Un segnale dallo spazio

Un segnale dallo spazio

Era il 4 ottobre del 1957 quando l’allora Unione Sovietica diede il via ufficiale al suo programma spaziale e a quella che è oggi nota come l’era spaziale. Simbolo di quest’era è tutt’oggi il primo satellite Sputnik che, dopo il lancio, si fece un giretto nello spazio intorno alla Terra e iniziò a emettere dei segnali verso la superficie, rilevati da molti radioamatori in quel momento in ascolto. L’impresa colpì l’immaginario collettivo mondiale: ad esempio il 7 novembre di quello stesso anno la Germania rilasciò un francobollo celebrativo dell’impresa che venne, probabilmente l’anno dopo, pubblicizzato sul #19 di El Lobo, fumetto d’avventura australiano.

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Sempre il 1958 vide l’uscita di due fumetti statunitensi, entrambi disponibili in pubblico dominio, con all’interno riferimenti espliciti allo Sputnik. Iniziamo con The Thing on Sputnik 4 di Jack Kirby, pubblicato su Race for the Moon #2 datato settembre 1958, che nonostante l’attualità della corsa allo spazio è quasi fantascientifico già nel titolo, visto che lo Sputnik 3 venne lanciato a maggio di quell’anno e ci volle maggio del 1960 per vedere il lancio del primo Korabl-Sputnik, che in occidente venne denominato proprio Sputnik 4.

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L’elemento più interessante del fumetto di Kirby, però, è l’idea che il satellite, dopo un viaggetto nello spazio, abbia riportato dietro con se un ospite extraterrestre indesiderato, visualizzato con una forma oggettivamente poco gradevole. La storia, peraltro ambientata in una futuristica stazione spaziale ad anello orbitante intorno alla Terra, propone un’ipotesi non completamente campata in aria, ma con l’ottica forse errata, visto che è più probabile che i nostri satelliti, se non sufficientemente puliti, portino nello spazio organismi viventi provenienti dalla Terra!

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Passiamo, ora, a qualche mese prima, aprile del 1958. La storia principale di Forbidden Worlds #65, There’s a New Moon Tonight! di Richard Hughes e Ogden Whitney, inizia celebrando proprio il lancio del primo Sputnik e prosegue immaginando la possibile risposta degli Stati Uniti. E’ interessante notare come i due autori riescono a rappresentare gli sforzi creativi, le difficoltà e i pungoli dei responsabili sui progettisti, situazioni effettivamente verificatesi, come peraltro raccontato in T-Minus di Jim Ottaviani e Zander e Kevin Cannon.
Le cose, però, diventano interessanti quando si scopre la risposta statunitense: un satellite con a bordo un essere umano, uno scienziato. L’idea è sostanzialmente la stessa dietro il lancio del primo uomo nello spazio, Yuri Gagarin, avvenuto, però, tre anni più tardi, nel 1961: far fare un giro intorno alla Terra a Ben Widdemer, peraltro il progettista responsabile della navicella su cui poi viene imbarcato. Ovviamente la fantasia degli autori spinge Widdemer prima a raggiungere la Luna e infine a salvare la Terra da un’invasione aliena, il tutto con i toni della commedia brillante (ovviamente senza dimenticare la guerra fredda in corso)!

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