Topolino #3313: Leonardo a Milano

Topolino #3313: Leonardo a Milano

Con un po’ di ritardo rispetto al solito, dovuto da un lato ad alcuni giorni passati alla Altec in conclusione del progetto dei Cosmo Explorers e dell’altro alla ricorrenza del towel day, arriva l’usuale recensione di una storia dall’ultimo numero di Topolino. Come già nelle due settimane precedenti, anche questa settimana mi concentro su Il grande gioco geniale, saga scritta da Bruno Enna e giunta al suo terzo episodio:

Il secondo quesito

Congegnata come la risoluzione di quattro enigmi di Leonardo ai posteri, Il grande gioco geniale vede Qui, Quo, Qua sulle tracce, insieme con lo zio Paperino e il professor Adalbecco Quagliaroli, di Leonardo da Paperdinci, equivalente enniano di Leonardo da Vinci.
La ricerca porta il gruppo a Milano, anche se privi di Paperino. La sua reazione e il suo essere restio al lanciarsi nell’avventura è proprio l’elemento di maggiore perplessità. Ne è conscio anche lo stesso Enna e lo chiede splicitamente a Paperino per bocca di uno dei nipotini. La risposta non sembra convincente, soprattutto perché stride con la caratterizzazione del Paperino del primo episodio. Quel Paperino lì fa la sua comparsa quando si mette alle calcagna di Quagliaroli, scoprendo che il professore ha qualcosa di losco da nascondere: l’intervento esterno di uno scagnozzo non meglio identificato mette Paperino fuori dai giochi in una sequenza che lo mette a confronto con il calcio storico fiorentino. Inoltre un piccolo dettaglio dello scagnozzo rende un po’ più probabile una delle due differenti opzioni relative al deus ex-machina dietro tutta la vicenda.
I disegni di Lorenzo Pastrovicchio risultano come sempre efficaci e non molto influenzati dalla struttura classica della griglia. Unico errore presente da questo punto di vista è tutto nella colorazione: il risolutore del quesito è, infatti, il nipotino con il cappello blu, ma in un paio di pagine Quagliaroli si rivolge al nipotino con il cappello rosso come risolutore. E questo è da considerarsi un piccolo errore di coerenza interna narrativa, visto che spesso gli autori fanno notare come i nipotini all’interno di una storia mantengono il colore assegnato loro dall’inizio alla fine, cosa che in questo caso non è avvenuta.
Certo questo dettaglio non influenza la qualità dell’avventura, sebbene un piccolo timore su quale sia la macchina di Leonardo che alla fine verrà scoperta si sta insinuando nella testa: spero proprio di sbagliarmi.

I Navigli di Leonardo

Mappa di Milano schizzata da Leonardo da Vinci intorno al 1497 – via Museo Milano

Nel frattempo che la storia si chiarisca meglio, vediamo cosa Leonardo da Vinci ha fatto nel suo periodo milanese. Il geniale artista e inventore passò a Milano 29 anni della sua vita suddivisi in due periodi, il primo dei quali dal 1482 al 1500. Di questo periodo l’opera artistica più famosa è indubbiamente L’ultima cena, realizzata tra il 1494 e il 1498, ma altrettanto importante è la decorazione del soffitto della Sala delle Asse al Castello Sforzesco. Realizzata a tempera su intonaco, sembra sia stata conclusa nel 1498, ma non si esclude che Leonardo sia tornato a rifinirla durante il suo secondo periodo milanese, tra il 1508 e il 1519. Ed è proprio dalla Sala delle Asse (diventata, chissà perché, Sala delle Paperasse nella storia di Enna, mentre il Castello da Sforzesco diventa Paperesco) che inizia la ricerca vera e propria dei paperi sulle tracce del secondo indizio leonardesco.
Per scoprirlo, però, il gruppo si imbatte nell’opera ignegneristica più importante realizzata da Leonardo non solo a Milano, ma probabilmente in tutta la sua carriera: i Navigli.
In realtà questa rete di canali, utilizzati per l’agricoltura e lo spostamento delle merci sia verso la città sia al suo interno, venne costruita a partire dal XII secolo come conseguenza dell’opera di bonifica del X secolo iniziata dai monaci della città. Quest’ultima, sin dalla sua fondazione, era una fiorente città d’acqua grazie alla presenza del fiume Seveso, ma nel corso degli anni sorse l’esigenza di mettere un po’ d’ordine tra tutta questa acqua, da cui il progetto dei Navigli. Ed è proprio per mettere mano ai Navigli che Leonardo scrisse a Ludovico il Moro, che fu ben lieto di avere i suoi servigi per migliorare il sistema di comunicazioni idrauliche della città.
In particolare Leonardo si concentrò su Naviglio Grande, Naviglio della Martesana e il Naviglio di Paderno, per il quale consegnò i progetti nel 1518 a Francesco I di Francia, ma che vennero completati solo due secoli più tardi.

Una draga di Leonardo – via it.wiki

Ad ogni modo Leonardo progetta una serie di macchine in grado di rendere i Navigli più efficienti: ad esempio una serie di utensili in grado di sfruttare l’energia dell’acqua basati su ingranaggi più o meno complessi con l’obiettivo di applicare il tutto alle macchine tessili, e questo perché l'”industria” tessile milanese era particolarmente apprezzata all’epoca. Non è un caso che al Museo di Scienza e Tecnica “Leonardo da Vinci” è presente un modello di una macchina tessile automatica progettato dall’inventore toscano.
Sempre al Museo “Leonardo” sono presenti modellini di altre macchine progettate in quell’epoca, come la draga per i fondali di conche e canali, costituita da quattro pale che servivano a raccogliere fango e detriti, depositati su una zattera ormeggiata lì accanto; oppure i ponti, in particolare il ponte mobile, in pratica una zattera che si sposta da una riva all’altra di un fiume o di un canale grazie a una fune tesa tra le due sponde.
Inoltre, sfruttando il principio dei vasi comunicanti (e quindi la spinta di Archimede), Leonardo progettò un sistema di conche e chiuse che permetteva di collegare canali e specchi d’acqua con quote differenti, consentendo così il passaggio delle imbarcazioni in zone altrimenti irraggiungibili se non imboccando sin da subito il canale giusto, cosa non così scontata.
Alcuni dei Navigli su cui Leonardo lavorò sono oggi ricoperti o in secca: proprio all’interno di uno di questi viene trovata la seconda traccia del quesito leonardesco. Considerando i canali ricoperti e quelli riaperti, molto probabilmente i paperi si ritrovano nella Conca dell’Incoronata dove scoprono un nuovo disegno di un misterioso macchinario leonardesco. Quale sarà lo scopriremo solo tra un paio di settimane.