strinse i rapporti con l’Egitto, e lo stesso Cesare con la sua regina, la famosa Cleopatra, che aveva aiutato a salire sul trono contro il fratello Tolomeo XIII. L’accordo garantiva una fornitura di granaglie tale da scongiurare periodi di carestia per Roma.
Dunque l’elezione di Gastonio per acclamazione popolare coincide proprio con il titolo di dictator del 49 a.C. di Cesare, condottiero che comunque grazie ai suoi successi militari aveva ottenuto l’appoggio del popolo. D’altra parte molti dei suoi sodali politici erano tribuni della plebe. Allo stesso modo il processo per tradimento a Paperonio richiama quello analogo contro Cesare. Per certi versi, invece, il ruolo di Catilina viene rivestito da Faberio, che però potrebbe diventare in una delle prossime stagioni uno dei congiurati che potrebbero portare alla caduta di Gastonio.
Sarà comunque interessante vedere lo sviluppo della serie, soprattutto per un paio di considerazioni a margine. Innanzitutto il fatto che Paperonio abbia ottenuto il magno nel nome, come Pompeo, il che suggerirebbe un passibile futuro dissidio con Gastonio. E poi la caratterizzazione di Gastonio che, nonostante la determinazione, è comunque molto più simile al dionisiaco Nerone, ma senza quella follia con cui è stato tradizionalmente tramandato.
In tutto questo forse abbiamo l’unica pecca dell’intero progetto, il non aver avuto il coraggio, come invece avvenuto con Storia e gloria, di alternare le generazioni. Per contro, però, abbiamo dei personaggi riconoscibili, cui possiamo affezionarci, e soprattutto con Urbani Paperi una storia intricata di congiure e tradimenti sì molto moderna e attuale, ma che non si discosta dalle congiure politiche dell’epoca, come spero sono riuscito a farvi capire raccontando qualcosa sulla vita di Cesare.