Topolino #3478: Cibo tridimensionale

Topolino #3478: Cibo tridimensionale

Con la nuova storia della serie Topolino Comics&Science ritroviamo i soliti autori dell’ultimo periodo, Marco Bosco e Giampaolo Soldati. In questo caso di due fumettisti riprendono la linea narrativa che Bosco ha impostato sin dall’inizio della sua gestione della serie: raccontare la scienza grazie alle sue applicazioni nel quotidiano. In questo caso lo sceneggiatore propone una nuova impresa di Filo e Brigitta, che aprono un ristorante in cui per cucinare usano una stampante 3D a uso alimentare.

La stampa 3D è un processo detto di produzione additiva a partire da un modello 3D dell’oggetto che si vuole realizzare. In pratica il dispositivo aggiunge il materiale di cui il prodotto è costituito fino alla sua conclusione.
Il brevetto originale di Chuck Hull risale al 1986. Le prime stampanti 3D erano in grado di realizzare dei modelli usando un unico materiale, ma grazie allo sviluppo tecnologico sono oggi in grado di trattare diversi materiali nella costruzione dei manufatti progettati digitalmente con i software dedicati.
La prima applicazione della stampa 3D al cibo risale al 2006 quando il progetto Fab@Home, realizzato da un gruppo di studenti della Cornell University, ha presentato la prima stampante 3D in grado di realizzare tavolette di cioccolato, cookie e formaggio.
Nel 2014 arriva, poi, Foodini, la prima stampante alimentare 3D per scopi commerciali: dando un’occhiata sul sito, infatti, la società in pratica la affitta (d’altra parte il costo è abbastanza proibitivo, almeno per l’uso casalingo). L’anno dopo, poi, a interessarsi della faccenda troviamo anche la Barilla che insieme con al TNO sviluppa una stampante in grado di produrre, ovviamente, la pasta.
Il primo ristorante con stampante 3D è, invece, il FoodInk, a Londra, aperto, a quanto sono riuscito a capire, nel 2018. Non è stato l’unico: ho anche scovato un paio di ristoranti in Spagna, sempre risalenti al 2018.
Anche la NASA si è interessata all’applicazione nel campo dell’alimentazione della tecnologia della stampa 3D. Risale infatti al 2013 un proposal sul cibo nello spazio e il food printing, mentre è del 2019 il primo esperimento di stampa 3D di alimenti nello spazio in cui gli astronauti russi, usando tecnologia sviluppata dall’israeliana Aleph Farms, hanno stampato una specie di bistecca a partire dalle cellule di mucca!
Ho avuto la fortuna di vedere il video dimostrativo, probabilmente realizzato a terra, dell’esperimento quando sono andato in visita alla Altec proprio nel 2019 a conclusione del progetto dei Cosmo Explorers nel quale, come INAF, abbiamo promosso l’uso del videogioco Kerbal Space Program nella didattica delle scuole superiori.
Nel caso della stampa 3D nello spazio, alimentare ma anche quella legata alla costruzione degli strumenti da utilizzare per la manutenzione ordinaria (lo spezzone di video che vedrete è proprio di qualcosa del genere), poiché la microgravità impedisce il suo funzionamento usuale, il beccuccio della stampante deposita i pezzi di materiale letteralmente a pochi millimetri dal vassoio, in modo tale che questo aderisca alla superficie, per poi sollevarsi e produrre un secondo strato, che per via delle tensioni superficiali, aderisce a quanto si trova di sotto, e così via.