Topolino #3407 è un numero particolare, non solo perché inizia il più complesso gadget componibile dell’era Panini Comics, ma soprattutto per il ritorno di PK sulle pagine del Topo dopo essere stato sfrattato su una serie di cartonati a lui dedicata e di fin qui scarsa fortuna.

Ben scritta, dinamica, veloce, presenta una trama che al vecchio pker farà pensare in più occasioni a Ritratto dell’eroe da giovane (e pure a ragione, alla fine). D’altra parte si presenta anche con un tipico incastro temporale, tanto amato da Sisti peraltro, per cui la storia è al tempo stesso precedente a PKNA #5 e successiva alle storie che abbiamo letto su Topolino. Al di là di ulteriori dettagli di trama e di critica (mi sembra un po’ eccessivo aspettarsi un capolavoro per ogni storia di PK, in particolare per una celebrativa) è un po’ triste pensare a questa storia come a un unicum, una rarità che si rivedrà sul Topo. E questo, nonostante le attese sul prossimo cartonato, è un vero peccato.
Trasformazioni
Le caratteristiche dello scudo di Paperinik, ideato da Everett Ducklair, sono sostanzialmente due: è in grado di proteggere l’eroe contro qualunque genere di radiazioni e può assumere qualunque forma grazie al comando densomorfico che, tramite una serie di (presumibilmente) campi magnetici permette alle molecole dello scudo di assumere le forme necessarie a Paperinik nel corso delle sue avventure.
E dal punto di vista strettamente tecnologico proprio la capacità di assumere qualunque tipo di forma è quella meno problematica, come potete vedere nel video qui sotto:
In questo caso viene utilizzato un materiale sintetico, il silicone, ma è possibile ottenere un effetto del genere anche usando dei cristalli liquidi. La cosa interessante, in questo caso, è che combinando i cristalli liquidi con i laser è possibile ottenere un sistema di protezione contro tutte le radiazioni dannose nei confronti degli occhi.
Il grosso problema dello scudo, invece, è quello di proteggere l’eroe contro altri tipi di radiazioni, quelle più penetranti o contro le esplosioni, e mantenere al tempo stesso la necessaria flessibilità per proteggerlo contro questi agenti, senza ottenere una massa che schiaccerebbe Paperinik a terra. La protezione contro le radiazioni ionizzanti più energetiche, infatti, prevede l’uso di vere e proprie pareti di metallo o di granito, come ad esempio accade nelle attuali centrali nucleari.
Il problema principale dello scudo Extrasformer è, dunque, la combinazione tra le proprietà di durezza, resistenza e leggerezza che, in effetti, potrebbero essere raggiunte, come abbiamo visto con lo scudo di Capitan America, con la capacità “mutaformica” dello stesso scudo. Non è detto che in futuro ciò non avverrà, ma per il momento è più facile costruirsi lo scudo di Cap che non quello di PK!